La vedova scalza La vedova scalza

La vedova scalza

Letteratura italiana

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La trama e le recensioni di La vedova scalza, romanzo di Salvatore Niffoi edito da Adelphi. "Me lo portarono a casa un mattino di luglio, spoiolato e smembrato a colpi di scure come un maiale... Lo stesi sul tavolo di granito del cortile, quello che usavamo per le feste grandi, e lo lavai col getto della pompa ... Pthù! Maledetti siano quelli che gli hanno squarciato il petto per strappargli il cuore con le mani e prenderlo a calci come una palla di stracci!". Così, con questa visione di una 'pietà' barbaricina, comincia il racconto di Mintonia Savuccu, un racconto che viene da lontano, scritto a caldo per non dimenticare e per attutire il dolore, e inviato dall'Argentina, all'approssimarsi della morte, alla nipote rimasta al paese. Sin dalla prima pagina il lettore si trova immerso in un mondo arcaico e feroce, quello della Barbagia fra le due guerre. E' qui che Mintonia e Micheddu si conoscono e si amano con l'urgenza prepotente ed esclusiva che è propria degli amori infantili. E continueranno ad amarsi anche quando Micheddu dovrà darsi alla macchia, anche quando Mintonia, "femmina malasortata", dovrà vederlo solo di nascosto e passare ore di angoscia a pensarlo braccato. Perfino quando le diranno che Micheddu ha fatto un figlio a un'altra donna.. Il giorno in cui glielo uccideranno a tradimento Mintonia deciderà di lasciare quel paese maledetto, di andarsene altrove. Prima, però, compirà la sua vendetta: la morte di Micheddu non può restare impunita. Dopo "La leggenda di Redenta Tiria" - che è stato accolto con entusiasmo dai lettori italiani ed è in via di traduzione in quasi tutti i Paesi europei -, questo romanzo è un'altra prova, del tutto diversa e altrettanto intensa, dell'arte narrativa di Salvatore Niffoi.

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La vedova scalza 2011-12-17 19:27:58 taxan
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taxan Opinione inserita da taxan    17 Dicembre, 2011
Ultimo aggiornamento: 24 Dicembre, 2011
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Il solito

Una Sardegna aspra e dura, ogni tanto un po' di maniera. In questo come in altri libri di Niffoi si apprezza il profluvio di metafore, che a lungo possono suonare eccessive. Niffoi sa inventare storie, ma rischia di raccontarle troppo allo stesso modo.

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Grazia Deledda
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La vedova scalza 2011-08-22 00:55:42 Ophélia Queiroz
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Ophélia Queiroz Opinione inserita da Ophélia Queiroz    22 Agosto, 2011
Ultimo aggiornamento: 22 Agosto, 2011
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La vedova scalza

Libro difficile da valutare.
Partiamo dalle lodi: lo stile è originale, escludendo qualche occasionale uscita dalle righe, ha momenti di grande felicità, e riesce ad essere poetico ma con spietatezza, come piace a me. Essendo sarda ho potuto apprezzarlo a pieno, anche nelle sfumature dialettali spesso presenti, ma penso che risulti più o meno comprensibile anche a chi il sardo non lo conosce. L'autore ha fatto un ottimo lavoro per quanto riguarda la lingua, e ha reso magistralmente quella che è la "sintassi tipica sarda".
La trama è avvincente, drammatica, le riflessioni piene di rabbia e fierezza della protagonista si alternano a momenti di azione concitata, senza avarizia di dettagli anche nei particolari più brutali delle vendette barbaricine.
Ma la tirata d'orecchie è inevitabile: non se ne può più di questo cliché della Sardegna vista come una terra aspra e selvaggia, culla delle più ancestrali tradizioni. Su questo si è scritto troppo. C'è chi l'ha fatto a mio parere in modo mediocre e convenzionale, come la Deledda (nonostante sia stata lei ad aprire questo sovraffollato filone non ho alcuna stima delle sue opere, considero il suo un premio Nobel assolutamente immeritato), e chi è stato un po' più sottile e valido, come Satta con "Il giorno del giudizio". Indipendentemente dai risultati è la tematica che ormai è usurata. Si pensa che sia questo che il consumatore vuole dalla letteratura sarda (parlo di consumatore, appunto, neanche di lettore), e quindi si offre il solito prodotto: banditi, monti, faide e natura selvaggia. Questo è un volto della Sardegna ormai falso, esaurito, soltanto qualcosa purtroppo continua a sopravvivere nella mentalità di pochi, in paesi chiusi in se stessi che usano la tradizione come scudo contro lo sviluppo e contro qualsiasi forma di apertura. E allora smettiamola di alimentare questi miti così negativi, così sorpassati, buoni soltanto per attirare un po' di attenzione morbosa dei turisti.
Se volete sapere com'è sul serio la Sardegna, leggete Soriga, leggete Sardinia Blues...Troverete meno folklore, ma uno sguardo un po' più acuto e sincero.

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a chiunque... con la premessa che è un romanzo formalmente discreto, ma pieno dei soliti sfruttatissimi cliché.
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La vedova scalza 2008-09-29 19:44:56 Maristella
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Maristella Opinione inserita da Maristella    29 Settembre, 2008
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Cambiara una malasorte annunciata

Vincitore Del Premio Campiello 2006, Salvatore Niffoi, con la sua “ Vedova scalza”, dipinge una Sardegna crudele e fiera,attraverso il racconto di una passione a fosche tinte, nell’Eterno duello tra Vita e Morte, che intride tutta la storia e stilla incessanti ed intense emozioni lungo tutto il percorso in cui ci accompagna. Una vera tragedia, perché di tragedia si tratta,avendone tutti i connotati : amore,gelosia,vendetta,morte. Una prosa talmente ricca di vividi colori e di una feconda gamma di sfumature, da palesarsi ai nostri occhi come un vero e proprio dipinto, realizzato con pennellate di parole o come un brano musicale che racchiude un’armonia di note che si prolunga e si tramanda,dal cuore profondo dei personaggi alla natura circostante,per arrivare,poi,ad affidare le sue tracce al centro della nostra essenzialità. Molto è stato scritto sui protagonisti di questo romanzo e sui tanti comprimari,non meno veri ed emblematici,scolpiti con mano decisa nella dura pietra di una vita,spesa in una terra sovente piu’ matrigna che madre. E di questa terra aspra ed indomita,”terra amata e odiata,che ti accarezza col vento del maestrale e ti uccide col gelo invernale”,di questa terra così primitiva e antica,rimane il ritmico suono dell’arcaico scandire dei giorni,nelle nenie dal sapore di predestinazione e nel movimento insolitamente onomatopeico e metaforico delle espressioni dialettali,alternate,a linee di raffinatezza letteraria che si pervadono,intensificandosi vicendevolmente. Così, l’inizio diventa fine e la fine inizio,riconsegnando al presente il passato, nella speranza di mutarlo in un futuro,capace di cambiare la fatale staticità di una “malasorte” annunciata.

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