La vita accanto
Letteratura italiana
Editore
Mariapia Veladiano, vicentina, è laureata in Filosofia e Teologia. Insegna Lettere. Collabora con la rivista «Il Regno». La vita accanto è il suo primo romanzo, vincitore del Premio Calvino 2010.
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Opinioni inserite: 9
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Sconfiggere il dolore
E' la campagna vicentina che fa da sfondo a questo romanzo intenso, il primo romanzo di Mariapia Veladiano, La vita accanto, edito da Einaudi, vincitore del Premio Calvino 2010 e finalista del Premio Strega. La vita accanto è un libro doloroso, quel dolore che potrebbe sfiorare ognuno di noi, in qualsiasi momento della nostra vita, quel dolore di fronte al quale ci si arrende oppure si combatte.
Rebecca ha capito, fin da quando era bambina, quale sarebbe stato il suo ruolo nel mondo: marginale, confinato in una zona d'ombra, alla larga dagli sguardi altrui. Per tutta la vita Rebecca è sempre stata attenta a calibrare le parole, controllare i movimenti del proprio corpo, a non essere indiscreta o inopportuna, a non arrecare disturbo: una vita trattenendo il respiro e tutto ciò a causa della sua bruttezza. Rebecca, nome ebraico il cui significato è "colei che piace agli uomini" è nata brutta. "Non sono storpia" racconta di sé la protagonista "per cui non faccio nemmeno pietà. Ho tutti i pezzi al loro posto, però appena più in là, o più corti, o più lunghi, o più grandi di quello che ci si aspetta. Non ha senso l'elenco: non rende".
La madre di Rebecca, dopo la sua nascita, viene travolta dal dolore, si arrende ad esso e a causa di ciò non prenderà mai in braccio la bambina, le negherà gli sguardi, le carezze, i baci, i gesti di affetto, non la abbraccerà neppure quel giorno che Rebecca cadrà battendo la testa sul marmo duro e freddo. La madre scivola in un mondo suo, dove le bugie del passato si mescolano al presente.
Anche il padre di Rebecca nutre delle reticenze nei suoi confronti: l'impossibilità di poter aiutare la moglie da un lato e i rimorsi per un passato poco chiaro dall'altro inaridiscono il suo cuore e non gli permettono di rapportarsi con la figlia. La presenza di Erminia, sorella del padre di Rebecca, è devastante tanto per i due coniugi (che sentiranno minacciata la loro intimità, o ciò che resta di essa, dall'aggressività verbale di questa donna) tanto per Rebecca la quale si illude di essere accettata e amata dalla zia che però l'abbandonerà non appena diventerà una ragazzina. A crescerla ci sarà Maddalena, che ha dovuto rinunciare alla sua famiglia, morta in un incidente stradale, e riverserà su Rebecca tutto il suo amore accompagnandola verso l'età adulta.
Le sofferenze che aleggiano in questa famiglia verranno alleviate dalla stessa Rebecca che si legherà sempre di più a Maddalena, stringerà amicizia con Lucilla e la signora De Lellis (una grande concertista che finge una vita che non le appartiene). Rebecca imparerà a reagire al dolore, scaverà nel suo passato e scioglierà la matassa che tormenta da anni la sua famiglia.
Con una scrittura limpida, poetica, descrizioni sublimi e ricercate, Mariapia Veladiano accompagna il lettore all'interno della storia, presentata non come un dramma familiare ma come una favola che infonde speranza. La passione e le doti di Rebecca dimostreranno che il dolore si può sconfiggere, così come le bugie e le maldicenze.
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Ultimo aggiornamento: 15 Settembre, 2011
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La bellezza nelle mani
Finalista al Premio Strega, trama che incuriosisce, consigliato dai librai, apprezzato da gran parte del pubblico e della critica... Tutti buoni propositi per acquistarlo, e così ho fatto.
L'ho letto abbastanza in fretta ma alla fine non oserei gridare "al capolavoro". Lo definirei come un libro "semplice e carino", tutto qui e niente di speciale. La trama, ambientata a Vicenza, è sicuramente un argomento difficile e delicato da trattare: la bruttezza dell'aspetto fisico accompagnato dal dolore e dal dispiacere per essere così, senza poter fare nulla per cambiare. Perchè Rebecca, la protagonista, è deforme fin dalla nascita (è da notare che l'autrice non descrive mai il suo aspetto fisico, lasciando libero il lettore di immaginare la protagonista come preferisce. Questa trovata devo proprio dire che mi è piaciuta). Sua madre non ha mai osato toccarla e si è chiusa nel silenzio e nella depressione più totali, mentre suo padre si arrende all'evidenza senza fare nulla. Rebecca così vive una vita isolata dal resto del mondo e sempre chiusa in casa. Le uniche a prendersi cura di Rebecca sono la tata Maddalena, sensibile, affettuosa e quasi sempre in lacrime dopo la perdita di suo marito e dei suoi figli, e la zia Erminia, sorella gemella di suo padre, vivace, dinamica e intraprendente che però nasconde un segreto terrificante. Oltre ad esse c'è anche Lucilla, l'unica e vera amica che Rebecca abbia mai avuto, chiacchierona, impicciona ma molto simpatica ed estroversa.
Ma se Rebecca è brutta fuori, la sua bellezza si trova nelle sue mani perchè scopre presto uno straordinario talento per il pianoforte che potrebbe riscattarla dai suoi anni trascorsi nell'ombra....
La trama c'è, è profonda ma non ben sviluppata. Molti punti si perdono nel nulla e i personaggi non conquistano il lettore, essendo mal caratterizzati. Di per sè il romanzo è semplice, nulla di particolare, scritto in modo modesto e, nonostante sia molto ricco di colpi di scena e per nulla prevedibile nonostante il genere del libro, le svolte che si aspettano più di tutte praticamente non arrivano o, se arrivano, sono solo leggermente accennate. Ho trovato poi il finale alquanto frettoloso e inverosimile.
Ultimamente faccio un po' fatica a leggere libri nostrani, perchè la narrativa italiana di oggi mi sta un po'deludendo. Questo non è certo un esempio lampante, però non mi è proprio piaciuto al cento per cento.
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Ultimo aggiornamento: 11 Settembre, 2011
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L'ipocrisia della provincia italiana
Romanzo finalista allo Strega 2011 che ha avuto un battage pubblicitario soprattutto a riguardo della protagonista della storia, una ragazza molto brutta.
Beh sì, il perno della vicenda ruota sicuramente sulle vicissitudini interiori e familiari della protagonista Rebecca, ma io(come al solito ) volevo dare la mia chiave di lettura di questo libro in modo molto personale.
Quello che mi ha colpito di questo romanzo è l'analisi cruda,lucida , a volte elegante e raffinata, altre volte graffiante e spietata, del luogo in cui si svolge la trama del romanzo: cioè la città di Vicenza.
La scrittrice(tra le righe) paragona la città veneta per abitudini e modi di fare dei cittadini non al fiume principale che l'attraversa ossia il Bacchiglione con il suo corso placido tranquillo, bensì...
al Retrone, un corso d'acqua dal fondale limaccioso.
A mio parere molto calzante l'episodio narrato nel libro in cui si narra di una bonifica, sia delle rive che del fondale del Retrone, richiesta a gran voce dai cittadini di Vicenza a causa dei miasmi provenienti dal corso d'acqua in questione. Le draghe oltre ad effettuare la pulizia del luogo, portano alla luce scrigni imputriditi contenenti lettere dal contenuto scottante, riguardanti addirittura missive tra un prelato e la moglie del sindaco, cofanetti con gioielli sempre di proprietà misteriosa, e altre cose di cui liberarsi in fretta..ma venute a galla! In quest'ambiente sopra descritto apparentemente ovattato e placido, nascono, si sviluppano e a volte esplodono situazioni e conflitti incredibili, ma che come vuole la caratteristica del luogo vengono tenuti ferreamente nascosti!
Brava la Veladiano a mio parere a far venire a galla questo: cioè l'ipocrisia di tutta la provincia italiana. La trama fondamentalmente riguarda la storia di una ragazza che fin da bambina si rende conto di essere parecchio diversa(molto brutta) dagli altri e cerca in tutti i modi di non dare ulteriore fastidio, rispetto a quello che già la sua presenza dà(è tremendo pensarla in questo modo). Il romanzo prosegue poi con la descrizione della passione per la musica della protagonista, e delle tante piccole grandi scoperte a livello psicologico e comportamentale che Rebecca fa a riguardo sia dei genitori che dei suoi precettori. Il lettore, a mio parere, resta sconcertato e allo stesso ammaliato dalla tante vicissitudini descritte in questo testo.
Bel testo
x riflettere
(in fondo io la Veladiano la paragono a un Mastronardi o a un Pietro Germi dei giorni nostri,
io così ho percepito i suoi passaggi ideologici)
Saluti
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pezzetti di cielo mi cascano addosso e mi tagliano
Immaginate per un momento di essere brutti,di più: orrendi, di essere a causa di questo handicap segregati in casa, di sentire intorno a voi i bisbigli velenosi
dei compagni di classe (come possono essere crudeli i bambini!), di accorgervi degli sguardi di disgustata meraviglia di chi vi incontra per la prima volta, immaginate tutto questo e comincerete ad entrare nel mondo di Rebecca, la protagonista di questo romanzo.
Siamo a Vicenza , un ricco medico di una facoltosa famiglia, apprezzato professionista in tutta la città, è accanto alla moglie puerpera, la ragazza è distrutta dal dolore, il viso della primogenita è deforme, la donna non lo vuole accettare, una profonda depressione ha scavato macerie nel suo animo angosciato. Il marito non sa come affrontare questa terribile situazione,irrompe nella tragedia la vitalità di sua sorella,zia Erminia è una concertista brillante, una donna indomita (fin troppo!) comincia a decidere lei per tutto e tutti,soprattutto per Rebecca. La bambina deve fare questo e non quest’altro!,la bambina ha talento per la musica, diventerà un'artista... il fratello la lascia fare,mentre la moglie sparisce nel dolore.Rebecca cresce accudita da una tata ,Maddalena, che imparerà ad amarla più di chiunque altro e ,finalmente, stringerà amicizia con un’altra bambina Lucilla che non sembra , al contrario degli altri, riconoscere in lei un “Mostro”.
Romanzo toccante, dove l’autrice con semplicità affronta argomenti dolorosi e analizza emozioni e sentimenti che investono la vita dei personaggi senza cadere mai nel patetico, vista la passione per la musica che fungerà da chiave di volta nell’esistenza di Rebecca, potrei paragonare questo racconto ad un brano musicale,non so se avete mai ascoltato "come sei veramente" di Giovanni Allevi, dove il tema musicale rinasce ogni volta che il silenzio sembra ucciderlo. Rebecca, in ebraico significa :che avvince gli uomini con la sua bellezza,leggendo questo romanzo scoprirete se c'è bellezza nel "monstrum": nel meraviglioso.
di Luigi De Rosa
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abbasso il dociastro
Ad una partenza promettente non corrisponde uno sviluppo all'altezza delle aspettative. L'autrice perde tensione dopo le prime dieci pagine e la temperatura del racconto scende precipitosamente. Molti dettagli narrativi risultano del tutto superflui. Schematico, sembra un'esercitazione scolastica. Trama piuttosto strampalata e personaggi evanescenti.
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Ultimo aggiornamento: 27 Luglio, 2011
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La vita accanto
L’utilità che trovo in Qlibri (e uno dei motivi che mi ha avvicinato a questo sito) è quella di poter suddividere il voto in più parti. Perché per questo libro è ciò di cui ho più naturalmente bisogno.
Innanzitutto il libro è ben scritto, composto e misurato in ogni paragrafo, quasi la scelta delle parole fosse stata un punto cardine intorno a cui costruire la storia.
Una ragazza brutta, orrendamente brutta, nata da due genitori tutt’altro che brutti, cosa che fin dall’inizio del romanzo dà una giustificazione (non completamente accettabile, tra l’altro) a una certa repulsione da parte della madre per la figlia e un distacco del padre da tutto ciò che la riguarda.
Quasi trascurata dai genitori, Rebecca, la protagonista, troverà una giustificazione della sua esistenza in altro, nell’arte musicale, grazie alle sue splendidi mani, ma soprattutto grazie alla vicinanza e comprensione della tata Maddalena (una donna le cui parole, con frequenti riferimenti ai testi sacri, riequilibriano nel libro le posizioni estreme di Rebecca verso un Dio talvolta assente). Sarà importante per Rebecca anche l’amicizia con Lucilla, l’unica compagna di scuola che nel tempo le rimane vicino nonostante la sua bruttezza.
Viene da pensare, alla fine, al romanzo come una sorta di paradigma contro un clichè stereotipato di una iconografia a cui, oggi, si rifà il concetto di bellezza e di glamour. Un libro che mette in primo piano la donna e tutte le sue capacità di riscatto, con l’unico uomo (il padre) che passa in sottotono.
Un libro, però, che sotto questa chiave di lettura, fin dalle prime pagine sembra un po’ troppo esplicito, in quanto il rigetto di una società in cui la bruttezza equivale all’emarginazione qui viene trattato senza sconti, senza posizioni intermedie, spingendo il lettore verso un’idea che cristallizza il dualismo bello/brutto, un bello imperante nella società e un brutto inesorabilmente emarginante.
Forse è proprio l’estremizzazione di questi concetti a rendere debole il romanzo.
L’opinione, rigidamente personale, è che lotte così esplicite (in questo caso tra bello e brutto) talvolta rendano prevedibili certe riflessioni. Avrei pensato più a situazioni diverse, intermedie ma non per questo meno incisive, dove, più che l’estrema bruttezza, possono essere più significativi (o determinanti) l’imperfezione o il difetto, a far emergere il disagio di chi, lontano dalla bruttezza totale, come quella di Rebecca, sa di essere stata, in qualche modo, “limitata” nella vita. Ma quest’ultima ripeto, è una mia idea sul tema che esula dal giudizio sul racconto.
Le voci dei personaggi non sono particolarmente caratterizzate, tranne quella di Lucilla, la cui voce con quel suo sil-la-ba-re le parole pare ancora di sentirla. Ecco, forse questa voce è l’unica cosa che, a distanza di tempo, mi è rimasta del romanzo. E questo non depone a favore, se non fosse per quella abile capacità che ha avuto la Veladiano nel mostrare un’estrema cura per la scelta delle parole.
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La vita accanto
Rebecca nasce bruttissima ma dotata di un incredibile talento per il pianoforte... potrà essere questa la chiave del suo riscatto?"La vita accanto" è un romanzo doloroso e delicatissimo, azzeccato a partire dal titolo, che rivela da subito il destino della protagonista, la cui bruttezza e soprattutto famiglia ostacola una vita realmente vissuta, ma solo "intuita" da lontano...Contrariamente a Chicca, a me il libro della Veladiano è piaciuto anche grazie alla non-cronologia del racconto,che lo rendono più "movimentato", non ho trovato il linguaggio affatto ricercato, e penso che quando uno scrittore riesce a far trapelare il disagio e la tristezza come ha fatto la Veladiano la prova possa ritenersi riuscita... Insomma, io lo promuovo!
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Ultimo aggiornamento: 19 Mag, 2011
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la vita accanto
Romanzo che si legge in un paio d'ore,è però troppo frammentato, la scorrevolezza risente del susseguirsi non cronologico dei capitoli, sembra quasi che l'autrice voglia, e questo si nota anche nella sintassi, ostentare ricercatezza e originalità senza però riuscire appieno a dare corpo alle intenzioni. Il soggetto è abbastanza originale e poteva essere meglio sviluppato anche se personalmente sono un pò annoiata dalla letteratura italiana degli ultimi anni che ci regala soprattutto romanzi intimistico-familiari sviluppati in realtà piccolo borghesi.
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originale opera prima
Molto bello, dalla trama originale e davvero ben scritto.
Lo consiglio a chiunque









