Narrativa italiana Romanzi Le otto montagne
 

Le otto montagne Le otto montagne

Le otto montagne

Letteratura italiana

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Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po' scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l'orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo "chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l'accesso" ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E li, ad aspettarlo, c'è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche. Iniziano così estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri più aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, "la cosa più simile a un'educazione che abbia ricevuto da lui". Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito più vero: "Eccola li, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino". Un'eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno.

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Le otto montagne 2017-06-16 05:11:27 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    16 Giugno, 2017
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Un sasso era un berio

Vincitore dello Strega giovani 2017 e nella cinquina finalista del medesimo premio con il maggior numero di preferenze, Le otto montagne di Paolo Cognetti è la storia dell’amicizia autentica tra Pietro – ragazzo milanese figlio di genitori che provengono da paesini di montagna – e Bruno, un montanaro di poche parole che esprime nella concretezza dei gesti e delle azioni una filosofia di vita spontanea e verace che riflette la cultura essenziale del luogo (“Come se alla lingua astratta dei libri, io dovessi sostituire la lingua concreta delle cose… Un sasso era un berio ed ero io, Pietro: ero molto affezionato a quel nome. Ogni torrente tagliava una valle e per questo si chiamava valey, e ogni valle possedeva due versanti dal carattere opposto: un adret bene esposto al sole, dove c’erano i paesi e i campi, e un enevrs umido e ombroso, lasciato al bosco e agli animali selvatici”).

Tra flussi e riflussi, partenze e ritorni, la vita di Pietro s’interseca con quella di Bruno e il punto di contatto esistenziale diviene la costruzione di una casupola-rifugio in una località aspra e selvaggia, un terreno impervio lasciato a Bruno in eredità dal padre. Un uomo enigmatico, che ha iniziato – con qualche forzatura - Bruno all’amore per la montagna (“Era sicuro che il mal di montagna mi sarebbe passato crescendo”), un padre la cui assenza il protagonista cerca di penetrare attraverso una ricerca che sani le incomprensioni e i silenzi di un rapporto lasciato in sospeso dalla morte improvvisa di Giovanni.

Quando Pietro intraprende viaggi in Nepal, la montagna si ripresenta sotto nuove, estreme forme che si stagliano su una cultura protesa verso la ricerca (“Fu un vecchio nepalese, tempo dopo, a raccontarmi delle otto montagne”). La virata new-age è in agguato, ma l’autore – con merito – la evita e anche in questo risiede l’originalità del romanzo.

Giudizio finale: jemale, montanaro e acrofobico al tempo stesso, mandalico

Bruno Elpis

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Le otto montagne 2017-06-12 08:40:46 lapis
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lapis Opinione inserita da lapis    12 Giugno, 2017
Ultimo aggiornamento: 16 Giugno, 2017
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La bellezza dell’inverso

Grana, estate 1984. Una manciata di vecchie case isolate, immensi prati in cui pascolano mucche e un ruscello scintillante. Sulle sponde opposte, due ragazzini si guardano, si osservano, senza parlarsi. Uno è Pietro, appena arrivato da Milano per trascorrere le vacanze. L'altro è Bruno, che in quella valle ai piedi del Monte Rosa ci è nato e cresciuto. Due solitudini e due silenzi diversi, eppure simili. È così che ha inizio la storia di un’amicizia che attraverserà le loro vite.

Protagonista di questo romanzo è, prima di tutto, un’amicizia. Un’amicizia che ha un odore, quello di fieno e stalla, di terra umida e fumo di legna. Un colore, il grigio ferro, spruzzato di bianco, delle creste all’orizzonte. Un suono, quello del vento che soffia, di notte, nella conca. La montagna, infatti, non fa semplicemente da sfondo ma è il cuore pulsante di questo legame, testimone e compagna dei loro giochi, dei loro sbandamenti, della loro crescita.

Negli anni, le strade di Pietro e Bruno si divideranno. Mentre il primo, introverso e irrequieto, comincerà a muoversi senza sosta tra lavori, città e continenti diversi, alla ricerca della propria strada, l’altro rimarrà ancorato a quella valle che da sempre rappresenta il suo amore, la sua speranza, il suo destino. Ma Grana e quest’amicizia incrollabile, che si nutre di assenze e distanze, saranno sempre per Pietro una meta a cui fare ritorno. Ma cosa cerchiamo davvero quando sfuggiamo alla città, trovando rifugio tra le vette? Forse noi stessi o una parte di noi, quella solitaria, introversa, selvatica.

“Ogni valle possedeva due versanti di carattere opposto: un 'adret' ben esposto al sole, dove c'erano i paesi e i campi, e un 'envers' umido e ombroso, lasciato al bosco e agli animali selvatici. Ma dei due era l'inverso quello che preferivamo”.

Quella che ci racconta questo romanzo non è infatti una montagna dalla bellezza scintillante, avvolta da sentimenti lirici, ma un luogo di pietre aspre, di gesti antichi e faticosi, di boschi umidi e ombrosi. Un luogo dell’anima, difficile come la vita e complesso come le persone.

Con la grazia della semplicità e una delicatezza capace di arrivare dritta al cuore di chi legge, Paolo Cognetti riesce a farci respirare l’anima della montagna, non certo come meta turistica, ma nella sua essenza più profonda. Facendola sentire e amare anche a chi, come me, non la conosce affatto. Il lettore si ritrova a camminare con passo costante e armonico lungo sentieri che parlano delle difficoltà della vita moderna, di ritmi antichi, di rapporti e sentimenti eterni, come quello tra padri e figli. E scopre in queste pagine un piccolo rifugio, in cui ripararsi per pensare, alla luce delle stelle, e commuoversi.

“Una bellezza cupa, aspra, che non infondeva pace ma piuttosto forza, e un po' d'angoscia. La bellezza dell'inverso”.

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Le otto montagne 2017-04-14 15:28:07 Chiara77
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Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    14 Aprile, 2017
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Pietro e la montagna

“Le otto montagne” è l'ultimo libro scritto da Paolo Cognetti. Pubblicato nel 2016, è fra i candidati al premio Strega 2017. Da quello che ho letto nelle interviste rilasciate dall'autore, il contenuto è fortemente autobiografico.
Dopo aver concluso la lettura di questo romanzo, che definirei affascinante, ho pensato che la vera protagonista del racconto è la montagna. Sì, il testo parla anche del rapporto tra un padre e un figlio, di un'amicizia che sfida il tempo, della solitudine, ma soprattutto parla della montagna.
La montagna è il filo conduttore di tutta l'esistenza di Pietro, il protagonista del romanzo, era già presente nella sua storia prima che lui nascesse, era già nella storia dei suoi genitori. Una volta diventato adulto, Pietro capisce chiaramente che la montagna è la sua vita. Non necessariamente la montagna della sua infanzia, il Grenon, ma la montagna come metafora dell'esistenza, la ricerca dell'ascesa in qualunque parte del mondo o dell'animo umano. Pietro sente il bisogno di andare a scalare le vette più alte del mondo, quelle dell'Himalaya, che rappresentano l'essenza stessa della montagna.

“Allora non vidi più galline intorno alle case, né capre al pascolo. Ce n'erano altre, selvatiche, che brucavano sui dirupi, avevano il pelo lungo fino a terra e mi dissero che erano le pecore azzurre dell'Himalaya. Una montagna dalle pecore azzurre, scimmie simili a babbuini che intravedevo nel bambù, e contro il cielo, lente, le sagome lugubri degli avvoltoi. Eppure mi sentivo a casa. Anche qui, mi dissi, dove il bosco finisce e non restano che prati e pietraie, io sono a casa. E' la quota a cui appartengo, e mi fa stare bene.” (p. 146)

I momenti più felici e reali della vita Pietro li ha vissuti, fin da bambino, sulla montagna. I suoi genitori tutte le estati lo portavano in un piccolo paesino ai piedi del Monte Rosa, Grana. E' proprio lì che è entrato in relazione con il padre, cosa che in città non gli era mai riuscita.

“E sapevo una volta per tutte di aver avuto due padri: il primo era l'estraneo con cui avevo abitato per vent'anni, in città, e tagliato i ponti per altri dieci; il secondo era il padre di montagna, quello che avevo solo intravisto eppure conosciuto meglio, l'uomo che mi camminava alle spalle sui sentieri, l'amante dei ghiacciai.” (p. 119)

Ed è proprio lì che ha conosciuto Bruno, il suo migliore amico: un montanaro, quello dei due che negli anni è sempre rimasto lì, mentre Pietro andava e veniva, esplorava e ritornava. L'amicizia era nata quando i due erano dei ragazzini ed è durata nel corso degli anni. Il loro affetto è stato solido e sempre presente, non ha avuto bisogno della frequentazione costante per rimanere vivo. Un'amicizia che nel corso degli anni è diventata una fratellanza.
In conclusione, posso affermare che il libro mi è piaciuto molto, lo stile di Cognetti è equilibrato e misurato. Gli avvenimenti vengono descritti in modo essenziale, senza mai cedere troppo spazio alle descrizioni di emozioni e sentimenti, che il lettore riesce ad intuire da solo. Alla fine la lettura mi ha lasciato una sensazione di malinconia e tristezza ed un intenso senso di solitudine, oltre alla voglia di fare una passeggiata in montagna.

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Le otto montagne 2017-02-25 02:48:06 CortaZur
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CortaZur Opinione inserita da CortaZur    25 Febbraio, 2017
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Un piccolo gioiello che fa tanto bene al cuore.

Paolo Cognetti - Le otto montagne

Libro bellissimo! Un vero gioiello da scoprire e gustare pagina dopo pagina. Una storia di amicizia bella, sincera che tocca i sentimenti più profondi.
Le otto montagne è un libro che parla al cuore, l’ho letto con quella rara voracità che di solito accade con i thriller dove c’è un assassino da scoprire e invece qui da scoprire c’era molto di più: una vita, un’amicizia, dei sentimenti.
Molte volte scorrendo le pagine sono stato sul punto di commuovermi, mi sono molto immedesimato in questa relazione tra i due protagonisti e mi sono sentito davvero al loro fianco partecipe delle loro emozioni belle o brutte che fossero.
Si parla di premi importanti, ho sentito che lo si voglia candidare allo STREGA 2017, sarebbe un candidato difficile da battere.

La trama è semplice: Cognetti ripercorre i suoi ricordi attraverso (mi piace pensare) il suo alter ego Pietro quando da ragazzino andava in montagna in vacanza con i suoi genitori, a loro volta dei montanari veneti costretti ad andare a vivere in città per lavorare, e dove conosce il suo amico Bruno figlio di pastori locali che si occupa di pascolare le vacche lungo quei pascoli. Da qui parte la storia familiare che vede i rapporti personali tra Pietro e il padre, tra Pietro e Bruno e non da meno tra Bruno e il padre di Pietro.
Anni che passano, rapporti che mutano, relazioni che si evolvono e persone che cambiano fanno di questo libro un racconto perfetto della vita. La vita definita come la storia delle persone che hai incontrato e delle relazioni che hai avuto con loro. La vita descritta attraverso quei fili sottili ma indistruttibili che legano gli amici a distanze incalcolabili e dopo tempi immemori.
Un libro sull’amicizia, secondo alcuni, la più alta forma di amore fra due persone.

Finora ho descritto la componente umana del libro ma non vorrei che passasse inosservata la componente naturalistica, qui tra queste pagine c’è una grande, maestosa e indiscussa protagonista che è la montagna. La montagna con i suoi ghiacciai, i suoi passi, le sue valli, i suoi sentieri, i suoi laghi e tutto quello che nasconde e che mostra a chi ha la voglia e la perseveranza di scalarla e diventarne amico. Le otto montagne si scopriranno solo leggendolo e in più si viene assaliti da una voglia incontenibile di andarci a vivere o almeno in vacanza.

In definitiva un libro meraviglioso, che vi stupirà e vi farà innamorare se già non lo siete, della montagna e dei suoi personaggi.

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Consigliato a chi ha letto...
a chiunque abbia voglia di buone emozioni, sentimenti sinceri e viaggiare con la fantasia.
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Le otto montagne 2016-11-19 17:24:44 68
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68 Opinione inserita da 68    19 Novembre, 2016
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Montagna e vita, destini incrociati

Questo bellissimo romanzo nasce e si nutre del sapore e dei gusti della montagna in un percorso spazio-temporale tra vite da essa segnate e anime altrove perdute.
Al centro il protagonista e voce narrante, Pietro, e quella vita indirizzata, sin dalla infanzia, da relazioni famigliari interrotte e dal legame con Bruno, suo coetaneo, una amicizia trentennale inizialmente quasi obbligata.
Una apparente indifferenza si farà legame profondo, inseguendo una traccia e la propria memoria, sfuggendo ad una certa definizione, lasciandosi per ritrovarsi, in quello stesso luogo, tra un nugolo di domande, presenze-assenze, perdite dolorose, desiderio di riconciliazione con un passato ingombrante.
Pietro, sin dai primi anni, ha fatto della montagna il proprio nutrimento, spinto da un padre emotivo, autoritario, indifferente, che si incamminava per sentieri tortuosi cercando disperatamente di raggiungere ogni vetta, anche lontana, per ripartire all' istante, cittadino insoddisfatto in fuga dai rumori molesti e dalle ingiustizie di una metropoli crudele ed indifferente ( Milano ).
Al contrario una madre forte, tranquilla, conservatrice, che amava sostare lungamente in un posto, e prendersene cura, coltivandolo della propria quotidianita'.
Ha inseguito le impronte di una vita così diversa da quella di Bruno, montanaro di nascita, con una famiglia poco attenta, assente, in altro affaccendata ed un destino segnato, " adottato " sentimentalmente dai genitori di Pietro.
Il tempo ed il destino ha consegnato ai due amici un lembo di terra sul quale costruire un rifugio che diverrà la loro " casa ", dimora dell' animo dove tornare e riallacciare un rapporto controverso, mai pienamente vissuto, silenzi oscuri e protratti, riannodando i fili di un passato troppo in fretta cambiato, improvvisamente interrotto, scavando nei propri ricordi ed in desideri insondabili, in un presente difficile e tortuoso ed in un futuro ancora indecifrabile.
Pietro sa che Il proprio destino abita tra le montagne, ha imparato ( dal padre ) che il passato è a valle, il futuro a monte. Spesso e' più facile osservare la natura che se stessi, e per fare i conti con il proprio vissuto non resta che allontanarsene ( inizierà così lunghi viaggi himalayani ).
Ma quando si parte gli altri continuano a vivere e si finisce con il trovare il proprio posto nel mondo in modi meno imprevedibili di quello che si credeva.
Il luogo della conservazione della memoria si lega ad affetti, rumori, silenzi, odori, ed in questo la montagna è speciale. Li' tutto sembra fermarsi, ci si riappropria di se', si vive seguendo un ciclo naturale che alterna luce e oscurità , i colori cangianti della primavera ed il bianco uniforme dell' inverno, mentre i ghiacciai, la' in alto, conservano la memoria del tempo.
La montagna non è solo natura selvaggia, prati, boschi, fiori, torrenti, neve, è anche silenzio, riflessione, consapevolezza e segna il percorso di una vita, diviene somma esperienza di vita.
È il luogo dove Bruno vorrà restare per sempre, dove inizia e finisce il suo mondo, e quello che sa fare, altrove non si riconosce, ed è inutile cercare di cambiarlo.
Pietro lo ha conosciuto meglio di tutti, o forse no, e viceversa, di certo i due hanno condiviso una importante parte di se'.
Da queste montagne ha continuato a partire per ritornarvi ogni volta, senza fissa dimora, ne' relazioni durature, riconciliandosi con la memoria del padre, che comincia a conoscere solo da adulto e scopre che la propria essenza e stabilità risiede nel senso della montagna, in quella esplorazione continua spinto dalla sola curiosità, libero di avventurarsi, senza una meta precisa.
Vi sono vette, infatti, sulle quali non si può più tornare, laddove si è persa una importante parte di se'. E la conservazione della memoria, attraverso un rituale ripetuto, nel significato, ma ogni volta diverso, nel gesto compiuto, ravviva il senso di appartenenza alla vita e ad affetti improvvisamente negati.
Paolo Cognetti ci consegna un romanzo denso, lirico, potente, una visione estetica e vivida all' interno della vita di un ragazzo prima e di un uomo poi ( con forti connotazioni autobiografiche ), un' amicizia per sempre, un modus vivendi segnato dalla continuità di forme e rituali consegnati e conservati nella saggezza secolare della montagna e nei suoi segreti più intimi.
È una lettura da assaporare lentamente, come salendo su un sentiero ripido e tortuoso, sostando di tanto in tanto a gustare il rumore del silenzio, respirando a pieni polmoni, scrutando l' orizzonte ed ascoltando i battiti, più o meno accelerati, del proprio cuore.
Buona lettura.

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