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Mia suocera beve

Mia suocera beve

Letteratura italiana

Autore Diego De Silva

Editore

Casa editrice Einaudi


La trama e le recensioni di Mia suocera beve, romanzo di Diego De Silva edito da Einaudi. Torna il mitico avvocato d’insuccesso Vincenzo Malinconico, filosofo da garage e tragicomica icona della precarietà da liberi professionisti, liberi solo di essere disoccupati. Questa volta, alle prese con un sequestro di persona ripreso in diretta dalle telecamere di un supermercato. Ad averlo studiato ed eseguito è il mite ingegnere informatico che ha progettato il sistema di video sorveglianza. Sequestrato è un capomafia, che l’ingegnere considera responsabile della morte accidentale del suo unico figlio. Il piano è d’impressionante efficacia: all’arrivo delle telecamere della televisione, l’ingegnere intende raccontare il suo dramma e processare in diretta il boss. La scena del sequestro diventa cosí il set di un tragicomico reality, con la folla e le forze dell’ordine all’esterno del supermercato che assistono impotenti allo «spettacolo». La sola speranza d’impedire la tragedia è affidata, guarda caso, all’avvocato Vincenzo Malinconico, che l’ingegnere incontra casualmente nel supermercato e «nomina» difensore d’ufficio del boss nell’improvvisato processo. Malinconico, con la sua proverbiale irrisolutezza, il suo naturale senso del ridicolo, la sua insopprimibile tendenza a rimuginare, uscire fuori tema, trovare il comico nel tragico, il suo riepilogare e riscrivere gli eventi recenti della sua vita privata (la crisi sentimentale con Alessandra Persiano, le incomprensioni della sua ex moglie e dei due figli, l’improvvisa diagnosi di leucemia della sua ex suocera), riuscirà a sabotare il piano dell’ingegnere e forse anche quel gran casino che è la sua vita.

Diego De Silva è nato a Napoli nel 1964. Presso Einaudi ha pubblicato il romanzo Certi bambini (2001), premio selezione Campiello, da cui è stato tratto il film omonimo diretto dai fratelli Frazzi. Sempre presso Einaudi sono usciti i romanzi La donna di scorta (2001), Voglio guardare (2002 e 2008), Da un'altra carne (2004 e 2009), Non avevo capito niente (2007, Premio Napoli, finalista al premio Strega) e la pièce Casa chiusa, pubblicata con i testi teatrali di Valeria Parrella e Antonio Pascale nel volume Tre terzi . Suoi racconti sono apparsi nelle antologie Disertori, Crimini e Crimini italiani (2000, 2005 e 2008). I suoi libri sono tradotti in Inghilterra, Germania, Francia, Spagna, Olanda, Portogallo e Grecia.

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Esilarante

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Tanu Opinione inserita da Tanu
02 Dicembre, 2011
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Ultimo aggiornamento: 02 Dicembre, 2011
14 persone su 14 hanno trovato questa recensione utile

Lo confesso: mentre leggevo il libro in treno ho rischiato che gli altri passeggeri chiamassero la neuro visto che scoppiavo a ridere come un matto. Era il mio primo libro di De Silva e mi è davvero piaciuto: a metà strada tra l'avvocato Guerrieri di Carofiglio e "La rivincita dei Nerds", Malinconico diventa suo malgrado protagonista di un reality show che gli darà l'effimera fama che porta la TV. Tanta ironia ma anche un'amara riflessione sulla società moderna che De Silva affronta con una buona dose di umorismo anche se al lettore più attento non sfuggono i messaggi importanti che fa passare l'autore. Lo consiglio e credo proprio che approfondirò la mia conoscenza di questo autore. Eccezionale la figura della suocera, esilarante la commentatrice TV che tanto ci ricorda i vari ammanicati RAI-mediaset che litigano costantemente con la grammatica.

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Consigliato a chi ha letto... Camilleri, Carofiglio
 

Le promesse non si mantengono tutte

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Inizio col dire che io l'Avv. Malinconico lo adoro.
E' proprio il classico avvocato che sarei diventato io, se solo non avessi avuto lo strainimento di dire BASTA quando mi son resa conto che non era la mia attitudine.
ddio, non proprio uguale. ma vicino. Di certo più vicino degli avvocati dipinti da Baccomo.
Ma veniamo a questo libro.
Riprendendo le modalità di "Non avevo capito niente", il secondo capitolo delle avventure del nostro malinconico perde il leggero disincanto che tanto avevo amato nel primo libro.
Ridonda, si perde, cerca l'ampatia.
Mi sono scoperta a pensare: "Mancao ancora TUTTE queste pagine???" e questo non è mai sintomo di grande valore letterario.
questo il negativo. Perchè c'è anche del buono in questo libro, e ce n'è anche parecchio.
Prima di tutto, alcuni personaggi azzeccatissimi come la suocera (che beve ed è malata di cancro) Assunta detta Ass. E poi la mitica Mary Stracqualurso, una vera icona dei nostri tempi.
E poi i pensieri vaganti del nostro, così simili ai miei da essere imbarazzanti.
Insomma, leggetelo che male non vi fa.

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Consigliato a chi ha letto... "Non avevo capito niente" ed ha amato l'Avv. Malinconico
 

e mia suocera, allora?

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9 persone su 9 hanno trovato questa recensione utile

... E mia suocera, allora?
che beve come una spugna, fuma come una turca, mangia come un bufalo, lavora come IL premier ...
ed è ancora viva?
Anche questo libro l'ho scelto per il titolo, come la solitudine dei numeri primi. E' un bel biglietto di presentazione, il titolo,
ma questa volta non sono stata fregata, il titolo valeva la candela.
La storia non è niente di che, ma la scrittura è di mio gusto e i personaggi credibilissimi, quasi dei vicini di pianerottolo.
Per essere il primo libro che leggo di questo de silva, direi che non è niente male.

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Mia suocera fuma, ma non è la stessa cosa

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joshua65 Opinione inserita da joshua65
23 Gennaio, 2011
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Ultimo aggiornamento: 02 Dicembre, 2011
9 persone su 10 hanno trovato questa recensione utile

Non si può resistere ad un titolo così, già ti immagini una storia bella tosta (e quando mai la protagonista di un libro è la suocera? E poi pure beve? aspetta!) e ti ritrovi con il libro acquistato e letto.

Si parla di Ass (al secolo Assunta), la suocera seriamente ammalata del nostro Vincenzo Malinconico, di professione Avvocato ed uomo di carattere sensibile, acuto, nonché (apparentemente) sfigato. La sua vita già abbastanza complicata (diciamo che ci sono un bel po’ di donne, via) viene ulteriormente movimentata da un inaspettato ed incredibile reality (nel senso di reale, vero) show, in cui si ritrova casualmente a far parte.

E Vincenzo Malinconico mentre racconterà del Big Brother in cui è protagonista con l’ing. Sesti Orfeo, Matrix, il Salumiere Matteo, Mulder + Scully, Mary Stracqua e tanti altri, ragionerà con noi della sua vita, dei suoi amori e dell’affetto (e forse anche stima) imprevisto di Assunta, facendoci riflettere, sorridere, divertire.

Sarà che ho la stessa età di De Silva, che mi ritrovo con tantissime sue passioni, che mi sono esaltato nel leggere alcuni sui capitoli (il pezzo sugli Equipe 84 è f a n t a s t i c o), ma questo libro è imperdibile.

Consigliatissimo

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Consigliato a chi ha letto... Calvino, Pennac, De Silva
 

Mia suocera beve

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Secondo me è morboso!

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Malinconico parte seconda

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Marmy Opinione inserita da Marmy
14 Novembre, 2010
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Ultimo aggiornamento: 14 Novembre, 2010
6 persone su 6 hanno trovato questa recensione utile

A me è piaciuto anche più del primo.
La situazione scatenante del libro (il supermercato, per capirci) é paradossale ma in fondo di estrema attualitá, specie dopo aver visto recentemente certe scene in diretta a "Chi l’ha Visto"; trovo che abbia usato un sistema intelligente per approcciare l’argomento giustizia e spiegare il suo punto di vista sui processi in TV piú che nelle aule di tribunale, anche questo di tragica attualità.
L’umorismo mi piace molto e anche il sarcasmo lo trovo assolutamente accettabile quando ci può stare. Il protagonista é uno che riflette su quello che gli capita, sa ridersi addosso e prendere le cose con una certa leggerezza ma non con superficialità. Si interroga da solo, fa i contraddittori mentali, sa vedersi “il film” in anteprima di quello che potrebbe succedere. E poi mi fa proprio ridere.
È vero, il libro in realtá non va da nessuna parte: come la maggioranza di noi che si arrabatta tra le miserie quotidiane cercando di sopravvivere al meglio e di cercare un po’ d’amore quando proprio gli serve.

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Consigliato a chi ha letto... Non avevo capito niente
 

Mia suocera beve

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In genere si parte in una certa misura prevenuti sulla “seconda puntata” di un libro che era tanto piaciuto, come a me nel caso di “Non avevo capito niente”. Nonostante, quindi, sul libro gravasse un qualche pregiudizio, l’ho trovato piacevolissimo ed intelligente come il primo. L’avvocato Malinconico (è un cognome reale del Napoletano) ci racconta di un uomo d’oggi, che non riesce quasi mai a prendere delle decisioni in autonomia, fa in modo che gli eventi decidano per lui. Un uomo che nonostante l’acume e la prontezza di spirito, si accontenta di vivere sempre un po’ nell’ombra, e anche quando ne ha l’occasione non emerge mai del tutto. Impiega piuttosto tutte le sue energie ad elaborare pensieri articolati ed originali. E che è fondamentalmente dominato da tutte le donne che lo circondano, a partire dalla figliastra fino alla ex-suocera. Il tutto senza mai auto-commiserarsi, è semplicemente consapevole di tutti i suoi limiti. Il che ce lo rende istintivamente simpatico.
Non è un difetto ma ritengo sia un libro da leggere “adesso”, già tra un paio d’anni potrebbe essere datato perché fa riferimento ad una realtà che è strettamente contemporanea. Infine, mi aspetto a breve una trasposizione cinematografica/televisiva del/dei libro/i, considerato che De Silva è uno sceneggiatore (e mi chiedo chi potrebbe essere l’interprete del singolare avvocato, avevo pensato al trasformista Paolo Calabresi…).

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stile sublime

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4 persone su 4 hanno trovato questa recensione utile

"Mia suocera beve" già il titolo è titolo splendido,unico neo, essere arrivato dopo "Non avevo capito niente", uno dei miei romanzi preferiti. Ho letto di recensioni che giudicavano la trama di questo romanzo non all'altezza del suo predecessore, personalmente non la ritengo così male, anzi... Lo stile poi è sublime, ci si ritrova a ridere da soli a crepapelle immaginando le avventure dell'avv. Malinconico (di nome ma non di fatto).
Per gli amanti di Daniel Pennac potrei dire che ricorda in alcune situazioni l'arcinoto Malaussense per intenderci.
Nel complesso sicuramente una lettura consigliata a tutti.

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Mia suocera beve

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8 persone su 9 hanno trovato questa recensione utile

Ironico, intelligente, accattivante, semplice e riflessivo al tempo stesso, con un protagonista che cattura al primo istante... non avevo mai letto niente di De Silva, ma dopo questo romanzo così piacevole rimedierò senz'altro! La vicenda che coinvolge l'avvocato Malinconico (un nome, un programma!) è surreale e grottesca, ma non priva di spunti per una seria riflessione su giustizia, società, influenza dei mass-media nella nostra vita... allo stesso modo, le congetture che il protagonista inframezza continuamente ai fatti narrati sono tanto semplici e quotidiane che leggendole non si può fare a meno di pensare "E' vero! Sono d'accordo!", eppure è così difficile trovare i pensieri più comuni messi nero su bianco.... Assolutamente consigliato!!

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Malinconico...

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7 persone su 7 hanno trovato questa recensione utile

Nuove avventure e disavventure dell'avvocato di (in)successo Vincenzo Malinconico. Attorno alla storia principale il protagonista inserisce una serie di riflessioni ed aneddoti spesso divertenti , soprattutto quando mette per iscritto il proprio pensiero senza freni accanto alle parole. I temi di contorno non sono molto diversi dai piccoli grandi problemi che ognuno di noi affronta quotidianamente (il lavoro, l'amore, la famiglia, il senso della giustizia) , tutti affrontati con una certa ironia e quel pizzico di impulsività tipiche dell'avvocato Malinconico . In qualche pagina il personaggio creato da De Silva filosofeggia un pò troppo , credo però che l'argomento principale :un padre disperato per la morte assurda del figlio vittima della camorra ma sospettato di essere ad essa colluso per una seria di fatalità, che cerca di riabilitare la memoria del ragazzo, avrebbe meritato meno superficialità perchè rischia di diventare una tragica macchietta.
La ruspante e rumorosa ironia di Malinconico non risparmia neanche il potente mezzo della televisione con tutti i suoi limiti e le sue falsità impersonate nella esilarante figura di Mary Stracqualorso, una specie di Aldo Biscardi in gonnella (ma molto peggio di lui...). De Silva si prende il rischio di tutti quelli che creano personaggi estremamente ironici , quando questi capitano nelle tragedie e le affrontano alla loro maniera , ti sembra che il loro modo di essere sia un pò fuori posto quasi che noi, un pò da ipocriti magari, pensiamo che non versino abbastanza lacrime, come se il loro senso di distacco dal dolore degli altri non sia quello che spesso "pratichiamo " egoisticamente anche noi .

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