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Letteratura italiana

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La trama e le recensioni di Petrolio, romanzo di Pier Paolo Pasolini edito da Mondadori. Iniziato nella primavera del 1972 - durante la crisi petrolifera mondiale - e portato avanti fino alla prematura scomparsa di Pasolini nel 1975, questo romanzo-saggio-zibaldone esistenziale racconta uno spaccato dell'Italia del boom e della sua politica economica tra oscuri complotti di potere e stragi di stato impunite. Pensato come l'opera definitiva, il capolavoro di una vita, l'incompiuto "Petrolio" ricerca nella novellistica medievale i suoi antenati illustri fondendoli con l'attualità più scottante delle cronache giornalistiche in un'opera dai forti contenuti sociali e sessuali che non teme di dare scandalo e che, infatti, suscitò ampie polemiche e dibattiti fin dal suo primo apparire, nel 1992.

Pier Paolo Pasolini (Bologna 1922-Roma 1975) è fra i personaggi più straordinari del Novecento italiano. Poeta, prosatore, polemista, è autore di raccolte di versi (Poesie a Casarsa, Le ceneri di Gramsci, Poesia in forma di rosa) e di romanzi (Ragazzi di vita, Una vita violenta) che hanno cambiato la letteratura italiana, oltre che di saggi impressionanti ancora oggi per lucidità e ampiezza di interessi. Sono suoi film provocatori come Accattone, Teorema, Edipo re, Il Vangelo secondo Matteo. Per film, romanzi e scritti polemici è uno degli autori italiani più letti e più amati anche all'estero.

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Petrolio 2011-07-28 20:07:34 Rosaliaa
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Rosaliaa Opinione inserita da Rosaliaa    28 Luglio, 2011
Ultimo aggiornamento: 04 Aprile, 2012
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L'egoista

Carlo, protagonista del Petrolio di Pasolini, è una deragliata personificazione dell'Italia degli anni '70. L'autore esplora la sessualità di Carlo: è un'indagine estrema e lasciva, al punto che la libidine sfugge al controllo e si tramuta in perversione, inarrestabile e insostenibile dallo stesso protagonista che, trascinato da questa componente sessuale irrefrenabile, perde il controllo del proprio sesso, e si tramuta in donna. È una sessualità irregolare, quella trattata in Petrolio, che diventa componente indipendente e incontrollabile della società umana, non più parte integrante dell'essere umano, ma scisso e trasfigurato da esso; è un sesso violento e prepotente, che umilia e opprime l'uomo fino alla sua completa sudditanza.

Detto questo, la trasposizione cinematografica di Pasolini del Decameron è un capolavoro: più che fedele all'opera boccacciana, è l'opera stessa, rigoroso nelle trame delle novelle, agli intenti, al milieu storico medievale; l'aspetto e i modi degli attori stessi sono specchio del quattordicesimo secolo comunale. Quindi, io stimo Pasolini, come regista e, perché no, come polemista. Mi chiedo allora perché non riesca a sopportare la sua penna, le sue frasi prolisse e noiose, i suoi intenti indecifrabili; non credo che sarei una lettrice onesta se mi mascherassi dietro il movimento très chic dei filopasoliniani, per nascondere la mia incomprensione, ma ribadisco la mia opinione, che è di lettrice e non di studiosa (ma il lettore ha sempre ragione, a modo suo), che reputa Pasolini uno scrittore egoista, grasso e compiaciuto nel suo universo strettissimo, in cui non c'è posto per il lettore.

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