Qui si dice che fu per amore
Letteratura italiana
Editore
«Gli uomini animati dalla passione per l’arte sono come i tizzoni che i primitivi tenevano sempre accesi. Sono dei piromani che vanno in giro ad appiccare il fuoco a chi è pronto a bruciare con loro. Non lo fanno apposta, perché raramente sono dei pedagoghi. Quelli arrivano dopo, più che altro a domare l’incendio. Questo libro parla d’amore, di muse, d’incontri straordinari e delle sole armi capaci di strappare alle clessidre un ultimo ballo: il clavicembalo di un castello nella foresta nera, un violino dal suono irresistibile, un pianoforte dimenticato nel refettorio di una pensione, la chitarra di una vacanza in Grecia. E questo libro parla anche del rogo delle anime: se fosse un vero fuoco, le sue fiamme sarebbero la musica».
“Veronica indossava una sottoveste di calce con dei merletti d’avorio e aveva i capelli raccolti in una rosa del deserto. Dagli occhi le usciva la sua anima da viaggio, che quel giorno era indaco. Mi sono messo a suonare per lei, poi
per i riflessi e le pubblicità delle vetrine, per la lamiera ondulata e il cielo bruciato”
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Opinioni inserite: 3
IL LATO OSCURO
Ho letto solo nei giorni scorsi “Qui si dice che fu per amore”... Bello.
• "Hausmusik" è formidabile, davvero una stoccata da maestro.
• "L’Isola della luce" è terribile e fin troppo verosimile. E la Grecia insulare che io amo da sempre esce come un bassorilievo dalla scrittura dell'autore. Luminoso.
• "Gli stagni di Corot" mi ha convinto di meno, l’ho trovato…crudo e ingiusto…
• Magnifica invece la caratterizzazione di Theodor Gutman nel "Lamento sulla morte di Theodor", e le sue requisitorie contro l’ignoranza in musica, fantastico: a proposito, che fine ha fatto il suo violino?
• "Gli ultimi giorni di Orfeo" percorre invece situazioni in cui, volenti o meno, ci siamo trovati tutti, noi musicisti (intendo dire i concerti sfigati, non il sesso con una ex allieva!) ed è davvero nitido e tagliente come una foto sull’Everest. Terribile e bellissimo. Ed anche un tantino "cochon", cosa che non guasta mai…
Cinque momenti che sondano anche il lato oscuro della musica e del musicista.
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Ultimo aggiornamento: 17 Dicembre, 2011
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Piccola deliziosa raccolta di racconti
Piccola deliziosa carrellata sul lato oscuro dell'esistenza, in un crescendo di suggestioni e suspence che tocca l'apice nell'ultimo racconto, quasi un romanzo breve.
Pablo Lentini Riva raccoglie l'eredità della grande letteratura, e la traduce in un linguaggio classico e moderno allo stesso tempo, denso di emozioni e parole, ma leggero e agile come una farfalla.
Affabulatore irresistibile, ci trascina in un castello in un tetro dimenticato paese tedesco (in una surrealtà degna di Casa Husher), o nella atmosfera morbosa e opalescente, quanto i neon e il Pastis, di uno squallido bar della periferia di Parigi (dove ci si stupisce di non veder entrare da un momento all'altro un corpulento commissario con la pipa).
Il tutto sapientemente collocato nei nostri giorni tristi e disillusi, senza mai annoiare, senza blandire, ristorando i sensi e la mente del lettore, sia di quello colto e navigato, sia di quello che ambisca a diventarlo.
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Non delude le attese!
Uno sguardo malinconico e sognante verso sé stessi e verso le possibilità offerte da una città che diventa quasi ostile ma della quale si é innamorati.
Un punto di vista originale e tutto personale del contesto in cui l'autore si mette a nudo davanti al lettore manifestandogli, sotto voce, anche una timida volontà di riscatto.









