Settanta acrilico trenta lana Settanta acrilico trenta lana

Settanta acrilico trenta lana

Letteratura italiana

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La trama e le recensioni di Settanta acrilico trenta lana, romanzo di Viola Di Grado pubblicato da Edizioni E/O. Camelia vive con la madre a Leeds, una città in cui "l'inverno è cominciato da così tanto tempo che nessuno è abbastanza vecchio da aver visto cosa c'era prima", in una casa assediata dalla multa. Traduce manuali di istruzioni per lavatrici, mentre la madre fotografa ossessivamente buchi di ogni tipo. Entrambe segnate da un trauma, comunicano con un alfabeto fatto di sguardi. Un giorno però Camelia incontra Wen, un ragazzo cinese che comincia a insegnarle la sua lingua: gli ideogrammi. Assegnando nuovi significati alle cose, apriranno un varco di bellezza e mistero nella vita buia di Camelia. Ma Wen nasconde un segreto, assieme a uno strano fratello che dietro una porta deturpa vestiti...

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Settanta acrilico trenta lana 2012-03-14 15:10:37 Zoroastror
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Zoroastror Opinione inserita da Zoroastror    14 Marzo, 2012
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Largo ai giovani

Un libro coinvolgente che, per la sua mole, si presta ad una rapida lettura. Originale per i continui riferimenti alla lingua cinese, gli ideogrammi si intrecciano inesorabilmente alle difficili vicende della protagonista.

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Settanta acrilico trenta lana 2012-03-14 08:11:27 kampax
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kampax Opinione inserita da kampax    14 Marzo, 2012
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Il primo romanzo ...

Brava per la giovane eta, ma credo che sicuramente deve migliorarsi.

Inconsueto, molto diverso, e forse per certe parti, come capita sempre per uno scrittore, qualcosa di autobiografico.

Ambientato a londra.

Auguri per i prossimi romanzi

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Ferrando Bella Anime porche
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Settanta acrilico trenta lana 2012-02-25 17:29:13 Ally79
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Ally79 Opinione inserita da Ally79    25 Febbraio, 2012
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Puro cachemire

Potrei usare solo una parola per recensire questo libro e sarebbe la seguente:TALENTO.
Ho passato tutta la lettura con gli occhi strabuzzati.
Avete presente quando da piccoli storcevate gli occhi e puntualmente la nonna vi diceva una frase del genere:”Non fare cosi che ti restano incastrati!!”
Ecco io l’ho rischiato davvero.
Ogni parola,ogni frase,ogni senso suscitavano in me lo stupore.
Avevo tre pensieri fissi ad ogni rigo:
Viola Di Grado è fuori di testa;
Viola Di Grado ha capacità fuori dal comune;
Viola di Grado ha scritto questo libro a ventuno anni.
VENTUNO.
VENTUNO.
Mi perdonerete se insisto sul dato anagrafico ma è imprescindibile dall’opera.
Che ti aspetti se leggi un autore di questa età?
Una Melissa P. con i suoi quattrocentoventi colpi di spazzola?
Un romanzo stile Moccia con i suoi patemi adolescenziali?
Un Volo che un posto nel mondo proprio non riesce a trovarlo?
(Si lo so che state pensando che Moccia e Volo sono adulti...ma diciamocelo scrivono come due adolescenti infoiati...si può dire infoiati vero??)
Ma no.Non trovi nulla che odora di adolescenza,non trovi stili acerbi.
Qui trovi una Scrittrice.
Che ha uno stile unico.
Che ha un vocabolario illimitato.
Che da forma a pensieri che il tuo inconscio nemmeno sotto ricatto ti farebbe passare a livello razionale.
Che è una pazza furiosa (perché solo una pazza può produrre storie del genere) ma che riesce a donarti un romanzo straordinario.
Io questa ragazza non la voglio perdere di vista.
Settanta acrilico trenta lana?No.
Questo è puro cachemire.
Questo è TALENTO.

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Settanta acrilico trenta lana 2012-02-18 14:33:01 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    18 Febbraio, 2012
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L'ACRILICO ESISTE.

Pensa a una stanza buia, oscura,umida, malsana,putrida,nauseabonda, opprimente, asfissiante ricolma di mostruosita' in cui sei irrimediabilmente chiuso.
Soffocato , carcerato. Tuo malgrado.
Segregato dalla tua mente, dal tuo destino, dalla tua incapacita' di reagire, dalla dolorosa condanna inflitta a te che sei innocente da chi doveva amarti sempre e per sempre nei secoli dei secoli amen.
Che fosse un padre, che fosse una madre, che fosse un marito, che fosse un uomo, che fosse uno sconosciuto qualunque che incontri per strada.
Poi dopo lunga reclusione, trovi , palpando il muro, una finestra, la cinghia di una tapparella.
E con la forza che ti rimane , energia reduce di guerra in un corpo giovane ormai stanco e avvilito riesci ad alzare di qualche centimetro la persiana.
Si aprono quei piccoli meravigliosi fori di luce .
Stelle luminose di una bellezza dimenticata, guardi attraverso, fuori c'e' la primavera.
Quella stagione cosi' profumata, fiorita, tersa come il cielo, quella che appartiene a tutti e ora rivuoi anche tu.
Ma la cinghia e' viscida.
Le tue forze forse non basteranno.O forse si.

Eccola la mia immagine. SE dovessi usare un'immagine per parlarvi di questo libro, questo e' quel che ho da dire.

Un libro che non lascia indifferenti.
Uno stile innovativo, originale, immaginifico, irriverente, incisivo che ho amato molto.
Un contenuto forte, doloroso, che ogni tanto fa intravedere squarci di resurrezione innanzi cui, come un fedele davanti a un luogo sacro , implori per la tua redenzione e per il paradiso che un giorno vorresti ti spettasse di diritto.

Ci sono traumi che segnano, ci sono traumi come persecuzioni.
Qui ci sono una madre e una figlia. E in questo romanzo quel che resta della loro storia.

Buona lettura.

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Settanta acrilico trenta lana 2012-01-28 20:19:28 eleonora.
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eleonora. Opinione inserita da eleonora.    28 Gennaio, 2012
Ultimo aggiornamento: 28 Gennaio, 2012
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rompere il silenzio

Quello che ho apprezzato e ammirato di più in questo libro è lo stile di questa giovane scrittrice. Una scrittura, come disse un giornalista, che sa impregnarsi del delirio.
Al di la della storia, al di la del contenuto, il suo stile mi ha folgorata, ho trovato intrigante il modo in cui armeggia con le parole.
Mi ha colpito positivamente il come e quali parole utilizza per descrivere le cose che la circondano
"..la finestra si spalancava su un sole finto, uno schizzo di tuorlo sul bianco malato del cielo..."
e le sensazioni che prova
"Guardala, papà, guarda tua moglie, guarda il frutto marcio della tua morte".

È una storia di dolore, di solitudine, Camelia la giovane protagonista ci porta nel suo mondo, nella sua visione della realtà che la circonda e che rappresenta lo specchio del suo malessere interiore.
Ci porta nella sua casa dove vive con la madre, anche lei avvolta nel dolore di un trauma che ha colpito entrambe. Un dolore che le accomuna, ma che allo stesso tempo le allontana. Perché il dolore può avvicinare le persone, ma può creare anche distanze enormi, capaci di alimentare ulteriori malesseri e solitudini.
Camelia, nella sua giovane vita ad un certo punto riemerge, o almeno crede. Incontra Wen, un ragazzo cinese, che diventa per lei l’appiglio capace di scaturire in lei sentimenti nuovi, facendola uscire, anche se per poco, dall’interminabile inverno in cui era rimasta immobile ed inerme per troppo tempo.
Camelia cercherà di utilizzare gli ideogrammi cinesi per reinterpretare se stessa e alcuni momenti della sua vita, è come se cercasse una nuova chiave per capire, laddove la parola è stata incapace di farlo.
Il finale è aperto, perché non c’è un finale in una storia dove si affronta un delirio di sentimenti, dove le ferite non sono cicatrizzate, dove la protagonista fa a pugni con se stessa e con gli altri.
Un turbinio di immagini, di parole che corrono come lame e che rimangono sospese, come se il lettore dovesse prenderle e decidere come interpretarle..

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Settanta acrilico trenta lana 2012-01-14 10:31:38 Bi
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Bi Opinione inserita da Bi    14 Gennaio, 2012
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Meraviglioso da indossare, difficile da trattare

Meraviglioso da indossare, difficile da trattare. Si, perchè questo libro mentre lo si legge si è attratti dalla sua capacità di inventarsi un nuovo modo di scrivere, di usare parole. E si legge voracemente, seguendo profili di personaggi particolari e insidiosi. Una madre che non parla più dalla morte del marito, una figlia che raccoglie vestiti dall'immondizia e li sevizia, un ragazzo segregato dal fratello nel retrobottega perchè troppo affascinante.
E quando si finisce il libro? Si è spossati da tanto stile e da una stretta al cuore. Per il dolore, per il finale troppo cattivo verso i suoi lettori. Un libro che non accende nessuna luce di speranza sull'animo umano.

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Zoo di Isabella Santacroce
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Settanta acrilico trenta lana 2011-10-18 08:21:11 phoebe1976
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phoebe1976 Opinione inserita da phoebe1976    18 Ottobre, 2011
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L'acrilico mi fa allergia

Ci sono libri fastidiosi, ingombranti, che ti scavano nell'anima e fanno uscire mostri che credevi risolti. Libri importanti, dolorosi, intensi.
Poi ci sono quelli fastidiosi e basta, prolissi, così tronfi e pieni di sé da pensare di essere autorizzati a reinventare l'italiano. Quest'opera prima di Viole di Grado appartiene ahimè a quest'ultima categoria.
Sopravvalutato, assolutamente.
E molto moltissimo moltissimissimo fastidioso.

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Settanta acrilico trenta lana 2011-07-21 15:47:03 libreriasemola
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libreriasemola Opinione inserita da libreriasemola    21 Luglio, 2011
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Un romanzo insolito...

Camelia è una ventitreenne italiana emigrata coi genitori a Leeds, nel nord dell’Inghilterra.
Dopo la morte del padre e la terribile depressione della madre, Camelia lascia l’università, chiudendosi in se stessa, vestendo in modo bizzarro, preferendo la solitudine alla compagnia dei coetanei. Finchè un giorno l’incontro con Wen....
Questo è un romanzo cinico, nichilista, a tratti perfino crudele nella condanna senza appello al padre traditore, alla madre egocentrica.
Viola di Grado è al suo primo romanzo, eppure possiamo definirla una Irvine Welsh al femminile, dark come Amélie Nothomb, eppure molto sensuale.
Edizioni e/o, euro 16

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Settanta acrilico trenta lana 2011-03-28 08:51:10 gracy
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gracy Opinione inserita da gracy    28 Marzo, 2011
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..si può lavare in lavatrice

Settanta acrilico trenta lana va maneggiato con cautela, lavare a mano e non in lavatrice, è alto il rischio di infeltrimento. Ecco cosa succede a chi legge questo libro d'esordio, si passa dalla lana cotta alla lana acrilica ancora più spigolosa della carta vetrata, capace di suscitare la più prurigisosa orticaria, proprio come fa Amelie Nothomb o più dolcemente Banana Yoshimoto. Viola Di Grado è al suo esordio e lo fa con uno stile ricercato, moderno, decodificabile e ridondante come tanti ideogrammi cinesi, capaci di lasciarti indifferente o di trascinarti vertiginosamente, senza chiederti il permesso nel "buco" più profondo dell'angoscia di Camelia, la protagonista, “[…] La faccia scavata l’ho presa da mia nonna, la felicità invece l’ho presa dalla sabbia. L’ho presa con violenza, tirandola su come una carota, con tutta la radice, perché amavo fare le buche. Infatti ho le mani infilate nella sabbia, fino all’avambraccio, e c’è sabbia pure sulle mie gambe.”
Sullo sfondo Christopher Road molto grigia, cupa, senza tempo e senza le stagioni, Camelia si cuce addosso ritagli di stoffa per meglio elaborare un lutto cercando di vivere seguendo una filosofia tutta sua che passa di sbieco dallo Zen a quella Escatologica, percorrendo un precipizio che la porterà alla follia tanto mentale quanto letteraria.

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Amelie Nothomb, Banana Yoshimoto, letture dark e quelle che fanno male!
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