Narrativa italiana Romanzi Sofia si veste sempre di nero
 

Sofia si veste sempre di nero Sofia si veste sempre di nero

Sofia si veste sempre di nero

Letteratura italiana

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E' una donna la protagonista del libro, un romanzo composto da dieci racconti autonomi che la accompagnano lungo trent’anni di storia: dall’infanzia in una famiglia borghese apparentemente normale, ma percorsa da sotterranee tensioni, all’adolescenza tormentata da disturbi psicologici, alla liberatoria scoperta del sesso e della passione per il teatro, al momento della maturità e dei bilanci. Cognetti ci regala il ritratto di un personaggio femminile indimenticabile: una donna torbida e inquieta, capace di sopravvivere alle proprie nevrosi e di sfruttare improvvisi attimi di illuminazione fino a trovare, faticosamente, la propria strada. Un libro avvincente in cui ciascun lettore troverà momenti di bellezza e di dolore, di ansia e di riscatto, che riconoscerà di aver vissuto anche sulla sua stessa pelle.

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Sofia si veste sempre di nero 2017-07-09 22:11:23 Elena72
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Elena72 Opinione inserita da Elena72    10 Luglio, 2017
Ultimo aggiornamento: 10 Luglio, 2017
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la nascita è una nave che parte per la guerra

“Sofia”, disse l'infermiera a voce alta, “lo sai che cos'è la nascita? E' una nave che parte per la guerra” (p.9)

La vita di Sofia Muratore assomiglia proprio ad una guerra, una continua battaglia per la sopravvivenza. Un parto prematuro la pone fin da subito in una situazione di precarietà, in bilico tra la vita e la morte: la piccola viene posta in rianimazione e affidata alle premurose cure di un'ostetrica. Sua madre, Rossana, aspirante artista, non sembra in grado di occuparsi continuativamente della figlia: alterna infatti momenti di euforia a crisi depressive che le impediscono di prendersi cura della bambina. Suo padre, Roberto, ingegnere all'Alfa Romeo, sopravvive ad un matrimonio infelice dapprima buttandosi a capofitto nel lavoro, poi trovando consolazione in un'amante. Roberto, sebbene animato da buone intenzioni, non pare però trovare un canale di comunicazione efficace con la figlia che proverà ad avvicinarsi a lui solo quando sarà troppo tardi. La sola persona che sembra dare conforto a Sofia è la zia Marta, sorella di suo padre: personaggio dalla vita molto alternativa e combattiva, la zia è l'unica che si accorge della sofferenza della nipote e si attiva per supportarla offrendole ospitalità quando Sofia, devastata da una situazione familiare insostenibile, tenta il suicidio inghiottendo psicofarmaci e superalcolici.
Sofia è prima una bambina sensibile, poi un'adolescente fragile: i litigi dei genitori, la malattia psichiatrica di sua madre e la morte di suo padre, la portano a prendere le distanze dalle persone che ama nel tentativo di difendersi dalla sofferenza. Anche dal punto di vista sentimentale, infatti, Sofia non sembra in grado di mantenere legami stabili e non a caso alla fine del romanzo verrà paragonata a Holly Golighly, la famosa protagonista di Colazione da Tiffany, affascinate e sfuggente.

Non so spiegare cosa ci sia nei libri di Cognetti che mi cattura: sicuramente non è la trama, tutto sommato non trovo le sue storie così originali; non posso nemmeno affermare che siano i personaggi a rapirmi, anch'essi sembrano infatti emergere dalla banalità del quotidiano. Credo dunque che a piacermi, di Cognetti, sia il modo di raccontare, semplice e diretto: con poche parole sa dare vita a personaggi molto credibili, autentici.
Questo romanzo è costruito ad episodi: in ogni capitolo, che può essere letto anche come un racconto a sé stante, emerge un personaggio secondario che, temporaneamente, assume il ruolo di protagonista. Storie brevi che formano un quadro unitario, legate da un sottile, ma ben saldo, filo conduttore.

“Sofia si veste sempre di nero” mi ha lasciato una sensazione di tristezza, di malinconia, di sofferenza, ma non di disperazione. La vita è una guerra che ci costringe a combattere ogni giorno la nostra battaglia: a volte perdiamo, a volte riusciamo a conquistarci quel poco che ci basta per essere, come afferma Sofia, felici adesso.

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Sofia si veste sempre di nero 2016-05-23 07:42:51 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    23 Mag, 2016
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Disagio esistenziale



E poi ti imbatti in libri che...non ti aspetti.
Originale la struttura narrativa, bella la prosa, elegante, semplice e mai banale.
Impariamo a conoscere Sofia attraverso una serie di capitoli, che sono quasi dei racconti a sé e che ci parlano di lei in vari momenti della sua vita...non necessariamente in ordine cronologico.
Viene fuori il ritratto di un personaggio femminile tanto complesso quanto bello.
Tutto ha inizio con il suo parto prematuro...e la domanda che si pone il padre di fronte alle sue donne che rischiano la vita..."Quale delle due è colpevole del male dell'altra?"...sarà il filo conduttore di tutta la loro esistenza, l'una infelice e insoddisfatta, l'altra sempre in lotta con se stessa per paura di diventare ciò che non vuole diventare...una donna come sua madre.
Ma ad ogni mini-racconto facciamo la conoscenza anche di chi vive intorno a Sofia:
...suo padre, uomo serio, dedito al lavoro, che esercita la sua paternità delegandola a sua moglie, (tanto che sua figlia in un tema a scuola anziché parlare di lui chiede di poter parlare del proprio cane), e che, a 34 anni, s'innamora di un'altra donna.
Ma la vita poi li riavvicinerà.
....sua madre, donna fragile, alla ricerca di un senso che non riesce a trovare, sempre in balia di un'emotività discontinua ed altalenante che la porterà ad una profonda depressione.
...la zia Marta, sorella del padre, donna impegnata e attiva politicamente, ribelle, coraggiosa, individualista...che ha rischiato molto per difendere le sue idee...e che riesce a trovare e ad aprire una breccia per entrare nel cuore di Sofia.
Sofia che cerca di farla finita a 16 anni, Sofia che trova conforto solo in vasca da bagno, Sofia che diventa attrice forse per vivere vite non sue.
Un libro che parla di disagio, di disagio esistenziale, dell'incapacità di amare, del continuo fuggire da tutto e tutti, ma soprattutto da se stessi.
La storia probabilmente non brilla in originalità, c'è del già visto, già sentito, ma non è detto che per scrivere un buon libro si debba essere originali a tutti i costi e, personalmente, ho trovato l'impianto letterario molto piacevole e la scrittura molto curata.
Cognetti affronta argomenti non facili, e lo fa con garbo ed eleganza.
Un bel romanzo.
Dignitoso.

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Sofia si veste sempre di nero 2013-07-25 03:38:19 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    25 Luglio, 2013
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Evviva i colori, Sofia!

La storia di Sofia, che si veste sempre di nero, viene raccontata in dieci capitoli-racconti, nel corso dei quali cambia anche il registro narrativo (si passa dalla forma impersonale, al tu narrativo, salvo scoprire nell’ultimo capitolo l’identità di Pietro, il narratore).
Sofia nasce in modo piuttosto traumatico, “minuscola e cianotica insieme a un bel po’ di sangue” (Prima luce).
Vive la fanciullezza nella paura che i genitori – Roberto e Rossana - si separino, alleggerita solo in parte dal rapporto con il coetaneo Oscar (Una storia di pirati): “Potranno guardare la loro isoletta senza pensare a questa prima estate, l’età dell’oro della pirateria”. Divorzio, rapimento e tumore sono tre parole incubo nell’infanzia di Sofia.
Dopo un fallito tentativo di suicidio (Due ragazze orizzontali), Sofia instaura un rapporto anticonvenzionale con la zia Marta (Sofia si veste sempre di nero), giornalista ribelle e fuori dagli schemi: “E’ che tu sei comunista dentro. Voi siete come i cattolici, vi fate un culo così perché credete nel futuro. Io voglio essere felice adesso”. In Sofia intanto si radica una certezza: “Io non voglio diventare così”. Così come i genitori.
Il rapporto con il padre (Disegnata dal vento) passa anche attraverso la sua bigamia pluriennale (“Non si sentiva un adultero, piuttosto un uomo devoto a due mogli”): “Un tema in classe dal titolo ‘Parla di tuo padre’. Scrisse che lei suo padre non lo conosceva, perciò non era in grado di svolgere il compito … le sarebbe piaciuto parlare del suo cane …”
L’adolescenza (Quando l’anarchia verrà) passa tra la scuola di cinema (“Sei una bambina ogni volta che rimetti piede in questa casa”) e la malattia del padre, colpito dal cancro: “A sedici anni sei andata via di casa per due motivi: quello ufficiale, per studiare teatro in città; quello reale per stare il più lontano possibile da lei (ndr: la madre)”.
Sofia si trasferisce a Roma (Le attrici), lì convive con altre due aspiranti attrici: la fatale Irene e la materna, protettiva Caterina: “Questa casa è imburrata e infarinata; è imbottita, ovattata, trapuntata, è un nido intessuto di paglia e di piume; è una casa a tenuta stagna, corazzata col piombo e sigillata col silicone”. Dopo la morte del padre, Sofia si guarda allo specchio e si intima: “Piangi”. “Che attrice sei se non sai piangere ogni volta che vuoi?” “Sta lì e si guarda e tutto quello che ha negli occhi è siccità”.
Dopo un flash back sulla figura del padre (Sulla stregoneria: “Roberto, che aveva appena cominciato a morire, si convinse di essere un uomo semplice in mezzo a donne complicate”), è tempo di tratteggiare la figura materna (Le cose da salvare): la scostante, volubile, incompiuta e nevrotica Rossana (“… due colpe: era stata incapace di educare sua figlia, così come di prendersi cura di suo marito”).
Finale tra il metafisico e il bohémien a New York (Brooklyn sailor blues), con avvitamento sulle storie di pirateria infantile.

Il mio giudizio su quest’opera, selezionata sino alla fase semifinale del Premio Strega 2013? Un libro che scava nel disagio esistenziale e lo riconduce ai rapporti familiari, un lavoro certamente non facile. E allora formulo la mia opinione saccheggiando le parole che l’autore mette in bocca al narratore Pietro, quando nell’ultimo capitolo giudica il film del balcanico Iuri: “… molte immagini erano belle: anzi … vere … ma stavano … come un mucchio di fotografie in una scatola: potevi fermarti a guardarne una e ignorare le altre, o sparpagliarle per terra inventando una trama tua …” “E’ un lavoro pieno di idee … Di gusto estetico, di pensiero. E soprattutto di vita. Ma non va da nessuna parte. E questa cosa all’inizio ti affascina, poi ti disturba, alla fine ti annoia e ti fa incazzare.” Al punto che io, Bruno Elpis, se avessi potuto, avrei affrontato Sofia a muso duro, le avrei chiesto di cambiarsi l’abito nero e di indossarne uno variopinto. Magari a fiori, anche fuori moda, purché colorato vivaddio!

Bruno Elpis

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Sofia si veste sempre di nero 2013-06-02 13:29:57 LuigiDeRosa
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LuigiDeRosa Opinione inserita da LuigiDeRosa    02 Giugno, 2013
Ultimo aggiornamento: 10 Giugno, 2013
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Ho scelto la via peggiore, o la più facile?

Dopo l'ennesimo litigio dei genitori, la piccola Sofia Muratore corre nella sua cameretta al secondo piano di una villetta nel quartiere residenziale detto "Lagobello",fuori Milano.
S'inginocchia e prega , anche se da qualche tempo ha perso fiducia in questi rituali; da quando il cancro si è portato via la mamma di Oscar il suo compagno di giochi : servono veramente le preghiere? Mentre recita il "Padre Nostro" ha un lapsus freudiano, dice - rimettiamo ai nostri "genitori" - anzichè debitori. In effetti il romanzo che firma Paolo Cognetti è una lunga riflessione su quell'imprinting iniziale che subiamo dai genitori durante l'infanzia che condizionerà tutto il resto della nostra vita. Roberto Muratore è un ingegnere dell'Alfa Romeo tutto preso dal suo lavoro, mentre Rossana è una casalinga sull'orlo di una crisi di nervi; si sono sposati con un matrimonio riparatore, sono decisamente una coppia male assortita e Sofia , la loro unica figlia, è presa in mezzo a questa battaglia che non sembra trovare soluzioni.Percorriamo nei dieci racconti che compongono questo romanzo trent'anni di vita di Sofia quelli che dall'infanzia la traghettano nell'età adulta. La lasciamo che gioca ai pirati con Oscar e insieme i due ragazzini in quel mondo immaginario tentano di esorcizzare i loro dolori, ma invano perchè qualche capitolo dopo la nostra eroina la ritroviamo in ospedale in compagnia di una nuova amica: tutte e due hanno tentato il suicidio.
Qualche anno dopo Sofia è a New York sogna di fare l'attrice e per mantenersi come molti studenti lavora come cameriera nei pub. Alle spalle si è lasciata ancora una volta relazioni sentimentali fallite, la madre eternamente esaurita ,mentre il padre è morto di cancro e la sorella di quest'ultimo ,zia Marta è l'unica che sembra averla capita ed essere riuscita a tirarsi fuori dalla depressione, insegnandole a cercare un senso per la propria vita. Nella Grande Mela, Sofia conoscerà Pietro e Juri due studenti italiani. Juri è a New York per girare un film è dopo alcuni casting sceglierà proprio Sofia per interpretare Laila, la protagonista del suo film, mentre Pietro coglierà l'occasione di questa nuova amicizia per dare inizio al suo romanzo che parlerà proprio di lei. Un romanzo quello di Cognetti che ci consegna un ritratto di donna che è figlia delle non-famiglie della società contemporanea. Sofia mi ricorda questa poesia di Raimond Carver :
Stamattina mi sono svegliato con la pioggia
che batteva sui vetri. E ho capito
che da molto tempo ormai,
posto davanti a un bivio,
ho scelto la via peggiore. Oppure,
semplicemente, la più facile.
Rispetto a quella virtuosa. O alla più ardua.
Questi pensieri mi vengono
quando sono giorni che sto da solo.
Come adesso. Ore passate
in compagnia del fesso che non sono altro.
Ore e ore
che somigliano tanto a una stanza angusta.
Con appena una striscia di moquette su cui camminare.
Sofia di fronte alla possibilità di crearsela una famiglia, una relazione stabile, ad un certo punto apre la porta e va via, senza salutare: quando giunge ad un bivio, sceglie la via più facile. Forse i figli e le figlie delle non famiglie di oggi consumano nelle loro inquietudini proprio questo fallimento che hanno ereditato dai propri genitori e essi stessi scoprono ,amaramente, di non avere debiti di riconoscenza nei loro riguardi, perchè certi genitori ,sempre più spesso, passano la vita ad odiarsi.
di Luigi De Rosa

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Sofia si veste sempre di nero 2012-12-18 18:48:03 gracy
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gracy Opinione inserita da gracy    18 Dicembre, 2012
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“Io voglio essere felice adesso.”

Sofia si veste sempre di nero perché il nero le sta a pennello, è il colore della contestazione, dell’anarchia e anche dell’amore contrastato. E’ cresciuta nella bambagia e poi si ritrova ad amare il padre, ma prima aveva amato la madre, dopo ama la zia, dopo ha amato la sua vita fino esortarne la fine, poi ama il teatro, poi la cucina, poi ama qualcuno, poi sparisce come ingoiata dal mare, rapita dai pirati o ingoiata dai fantasmi. Il nero come le foto in bianco e nero ingiallite dal tempo e come la sofferenza.

“L’amore è la zona di autonomia più temporanea che ci sia.”

“L’amore è nella pancia, l’amore è un cane cieco che ti manca da quando sei andata via di casa.”

“Non gli venne mai in mente la possibilità opposta, cioè che avere due donne fosse come non averne neanche una.”

Bella prova di scrittura, le parole sembrano danzare tra le pagine, poco meno di duecento, le storie si susseguono brevemente eppure raggruppano tanti pensieri, tante situazioni che si aggregano nella mente del lettore, tanti frammenti che ricompongono quarant’anni di storia d’Italia e degli italiani, e tanti episodi che raccontano di Sofia e delle donne che le appartengono per tanti motivi, gli uomini sono satelliti e lei si muove con modi dolorosi e sicuri, con inquietudine e bellezza, portando dentro tutto un mondo femminile così ricco di attimi di rara felicità e di ricerca, dove nascere è come una nave che parte per la guerra e il senso della vita non sta nelle cose che fai, ma negli esseri umani che incontri.
Un libro di straordinaria forza emotiva e grande capacità descrittiva, mi sono ritrovata a Roma , Milano e New York come guardando un film da premio e ringrazio un caro amico per questo viaggio magnifico e indimenticabile.

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