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Sono cose da grandi Sono cose da grandi

Sono cose da grandi

Letteratura italiana

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È possibile spiegare a un bambino l'esistenza del male? Con voce intensa, precisa, intima, una madre guarda dentro di sé per cercare una risposta. Un giorno, davanti alla televisione, per la prima volta Simona riconosce negli occhi del figlio la paura. E non è la paura catartica delle fiabe, è quella suscitata dalla violenza del mondo. La frase usata fino ad allora per proteggerlo «sono cose da grandi» non funziona piúù. Cosí decide di rivolgersi a lui, con semplicità, per dirgli ciò che sulla paura ha imparato. Ma anche per raccontargli la dolcezza di una vita quotidiana a due, tra barattoli pieni di insetti e scatole magiche dove custodire i propri desideri. Scrivendogli scopre la propria fragilità, e in questa fragilità, paradossalmente, una forza. In questo tempo incerto e minaccioso, una madre prova a decifrare il mondo per suo figlio, reinventandolo attraverso i giochi e le storie che crea ogni giorno per lui.

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Sono cose da grandi 2017-05-12 13:05:00 Belmi
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Belmi Opinione inserita da Belmi    12 Mag, 2017
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Un manuale di sopravvivenza

"Questa lettera ha inizio d’estate, l’estate dei tuoi quattro anni. Quando le mie paure si sono schiuse davanti alle immagini di una strage. Poco dopo la Terra ha cominciato a tremare. E anche io sono stata contagiata da quel tremore, perché l’ho avvertito dentro di te”.

Non sono un’amante della televisione, ma il caso ha voluto che la mia attenzione fosse catturata dalla voce di una donna, quella donna era Simona Sparaco. Con dolcezza parlava del suo nuovo lavoro, del suo essere una mamma single che si è ritrovata ad affrontare “Le cose da grandi” con il suo piccolo di quattro anni. L’argomento mi ha subito incuriosito e non avendo mai letto niente di quest’autrice, me ne sono procurata una copia.

“Sono cose da grandi” parla delle paure, del sopravvivere in un mondo che sembra “andare sempre peggio”, in cui la paura più grande di una madre “È quella di consegnare suo figlio al mondo”.

L’autrice si mette a “nudo” con questa lunga lettera che sembra un vero e proprio manuale di sopravvivenza per il suo Diego. Parla della quotidianità, delle sfide di ogni giorno da affrontare e soprattutto da superare. Di quanto i bambini possono spiazzarci con le loro domande e della difficoltà di crescere un figlio con il padre dall’altra parte del mondo.

Non solo, la Sparaco affronta anche i pericoli che vengono da fuori, di come sia difficile spiegare a un bambino come mai la terra trema o perché una persona possa decidere di fare del male a un altro.

La sincerità dell’autrice, ma direi la sincerità di una madre, si può ritrovare in questa frase: “La verità, amore mio, è che ti sprono a non lasciarti schiacciare dal terrore, ma sono io a essere terrorizzata”.

Se alcune parti, molto divertenti possono far ricordare un altro padre scrittore ovvero Bussola con il suo “Notti in bianco, baci a colazione”, le similitudini si fermano qui; questo libro è più profondo e si percepisce in maniera molto tangibile la fragilità e le paure dell’autrice.

Il libro scorre velocemente, conta meno di cento pagine, la pecca può essere quella di aver pensato a un libro scritto sotto forma di una lettera che però è composta di numerosissimi paragrafi che passano da un argomento all’altro e te che sei lì che aspetti il continuo ti ritrovi che lei è già andata oltre.

Comunque una piacevole lettura che mostra come il cuore di mamma e sempre il cuore di mamma.

Buona lettura!

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