Storia di Neve
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Poetico e crudele
E’ un libro forte, scritto da un uomo che non mostra nessuna inibizione nel far vivere nei suoi “quaderni” le proprie fantasie e soprattutto ossessioni. Un uomo che si è forgiato in una natura aspra e temibile, che non può essere domata, ma domina incontrastata nei lunghi inverni “da paura”, a contatto con uomini che non sono mai amici, ma antagonisti con cui confrontarsi giorno dopo giorno. La sopravvivenza è determinata da questi due fattori: sfruttare la natura del periodo estivo per resistere nel gelo e uscire vittoriosi dallo scontro con gli altri uomini. Solo nella disgrazia più disarmante i compaesani sono disposti a dare una mano, ma non bisogna mai fidarsi troppo.
Le donne vivono in un universo parallelo rispetto alla voce narrante, che le prende in considerazione solo quando deve raccontare di monte, stupri e agguati che vanno via come il pane.
Gli unici personaggi veramente positivi sono Neve, che però guarda caso è la parte buona della terribile strega Melissa, Valentino che è l’anima di cui Neve fatalmente si innamora fin dal primo incontro in fasce e le matte Accione, che la danno via molto facilmente , sono sceme e non infastidiscono nessuno.
Dopo questa premessa sembra che il libro non mi sia piaciuto, e invece no. Corona ha un suo stile personalissimo e originale che viene dalla parlata delle sue montagne; a tratti se ne infischia della bella letteratura e va dritto per la sua strada, tutto intento a portare avanti la sua storia, come appunta all’inizio dei capitoli con un metodo e una costanza che fanno tenerezza, dove dice che lo scrivere rappresenta per lui un antidoto al vizio dell’alcolismo.
Il racconto della vita di Neve è poetico e fantasioso, anche se troppo infarcito di truci delitti tra topi, pantegani, calce viva, visioni e oracoli di streghe che si succedono a Erto una dopo l’altra e una dopo l’altra vengono barbaramente trucidate da uomini che, fregandosene dei loro magici poteri prima soddisfano il loro attrezzo e poi le fanno fuori.
Qualche sforbiciata a delitti ripetitivi nelle modalità non sarebbe guastata, ma devo dargli quattro stelle perché Corona è riuscito a costruire un romanzo che non si fa dimenticare.
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Storia di Neve...nel paese dell'assurdo
Un bel mattoncino, non c'è che dire, ma tutto sommato è stato piacevole arrivarci in fondo. Storia molto molto strana, condita di vicende assurde, crudeli, simpatiche e ridicole. La protagonista principale non è tanto Neve, la ragazzina su cui ruota l'intera storia, ma bensì la vita di uno strambo paesotto montanaro, scandita dal passaggio del tempo e delle stagioni, e colorita dai bizzarri personaggi che si susseguono lungo questo fiume di parole.
Bello,si dai. Non mi sento di dire bellissimo, ma bello lo ripeto e sottolineo.
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storia di neve
Un inizio dantesco e un susseguirsi di drammaticità alla "Cent'anni di Solitudine".
Un tranquillo ed isolato paese di montagna si trasforma nel paese dell'orrore. La debolezza degli uomini pronti a cedere per nulla; l'avidità di un padre pronto ad arricchirsi approfittando dei poteri della sua bambina speciale; una violenza dopo l'altra si frappone alla dolce storia d'amore della delicata e fragile Neve con un ragazzino nato dal fuoco.
Una lettura non facile che toglie comunque il fiato.
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- sì
- no
bello!!!!
Bello, l' ho letto un paio di anni fa!!! Ammetto non è stato uno dei libri più scorrevoli, però mi è piaciuto. Corona ha uno stile molto particolare. . . ma la storia è intrigante tutti questi segreti di uomini di montagna, cattivi nell'animo, e questa candida bambina "Neve" molto speciale, tutto si intreccia e a volte è quasi inquietante!!!Lo consiglio leggetelo... molto meglio di Marquez!!!
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libro da rileggere e rileggere...speciale come lo
Beh che dire questo libro lo si apprezza ancor più dopo averlo letto...Ossia in prima battuta in alcuni punti può risultare crudo e duro come è solito fare Mauro Corona nei suoi libri, per esprimere concetti e valori della vita a modo suo.Ma poi dentro ci si perde,si ci si perde fra aneddoti e belle storie d'amore che si intrecciano nelle vite di questi poveri montanari...
Un libro unico, che ti fà apprezzar sempre di più la bravura di Mauro Corona.
Chi non lo legge ha qualcosa in meno....
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il bene e il male
"storia di neve" è un bellissimo romanzo di Corona che mi ritrovo a leggere oggi per la decima volta. in questo romanzo si viene a conoscenza di quanto siano vicini e inscindibili il bene e il male. sia in ambito familiare (dal fatto che il padre, così cattivo e perverso, generi una figlia paragonabile a una "santa") sia in ambito sentimentale (l'impossibilità di Neve di stare con il suo innamorato) e sia in ambito spirituale (Neve racchiude in sé la potenza del Bene e quella del Male). penso che Corona volesse proprio dare il messaggio che in ognuno di noi c'è un Dio e un Diavolo. sta a noi scegliere chi essere. a volte lo scrittore arriva al grottesco ma mai a danno della lettura, che rimane incalzante, briosa e a tratti persino divertente. sono convinta che con questo romanzo pochi non si appassionerebbero allo stile apocalittico che da un po' di tempo affascina corona. un romanzo molto bello, toccante e per certi versi spirituale.
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Un mondo cattivo.
L'inizio è difficile, non per la scrittura che è quella solita di Corona, semplice, ruvida e diretta, con ripetizioni fatte apposta per imprimerti in testa alcuni concetti fondamentali. E' difficile perchè cattivo. Cattivo un inverno tremendamente rigido, cattiva una comunità montana composta da uomini spietati, senza cuore, inclini alla violenza e votati al dio della vendetta. Non ne esce un bel ritratto dell'uomo.
Ma in mezzo a tanto sangue ci sono anche belle storie. Come quel padre che, nonostante la figlia sordomuta non riesca ad ottenere il miracolo tanto bramato, ringrazia il perfido Felice per il sorriso che Neve è riuscita a scrivere sulle labbra della figlia.
C'è la storia di un amore impossibile tra Neve e Valentino.
O quella del vecchio del paese che sentendo vicina la morte si rifuga nel bosco ad abbracciare uno storto larice.
Non è un libro facile da finire, in alcuni punti può prevalere il disgusto per certi accadimenti. Però merita.
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una tragedia illeggibile
come 100 anni di solitudine, non l'ho mai terminato:non ce la facevo più a leggere di montanari perfidi,maschilisti, avidi,assassini e stupratori.le donne in questo libro sono vittime passive della violenza dei loro mariti, padri e fratelli e sono distinte tra mogli e poco di buono. il male regna sovrano in in posto che dovrebbe essere quasi un paradiso terrestre.non l'ho proprio digerito questo libro,tra l'altro troppo lento e descrittivo.
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Uno scenario fra l'umano e il disumano
Non è Marquez questo è ovvio ma, almeno per ora, non ricordo altro scrittore italiano che abbia congegnato una saga su un intero paese così come ha fatto Mauro Corona. So che ho comprato questo libro dopo avere sfogliato una pagina a caso come faccio solitamente: non sapevo nulla dell'autore e la lettura mi ha convinto per l'uso delle parole e la costruzione delle frasi che avevo davanti. Nessun cedimento ai facili neologos letterari, nessuna ricerca fine a se stessa: semplice, diretto ma capace nell'utilizzare la nostra bistrattata lingua italiana.
Non ho ancora terminato il libro ma credo che Corona sia uno scrittore che merita rispetto per la tracimante vitalità che emana, per questo suo raccontare un mondo che sta a metà fra la sconfitta e la magia, anche nera, e, non ultimo, perché dalle parole emerge una persona frastagliata ed intera nello stesso tempo che fa del contatto con la realtà un trampolino per la fantasia più noir e veritiera che abbia incontrato negli ultimi trent'anni.
La brutalità della vita quando è dura come la roccia segna questo racconto, la ferocia diventa un elemento del vivere quotidiano: in questo verosimilmente risiede un nucleo di "verità storica" che si preferirebbe rimuovere ma che Corona ci "sbatte" sotto il naso proiettandoci in un contesto che appartiene più al '600 che al '900. In fondo Neve, a ben pensarci, è figlia di una strega e pure cattiva.....
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Ultimo aggiornamento: 31 Agosto, 2010
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Quei Cattivi montanari
Forse l’errore che ho commesso acquistando questo libro e stato nelle aspettative che mi sono fatta
Adoro la montagna, apprezzo la scrittura italiana, locale, di provincia. Amo le favole nere. E mi aspettavo qualcosa di diverso.
Si chiama “Storia di Neve” ma sembra piuttosto la storia di quel cattivo di suo padre e degli abitanti di Erto, ognuno con la sua storia personale, nella maggior parte dei casi fatta di sangue e malefatte Neve, quasi una santa destinata ad elevare un paese teatro delle più turpi bassezze, rimane a far da sfondo, diventando solo il pretesto da cui si dipana la trama. Finito di leggerlo sono rimasta con la sensazione di non conoscerla affatto, si entra poco nella sua testa.
D’altra parte l’attenzione è catturata: la pietas umana è ad un livello così basso che porre fine ad una vita non basta. Diventa necessario torturarla, violarla, sbranarla, scioglierla, cuocerla. Visto con gli occhi di Corona Erto è un paese in cui ogni uomo è carnefice, ogni donna è una inevitabile vittima, dove anche i fantasmi sono vendicativi. E la vendetta viene servita sempre, sia fredda che calda. Con morbosità Corona si compiace, anche troppo, della violenza ricercata e ripetuta. Questi montanari si strappano la vita a vicenda.
Solo di fronte alla natura la cattiveria degli ertani si ferma: nessuno osi tagliare un albero se non è necessario. E’ una valida ragione per far fuori chi viene sorpreso a farlo
Come i suoi personaggi Corona dedica uno sguardo benevolo solo ai luoghi in cui è inserita la storia. Descrive la natura del paesaggio con tratti appassionati, ci fa vedere i suoi colori che cambiano, ci pare di sentire i rumori dell’operosità dei boscaioli, degli intagliatori. E si capisce che da alpinista e scultore ci mette tutto se stesso.
Non è stata una delle mie migliori letture ma non lo sconsiglio perché Corona è un ottimo scrittore, leggendo non ho avuto nessun deja-vu, il suo stile è unico. Il linguaggio immaginifico caratterizzato dai dialettismi locali, aspro e diretto come le immagini che evoca, come i suoi personaggi e le sue ambientazioni. In “Storia di Neve” Mauro corona è scritto sulla copertina, come autore. Ma in realtà è un abitante di Erto, e uno dei protagonisti della storia.
Però che cattivi.
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indimenticabile
Premesso che sono a tre quarti di libro, io lo reputo un capolavoro, lo sconsiglio a chi ama i romanzi a lieto fine, e chi legge solo storie belle. Questo libro parla dell'umanità, dell'uomo crudo, insensibile in contrasto con chi sceglie di essere buono e perfetto, ma deve sottostare a chi non lo è. Qualcuno quando sono andata in libreria mi ha detto: mah, al sud nessuno legge corona. io sono pugliese, e consiglio vivamente questo libro, appassionante, avvolgente, popolare, fiabesco. Mauro Corona stesso paragona questo libro a cent'anni di solitudine, io li rispondo che Marquez non parla di gente reale, ma di caratteri esageratamente fantastici, Corona è reale, e nella realtà pizzica la curiosità, la fantasia... Ragazzi leggetelo, non vi stanca, non vi amareggia anche quando pensate: oh, ma... finisce bene o male???
Bellissimo!!!
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negativo
Questo libro non mi è proprio piaciuto... mi ha messo un'ansia e una paura assurda..... fedy
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Un po' horror, un po' Marquez, un po' noia mortale
Questo è stato il mio primo libro di Mauro Corona ed ad essere sinceri non so se ce ne sarà un secondo. Perché tanto odio? Perché nemmeno la chance di una seconda opportunità? Perché “Storia di Neve” mi è rimasto così indigesto da causarmi incubi e malumori. Il libro ha una storia interessante, diversa, bella. Di quelle che piacciono a me, insomma, popolate di miti e suggestioni con l'aggiunta di una natura violenta e testarda. Ma l’autore si compiace troppo del contesto, è prolisso come solo il prete del mio paese sa essere, tocca picchi di noia che nemmeno Brooke di Beautiful nei suoi soliloqui. E soprattutto, invece di tratteggiare una storia onesta, si crede un Garcia Marquez friulano e tenta in tutti i modi di trasportare Macondo ad Erto. Ma non ce la fa, ed è anche giusto così.
“Storia di Neve” aveva tutte le potenzialità per essere un bel libro di 400 pagine: Neve è un bel personaggio, la tipicità del luogo e del linguaggio è caratterizzante, lo scenario naturalistico bellissimo. Ma più di 800 sono troppe, davvero troppe, anche per me abituata alle lunghe percorrenze.
E ci si sente disgustati da ratti assassini, uomini corrotti, donne puttane o sottomesse, personaggi a cui manca un cuore e che vengono tratteggiati con indoli non dissimili dalle capre che allevano.
Io ho finito per pregare il fiume Vajont di fare piazza pulita.
Forse non ne ho percepito la magia, forse non era il momento giusto per leggerlo.
Fattostà che arrivare in fondo è stata una liberazione.
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Bello
Questo eclettico scrittore mi ha trascinata in un mondo pieno di personaggi grezzi, duri, amabili e commuoventi dei quali ci si innamora a tal punto da trovare difficoltà a liberarsene. E' il primo libro che ho letto di Mauro Corona ma non sarà sicuramente l’ultimo. E' stata una bella esperienza. Corona mi ha accompagnata per mano tra le vie del paese e nella vita dei suoi personaggi.
Questo libro è a metà tra una favola e un libro molto più complesso sul quale ragionare a tratti quasi un horror. Molto bello. 800 pagine che consiglio a tutti di leggere.
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semplicemente stupendo
devo dire che questo libro mi ha lasciato un segno profondo, non avrei mai creduto di appassionarmi così ad una storia!
mentre leggevo mi sentivo partecipe dei dolori e della felicità dei personaggi come se fossi un tutt'uno con loro!
non so se troverò mai un libro così nudo e crudo come questo, con scene violente degne di horror... certo è forte come descrizioni, ma anche i sentimenti positivi sono esaltati in egual modo come quelli negativi, la storia mi ha trascinato con sè fino alla fine impedendomi quasi di staccare gli occhi dalle pagine. bravo Corona! continua così... e rimarrò tua fan per sempre!!!
saluti da Red_cat
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storia di neve
Un libro ispirato a una vita vissuta lì tra le montagne in un paesino dimenticato da Dio...Erto...con tutte quelle atmosfere magiche, i boschi,il canto degli uccelli e quella gente strana,chiusa,segnata da dolori profondi...
Un libro crudo e violento ma anche romantico e poetico...Da non perdere!!
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storia di neve
Francamente ho apprezzato molto di più i vecchi libri di Mauro Corona, quando parlava di cose che al giorno d'oggi pochi menzionano: l'amore per la natura, il silenzio "parlante dei boschi", le magie di una realtà che a volte è più bella di qualunque sogno, e scorci di vita in paesi dimenticati dal mondo. Erano sicuramente messaggi più positivi che richiamavano i lettori all'amore per l'essenza della vita ed al fatto che in natura il necessario per la vita esiste già, oltre all'esortazione per il rispetto della montagna e della sacralità della natura in generale. Ho trovato questo romanzo in molti punti piuttosto cattivo e persino sadico. Questo romanzo menziona cose che nominano già abbondantemente giornali e televisione: violenze cattiverie e delitti. Niente di nuovo sotto il sole, e niente che non sia già stato scritto dagli scrittori dell'horror.
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Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio, 2009
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Mauro Corona ha mollato la "stua"
In effetti si esce talmente frastornati dalla lettura di questo strepitoso romanzo di Mauro Corona che diventa difficile darne un giudizio conclusivo.
Leggere Storia di Neve vuol dire entrare in un castello incantato e degli orrori ma comunque indimenticabile.
Corona ha detto: “Gli altri miei libri erano più costruiti ed io ero più frenato. Questo libro l’ho scritto in tredici mesi, sempre di notte, mi è scappato via senza un piano, senza una scaletta. Ho mollato la “stua”, la diga di tronchi, per dar sfogo a me stesso, alla violenza, alla ferocia umana, ma anche alla dolcezza. Mi spaventavo persino delle cose che mi venivano…".
Questo è un romanzo imperdibile , scritto di getto, ispirato dalla natura e dalla vita e che non sarebbe mai uscito da nessuna scuola di scrittura.
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#1 recensione - Guarda tutte le mie opinioni
Un libro magico
Raramente mi è capitato di leggere un romanzo così lungo (817 pagine), eppure così intenso.
Vi è assicuro che è un’esperienza altamente coinvolgente, al punto tale che come si inizia la lettura si desidererebbe andare sempre avanti, senza mai fermarsi, per giungere alla fine. Va da sé che invece sono necessarie delle interruzioni, anche per riflettere e spunti e motivi ce ne sono in abbondanza.
Il teatro della rappresentazione è come al solito Erto, il paese natio, ma la vicenda, questa storia di Neve Corona Menin, l’unica bimba nata nel gelido inverno del 1919, è qualche cosa di straordinario, come del resto lo è la protagonista. Sospeso fra realtà e fantasia, con escursioni anche nel campo dell’horror, il romanzo ha una forza travolgente, grazie a un testo vitale e particolarmente suggestivo.
Neve è la parte buona della strega Melissa, tornata nel mondo per porre rimedio ai torti commessi in vita, una specie di santa in grado di miracolare, come in effetti ogni tanto fa, ma vittima della cupidigia del padre teso ad arricchirsi grazie alle straordinarie qualità della figlia, in un egoismo cieco e sordo, che porterà a una serie di disgrazie e di delitti di raccapricciante efferatezza.
Il contrasto fra l’essenza spirituale della fanciulla e la bestialità materiale del genitore riesce a dare all’opera quella continuità logica che è indispensabile per sostenere l’impatto con una storia particolarmente lunga.
In questo contesto si inserisce la vita del paese, la coralità dei suoi abitanti nei riti annuali della primavera e dell’autunno, nella fienagione e nel taglio delle piante, nelle sere trascorse all’osteria, un microcosmo reale, pulsante di umori, anche primitivo, talvolta violento e chiuso, oltre che omertoso.
I caratteri dei personaggi, le descrizioni delle stagioni, le pagine dedicate ai rigidi e nevosi inverni sono tutti elementi che nobilitano questo romanzo.
Pur se la vicenda di fantasia è preminente, si rimane stupiti di fronte alla soavità, quasi poetica, che l’autore dedica a immagini della natura, con albe, tramonti, i vortici del fiume Vajont, le cime, i boschi, una sorta di concerto che accompagna tutta l’opera.
Nell’insieme Corona è riuscito a mantenere in adeguato equilibrio la violenza e la bontà, l’orrore e la nobiltà dei sentimenti, un gioco difficile e anche pericoloso condotto tuttavia con mano sicura dalla prima all’ultima pagina.
Chiuso il libro ci si sente come frastornati dalla forza della macchina narrativa, ma è solo un momento, perché ci si accorgerà ben presto che questa splendida storia lascia dentro un senso di grande serenità e di Neve serberemo il ricordo come della parte migliore di ognuno di noi, quella platonica ingenuità infantile non condizionata dalla realtà e di grande aiuto per superare gli scogli della vita, pur se rifugiandosi solo in un sogno.
Storia di Neve è un libro magico.









