Ti prendo e ti porto via
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Ti prendo e ti porto via... da una brutta fine!
Affermare che Ammaniti non sia un bravo scrittore sarebbe come uscirsene con un’imprecazione nel bel mezzo di una funzione religiosa. Perché Ammaniti È lo Scrittore, probabilmente uno dei più capaci e sorprendenti di tutto il panorama letterario italiano dei nostri giorni.
Ammaniti è un mago della scrittura, capace di inchiodare il lettore alle sue pagine di ordinaria avventura e di far aprire cuori a menti all’irrealtà reale di quello che è l’animo umano. I suoi personaggi rappresentano un guazzabuglio di emozioni forti e di spaccati di veridicità. Le sue trame sono costruite con meticolosa scioltezza ed una tale certosina precisione, da far apparire gli eventi un incastro del tutto casuale e piacevolmente voluto da un potere superiore persino alla sua volontà di scrittore. La sua capacità descrittiva supera l’efficacia di una pellicola cinematografica e proietta a colori lo scenario delle sue narrazioni, rendendo il racconto più che mai reale.
Leggere un romanzo di Ammaniti significa in poche parole consacrarsi, dalla prima all’ultima pagina, ad una sorta di rito introspettivo attraverso cui c’è la possibilità di venir fuori maggiormente consapevoli di sé e del mondo.
Tuttavia… le conclusioni! I fanali dei romanzi! Perché lasciare sempre quell’amaro in bocca? Perché non salvarne almeno uno dei personaggi? Alzi la mano chi, in Ti prendo e ti porto via, non ha tifato a gran voce per Flora e Graziano dopo aver gioito con loro. Scagli la prima pietra chi non ha creduto fermamente alla promessa fatta a Pietro riguardo la sua promozione a scuola. Giuri ognuno sul proprio libro preferito, che non si è rabbrividito affatto d’innanzi alla scena trash/noir della vasca da bagno della prof.! E insomma, Niccolò: mi manca all'appello ancora qualcuno dei tuoi romanzi… ma fammi chiudere almeno un tuo libro soddisfatta e speranzosa. Come si dice: Felice e Contenta.
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eccessivo
Niente da dire sullo stile,sui personaggi e sulla storia che è sicuramente particolare e coinvolgente. Devo però dissentire sull'eccessivo uso di termini ed esplicite descrizioni a carattere sessuale che non sarebbero stati, a mio parere, necessari alla trama e sul finale tragico che è veramente patetico.
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coinvolgente!
Quando ho acquistato questo romanzo, di Ammaniti avevo letto solo lo splendido "Io non ho paura".
Di questo mi aveva intrigato il titolo...inoltre lo stile di Ammaniti mi piace molto.
Per riassumere:questa storia mi ha presa e portata via!
Nel senso che non sono riuscita più a staccarmi dalla lettura per 450 pagine!
Non so dire quale io abbia preferito, delle due tormentate storie d'amore.
Quella di Pietro, ragazzino dalla vita difficile- il "cazzone" per i suoi compagni - e dalla famiglia un pò squallida, che ama Gloria, bella e appartenente ad un'altra dimensione..
Quella di Graziano Biglia, patetico play boy di provincia, che per una delusione , intreccia un improbabile legame con la professoressa Flora Palmieri, timida e solitaria quarantenne.
Le vicende di questi personaggi, circondati da una rosa di comparse minori, ma abilmente tratteggiate dall'autore, si intrecceranno verso la fine ..in modo drammatico.
Storie di solitudine, di squallore, di illusioni e disillusioni.
E' impossibile non provare simpatia per Pietro, o pena per Flora, rabbia per il comportamento di Graziano, o antipatia per i vari "cattivi".
Ammaniti muove i suoi personaggi come un burattinaio, e ci racconta con maestria un'umanità variegata e dolente,utilizzando uno stile asciutto ma efficacissimo.
voto: ottimo
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realtà elevata all'n-esima potenza
la storia è una girandola di eventi tutti strettamente collegati e compressi nell'arco di poche ore con lunghi flashback che ci mostrano come i nostri burattini siano arrivati a incontrarsi.da notare come ammaniti nei suoi romanzi segua sempre la teoria del caos: il battito di ali di una farfalla può provocare un terremoto all'altro della terra. ancora una volta i nostri protagonisti-un bambino preso di mira dai bulli,un playboy da strapazzo, una maesta con dei drammi familiari-si ritovano indissolubilmente intrecciati in una danza macabra che li porterà alla tragedia. lo stile è come sempre crudo e iperrealistico ,senza inutili edulcorazioni.
il miglior ammaniti di sempre.
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lezioni da un figlio...
Si. prendere lezioni da un figlio. in questo caso da mia figlia. l'ha visto sullo scaffale della libreria, le è piaciuto il titolo. ha letto la breve nota. l'ha scelto. l'ha letto in pochi giorni. aveva 13 anni. poi l'anno scorso mi son guardata in giro, in crisi di astinenza da lettura, e l'ho scelto. mia figlia ha aspettato qualche giorno, e poi con gli occhi che ridono mi ha chiesto se mi piaceva. se mi piaceva? ma è bellissimo! lo sto' divorado! scrive da dio. bravo, proprio bravo! e lei, con gli occhi di chi sa di avere dentro di se una piccola verità nascosata, se ne è andata non prima pero' di dirmi che quando lo finivo ne parlavamo...
l'ho divorato. ho amato ogni virgola, anche quelle che non ha volutamente messo. l'epilogo - ho scoperto poi dopo aver avvisato mia figlia che ero arrivata alla fine - è quello che ci è piaciuto ancora di più...
mi sono trovata poi a comprare tutto di ammaniti, e divorare tutto in un attimo e con quella fame di storie ed emozioni che raramente ti divorano come una febbre.
come ho gia' scritto per la recensione di "come dio comanda", questo con "io non ho paura" rappresenta l'elevazione di piccoli esseri umani - cui nessuno darebbe un centesimo - a maestri di vita. tre romanzi in cui ammaniti ha dato le risposte di questo mondo malato a tre anime pure, che non giudicano, che non si fanno sopraffare, ma che seguono soltanto la via del cuore.
bellissima prova di letteratura, anima e cuore.
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Un romanzo superficiale.
L’unico pregio del romanzo, che corrisponde anche paradossalmente a un difetto, è la sua scorrevolezza. Si legge tutto d’un fiato, perché Ammaniti è un bravo narratore. Al di là di ciò, non vi è, però, la capacità di scavare dentro i personaggi, rilevarne sentimenti, angosce, paure, speranze. Tutto si ferma alla superficie, senza che noi riusciamo a carpirne l’essenza più peculiare. Ecco, i protagonisti per certi versi sembrano esseri fittizi, che poco hanno a che vedere con le tristi vicende, che li rappresentano. L’opera narrativa si può definire una descrizione di cronaca e l’autore un giornalista distaccato. Vengono raccontati eventi in rapida successione, quasi con la fretta di poterli collegare tra di loro. Purtroppo i protagonisti non si fermano quasi mai, sono scossi da un’azione continua, al punto che una domanda sorge spontanea: perché non arrestano la frenesia, per ascoltare un attimo la voce interiore, interrogarsi sulle loro sensazioni ed esplicitare sentimenti e riflessioni? L’autore, per rispondere pienamente al “credo” verista, non manifesta alcuna partecipazione emotiva. Ciò che non convince è il fatto che non si dia “luce” o risvolto positivo: i bulli vincono e il perseguitato diventa carnefice, arrivando ad uccidere la professoressa, dalla quale si aspettava qualcosa, che non poteva dargli. La realtà a volte, non sempre però, è così; mi aspettavo comunque da un autore sensibile alle problematiche sociali qualcosa di più costruttivo, un invito a reagire, a dire “no” a prevaricazioni e sopraffazioni. Non bisognava fornire un lieto fine, ma semplicemente aprire uno”spiraglio”, per superare insieme difficili condizioni di disagio. Nella realtà giovanile assistiamo spesso a eventi simili: bisogna aprire la strada alla speranza.….Altri personaggi in fondo sono degli sconfitti: la stessa professoressa, che rimane vittima della propria solitudine ….. Non dico che bisognava presentare una soluzione “ottimistica”, “buonistica”, ma dare credibilità ai protagonisti, dando loro una consistenza interiore, di cui il romanzo è privo. Esistono opere letterarie, i cui personaggi, nonostante siano dei “perdenti”, riescono a scuoterci, a farci riflettere , a trasmetterci emozioni vitali sul nostro itinerario esistenziale: ed è ciò che soprattutto è mancato nell’opera di Ammaniti, uno scrittore che precedentemente ha favorevolmente impressionato con testi di altro livello.
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ti prendo e ti porto via
Io l'ho letto un'unica volta più di dieci anni fa e mi ricordo di averlo trovato davvero entusiasmante, mi aveva fatto ridere, piangere e l'ho divorato! Purtroppo non ho avuto occasione di rileggerlo, lo farò e chissà, con dieci anni e oltre in più sulle spalle forse non mi farà lo stesso effetto..
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Ti prendo e ti porto via
Di Ammaniti avevo letto solo Io non ho paura, ma dopo "Ti pendo e ti porto via" adesso sto divorando anche "Che la festa cominci".
E' un libro bello, scritto con uno stile molto diretto che credo sia il tratto che più distingue Ammaniti. Così come “Io non ho paura”, anche questo romanzo è molto duro, pervaso dall’inizio alla fine di tanta amarezza nel raccontare le vicende di un ragazzino bollato come caratteriale solo perché sensibile, introverso e con una famiglia disastrata alle spalle, di un playboy che, oltre a rovinarsi la vita perso dietro ad una insulsa valletta, distrugge anche quella dell’unica donna che abbia mai davvero amato e di altri personaggi che sono un po' lo specchio dell'Italia contemporanea.
L’ho trovato molto coinvolgente, a volte fin troppo esplicito, ma di una intensità incredibile.
Mi sento di consigliarlo a tutti, perché ritengo che Ammaniti sia uno di quegli scrittori che valga davvero la pena almeno conoscere.
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ti prendo e ti porto via
Dopo aver letto con molto piacere "che la festa cominci", ho deciso di acquistare un altro romanzo di Ammaniti ed ho optato per questo e l'ho trovato decisamente bello e piacevole!
La storia ha un significato profondo non indifferente e le vicende narrate, i protagonisti sono descritti in modo realistico e non è difficile riconoscere in essi tratti e personaggi della società moderna. Ammaniti usa uno stile molto diretto che contribuisce al realismo. Tutto è condito dall'ironia, a volte un pò amara, che contraddistingue l'autore. Oltre a sorridere leggendo il libro però, non è difficile provare tenerezza e compassione per il giovane protagonista Pietro, vittima di un mondo ignorante e prepotente che non accetta la sua sensibilità e timidezza che vengono avvertite come debolezza.
Bella anche la scelta di alternare la narrazione sulle vicende dei diversi personaggi.
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Ti prendo e ti porto via di Niccolò Ammaniti
Ti prendo e ti porto via di Niccolò Ammaniti
Ed. Piccola Biblioteca Oscar Mondadori
Letto quando era uscito, mi era piaciuto per lo stile dell’autore e per la storia dei personaggi un po’ così…fuori da certi schemi: balordi, incasinati, problematici, ingenui; insomma la gamma infinita dei caratteri umani. Una galleria d’individui viva e tragicomica, data in pasto ai lettori. Oggi rileggerlo, offre le stesse sensazioni positive, non certo di un libro dalla lettura frettolosa e via al prossimo. Un vero libro si rivela e poi si conferma quando una seconda lettura è più interessante e apre altre chiavi d’interpretazione e approfondisce pensieri e suggestioni. La trama in breve: a Ischiano Scalo, piccolo paese con poche opportunità di svago e di cultura vivono i nostri eroi: due ragazzini Pietro e Gloria, compagni di scuola, d’estrazione sociale ed economica diversi. Gloria, bella e spavalda, di famiglia ricca e perbene e Pietro, timido e introverso, di famiglia proletaria che più non si può, e anche disastrata: padre violento e alcolizzato, madre con problemi psichici e un fratello incolto che nutre vaghi ed assurdi sogni; insomma un bambino definito, secondo il linguaggio scolastico, un caratteriale. Tra l’altro perseguitato da tre compagni bulli e balordi, che così esprimono il degrado e il disagio di certe realtà umane: lo opprimono con continue offese verbali e fisiche. Eppure tra questi due ragazzi Pietro e Gloria c’è una sintonia d’intenti e una vicinanza affettiva che va oltre una semplice amicizia adolescenziale. L’altra coppia scombinata è quella di Graziano Biglia play boy da strapazzo, un po’ attempato che insegue ancora futilità e vanaglorie trascorse e la professoressa Flora Palmieri, donna trentenne dall’aspetto misteriosamente bello e dal carattere riservato e solitario. Eppure casualmente i due destini ad un certo punto del loro curriculum vitae s’incrociano e le due diversità si combinano…
Ammaniti scandisce le tappe della vita, contrassegnate da rituali obbligati, marcatori dei passaggi generazionali e lo fa con graffiante ironia e con partecipe adesione sentimentale.
L’autore ci ammannisce con un lessico immediato ed autentico ed un periodare breve e conciso; alterna una scrittura calibrata e precisa, ad un’altrettanta scrittura non osservante di precise schemi narrativi. Alterna registri verbali diversificati dando la misura del suo profondo scavare nel centro delle vite umane e restituendoci non tanto personaggi, ma persone in carne ed ossa. Carpisce con sorprendente inquietudine i lati oscuri e controversi dell’animo umano dosando malinconiche asprezze e ironiche dolcezze. Senz’altro questo romanzo più che godibile, è amabile come certi vini dal sapore dolce e dal retrogusto asprigno.
L’autore Niccolò Ammaniti è nato a Roma nel 1966. Ha pubblicato Fango 1996, Branchie 1997, Ti prendo e ti porto via 1999, Io non ho paura 2001, Come Dio comanda e l'ultimo Che la festa cominci.
Dei suoi libri sono stati tratti film di successo, di importanti registi. E’ pubblicato in 44 Paesi e il suo sito ufficiale è all’indirizzo www.niccolòammaniti.com.
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una giostra grottesca
una storia talmente assurda da sembrare vera. ammaniti intreccia tanti piccoli drammi quotidiani con uno stile tutto personale, in una ragnatela che cattura il lettore tanto da farlo sentire spettatore in prima linea, coinvolgendolo in una danza dolorosa che è anche un inno a vivere la vita. commovente
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Ti prendo e ti porto via
Ho scoperto Ammaniti con "Come Dio comanda" e questo libro è una piacevole conferma. I personaggi sono molto reali e terribilmente vicini: da "coetanea" del protagonista anche io ho trovato nella memoria le figure dei bulletti della scuola, del bidello, del bar di paese dove tutti - ma proprio tutti - vanno a rintanarsi, dell'affascinante, corteggiatissimo e inarrivabile ragazzo più grande... Un realismo raccontato come pochi sanno fare.
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Ti prendo e ti porto via..
Tenero..sporco..poi lento..veloce...Forse son di parte...perchè adoro lo stile di Ammaniti...ma l'intensità con cui i personaggi di questo paesino incrociano le loro piccole storie quotidiane invita davvero a non mollare il libro finchè non arriva quella frase nella lettera di Pietro...Ti prendo e ti porto via...una speranza che è una promessa:non si lascerà dimenticare;)
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Questo libro ti prende e ti porta via!
L'ho letto in 2 giorni (oltre 400 pagine), la storia prende talmente tanto che vorresti sapere subito come va a finire.. struggente, divertente, a volte un pò volgare, ma da leggere sicuramente. Il titolo ha ispirato anche la celebre canzone di Vasco!
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Ti prendo e ti porto via
Bello! Ho trovato questo racconto veramente simpatico e "fresco". Si legge tutto d'un fiato e a tratti i dialoghi ed i pensieri attribuiti ai personaggi fanno sorridere di gusto. La storia scorre via che è un piacere e i protagonisti, ben caratterizzati, ti fanno letteralmente innamorare di loro, Pietro su tutti. Mi è piaciuto molto lo schema narrativo ed inoltre la storia si conclude con un finale che non ti aspetti. Davvero una bella sorpresa!
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Ti prendo e ti porto via
Non avevo mai letto niente di Ammaniti e devo dire che questo libro mi ha piacevolmente sorpreso. Storia appassionante e stile di scrittura fantastico! E bravo Ammaniti!
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Standing ovation
Il migliore Ammaniti. Una storia che ti strega, ti fa innamorare e ti lascia la sensazione di un pugno nello stomaco. Coinvolgente, da divorare come le passioni di cui vivono i protagonisti. Bellissimo.
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Per assurdo...Non ho parole!
E' e resterà il più bel libro che io abbia mai letto! Mi ha portato via..per sempre!
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che bello!!
....che bellissimo incontro!! Non avevo ancora letto nulla di Ammaniti, ma dopo questo libro recupererò senz' altro! Le pagine scorrono che è un piacere, nell'altalenarsi delle vicende del piccolo e tenerissimo Pietro e del latin lover in crisi di mezz'età Graziano... a tratti ironico e divertente, a tratti cinico e disperato, è davvero un racconto da non perdere... ve lo consiglio di cuore!
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Via!
Un libro "tutto d'un fiato"!
Sarete travolti dagli eventi, dalla rapidità di successione.
La sensazione che avrete sarà che quei personaggi che descrive Ammaniti, li avrete conosciuti da sempre.
Romanzo che prende e vi accompagna alla lettura di un degno romanzo successivo... Come dio comanda!
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Ultimo aggiornamento: 22 Dicembre, 2008
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Mi piace?
Dopo aver letto "io non ho paura" forse mi aspettavo di più da questo libro. Ora appena finito di leggere e tirando le somme non riesco a capire se mi è piaciuto o meno...
Verso la fine del libro l'intercambiarsi dei personaggi narrati (Pietro/Biglia Biglia/Pietro) quasi mi ha innervosita.
L'unica cosa a favore che ho trovato è che mi ha incuriosito ed è stata questa la bravura dello scrittore: la curiosità di sapere come va a finire, come vuole far finire la storia.
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- sì
- no
ti prendo e...
bello, veramente bello !!. si fa leggere ottimamente, conducendoci in storie urbane, con risvolti noir, di misere periferie.
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Branchie
Un Ammaniti esordiente, fresco, ispirato e surreale.
Il protagonista è Marco Donati, un ragazzo romano affetto da un tumore ai polmoni in stadio avanzato che, tuttavia, cerca di esorcizzare facendo l'esatto contrario di quello che si consiglierebbe ad un malato terminale e trova la sua oasi di pace nel proprio negozio dove vende pesci che conosce a menadito.
Riceve inaspettatamente un assegno di 5.000 sterline unitamente alla proposta di recarsi a Nuova Delhi per allestire un magnifico acquario.
Partirà, senza neppure riflette, e nel nuovo continente si troverà, suo malgrado,coinvolto in situazioni pazzesche e paradossali, il più delle volte surreali.
Morale: speriamo che la morte ci sorprenda vivi.
Stile originalissimo e molto divertente
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Ti prendo e ti porto via
Che dire di uno dei migliori libri scritti da chi è attualmente, almeno secondo il mio piccolo giudizio,il miglior scrittore italiano?
Nulla, leggetelo perchè nella sua semplicità è un capolavoro!
Come avrete capito adoro Ammaniti.
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TI PRENDO E TI PORTO VIA
Il titolo è un dolce richiamo perché si ispira al romantico ideale di salvare e di essere salvati; ma è di Ammaniti che stiamo parlando e il suo mondo è spietatamente reale. Nessuno si salva, nessuno viene salvato. Il destino dei protagonisti Pietro - adolescente puro e idealista ma erede dell’apatia morale ed umana di una famiglia socialmente “inutile” – e Graziano Biglia – contrariamente al primo, playboy impuro e privo di valori – rincorrono la speranza di un futuro nel microcosmo provinciale fatto di semplici equilibri (una famiglia, una jeanseria sul mare ....). Piccoli ideali di provincia. Tuttavia, la “rincorsa” è segnata, attutita e poi frenata dalle debolezze come pure dalle eccessive virtù dei nostri protagonisti coadiuvate da sfortunate coincidenze e fortuiti eventi da cui non sfuggono mai i personaggi di Ammaniti ... e nemmeno noi.
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Ti prende e ti porta via...
Ischiano Scalo,un paesino dove il mare c’è ma non si vede,un paesino che si arroventa al sole dell’estate e che d’inverno viene battuto da gelidi venti,popolato da un’umanità intessuta di storie parallele che si intrecciano fino a confluire in un unico riflesso di quotidiana realtà,è lo scenario di questo romanzo dai toni crudi e duri ma nel contempo delicati e commoventi ed in ogni caso coinvolgenti di Niccolò Ammaniti. E l’anima di questo paese si muove intorno alle vicende dei personaggi,con tutto il suo carico di pensieri interpretativi,di consensi o rigetti,di sommesse sentenze foriere di perdoni o di collettive condanne. Qui,troviamo il piccolo Pietro,un ragazzino dalla strada già disegnata da una cupa predestinazione,contro la quale,sembra inutile persistere nel cercare di cambiare lo stato delle cose:un padre violento,una madre malata di nervi,un fratello di poco intendimento,una famiglia in cui regna sovrana una spiccata anaffettività. Un ragazzino pieno di sogni per lo piu’ non così irrealizzabili,come frequentare il liceo e studiare zoologia,unito da una inspiegabile legame a Gloria,la bella,ricca e viziata figlia di un direttore di banca,per la quale nutre indefiniti sentimenti amical-amorosi. La storia di Pietro, s’interseca con quella di Graziano Biglia,playboy ormai sfatto dal sesso,dalle droghe e dall’età,nonché dalle menzogne o meglio da realtà travisate per alimentare la sua autostima,pervaso da una voglia silente di una normalità che si presta ad essere presa a calci dalla realtà e di Flora, insegnante di Italiano,anonima vita di donna,schiacciata da pesi di cui nessuno conosce l’esistenza e l’entità,avvolta nel bozzolo oscuro di una metamorfosi che si intravvede ma che,nel momento in cui sta per attuarsi,regredisce al primissimo stadio. E con loro,tutto un brulicare di personaggi che danno colore e spessore al racconto:il gruppetto dei bulli della scuola,capeggiato da Pierini,novello Franti di De Amicis,il poliziotto depresso la cui mente aspira ad un modello immaginifico di Clint Eastwood,il bidello ossessionato dal preconcetto di una sardità delinquente perennemente in agguato,l’assillante figura della madre del Biglia che trasforma in cibo tutte le sue nevrosi.Una lettura che,alternando un’ironia ed un’umorismo dilagante ad una intensa melanconia e drammaticità,nel contesto di una storia ottimamente strutturata,cattura,trascina,tiene incollati alle pagine e “Ti prende e ti porta via”.
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ti prendo e ti porto via
Ho comprato questo libro dopo aver letto "io non ho paura" dello stesso autore, che avevo già apprezzato molto non solo per la storia raccontata ma anche per il "modo" in cui è stata raccontata. E ancora una volta, sono stata rapita dalla scrittura precisa e tagliente di Ammaniti. Una storia cruda, personaggi arrabbiati, delusi, ragazzini trascurati, sembra un mondo di dolore e di amori perduti in partenza. E il finale è terribile, straziante, viene voglia di intervenire per bloccare tutto il meccanismo di distruzione messo su fin dalle prime pagine. Ammaniti usa una scrittura "forte" per questo microcosmo di personaggi diversi le cui vite si intrecciano e si fondono, a volte per caso, come accade nella vita.
Fili invisibili legano le persone conducendoli verso un destino ineluttabile. E' un libro che ho "sentito" molto, che ho letto con voracità... e adoro il titolo, così romantico, così poetico!










Opinione inserita da Cristina V 19 Novembre, 2010