Viola
Letteratura italiana
Editore
Pervinca Paccini (1950) è nata e vive a Milano. Ha insegnato materie letterarie nella scuola media e diretto per diciotto anni un istituto scolastico statale. Nella professione, nella vita e nella scrittura considera irrinunciabile l’attenzione all’uomo nella sua dimensione individuale, sociale e culturale. Con Autodafé ha già pubblicato la raccolta di racconti Vuoti a perdere (2010).
Recensione della Redazione QLibri
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Al di sotto delle aspettative
Sarò sincera: il libro non mi è piaciuto. Detto questo, non lo sconsiglio del tutto, per alcune parti toccanti meglio riuscite che alzano un po' il livello dell'insieme.
Ma mi aspettavo qualcosa di diverso, un contesto storico più approfondito nelle atmosfere, odori e colori anni Settanta, non semplici reminiscenze che si possono leggere ovunque. Anche i personaggi del passato e del presente non sono sempre ben tratteggiati. Marianna, per esempio, grintosa ragazza new global, che aspetto ha? Poche righe liquidano il suo vissuto: ex anoressica, madre passata a miglior vita e, “per completare l'opera”, violentata da un padre violento.
Ma tanto “è guarita”, e poi quello che conta davvero è il dolore della bella Giulia, che ha perso la sorella Viola in circostanze misteriose e a distanza di trent'anni non se ne fa una ragione.
Un personaggio, quello di Giulia, proposto in doppia versione: negli anni Settanta, studentessa universitaria della sinistra rivoluzionaria, e ai giorni nostri, insegnante cinquantenne.
Nella narrazione dei fatti dell'epoca ci si rivolge a Viola con accenti accorati, mentre in quella moderna occorre sciropparsi il punto di vista di Gabriele, restauratore di libri antichi innamorato della Giulia non più giovane, ma un tantino anche della defunta Viola.
Quest'ultima, bidimensionale quanto le foto che la ritraggono, resta impantanata in una storia tutt'altro che verosimile: spaventata da personaggi inquietanti, non ne imbrocca una, e lo stesso, in fin dei conti, fanno i suoi persecutori.
Per restare in tema di verosimiglianza, i personaggi di questa e di quella generazione, che dialogano come se leggessero un copione, sono tutti generosi e amiconi, pronti a dare una mano ad una certa Martina, gravemente malata, per scoprire che “la sofferenza ci fece bene: diede respiro alla nostra fretta, dentro cui si infilarono piccole pause tranquille come sacche vuote nel disordine del troppo”. Frasi del genere, piuttosto caricate, costellano tutto il romanzo e non incontrano decisamente il mio gusto.
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Giulia e "Viola"
Un romanzo stilisticamente giocato su due diversi punti di vista: il primo con un tu confidenziale per raccontare il passato (sessantotto e dintorni), il secondo in prima persona per raccontare il presente.
La dualità si sviluppa nella storia di due sorelle, Giulia e Viola, con il loro vissuto da giovani studentesse, con le loro lotte. i loro amori, i loro turbamenti, fino ad un epilogo tragico per Viola. Il presente racconta il tentativo di Giulia di ricostruire i fatti con l'aiuto di Gabriele...
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Il sessantotto raccontato in un romanzo.
Un romanzo avvincente, che non ti concede pause. Da leggere tutto d'un fiato. Finalmente il sessantotto raccontato in un romanzo e non in un saggio. I protagonisti di ieri e la loro vita di oggi. La storia si snoda con uno stile piacevole e un ritmo incalzante. Originale l'utilizzo di più punti di vista narrativi.









