Narrativa italiana Romanzi Viva più che mai
 

Viva più che mai Viva più che mai

Viva più che mai

Letteratura italiana

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Dubbio è il soprannome che hanno dato a Ernesto Livera, e si addice bene alla sua indole un po’ tentennante. Di solito, infatti, l’Ernesto si lascia prendere dall’indecisione. Una certezza, però, l’ha molto chiara: dai carabinieri è meglio stare alla larga. Perché di «mestiere» fa il contrabbandiere. Avrebbe fatto altro nella vita, ma tant’è, ora campa traghettando stecche di sigarette dalla Svizzera, magari di notte, con una barchetta a motore, bep-bep-bep. E proprio stanotte, con la prua della barchetta, ha urtato il cadavere di una donna. L’ha tirato a riva, poi è andato a chiamare un suo cliente fidato, il medico di Bellano, il dottor Lonati, perché, appunto, lui dai carabinieri preferisce non presentarsi. Ma il mattino dopo, alla riva, il cadavere non si trova più. Eppure Ernesto l’ha visto bene, anche se adesso gli sorge il… dubbio di esserselo sognato. E il dottor Lonati lo sa che Ernesto soffre di questo tipo di allucinazioni fin da quando era un ragazzino. Forse dovrebbe cercarsi un lavoro più regolare. E magari una fidanzata. Il lago però non mente; nasconde segreti inconfessabili, e quando decide che è il momento di rivelarli, non ci sono dubbi che tengano. Viva più che mai racconta una storia sorprendente e misteriosa. Tra ganassate di paese, coincidenze impensabili e colpi di scena, Andrea Vitali scioglie una matassa che ingarbuglia il presente con il passato, la riva di qui con quella di là del lago di Como, fino a chiarire la verità dei fatti. Una verità che però…

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Viva più che mai 2017-07-15 13:49:10 sonia fascendini
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sonia fascendini Opinione inserita da sonia fascendini    15 Luglio, 2017
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Dubbi e segreti

Con questo romanzo Vitali vira verso il giallo. Giallo, ma non troppo, perchè lo stile è sempre il suo. Sono l'ironia. la voglia di irridere benevolmente istituzioni, regole e luoghi comuni i veri protagonisti di questo romanzo.
Questa volta conosciamo Il Dubbio, che suo malgrado si imbatte in un cadavere. Imbatte letteralmente perché la malcapitata sceglie proprio il suo remo, per farsi trascinare dal centro del lago di Como fino a riva. Tutto sarebbe semplice se non parlassimo del ragazzotto, poco sveglio e un po' scemo del villaggio di Bellano. Così anziché correre dai carabinieri avverte qualcun altro. Tra somiglianze inaspettate, lettere sibilline, polvere nascosta sotto i tappeti, piano piano Vitali ci prende per mano e centellinando le informazioni ci porta verso la soluzione del mistero.
Mentre le pagine scorrono e veniamo a conoscenza di innumerevoli dettagli sugli abitanti delle rive del Lario ci viene da chiederci se l'autore si sia dimenticato del cadavere che ci ha piazzato davanti dopo poche righe. Se ci stia prendendo in giro, divagando tra gare canore, scherzi crudeli e aneddoti simpatici. Ma poi come per magia ogni cosa trova il suo posto. Tutto è chiaro: non ci stava prendendo in giro, ci stava offrendo gli elementi per risolverlo il giallo da soli.
Decisamente al di fuori del modo consueto in cui gli autori si accostano a un mistero. Romanzo comunque gradevole da leggere, scritto con una passione per la scrittura e per il lago di Como che trasuda da ogni pagina.

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Viva più che mai 2017-07-04 08:40:51 evakant
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evakant Opinione inserita da evakant    04 Luglio, 2017
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47...morta che parla

47…morto che parla.
Anzi, morta.

La morta in questione è stata accompagnata in stazione, ha preso un aereo per Londra, ha scritto la cartolina…
Come è possibile?
E’ ancora tutto frutto della mente del giovane Ernesto Livera, detto il Dubbio?

Ernesto da ragazzino ha rinvenuto il cadavere del padre in riva al lago, mezzo dentro e mezzo fuori, e da allora non è più stato tanto normale, sostiene di vedere il padre in giro per Bellano, di parlargli addirittura…e questo fa impazzire la povera madre, la signora Canterina, e il dottor Lonati, che da tanti anni ha a cuore la sorte di questo ragazzo strano, che non sa prendere una decisione, la cui risposta frequente è “Boh!”.
Non sa che fare del suo futuro, come sbarcare il lunario e mentre la madre si affanna a fargli trovare un’occupazione fissa e degna lui con il suo mestiere di “nolleggiatore” porta in giro turisti sul lago…e si caccia in un mare di guai.

Ma la morta?
Torniamo indietro un attimo, al mercato di Bellano dove il Biagio Riffa detto “truffa” venditore ambulante di scarpe il cartone insidia le giovani del posto, ogni paese è buono per un’avventura diversa…e Riffa è quello che si potrebbe considerare il migliore amico del Dubbio…e oggi ha proprio beccato due belle pollastrelle di Acquaseria, la Valeria e la Tina…la Valeria poi…bionda, bella, esuberante…
Ha combinato un incontro al crotto per la sera stessa…ma gli serve un amico per la Tina, chi meglio del Dubbio?
La serata finirà malissimo per Biagio, Valeria è in partenza per Londra dove affinerà il suo inglese, e comunque non ha nessuna intenzione di stare al gioco del Truffa. Mentre Tina e il Dubbio se ne vanno a casa, Valeria molla lì Biagio come un cucù e se ne va.
Qualche ora dopo il Dubbio, nella sua traversata notturna con la Canterina (la barca…si chiama come la madre) per rifornire alcuni clienti di sigarette non proprio nazionali…urta qualcosa con un remo…punta la torcia e … non crede ai suoi occhi. Il corpo di una giovane bionda, bella…ma è proprio la Valeria? Ha paura Ernesto, riesce a confessarlo solo al dottor Lonati, e penserà lui a chiamare i carabinieri ma…di cadaveri nemmeno l’ombra.
Che si sia ancora sognato tutto? Come quando credeva di vedere il padre in giro per Bellano?
E in più...quella che il Dubbio sostiene sia la morta…corrisponde tramite telefono e cartoline con l’amica Tina!

Da qui tutta una serie di misteri, storie passate, segreti di famiglia sepolti e taciuti da anni piano piano si dipanano, in un’estate bellanese un po’ pazza, calda e afosa come non lo era da anni, che ha come sfondo tantissimi personaggio che tutti insieme fanno IL personaggio: il paese, Bellano.
Tutti insieme sono come un unico organismo fatto di tante piccole sfumatura e volte divertenti, a volte amare, a volte tristi, a volte tragiche.
Questa ennesima storia di Vitali è forse un po’ meno efficace delle precedenti, la storia principale lascia a volte un po’ di spazio a tante piccole storie parallele, quella della Tina, della Supposta, della levatrice Dominetti, dei carabinieri della stazione di Bellano, tutte insieme per risolvere il mistero del corpo visto dal Dubbio…sempre che poi il mistero si risolva.

Tante storie in parallelo che forse rendono un po’ meno scorrevole e fluida la narrazione e la comprensione della vicenda, Vitali normalmente è un po’ più lineare nel dipanare le sue storie, ma ugualmente godibile, con tratti di ironia che lasciano sicuramente il sorriso stampato in faccia.

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Viva più che mai 2016-12-02 17:25:34 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    02 Dicembre, 2016
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Un mistero in fondo al lago.

Bellano e la gente del lago, o meglio delle due sponde del lago di Como: al centro un personaggio singolare, Ernesto Livera, detto Dubbio, contrabbandiere maldestro la cui barca (si chiama Caterina come la mamma assillante e protettiva del suddetto) urta qualcosa durante una traversata, che il tremebondo Ernesto individua (ma non è certo, essendo sempre per natura dubbioso) come cadavere di donna bionda e bella. Parte da qui una storia con una miriade di personaggi, gente d’osteria, operai del cotonificio, primari ospedalieri in pensione, osti furbi e dal passato inquietante, ladri di opere d’arte, infermiere a riposo, carabinieri sempre all’erta tra i quali spicca la spassosa e fanciullesca figura di uno esperto e pluripremiato come imitatore di canti d’uccelli. Mancano solo prevosti, sacrestani e perpetue, questa volta totalmente (e stranamente ) assenti. Tutta la storia si svolge nell’immediato dopoguerra, i personaggi si rincorrono e intrecciano l’altalenare delle loro vite tra rimpianti di un tempo che fu e vicissitudini (anche drammatiche: va in scena perfino un inatteso suicidio) che rimbalzano tra le rive opposte del lago, presso la cui Amministrazione trova finalmente un lavoro stabile nientemeno che come aiuto-pontilista (ma per quanto?) il dubbioso Ernesto. I capitoli sono numerosi (ben 246 !) e brevi, a volte telegrafici, agganciati sempre l’uno all’altro (sia pure con astuti e sapienti salti temporali) da una frase, una parola, un’esclamazione. Andrea Vitali ormai è un esperto del genere, narratore navigatissimo, profondo conoscitore del linguaggio gergale del posto ove è nato e cresciuto: i suoi personaggi sono figurine vive, attuali, che non di rado, oltre che suscitare immediata empatia, fanno pensare e riflettere sulle vicende della vita e sulla loro caducità. Un vero colpo di scena all’ultimo capitolo: dall’oscurità delle acque del lago riaffiora un mistero che sembrava sepolto per sempre …. La lettura di quest’ultimo romanzo di Andrea Vitali, forse uno dei suoi migliori, è senz’altro consigliabile.

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