America
Editore
Recensione Utenti
Opinioni inserite: 4
I dispersi siamo noi?
"America o il disperso" è un libro che Kafka lascia incompleto.
Non è un romanzo di viaggio e l'America è un'idea assolutamente immaginaria. Kafka decide di rappresentare i valori tradizionali europei, sia positivi che negativi, all'ennesima potenza in questo "nuovo" continente che è visto come una speranza per migliorare la propria vita, in questa terra pensata pensata come la via del futuro. Tutto il libro è ricco di partenze e arrivi, il protagonista non riesce mai a stabilirsi in un posto, solo alla fine forse riuscirà a trovare un posto, ma annulla completamente sè stesso.
Indicazioni utili
Ultimo aggiornamento: 26 Dicembre, 2011
Top 500 Opinionisti - Guarda tutte le mie opinioni
Il postumo Disperso
Piero Citati, che ha svelato il vero Kafka, ha descritto America come “un romanzo teologico con un triplo peccato originale”.
Ed in effetti il protagonista per tre volte finisce ruzzolando nell'inferno della polvere e tre volte si rimette in piedi, giovane fenice che rinasce dalle sue ancora calde ceneri.Si pensi al motivo con cui viene spedito in viaggio, alla ragione per cui lo zio Jakob lo allontana e quello per cui viene cacciato dall'Hotel Occidentale
Seppure, incompleto, non meno del Processo e del Castello, in questo libro sentiamo meno l'angoscia pervasiva e riusciamo a leggere di più, seppur dovendo interpretare e dovendo sostare , di tanto in tanto ai pieedi della realtà simbolica dell'uomo Kafka.
Perchè di certo c'è da dire che non è un libro di iniziazione: chi si accingesse a leggere Kafka per la prima volta, di certo non dovrebbe cominciare con America.
E' l'autore, - uno degli autori, - della mia vita e, - ovvio giudizio di parte - ho trovato interessante America perchè sono rari negli scritti di Kafka i ritratti di giovanotti vispi e intraprendenti, descritti con una certa allegria e, forse, invidia. C'è il perdono, la condanna contumace e vergognosa per una colpa mai commessa, ma non c'è odio, astio,desiderio di vendetta. C'è addirittura una foto dei genitori, guardata col desiderio di chi da tempo non gode del calore degli occhi buoni di una madre, del profumo di una mistra lasciata a bollire...
E la chiave di volta è lì, nel Teatro naturale di Oklahoma, in cui c'è un posto per orgnuno e ciascuno può trovare il suo posto.
Come sempre, Kafka sorprende e leviga quelle parti di noi che poco ascoltiamo e racchiude e incastra nelle parole, significati metaforici e allegorie, lontani anni luce dagli occhi di chi spera di trovare in superficie il vero Franz.
Indicazioni utili
Ultimo aggiornamento: 26 Settembre, 2011
Top 500 Opinionisti - Guarda tutte le mie opinioni
E poi?
Un'opera non finita. Ho dato un voto basso al contenuto perchè il libro non è finito, manca, non è realizzato. E questa cosa disturba. Perchè non si capisce che cosa doveva fare questo Karl nel circo.
Perchè reclutavano gente? e tutti quei angeli con le trombe?
Lo stile di Kafka c'è tutto, spettacolare l'espulsione dall'Europa del protagonista, e il suo arrivo verso una nuova società che nuova non lo è. Trova subito un parente che lo caccia, dopo averlo illuso di una notevole eredità, come avevano fatto i parenti europei...
Due farabbutti che lo accompagnano durante il suo viaggio. Farabutti? Boh... il confine tra bene e male non è mai così netto.
Una sosta di lavoro presso un albergo e poi la nuova avventura del circo.
Le cose per i protagonisti di Kafka non sono mai semplici, tutto è maleddetamente complicato e difficile da ottenere. Visto che il finale non c'è spero che questo sia stato un libro dove il protagonista riscatta anche tutti gli sfornutati protagonisti dei precenti romanzi.
Indicazioni utili
- sì
- no
Capolavoro dimezzato
Karl Rossmann è un sedicenne studente di Praga che, vittima della morbosa passione della domestica di famiglia,diventa suo malgrado padre e, per lavare l’onta,viene costretto dalla sua famiglia a fare le valigie e partire in fretta e furia per quel gran calderone di speranza e sogni che sono gli Stati Uniti d’America. Qualche soldo,un abito buono,un salame di Verona,e una fotografia dei genitori,è tutto quello in cui egli si può aggrappare nel nuovo mondo,il resto è incognita,un salto nel buio,avventura. Karl è un frutto acerbo,e di questo ne è pienamente consapevole, sa che nel cinico marasma americano egli può contare solo nella sua scaltrezza nella sua furbizia,nella sua modestia ,che è inutile issare le vele con il mare in burrasca,capisce quando è il momento di ammainarle e di questo fa la sua forza,perché egli è un eroe positivo,si piega,ma non si spezza,non si abbatte,la speranza in lui è inesauribile,il giovane ebreo di Praga lo si può solo amare,dal primo istante. Lo stile è magistrale e scorrevolissimo,la storia intrigante e coinvolgente,condita da scene divertenti e surreali che più che a Kafka fanno pensare al miglior Tarantino. Insomma, un capolavoro,unica gravissima pecca,è un’opera incompiuta,edita postuma la morte del geniale scrittore ceco,un manoscritto giovanile dimenticato in un cassetto in cui egli getta le basi per un’opera che potrebbe essere fiorita in uno dei più bei romanzi del XX secolo. Non posso però consigliarne la lettura,perché è drammatico doversi separare da quest’opera in maniera così prematura,abbandonare Karl nell’oblio,non riuscire a codificare il messaggio di Kafka appena abbozzato che si perde in una nebbia confusa,come perdere la donna della propria vita senza averla mai baciata.
Peccato,peccato sul serio.










Opinione inserita da barch76 22 Luglio, 2011