Dedalus
Editore
James Joyce, irlandese, è sicuramente il più importante scrittore di lingua inglese del Novecento. Negli Oscar Mondadori è stata pubblicata tutta la sua opera: Dedalus, Gente di Dublino, Ulisse e Finnegan's Wake H.C.E.
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Aspettative deluse
Sarebbe bello poter scrivere una recensione positiva su questo libro. Sarebbe bello e doveroso, perché è un classico e perché è frutto di una penna autorevole come quella di James Joyce. Ma quando una lettura in cui si ripongono grandi aspettative ci lascia addosso solo un senso di tedio e pesantezza non è facile scriverne bene anche se si tratta di un capolavoro universalmente riconosciuto. Certo è fuori discussione la bellezza di una prosa curata ed elegante che denota il grande talento letterario dell'autore; solo che, messa al servizio di una trama spenta e confusionaria perde di consistenza e di fascino. Così come non si può negare l'importanza dei temi trattati, a cominciare dall'indipendentismo irlandese e proseguendo con l'ingerenza della religione nella vita pubblica. Ma in particolare dovrebbe essere interessante l'analisi dei tormenti interiori di un giovane studente alle prese con la decadenza di prestigio della sua famiglia, con screzi e incomprensioni nel rapporto con compagni ed insegnanti, con tormenti amorosi, con formicolanti impulsi fisici in contrasto con la bigotta e puritana morale che gli viene impartita. Ma riesce difficile farsi coinvolgere da un personaggio privo di carisma e della capacità di creare empatia, che per quasi tutto il libro si dimostra passivamente succube dei precetti religiosi dei gesuiti e che anche quando decide di ribellarsi lo fa con apatia e indolenza. Anche il metodo usato dall'autore nel presentare la psicologia di Dedalus non appare molto efficace, essendo per lo più affidato a vaghi ricordi d'infanzia e a dialoghi che cominciano e finiscono in maniera piuttosto occasionale, non permettendo al lettore di avere una chiara analisi introspettiva del protagonista ne di seguire un vero e proprio filo logico. Pesante il lungo capitolo nel quale vengono esposte le punizioni e i tormenti a cui sono destinati i peccatori che andranno all'inferno, sconclusionato il diario finale scritto in prima persona dal protagonista. Probabilmente ci sono dei libri che sono belli ovunque e in tutte le lingue, altri come questo che invece vanno letti necessariamente in lingua originale perché forse la traduzione, l'adattamento ad un'altra lingua e ad un’altra grammatica, il differente contesto culturale in cui vive il lettore straniero non riescono a dare lo stesso risultato dell'originale. Mettiamola così, altrimenti riesce difficile spiegarsi come quest'opera possa meritare la fama che ha.
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Ultimo aggiornamento: 30 Mag, 2012
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Storia di un giovane aspirante artista
Romanzo semiautobiografico noto in italiano anche con la traduzione del suo titolo originale cioè "Ritratto di un artista da giovane", il libro accompagna il giovane Stephen Dedalus, successivo Telemaco adottivo di Leopold Bloom in "Ulisse" dalla sua primissima infanzia fino ai venti anni quando cioè grazie a un'epifania ( episodio apparentemente banale che però riveste grande importanza rivelativa in chi lo vive) il giovane prende coscienza della sua volontà di diventare artista o meglio scrittore.
La lingua segue l'evoluzione del suo personaggio che all'inizio si esprime in maniera infantile e vive delle esperienze sensoriali (la mamma aveva un bel profumo, il papà aveva la barba si legge nelle prime pagine) per poi evolversi via via nei capitoli successivi fino a toccare le conversazioni filosofiche sulle teorie di san Tomaso d'Aquino fatte tra Stephen e i suoi compagni alla teorie letterarie: l'artista ( per dirla col Flaubert) è come il Dio della creazione che dopo aver creato l'uomo sta a guardare rimirandosi i pollici.
Nome del protagonista fortemente allegorico: Stephen è il protomartire, Dedalus colui che volle volare nella mitologia greca, intriso delle conoscenze "forti" dello scrittore: letteratura europea, filosofia, mitologia e religione, il romanzo è l'evoluzione più diretta e più proiettata verso il futuro della scrittura di Joyce, meno legato al realismo come avviene in Gente di Dublino e più sperimentale per uso di linguaggio e punteggiatura.Imperdibile.









