Il giocatore Il giocatore

Il giocatore

Letteratura straniera

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È la storia di un progressivo inaridimento morale, il percorso deplorevole di un giovane uomo che lentamente, ma inesorabilmente, perde interesse verso tutto ciò che lo circonda, in nome di un'unica passione: il gioco d'azzardo. Il protagonista si distingue però dalle alte creazione dell'autore perché non procede fatalmente verso un arricchimento spirituale o verso una rovina catartica che ne coroni l'esistenza.

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Il giocatore 2017-05-15 17:19:28 combinazionimagiche
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combinazionimagiche Opinione inserita da combinazionimagiche    15 Mag, 2017
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Gioco metafora di vita

Avevo un certo pregiudizio nei confronti di quest’opera, dovuto alle recensioni lette qua e là: un’opera minore, scritta di fretta per non cedere al “ricatto” di un editore, che in mancanza della suddetta, avrebbe potuto pubblicare, per nove anni e senza pagarne i diritti, tutte le opere di Dostoevskij.
Protagonista e voce narrante è Aleksej Ivanovic, precettore dei figli minori di un Generale russo, ormai caduto in disgrazia, divorato dai debiti e dalle figure che gli stanno intorno. Aleksej è innamorato di Polina, figliastra del Generale e, sarà proprio l’amore verso quest’ultima a portarlo alla rovina, materiale e morale. Il suo avvicinarsi alla roulette e al gioco non è che una conseguenza del suo volersi innalzare ai suoi occhi, del suo voler essere il salvatore della fanciulla. Essa infatti è tenuta in scacco dal marchese De Grieux, creditore della famiglia.

…"prendete questi settecento fiorini e andate a giocare, vincete per me alla roulette quanto più potete; ora i quattrini mi sono necessari, costi quel che costi."

(…)"Dopo l’ordine di andare alla roulette era come se avessi ricevuto una botta in testa. Strano affare:avevo di che riflettere e invece sprofondai completamente nell’analisi dei sentimenti che provavo per Polina. Era vero, mi ero sentito più a mio agio in quelle due settimane di assenza che in quel momento, nel giorno del mio ritorno, benché in viaggio fossi impazzito dalla nostalgia, avessi corso come un ossesso e fossi arrivato al punto di vederla davanti a me ogni minuto."

Forse più che la fortuna al tavolo da gioco, nella prima parte del romanzo, tutti aspettano la morte della vecchia nonna, per ereditare la sua fortuna e modificare radicalmente le loro sorti: il Generale potrebbe, finalmente, sposare M.lle Blanche e ripagare tutti i suoi debiti, Polina liberarsi di De Grieux…ma la nonna lungi dall’essere moribonda fa la sua comparsa a Roulettenburg, con tanto di servitù al seguito. E sarà lei stessa a sperimentare il brivido tipico del giocatore, quell’adrenalina crescente ad ogni nuova puntata, quell’attesa, seguita ora da una gioia profonda ora da un’altrettanto profonda rabbia. Proprio al seguito della nonna il precettore farà sua quella voglia irrefrenabile di tentare la fortuna, nonostante la prima impressione sul casinò fosse stata terribile

"Tutto mi sembrò così lercio, per così dire moralmente brutto e lercio…(…) gli uomini, non soltanto alla roulette ma ovunque, non fanno altro che togliersi o vincersi qualcosa reciprocamente".
Aleksej gioca per salvare Polina, per salvare se stesso da un amore che lo divora, per comprare quella donna sfuggente eppure così vicina. Vincerà e anche parecchio, ma neanche questo gli farà conquistare la cosa più importante della sua vita, il rispetto e l’amore di una donna, quella stessa donna che offesa dal suo gesto rifiuterà lui e i suoi soldi…e questa sarà la vera rovina di Ivanovic, che inizierà ad annullarsi fino ad avere il solo scopo nella vita di sfidare la sorte, o la vita stessa, ad una roulette, nella scelta tra rouge et noire, pari et impair, manque et passe…

"Sono persuaso che, per metà, fosse entrato in gioco il mio amor proprio; avevo voglia di stupire gli spettatori, affrontando un rischio dissennato, e ricordo con chiarezza, strana sensazione!, che all’improvviso fui effettivamente dominato, al di là di ogni sfida della vanagloria, da una tremenda sete di rischio. Può darsi che, dopo essere passato attraverso tante sensazioni, lo spirito non finisca affatto col saziarsene, ma ne tragga soltanto un’esaltazione che lo spinge a esigerne sempre di nuove e sempre di più forti, fino alla definitiva estenuazione."

Come già nei miei incontri passati con Dostoevskij si ripresenta il mio amore/odio per lui. Una lettura che stenta a decollare, a coinvolgere del tutto finché non arriva un punto in cui non si riesce più a chiudere il libro e, anzi, lo si inizia a divorare, aumentando il ritmo della lettura, che diventa quasi una corsa. Anche stavolta Dostoevskij mi ha coinvolta e stravolta…e spero sia così anche per voi.

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Il giocatore 2016-01-29 20:04:29 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    29 Gennaio, 2016
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Quel demone che è un oblio eterno

Non è certo il Dostoevskij immenso letto nei Karamazov, né quello geniale de "Le notti bianche", ma "Il giocatore" rimane un'opera di rilievo nel mezzo dei capolavori dello scrittore russo.
Nella sua perenne analisi degli abissi dell'uomo, stavolta egli si imbatte in uno di quelli al quale è più difficile sfuggire, quello del gioco, e lo fa con il suo stile inconfondibile, che riesce sempre a coinvolgere emotivamente.
Ne "Il giocatore" ci vengono narrate le vicende del giovane Aleksej Ivanovic, precettore dei figli di un generale ormai caduto in disgrazia economica, profondamente innamorato della figliastra di quest'ultimo.
Dal titolo piuttosto eloquente, si potrebbe presagire che il nostro cammino sia a fianco a fianco al nostro protagonista mentre egli per la maggior parte del tempo si conduce alla sua stessa rovina di fronte alla diabolica Roulette. Errore.
La sua caduta non sarà così eclatante, né il demone del gioco lo aggredirà così repentino e aggressivo. Esso è un male furbo e paziente. Esso si insinua, come ogni male oltremodo pericoloso, in maniera silenziosa nella vita del giovane, prendendone subdolamente possesso mentre egli è distratto e reso senza difese dalle assurde vicende che si susseguono nella famiglia, e dal suo amore che sembra non essere corrisposto. Una volta insinuatosi, il suo attacco sarà violento e improvviso, ancora più pericoloso perché proveniente dall'interno. La rovina viene rapida come uno sbatter d'occhi, e l'abisso in cui egli cade è senza fine né via d'uscita.

Nulla può tirarvi fuori da quel pozzo senza fondo, nemmeno l'amore che avete desiderato per tutta la vita, e nemmeno se è stato proprio quell'amore a gettarvici, nella speranza che avevate di conquistarlo. Anche se questo si rivelasse in tutta la sua luce, dopo che per tempo indefinibile era stato solo tenebre fitte, non avrebbe il potere di salvarvi.
Si diventa schiavi di un male dal quale crediamo di poterci liberare in qualsiasi momento, come se fosse soltanto questione di volontà; continuiamo a sottovalutarlo come quando ancora non ci aveva ghermito del tutto, ma scoprendo ogni momento che da esso non possiamo più scappare e che siamo soltanto burattini nelle sue mani, avendo perso ogni potere sulla nostra vita e le nostre scelte. Esse si limitano al furioso rimbalzare di una pallina su un frenetico cerchio rotante, che ormai detiene l'assoluto potere sul nostro destino e ne sceglie i colori al posto nostro.

"Vi siete fatto di legno - egli osservó, - non solo avete rinunciato alla vita, agli interessi vostri e a quelli sociali, ai vostri doveri di cittadino e di uomo, ai vostri amici, non solo avete rinunciato a ogni altro scopo, tranne quello di vincere al gioco: avete rinunciato perfino ai vostri ricordi. Vi ricordo in un momento ardente e intenso della vostra vita; ma sono sicuro che avete dimenticato tutte le vostre migliori impressioni d'allora; I vostri sogni, i vostri desideri quotidiani di adesso non vanno oltre il pair, il dispair, il rouge, il noire, le 12 cifre centrali e così via, e così via, ne sono certo!"

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Il giocatore 2015-08-18 15:59:44 Giovannino
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Giovannino Opinione inserita da Giovannino    18 Agosto, 2015
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L'azzardo di Dostoevskij.

Chi è il giocatore d'azzardo? Come si comporta al tavolo verde? Che differenze ci sono tra i vari giocatori in base alla loro nazionalità? A questa e a molte altre domande risponde in questo breve romanzo Dostoevskij, ma non solo.
Come in molti saprete questo romanzo è stato scritto nel 1866 in fretta e furia, Dostoeveskij doveva consegnarlo infatti in un mese al suo editore altrimenti quest'ultimo avrebbe avuto i diritti di pubblicazione su tutte le sue opere. Per evitare questo Dostoeveskij si fece anche aiutare nella stesura da Anna Grigorievna Snitkina, abile dattilografa che in seguito diventerà sua moglie. Il Giocatore lo potremmo definire un romanzo semi biografico, infatti lo stesso autore è stato per lungo tempo vittima del gioco d'azzardo (scrisse questo libro proprio per pagare dei debiti di gioco) e la sua conoscenza nel campo la si denota ogni volta che ci descrive le scene al casinò. Dostoeveskij conosce bene i comportamenti dei vari giocatori, sa riconoscere quelli impulsivi da quello più riflessivi, i moderati e i pacati. Inoltre conosce a meraviglia le regole dei vari giochi.

Il protagonista del romanzo è il giovane Aleksej Ivanovic, abile giocatore che svolge il ruolo di precettore in una famiglia stravagante è composta da diverse personalità originali. Aleksej è innamorato di Polina che però a sua volta (almeno apparentemente) è innamorata del marchese De Grieux (creditore della famiglia). La famiglia è appunto indebitata con De Grieux e l'unica speranza è l'eredità che la nonna moscovita darà alla famiglia alla sua morte. Un bel giorno però la nonna si presenta a casa e in men che non si dica non solo diventa ludopatica ma sperpera tutta la fortuna accumulata in una vita. Polina e i suoi familiari sono disperati e così decide di chiedere un prestito al nostro Aleksej che però possiede poco e nulla. Aleksej però non si abbatte, va al casino e in poco tempo accumula un patrimonio e lo porta a Polina. Quest'ultima però, quasi in preda alla pazzia, lo rifiuta e scappa con Mr. Astley, ricco inglese amico di famiglia. Andreij così si abbatte ulteriormente e convinto dai restanti membri della famiglia decide di andare a spendere tutti i soldi vinti a Parigi. Il finale non ve lo racconto ma sappiate che anche qui c'è "la redenzione" tanto cara all'autore russo.

Il romanzo è sicuramente un bel romanzo e si legge volentieri ma sicuramente non all'altezza degli altri capolavori, alcuni personaggi infatti non sono ben delineati come nelle altre opere e quindi viene meno uno dei suoi tratti distintivi, ma bisogna anche mettere in conto che appunto il libro è stato scritto in un mese. Per il resto il linguaggio è si elevato ma comunque scorrevole e il libro resta piacevole anche se non sicuramente uno dei migliori.

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Il giocatore 2015-02-18 16:15:31 viducoli
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viducoli Opinione inserita da viducoli    18 Febbraio, 2015
Ultimo aggiornamento: 18 Febbraio, 2015
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Una pausa prima del filotto

Il giocatore è un romanzo costruito secondo uno schema consueto in Dostoevskij. E’ scritto in prima persona, il protagonista è un giovane che si trova ad intervenire in una complessa vicenda familiare, è innamorato della protagonista femminile, è in qualche modo inadeguato ad affrontare le situazioni che gli si presentano, finendo per divenire un ulteriore elemento di disordine. Anche in questo romanzo oltre a quella del protagonista-narratore, spiccano la figura di un ricco uomo di mezza età e quella di una giovane donna.
E’ come detto uno schema narrativo tipico di Dostoevskij, che ho ritrovato in sia in Umiliati e offesi sia ne L’adolescente, di recente letti.
Questa volta però, a mio avviso, lo schema non funziona sino in fondo. I personaggi principali, il Generale e Polina, ed anche lo stesso protagonista-narratore Aleksej Ivànovic, sono sbozzati male, mancano di quella carica di umanità (anche negativa) e di rappresentatività sociale che ha fatto degli analoghi personaggi dei due romanzi prima citati dei personaggi immortali. Si percepisce, in definitiva, che il romanzo è stato scritto in un solo mese per onorare un impegno contrattuale e salvarsi dalla rovina economica (proprio a causa del gioco).
Pur con questi limiti strutturali, si deve comunque dire che Il giocatore rimane ovviamente un grande romanzo. E’ grande soprattutto nel tono, che è quello del Dostoevskij gogoliano, ironico e satirico.
La componente satirica è in particolare legata alla analisi del microcosmo di piccola nobiltà cosmopolita che frequenta la città tedesca di Roulettenburg (sic!) ed alla possibilità fornita a Dostoevskij di descrivere sia il provincialismo dei russi all’estero sia i caratteri (per la verità un po’ stereotipati) dei vari rappresentanti delle nazioni europee: il rigido e formale barone tedesco, il gretto e venale marchese francese (cui si accompagna l’inevitabile cocotte), il freddo e distaccato borghese inglese. Emerge dal romanzo come Dostoevskij ce l’avesse in particolare con i francesi, che vengono letteralmente presi a pesci in faccia in varie parti del libro.
Il tono ironico, ed a tratti anche comico, raggiunge il suo apice nell’episodio della calata a Roulettenburg della nonna, che viene presa dalla smania del gioco e dilapida il suo capitale sotto gli occhi attoniti della famiglia che contava sulla sua morte e sulla conseguente eredità. La figura della nonna, che pure è presente solo una piccola porzione del romanzo, è senza dubbio, secondo me, la più riuscita tra i vari personaggi, proprio per il fatto di essere quella più aderente al tono complessivo del racconto.
Il giocatore può essere considerato in definitiva una sorta di commedia di costume, e la sua trama, opportunamente riadattata, potrebbe servire da spunto per il cinema italiano, se ancora esistesse un cinema italiano.
Certo un autore come Dostoevskij ci ha abituato a ben altro spessore narrativo: come accade anche in molti altri autori, tuttavia, le necessità della vita portano a convogliare il talento su testi vendibili, e forse è proprio questo che ha avuto in mente il nostro mentre dettava ad Anna Grigorievna Snitkina (sua futura moglie) questo romanzo. Prendiamolo quindi come una pausa che Dostoevskij si è preso prima di sparare quell’incredibile serie di colpi maestri che va da Delitto e castigo a I fratelli Karamazov.

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Il giocatore 2015-01-05 09:21:58 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    05 Gennaio, 2015
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Il demone dell'azzardo

Le mani tremano, le tempie sono fradice di sudore. Gli occhi seguono ipnotizzati la roulette che turbina vorticosamente, mentre nell'altro senso gira a gran velocità quella pallina d'avorio carica delle speranze di ognuno dei giocatori che si accalcano attorno al tavolo. Un lungo istante precede il responso dell'infida sfera, un attimo che appare infinito durante il quale un brivido percorre la schiena, un inarrestabile formicolio pervade le membra e il terrore di un insuccesso toglie fiato e lucidità. Quindi, guidata dal fato, dalla sorte, dal caso o da quello che si preferisce la biglia sceglie la sua casella, il disco si ferma e vengono decretati vincitori e vinti. I primi esultano inebriati dall'adrenalina e da quel senso di onnipotenza che dà la vittoria. Le loro mani arraffano il frutto della giocata vincente mentre la loro mente è già proiettata al prossimo giro di ruota. I secondi sprofondano in un senso di sconforto che li inebetisce, la rabbia li rode, il bisogno di riscattarsi si fa impellente e li costringe a tentare nuovamente la fortuna guidati dalla stessa speranza e oppressi dalla medesima paura. Il gioco diventa un circolo vizioso che porta alla rovina, il demone dell'azzardo concupisce l'uomo approfittando delle sue debolezze. Lo sa bene il nostro caro Alekséj Ivànovitch che attorno a quella maledetta ruota numerata ha visto compiersi il decadimento della rispettabile “baboulinka” Antonida Vassìlevna, crollare i castelli di sabbia dell'altero generale, insinuarsi il germe della follia nella sua amata Polina Aleksàndrovna, realizzarsi infine la propria rovina. Il vizio della roulette lo ha portato a girovagare di tavolo in tavolo, di casinò in casinò, di città in città inseguendo quella che in realtà non è sete di denaro. Lui i soldi li disprezza, se c'è una cosa che ha imparato è che neanche con una vincita di centomila fiorini si può comprare la cosa che più conta nella vita: l'amore. A spingerlo verso il baratro è piuttosto l'insoddisfazione, la follia, la fame di gioco fine a se stessa. La medesima malattia che ha tormentato per gran parte della sua esistenza l'autore stesso, il grande Dostoevskij che, forte delle sue sventure ai tavoli da gioco, crea e ci lascia questo piccolo capolavoro letterario. La dolcezza della sua penna e la solita maestria nel raccontare le vicende umane si accompagnano alla sua infausta esperienza di giocatore, regalando un romanzo breve ma denso di significato, nonché pregno di coinvolgimento emotivo e ricco di sensazioni. La paura, la speranza, la rabbia, la gioia, le angustie, tutti i sentimenti prodotti dall'azzardo vengono abilmente sviscerati dal maestro russo che attraverso il protagonista Aleksèj diffida i lettori dal farsi affascinare dal demonio del gioco che inevitabilmente porta l'uomo verso la più terribile iattura, perché "chi capita una volta su quella strada, è come se scivolasse in slitta da una china nevosa, sempre più in fretta, sempre più in fretta”.

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Il giocatore 2014-07-08 17:13:19 Mancini
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Mancini Opinione inserita da Mancini    08 Luglio, 2014
Ultimo aggiornamento: 06 Ottobre, 2014
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Una famiglia atipica

Leggendo il titolo si potrebbe essere portati a pensare al singolo che, preso dall’angoscia di qualche evento doloroso o perché malato di gioco, si rinchiude in un casinò ad attendere la fine del proprio denaro, inesorabile epilogo degno di ogni dipendenza, ma che nella mente del malcapitato rappresenta la sola vera valvola di sfogo in cui annegare i propri pensieri.
Storia già sentita, troppe volte.
Il vero quadro raccontato da Dostoevskij ne “Il giocatore” è quello di una famiglia allargata atipica dalla morale dubbia.
Atipica perché non rispondente alla solita struttura genitori-figli, di dubbia morale perché ognuno dei componenti sembra non provare dei sentimenti veri e genuini verso nessun altro.
Il Generale, anonimo capofamiglia, spoglio di qualsiasi autorità degna del proprio titolo è caduto in rovina e ha un disperato bisogno di soldi per estinguere il suo debito con il Marchese De-Grieux, presenza non meglio definita nel racconto.
Aleksej Ivanovic è il precettore dei figli più piccoli del generale che ha anche una figliastra, Polina, innamorata di De-Grieux e della quale Aleksej è invaghito.
Tutti insieme si ritrovano in una cittadina della Germania per giocare alla roulette insieme a Madamoiselle Blanche, di cui Il generale è innamorato, e la madre di lei.
Unica salvezza, ancor più che il gioco, potrebbe essere una tanto attesa lettera con la notizia della morte della nonna Antonida, malata da tempo, la cui eredità sarebbe una manna dal cielo.
Ma non solo la lettera non arriverà mai, ma a gran sorpresa sarà proprio la nonna stessa in carne ed ossa a presentarsi e la stessa scoprirà una forte passione per il gioco che la condurrà attraverso vicende che si dividono tra il comico e il grottesco.
La narrazione non entra nel dettaglio dei sentimenti di nessuno dei personaggi, si limita solo alla descrizione dei fatti, ma nonostante ciò il lettore riesce ad avere chiaro in mente un quadro desolante che ne esce perché il gioco pare essere il solo mezzo per risolvere sia situazioni patrimoniali che passioni che hanno difficoltà a trovare una via di sfogo più naturale.
E il gioco, come avviene nella vita reale, è capace di portare grandi gioie e grandi dolori, molto spesso in un frangente di tempo davvero limitato.
Non mancano i momenti di pura comicità e in questo senso vincente si rivela la figura della nonna e la sua poltrona sulla quale siede mentre è portata da un posto all’altro da tutto il suo entourage.
La differenza sociale tra le diverse classi è l’altro tema chiave del racconto; nobili e “gente comune” messi l’uno affianco all’altro, con il contrasto tipico che ne consegue, con le relazioni che si costruiscono e si sfaldano come fossero nodi legati alla buona.
Unico vero “vincitore” del gioco, quello sociale, non quello d’azzardo, risulta Aleksej il precettore, equilibrio di varie qualità, pur senza eccellere in nessuna di loro.
Il Giocatore si legge in modo piuttosto liscio proprio perché non impegna, non per questo però manca di far riflettere su situazioni di vita che molti di noi della “vita reale” si sono trovati a vivere almeno una volta.

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