L'idiota L'idiota

L'idiota

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L'idiota non è solo un libro straordinario, ma una sfida al mondo che conosce soltanto valori materiali. Tutto il romanzo ruota intorno al protagonista, il principe Myskin, uno spirito puro, incapace di adeguarsi al cinismo, alla meschinità che dominano intorno a lui: con la sua disarmante bontà, la sua innocenza assoluta, egli aspira all'armonia totale. Myskin s'innamora della bellissima Nastas'ja, contendendola al passionale Rogozin. Nessuno si salverà dal male presente ovunque. Resta la vibrante lezione morale che, attraverso il suo personaggio, Dostoevskij ci ha dato.

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Opinioni inserite: 11

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L'idiota 2016-08-03 10:19:37 Giuliacampy
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Giuliacampy Opinione inserita da Giuliacampy    03 Agosto, 2016
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La bellezza salverà il mondo

Autenticità, purezza, compassione: l'incredibile triade di ideali incarnati dal principe Myskin sembrano quanto di più estraneo possa esistere dall'idiozia, ma la verità è che la parola "idiota" ha un significato molto più ampio e profondo di quanto si possa erroneamente immaginare. Dopo il tema del libero arbitrio di cui sono intrise le vicende de "I fratelli Karamazov", il male de "I demoni" e la sua eterna lotta con il bene e con il senso di colpa che perseguita Raskolnikov in "Delitto e castigo", Dostoevskij elabora un personaggio che sembra quasi ai confini della realtà, un giovane uomo che pronuncia soltanto parole sincere, che compie azioni sempre rivolte al benessere del prossimo, che soffre e ride con lui e lo aiuta a estrarre dal sottosuolo dell'anima i pensieri più misteriosi e i dubbi che ciascuno di noi tenta disperatamente di seppellire, perchè teme l'esito della loro risoluzione. La capricciosa sfacciataggine di Elisaveta, la volubilità di Aglaja, l'orgoglio e le assurde contraddizioni di Nastasja e l'impetuosità di Rogozin sono lo sfondo di un bellissimo quadro che vede nel principe il suo soggetto principale, sempre fedele a se stesso e alle proprie convinzioni.
Così idiozia diviene sinonimo di originalità, di diversità, perché nessuno è come lui, non un'anima viva è in grado di comprenderlo pienamente, di accettare che tutto ciò che egli dice e fa non è frutto di un attento calcolo come Lebedev, non è una strategia mirata al raggiungimento di un fine ultimo che conduca ad un vantaggio personale, ma il comportamento sincero e trasparente di un individuo che vede la realtà con gli occhi un bambino, con l'ingenuità e l'innocenza di un fanciullo che si meraviglia di fronte a qualsiasi cosa e che agisce a favore di chi è più bisognoso della sua pietà e compassione. L'amore per due donne, Aglaja e Nastasja, viene interpretato da alcuni come un sentimento la cui doppiezza induce al disprezzo, all'incredulità, perché visto come un subdolo inganno che provoca l'infelicità della povera Aglaja. Soltanto Evgenij comprende che l'amore del principe Myskin non può essere paragonato alla passione di Rogozin né a qualsiasi altro tipo di sentimento terreno, è un moto dell'anima autentico e disinteressato, e come tale non può essere che rivolto a qualsiasi individuo che ne abbia bisogno: è amore per l'essere umano in quanto tale indipendentemente dalle sue qualità fisiche o psichiche. Ecco perché il principe sceglie Natasja, egli sente il dovere di curarla da quella perfida malattia che le oscura la mente convincendola di essere una donna perduta, priva di onore e dignità e quindi destinata ad una meritata ed eterna sofferenza. Nastasja pensa di essere colpevole di un peccato da cui non potrà mai riscattarsi e questa consapevolezza la spinge a bramare il dolore e la lascivia, a ostentare un orgoglio e un'autorevolezza che tenta di esercitare con i suoi improvvisi eccessi di amore ed odio, di passione e gelida indifferenza, con quegli occhi neri e profondi come voragini con cui strega qualsiasi uomo eccetto Myskin, il quale sa che lo sguardo aggressivo di Nastasja è solo una maschera che cela una ragazza indifesa.
L'idiota è tutt'altro che stupido, è acuto, sottile nelle sue riflessioni e quella che viene definita malattia, l'epilessia, diviene la chiave che gli consente di aprire le porte del futuro, di presentire gli eventi che cambieranno l’esistenza degli altri personaggi.
Altra figura di rilievo è quella di Ippolit, colpito da un male incurabile, da una condanna a morte che non ha il fascino cruento di quelle a cui Myskin aveva assistito, ma che procede lentamente, insidiosa. Ippolit teme ma allo stesso tempo brama il giorno in cui i suoi tormenti avranno fine poiché la vicinanza della fine lo paralizza rendendo i suoi ultimi attimi sulla terra insopportabili. Quale impresa può intraprendere un uomo con la consapevolezza che non riuscirà ad assistere alla sua piena realizzazione? La sua confessione è disarmante, sono le ultime parole di un uomo che ha coraggio, pur ostentando una tragica rassegnazione che solo in parte gli appartiene.
Dostoevskij dimostra per l’ennesima volta un’incredibile genialità nel delineare personaggi affascinanti, misteriosi ma sempre profondamente umani e reali. Invidia, vittimismo, infantilismo, egoismo, i semi della discordia che alimentano discussioni e dissidi a cui si contrappone il temperamento pacato del principe; si tratta tuttavia di una mitezza tutt’altro che noiosa, poiché come scopre il lettore, si basa su una purezza d’anima che viene ingiustamente scambiata per idiozia. In un mondo dominato dall’ipocrisia e dalla falsità, chi si distingue per la propria rettitudine sarà inevitabilmente un incompreso, un uomo malato rispetto ai sani principi dell’immoralità.

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L'idiota 2016-02-25 08:14:33 marika_pasqualini
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marika_pasqualini Opinione inserita da marika_pasqualini    25 Febbraio, 2016
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O dolce Principe...

Un classico, mi dicono. Ho letto molti classici in verità, ma nessuno con questo stile.
é stata una lettura lunga e a volte non riuscivo a raccapezzarmi con tutta questa gente! Tante persone, tante caratteristiche per ognuno di loro. Sembra che l'autore abbia voluto mettere il mondo in un unico libro: c'è il principe ingenuo, chi lo vuole imbrogliare, chi lo ama ma è isterica, la pazza svergognata, l'alta società incurante dei poveracci, il tisico arrogante, ....
CIò che mi è piaciuto è stata come si è snodata la storia, solo poche volte è risultata noiosa e senza capo nè coda. Non racconterò la trama, l'hanno già raccontata altri. Però voglio lodare questo principe Lev che è così dolce, così ingenuo, che a volte vien voglia di prenderlo per le spalle e dargli una bella scrollata, per fargli vedere che è cresciuto, che ha degli adulti davanti e che il mondo è molto più orribile confronto alla sua concezione. Personalmente ho fatto fatica a tollerarlo in alcuni passaggi, tipo verso la fine quando fa quel bel tiro mancino alla signorina Aglaja... tu e il tuo moralismo dove pensate di andare mio caro principe?? verso la fine della storia....ovvio!

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L'idiota 2015-06-11 10:59:34 Giovannino
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Giovannino Opinione inserita da Giovannino    11 Giugno, 2015
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Il buono e i cattivi.

“La bellezza salverà il mondo”, così diceva Ippolit nel suo monologo (vaneggio?) rivolto al principe Myskin, ed è questa la frase più conosciuta e probabilmente iconica del grande romanzo di Dostoevskij. In realtà poi nel corso del romanzo ci accorgiamo che di bello nei vari personaggi che incontriamo c’è ben poco. Solo lui, il principe Lev Nikolaevic Myskin, è degno di questa frase, e viene anche però bollato con l’appellativo di “Idiota”. Sia chiaro che lo scrittore russo quando diede questo titolo alla sua opera non si riferiva al significato in senso stretto, ma a quello secondario, cioè “malato, affetto da un morbo”, e questo era dovuto ai vari comportamenti del principe Myskin quando si trova a tu per tu con altre persone. Il principe Myskin infatti incarna la semplicità, la genuinità, la spontaneità. E’ ingenuo come un bambino ed ogni sua reazione agli occhi degli estranei appare come un problema agli occhi degli interlocutori, che così lo bollano come “Idiota”. A distanza di quasi 150 anni la frase “troppo buono = stupido” non vi suona ancora molto attuale?

La trama del romanzo è molto semplice, il principe Myskin torna a Pietroburgo dopo essere stato in cura per l'epilessia in Svizzera, finalmente è guarito e vuole tornare in patria dove lo aspetta una cospicua eredità. Qui conosce però diversi personaggi, primo tra tutti una donna di cui si innamorerà, Nastasja Filippovna. Natasja è una donna molto bella, e anche grazie alla sua dote, attira l’attenzione di diversi uomini. Oltre a Myskin infatti, che prova un amore sincero per la donna, sono interessati a lei (per motivi economici) anche Ganja (il segretario del generale Epancin, colui che ospita inizialmente Myskin) e Rogozin (cinico e spietato mercante). C’è però un’altra donna per cui il principe prova un amore sincero, ed è una delle tre figlie del generale, Aglaja, e che diverse volte lo metterà in contrasto con la madre Elizaveta e con Natasja stessa. Il romanzo racconta di questa travagliata storia d’amore del principe che cercherà in tutti i modi di sposare Natasja,e proprio quando era sul punto di farlo…

Come detto all’inizio, in questo romanzo vi è solo un personaggio buono, ed è il protagonista, per il resto anche il più “pulito" sta comunque tramando qualcosa, e su questo c’è forse un’anticipazione ai Fratelli Karamazov, dove come si scopre alla fine, ognuno ha una sua colpa sull’omicidio. Il contrasto che Dostoevskij ci vuole presentare è quello più antico, il bene contro il male, il buono contro il cattivo. Qui usa però un’iperbole, il buono è così buono da sembrare innaturale, fuori dal mondo, alienato, stupido appunto (agli occhi degli altri). Forse è il romanzo meno policentrico di tutti quelli più importanti, sebbene comunque i personaggi rilevanti siano diversi, ma la contrapposizione Myskin-Resto del mondo è senza dubbio la parte principale della storia.
Come al solito non macano i monologhi, interiori e non, dei personaggi, che poi come si sa non sono nient’altro che l’esposizione delle idee dell’autore su diverse questioni. E’ presente come sempre quella sulla religione, ma questa volta quella che mi ha colpito di più è la riflessione che il principe fa al maggiordomo sulla pena di morte, un pensiero veramente elevato e illuminante.
Devo dire onestamente che tra i tre romanzi più famosi, e cioè questo, Delitto e Castigo e i fratelli Karamazov, questo probabilmente è quello che mi è piaciuto meno (ma sempre tantissimo) forse perché ho notato più situazioni stabili (le classiche cene o riunioni casalinghe) che venivano riempite di monologhi e rallentavano un po’ il racconto, ma credo sia solo un mio gusto personale e logicamente il libro resta uno dei capisaldi della letteratura russa dell’800.

In conclusione la storia del principe Myskin va sicuramente letta, è una riflessione lunga 500 pagine di come spesso la bontà nel mondo venga confusa in stupidità, e al contrario di altri romanzi di Dostoevskij qui non c’è la redenzione finale, qui l’amore non vince tutto come in Delitto e castigo, qui paga uno per tutti, paga chi non ha colpe. Conviene quindi essere buoni in un mondo di cattivi?

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L'idiota 2014-08-25 09:35:26 Vincenzo313
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Vincenzo313 Opinione inserita da Vincenzo313    25 Agosto, 2014
Ultimo aggiornamento: 25 Agosto, 2014
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"La bellezza salverà il mondo"

"La bellezza salverà il mondo": è questa la verità da idiota, l'idea con la quale il giovane principe Mishkin entra in società, dopo aver passato molto tempo in una clinica Svizzera a curare la sua epilessia. Nel romanzo l'azione si riduce a poco; l'attenzione è rivolta esclusivamente all'analisi interiore del protagonista e gli eventi servono solo a mettere in luce le sue idee. Con questa opera Dostoevskij continua la sua analisi del bene e del male, filo conduttore di tutta la sua bibliografia: se con "i demoni" si proporrà di rappresentare il male, con "l'idiota" a venire a galla è il buono, incarnato appunto dal giovane Mishkin. La verità che il principe si propone di portare alla gente è quella della semplicità, della "ricerca del bello" intesa come amore per le piccole cose e, principalmente, amore del prossimo: E' su quest'ultimo punto, l'amore incondizionato verso chiunque, che il povero protagonista troverà grandi difficoltà, dal momento che tutti tenteranno di raggirarlo e verrà considerato, appunto, alla stregua di un povero idiota. La sua bontà e la purezza d'animo risalterà soprattutto dal suo amore verso la "signora delle camelie" russa Nastas'ja Filippovna, una donna ingiustamente etichettata da tutti come corrotta e perduta. A capire la sua profondità e purezza d'animo è solo Mishkin, che scorgerà in lei una bellezza sincera, reale. Questa passione tormentata, respinta dalla bella e fatale Nastas'ja, e che condurrà il principe alla sua rovina, è soltanto l'apice di una fine lenta, inesorabile, a cui il protagonista è fatalmente destinato, in virtù delle sue idee, della sua concezione delle cose, che potremmo definire rivoluzionarie, e pertanto osteggiate da chiunque incontri nel suo cammino.
Trovandomi ad esprimere un giudizio sull'opera, non posso che attrubuirle il massimo dei voti, dal momento che per me rappresenta la vetta artistica di uno dei miei autori preferiti. La lucidità con cui Dostoevskij traccia il profilo del protagonista, permettendoci di scorgere, via via che si prosegue nella lettura, la sua "verità da idiota", mi ha notevolmente impressionato, facendomi apprezzare questo romanzo più di tutti i suoi altri grandi capolavori, magari più conosciuti e apprezzati, quali "delitto e castigo" e " I fratelli Karamazov". Da un punto di vista stilistico e di forma, inutile dire che il libro incarna perfettamente lo stile dell'autore: la narrazione è tetra, claustrofobica, a tratti asfissiante. Dietro questa scorza rude ma al tempo stesso piacevole si trova un messaggio di estrema attualità e potenza, un rimedio per risollevare le sorti di un mondo ormai dato per spacciato: La bellezza salverà il mondo.

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I fratelli Karamazov, Delitto e castigo
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L'idiota 2014-07-14 21:41:27 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    14 Luglio, 2014
Ultimo aggiornamento: 09 Ottobre, 2014
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L'idiota di Dostoevskij

Che la figura dell’idiota di Dostoevskij sia scaturita dall’intento dell’autore di creare un personaggio “del tutto buono” è cosa nota a tutti coloro che hanno letto e approfondito l’opera dello scrittore russo. In realtà si tratta di una figura complessa la cui intelligenza non può in nessun modo essere messa in discussione. Egli stesso dichiara: “Mi credono idiota, ma io sono intelligente e loro non lo sospettano nemmeno.” Proprio la bontà del principe Myshkin, la sua generosa disponibilità verso gli altri rivela la vera funzione del personaggio, che è quella di fare da contrasto alle debolezze e ai difetti di coloro che lo circondano. Il mondo di cui egli è parte è mediocre e meschino. Egli viene ora ammirato, ora disprezzato o commiserato. Lo scontro con la realtà vede Myshkin ripetutamente sconfitto.
La critica alla società dell’epoca è palese e investe la sfera sociale, quella politica e quella religiosa. Sorprende la modernità di pensiero con cui vengono trattati alcuni temi in un romanzo della seconda metà dell’ottocento. Si rivendica il diritto alla libertà di stampa, si condanna la pena di morte e su questo argomento Dostoevskij torna più volte. Sono del principe Myshkin le parole: “Uccidere chi ha ucciso è, secondo me, un castigo non proporzionato al delitto. L’assassinio legale è assai più spaventoso di quello perpretato da un brigante.” Il riferimento esplicito al comandamento Non uccidere non può né deve indurre a concludere affrettatamente che il condizionamento religioso sia determinante in queste affermazioni. È piuttosto un impegno civile e politico da parte dell’autore, che si schiera a favore del rispetto dei diritti umani. Non a caso la religiosità di Dostoevskij è da riscontrarsi non nella critica all’operato della chiesa, di cui ripetutamente vengono rilevati i limiti, quanto piuttosto nella esaltazione del comportamento individuale conforme alla dottrina del cristianesimo: un cristianesimo delle origini, puro e incontaminato. Ed è in relazione alla contrapposizione ateismo/fede che l’autore scrive alcune pagine tra le più significative del romanzo. È l’immagine di Cristo che torna, così come rappresentato nella Deposizione dalla croce di Holbein, un Cristo dai lineamenti contratti e stravolti, che denunciano tutta la sofferenza umana: una rappresentazione che non evoca alcunchè di sacro o di divino, ma piuttosto la ferocia dell’uomo che non esita a torturare chi giudica suo nemico.
Pur essendo ancora lontana la rivoluzione di ottobre, in questo romanzo sono già presenti accenni alle ineguaglianze sociali che porteranno alla caduta degli zar. Le parole del personaggio Pavlovic sul liberalismo e sul socialismo sono estremamente interessanti e significative.
Il romanzo, nel suo impianto generale, rispecchia i canoni del romanzo dell’ottocento, con la figura della cortigiana che ispira passioni violente, amori contrastati e infelici. Nastas’ja è la “dame aux camelias” russa, è colei che suscita un’insana passione in Rogozin e un amore fatto di pietà e tenerezza in Myshkin. Ancora una volta dunque la figura del principe mette in risalto il contrasto tra il bene e il male. Anche nella concezione dell’amore siamo di fronte a due interpretazioni diverse del sentimento, dalla passione carnale a quella spirituale.
Non si può fare a meno di notare, infine, quanto sia evidente nella stesura del romanzo l’influenza del grande Hugo. Echi dei Misèrables si distinguono per esempio nel personaggio di Marie.
L’idiota, dunque, il buon pricipe Myshkin, non può resistere in un mondo in cui le sue qualità positive appaiono goffe e ridicole debolezze. La sua stessa malattia, il grande male dell’epilessia, si manifesta sempre quando le sue difese sono più deboli, come a proteggerlo dal mondo volgare e crudele che lo circonda.
Un romanzo, che pur datato nel suo impianto e nella sua struttura, si rivela sorprendentemente moderno nei contenuti.

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L'idiota 2014-05-02 22:47:55 Rollo Tommasi
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Rollo Tommasi Opinione inserita da Rollo Tommasi    03 Mag, 2014
Ultimo aggiornamento: 03 Mag, 2014
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Uomo nuovo o anima "candida"?

“Io vi reputo il più onesto e il più giusto uomo di questo mondo; il più onesto e il più giusto di tutti: e, se dicono di voi che la vostra intelligenza... cioè se dicono di voi che siete malato di mente, sbagliano. Ebbene, io credo che chi dice queste cose si sbagli. Perché, certo, voi non sarete del tutto sano di mente (spero che non vi offenderete, io parlo dal punto di vista dell'opinione generale) ma, in voi, l'intelligenza propriamente detta è più evoluta che in tutti quelli che vi criticano, fino a toccare punti che questa gente non sogna nemmeno”.

Chi è veramente Lev Nikolaevic Myskin, tornato dopo vari anni e quasi dal nulla (solo si sa che ha vissuto per lungo tempo in una struttura medica) nella città di Pietroburgo?
Basta lo stravagante modo di vestire (che oggi definiremmo “casual”, e che cento anni fa gli sarebbe valso il titolo di straccione) a fare del ventisettenne principe Myskin un idiota?
O forse è ritenuto tale perché non sa nascondere ciò che pensa e prova?
O piuttosto perché, per queste sue caratteristiche, mostra di non saper stare in società, di non saper affogare se stesso nelle convenzioni e nei riti di cui essa vive?
E allora perché i medesimi che a volte vedono idiozia – come i membri della famiglia Epancin, composta dal generale Ivan Fedorov Epancin, dalla moglie Elizabeta Prokof'evna e dalle tre avvenenti e intelligenti figlie – in altri momenti scorgono nel principe un'ammirevole semplicità, l'irrinunciabile capacità di essere sempre e comunque se stesso, e iniziano a palpitare per la sorte di quest'uomo a suo modo sorprendente?
E Nastasja Filipovna – l'attricetta di teatro il cui fascino è pari solo ad una spavalderia che deriva dal profondo disprezzo di sé – cosa ha realmente in comune con quest'uomo?
Come può accadere che, vedendola per la prima volta attraverso il ritratto presente in casa Epancin, il principe Myskin se ne innamori? E perché, quando si tratterà di scegliere tra lui, l'arrivista Ganja (segretario degli Epancin) e il becero Rogozin, Nastasja Filipovna farà una scelta imprevedibile e, a suo modo, spettacolare, che chiuderà la prima delle quattro parti di cui il romanzo è composto?

Bisogna essere un grande scrittore – e sapersi tale – per poter ambire alla stesura di un libro del genere.
Lanciarsi a scrivere semplicemente la “storia di un uomo buono”, come spiegò Dostoevskij a un amico che – di fronte a tanta abbondanza di temi e psicologie – gli chiedeva lumi sul senso del romanzo. Era tutto quello che aveva intenzione di fare, a suo dire, con “L'idiota”.
Essere capace di buttar giù 500 pagine nelle quali non si rintraccia quasi alcuna azione, ma solo interazione tra i diversi protagonisti. Interazione giocata in ambienti chiusi (stanze sfarzose, o ordinarie, o misere, ma sempre stanze) della Pietroburgo del tempo; l'ambientazione perfetta di una piece teatrale... e tuttavia – strano a dirsi – non sarebbe facile immaginare una trasposizione di quest'opera in teatro, come se il tutto sia, comunque, difficilmente catalogabile.
Creare infine decine di calibratissimi personaggi che – come in un sistema planetario legato da insondabili (ma perfette) leggi di gravitazione – si muovono attorno a due figure in particolare: il principe Myskin e Nastasja Filipovna. Il primo brilla per la sua “diversità” (non a caso in esso alcuni hanno visto analogie con la figura di Cristo); la seconda, nella imponente costruzione dello scrittore, brilla per la sua presenza (nella prima parte) e per la sua pesantissima assenza (nelle restanti tre parti del romanzo). Solo sul finale il duetto (e il duello) si ricompone... e gli altri personaggi si defilano e lasciano il palco a questi due “giganti”, affinché tutto possa compiersi nella migliore tradizione della grande letteratura ottocentesca.

“Povero idiota, che cosa sarà di te adesso?”.

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i Vangeli.
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L'idiota 2013-08-09 15:18:50 Todaoda
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Todaoda Opinione inserita da Todaoda    09 Agosto, 2013
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La staticità di un dipinto allo scorrere del tempo

Sono convinto che sia completamente inutile sforzarsi anche solo di commentare, figuriamoci recensire, uno dei più famosi e importanti romanzi del '800, poiché aggiungere qualcosa di nuovo alle migliaia di revisioni già prodotte nel corso degli ultimi cent'anni sarebbe un impresa quanto mai improba in cui solo il più arrogante dei critici letterari potrebbe cimentarsi, figuriamoci qualcuno che legge per hobby. Forte delle mie convinzioni dunque mi limiterò ad elencare qualche estemporanea considerazione formulata durante la lettura, certo che quanto dirò risulterà totalmente banale.
E' un romanzo "teatrale". Usando questo aggettivo non mi riferisco ai contenuti della trama o allo stile affettato, caratteristica quest'ultima vera e del tutto giustificabile dalle consuetudini del tempo in cui venne ideato, mi riferisco bensì all' architettura dell’opera; l’impressione è che Dostoevskij, scrivendo forse il suo romanzo più celebre, ha scelto fin dal principio di impostarlo all'insegna dell'ordine e della rigidità: non vi sono variazioni temporali, se non quelle dettate dalla cronologia degli eventi, non vi sono rimandi, antefatti, o spiegazioni a posteriori, tutto si svolge in ordine, preciso, pulito. L’intera vicenda potrebbe essere suddivisa in tante piccole e singole scene, tutte ben delineate e tutte ben distinte le une dalle altre. Ogni capitolo una scena diversa, ogni capitolo un episodio differente, esattamente come i tempi di una pièce teatrale, tempi che qui non sono aggrovigliati o confusi ma precisi ed immobili, e non semplicemente tratteggiati ma dipinti con contorni ben marcati.
Le scene dunque sono statiche, nonostante i personaggi del romanzo compiano azioni, ciò è possibile poiché il loro agire è il medesimo degli attori su un palco, che si muovono sì, ma solo nell’ambito della scenografia di quel momento.
L’azione non è assente ma è appena accennata, il più delle volte sottintesa tra un capitolo e l'altro, poiché ciò che preme all'autore non e' tanto divulgare i fatti che costruiscono la singolare vicenda del Principe/Idiota, ma la causa: cosa vi e', o vi è stato, dietro a questi fatti, e con essa la psicologia dei personaggi.
La psicologia, l'introspezione, non è forzata, non è giustapposta alle scene attraverso la descrizione dei protagonisti, ma è soltanto lambita dalla trama nei dialoghi e nelle interazioni che questi implicano.
Il narratore e' assoluto, anzi più che assoluto: totale, tanto che si prende la libertà di dialogare anche con il lettore, esattamente come talvolta fa la voce narrante, e fuoricampo, a teatro.
Dunque, leggendo l'Idiota, non ci si trova difronte un testo dalla trama avvincente intercalato da una profonda introspezione psicologica, al contrario ci si trova difronte a dei panorami, dei magnifici quadri, dentro i quali, o davanti ai quali, si svolge una scena, per lo più un dialogo e grazie a questo dialogo il lettore apprende cosa e' accaduto prima, e cosa potrebbe accadere dopo, quando cioè tra una scena e l’altra è calato il sipario, quando tra un tempo e l’altro gli attori si sono ritirati dietro le quinte per un rapido cambio di costume.
In questo sta la grandezza del romanzo: tutto viene evinto attraverso le interazioni tra i singoli soggetti, attraverso quello che dicono e quello che non dicono, attraverso la loro postura, attraverso i loro gesti (attenzione l’autore che nei panni della voce narrante si pone dopo i fatti accaduti e ce li descrive inizialmente a grandi linee, non è un eccezione al meccanismo dialogo/sipario sopra descritto, ma un semplice stratagemma per introdurre il lettore, anche se ormai parrebbe più opportuno chiamarlo spettatore, per introdurre il lettore alla vicenda.) e i personaggi, quei complessi, stupendi, realisticamente ridicoli se non addirittura fastidiosi, attori del dramma, al pari delle scene e della storia, li si scopre pian piano: attraverso le cose che dicono e come le dicono, attraverso le cose che pensano e come le pensano e nessuno, nessun lettore, riesce farsi un idea della complessità di quei caratteri fintanto che gli attori/protagonisti stessi non se ne fanno una e ancora però quell' idea non e' un assoluto ma un semplice punto di vista, del tutto soggettivo e del tutto personale.
Quanti leggendo del Principe Myskin han pensato che in realtà e' il più saggio di tutti per poi subito dopo ricredersi e considerarlo un idiota? Tutti, vero? Esattamente come han fatto gli altri protagonisti del romanzo, esattamente come le persone con cui lui ha a che fare; ed e' naturale che sia così perché noi lo vediamo attraverso gli occhi degli altri e a seconda di chi siano gli altri, noi lettori, ci facciamo un'idea differente.
E se nell'incessante dipanarsi della vicenda sta la grandezza del romanzo, nella rappresentazione singolare e totale dei personaggi sta la grandezza dell'autore che riesce a fare di sé un narratore assoluto, che potrebbe descrivere e giudicare vita, morte e miracoli di ogni singolo interprete del dramma, eppure se ne tiene fuori, lasciando agli altri, ai suoi "attori",così come ai suoi lettori, tale compito e ognuno percepisce il romanzo nella maniera che meglio s'accorda alla propria indole, e ognuno si fa un'idea dell'accaduto nella misura in cui si trova più d'accordo con un personaggio rispetto ad un altro. Proprio come accade tutti i giorni nella realtà.
In queste caratteristiche, e solo in queste due, sta la bellezza del romanzo. Dire infatti che la storia in se sia originale, al giorno d'oggi, sarebbe mancare di obbiettività e dire poi che i fatti narrati siano importanti, con quanto accadeva in quel periodo nel mondo attorno alla loro vicenda... e con quanto accade ancora oggi, sarebbe a dir poco ingiusto.
Certo, qualcuno potrebbe sempre obbiettare, e a ragione, che l'autore, scrivendo delle peripezie amorose di giovani benestanti che patiscono le intromissioni della viva forza dei sentimenti di alcuni soggetti provenienti dai ceti inferiore, in realtà ha raccontato di una società Russa in subbuglio, dove il malcontento delle classi medie fa da contrappunto al progressivo disfacimento dell'aristocrazia ereditaria, dove un principe in rovina in una società dominata dai bassi istinti può essere ancora definito nobile solo grazie alla bontà dei suoi sentimenti, dove il valore del singolo individuo conta più dei valori della gente con cui s'accompagna, della gente di cui, solo per nome ma non per scelta, fa parte. Potrebbe obbiettare questo, potrebbe obbiettare che, dunque, per estensione raccontando della singola vicenda ha parlato di tutta la Russia. Certo, e potrebbe anche aggiungere che l'intento di Dostoevskij non era quello di creare un romanzo che descrivesse i profondi cambiamenti politici, economici e sociali che aveva vissuto l'Europa con la rivoluzione francese, e che presto avrebbe vissuto anche la Russia, ma quello di narrare una vicenda a suo modo e a suo tempo singolare, punto e basta. Certo... E sarebbe assolutamente lecito pensarla così ed entrambe le obbiezioni sarebbero oggettive e più che giustificate, tuttavia, parlando soggettivamente, davvero qualcuno non pensa che la vicenda in sé sia piuttosto banale? Che al giorno d'oggi tutti quei comportamenti, pensieri, timori, dettati dall' etichetta, dai costumi del tempo, dal galateo, non siano leggermente superati? Tutte le missive tra i protagonisti, i viaggi per confrontarsi a quattr'occhi, gli appuntamenti segreti tra spasimanti, stabiliti tramite intermediari fidati e malfidati, e il dramma finale dell'incomprensione... oggi con un paio di messaggini non sarebbe forse tutto risolto?
D'accordo e' una battuta, tuttavia a qualche mese dalla lettura dell'Idiota permane la sensazione che si tratti ne più ne meno di una romanzo invecchiato male, che, pur narrato in maniera eccelsa, racconta di una vicenda del tutto superflua.
Cosa pretendo, direte voi, e' stato scritto nell'ottocento, all'epoca aveva un senso. Vero, ma e' anche vero che si è di fronte a quella che viene considerata una delle opere più importanti di uno scrittore immortale; i suoi pensieri, le sue considerazioni e in fin dei conti i suoi romanzi non dovrebbero dunque trascendere il tempo e il luogo, così come le opere e i pensieri di Shakespeare, Goethe o Tolstoj, per citarne qualcuno a caso? In "Memorie del sottosuolo"', ne "la mite" e le "notti bianche" Dostoevskij ci riesce, riesce a trascendere il momento e ad eternalizzare le sue parole, ma se ci riesce in tre racconti non sarebbe lecito aspettarsi un simile risultato nella sua opera più importante?
Forse sono influenzato dal fatto che considero Dostoevskij uno dei pochi scrittori, assieme ad Hemingway (anche se sono consapevole che paragonarli e' piuttosto bislacco) e pochi altri, che riesce meglio nei racconti che nei romanzi; che per quanto scriva in maniera strabiliante entrambi i generi, nei romanzi la bellezza delle sue parole sia spesso mimetizzata dall'eccessiva prolissità dei paragrafi; forse sono anche influenzato dalla rinomanza dell’autore e del titolo, forse perfino da qualcos'altro che non sono riuscito ancora a capire e tantomeno esprimere, ma in fin dei conti se devo essere sincero con me stesso considero l'Idiota una mezza delusione.
NOTA
Mi rendo conto con questa recensione di cadere nel vizio tipico del critico letterario il cui solitamente smisurato ego, allorchè riscontri qualche difettuccio in un conclamato capolavoro, lo spinge a sottolineare la singola imperfezione come l'ennesima ignominia di un illeggibile obrobrio, mi rendo conto di stare irrimediabilmente peccando di presunzione, se non addirittura, qui, di lesa maesta, tuttavià non riesco proprio a soprassedere alla delusione che ho provato leggendo un'opera tra le più importanti della storia della letteratura e scoprendo che in realtà i contenuti lasciano alquanto a desiderare. Se vi riesce più facile accettarlo quindi, ammesso che dobbiate e soprattutto che ve ne freghi qualcosa, considerate, come spiegavo all' inizio, questa mia recensione, solo alla stregua di un' opinione personale, soggettiva e del tutto estemporanea. (Che fa dell'oggettività raggiunta attraverso lunghe riflessioni il suo punto di forza... ma sempre del tutto personale ed estemporanea! :-) )

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L'idiota 2012-09-14 21:05:53 DanySanny
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DanySanny Opinione inserita da DanySanny    14 Settembre, 2012
Ultimo aggiornamento: 29 Aprile, 2013
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Un Dio mancato

L’errore più grande che si potrebbe commettere nel giudicare questo capolavoro, è quello di ridurlo ad un’unica prospettiva, ad un unico orizzonte, smussando gli angoli che sembrano talmente pericolosi da poter trafiggere il lettore. Si potrebbe creare una linea interpretativa retta, senza deviazioni, correre a perdifiato seguendo una sola strada, mentre si perdono di vista dettagli, sensazioni, atteggiamenti.

Non c’è soltanto la trama, ma un universo sconfinato di uomini che lottano contro la realtà, e che tentano di ripararsi sotto i colpi della vita, attraverso l’alterigia, l’indifferenza, la ricchezza e il potere. Psicologie complesse sembrano intrecciarsi seguendo il fluire si una penna capace di incidere nella roccia viva pensieri pulsanti. Come una scultura incompiuta che sembra volersi liberare dalla roccia, quella tensione espressiva che sembra poter esplodere e combattere contro la gelida immobilità dei minerali. Corpi incatenati alla realtà, alla loro origine, che si conformano alle norme condivise piombando spesso in contraddizioni vistose, talmente pressanti da sgretolare certezze, da obliterare la speranza nel disfacimento interiore. Sono personaggi che nascondono un malessere psicologico e che la penna di Dostoevskij sembra scavare con piglio umano, ma implacabile. Strumento perfetto è il bagliore fulgente del Principe Myskin, un lampo accecante che penetra nelle profondità del cuore, della mente, e che sembra almeno per un momento dissolvere le ombre del pensiero per trasformare qualsiasi interlocutore in un bambino capriccioso, in un essere sofferente, in una donna puntigliosa. Il principe Myskin è un uomo che penetra nell’abisso dell’animo, terribilmente e pericolosamente puro in un mondo in cui la libertà è subordinata ai vincoli sociali e l’apparenza è religione. E’ una società in cui la compassione indiscriminata sembra annullarsi nella dimensione dell’idiozia.

Ma il principe è davvero idiota? Sì per la società russa che lo identifica come uno stupido, un bambino ingenuo di cui si criticano gli atteggiamenti, ma di cui non si può non ammirare la bontà. Il candore dell’ingenuità. Il principe è un uomo impreparato alla vita, la cui logica, dettata dal cuore, e quindi naturale inclinazione, è quella di soffrire insieme agli altri, di accecare nel bianco splendore della sua dolcezza il dolore che grava su chi lo circonda. E’ una semplicità quasi disumana, al limite dell’irritante, e qualche volta si pensa “che idiota!”. Forse sarebbe più giusto dire “fuori posto”. Il principe Myskin è un Dio mancato, un essere quasi privo di volontà, che sembra seguire una moralità rigida mai discussa, mai dubitata: la moralità della misericordia. Una misericordia quasi eterea e per questo incapace di liberare gli altri dalle catene della società, che la pietà stessa del principe non può conoscere senza il rischio di macchiarsi dei peccati, della corruzione degli altri. Un novello Gesù che deve sacrificarsi. Non per gli altri, ma per curare se stesso.

Una galleria di personaggi scolpiti nei dettagli più profondi riflette gli effetti dello “splendore della bellezza”, quell’aiuto disinteressato che soltanto il principe sembra poter offrire.
U capolavoro che offre una lente per osservare la realtà con altri occhi, un messaggio rivoluzionario che può segnare profondamente una mente, il quale cova in un universo appena distante dal lettore, pronto per essere colto , per passare di mano in mano attraverso i secoli. Nel principe Myskin si concretizza paradossalmente la figura dell’uomo buona, un personaggio dall’atteggiamento dilatato sino all’estremo e che si rivela inadatto per la missione che sembra dover compiere: salvare, con la sua bellezza, il mondo.
Ma è un uomo in cui non si annida il male e che dunque non può capirlo se non attraverso congetture le quali, seppur acute, restano ammantate da quel velo di luce soffusa che sembrano soltanto apparentemente cacciare le ombre dell’animo umano, per poi ricrearle come sbarre gotiche che imprigionano quel briciolo di umanità che le aveva quasi sconfitte.

Non si può annichilire il male senza conoscerlo, non è lo “splendore della bellezza” che salverà il mondo, bagliore di cui il principe è la naturale incarnazione, ma la compassione, la capacità di provare pietà (non in senso dispregiativo) per gli altri, indiscriminatamente. Il mondo sarà salvato dalla disponibilità degli uomini di macchiarsi delle colpe e delle sofferenze dei simili, di condividerle in loro e sopportare insieme agli altri il pericoloso fardello.

Dostoevskij insegna a guardare il mondo. Una società che definisce la compassione Idiozia per non doverla soppesare. E il principe Myskinè un lampo che trasforma le malvagità umane in “febbre celebrale”. Nessuno lo comprende. Tranne Nats’ja, a lui simile, gli estremi di una fragilità che conduce inevitabilmente alla distruzione. Quello di Dostoevskij non è un messaggio si speranza, ma di amara critica.
Cerchiamo la bontà, ma al suo cospetto chiudiamo gli occhi. E' forse un'idiozia?

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L'idiota 2012-09-13 14:45:07 petra
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petra Opinione inserita da petra    13 Settembre, 2012
Ultimo aggiornamento: 13 Settembre, 2012
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L'idiota

“L’idiota” è uno di quei capolavori che lasciano un segno indelebile nell’animo.

Non è solo un romanzo, ma una vera esperienza, emotiva e intellettuale insieme, che coinvolge il lettore nel profondo e non si dimentica in fretta.

Le passioni dell’animo umano, la sofferenza e il senso della vita e quello della morte: tutti questi temi sono trattati in modo sublime e profondo , conferendo al romanzo una potenza magnetica.

Il principe Lev Nikolaevic Myskin, protagonista della narrazione, è l’ultimo discendente di una nobile famiglia russa. Passata la giovinezza in Svizzera, in cura per una forma di epilessia, egli ritorna a Pietroburgo. La sua intenzione è quella ricostruirsi una nuova vita; a tale vita, però, si presenterà drammaticamente e totalmente impreparato.
Egli, come detto,soffre di epilessia; ma l’idiozia del Principe è legata a una condizione di malattia? No, il Principe Myskin racchiude in sé una nobiltà d’animo e una sensibilità superiori, che lo rendono “idiota” agli occhi del mondo, nel 1869 così come sarebbe oggi, per ben altri motivi. Questi risiedono nell’incapacità di sopravvivere, senza difese, “come un agnello sacrificale”, in un mondo dove domina il più astuto , il più calcolatore, il più cinico.
Il protagonista,al contrario, è privo di qualsiasi pregiudizio o malizia, non sa mentire e ha uno sguardo limpido e diretto sul mondo ; soprattutto, è un uomo compassionevole, nel senso etimologico del termine. Non può restare indifferente a chi ha vicino, ne scruta l’animo in profondità e ne percependone istintivamente, gioie , turbamenti, perplessità.

Ma la superiorità morale del Principe, questa “luce” che egli emana e che rischiara fugacemente l’animo altrui, non solo non viene accolta, ma ,anzi è oggetto di scherno e di derisioni. Per tutti egli è sì un buon uomo, ma, soprattutto, nella migliore delle ipotesi un povero sciocco.

Uno dei pochi personaggi che realmente comprenderanno la profondità d’animo del Principe sarà Nastas’ja Filippovna, altra figura cardine della narrazione: donna bellissima e “segnata dal disonore”, animo sensibile e orgoglioso, è condannata dai duri colpi che la vita le ha inferto a un tremendo tormento interiore. Nonostante i pregiudizi che l’hanno “marchiata” in società e segnata nell’intimo, Nastas’ja ha la stessa nobiltà di sentimenti del Principe . Soltanto lui, infatti, sarà capace di scorgerne il tormento interiore la vastità della sofferenza e del sentimento; il resto della “buona società” è invece acciecato dal pregiudizio.
Sarà inevitabile che la vicende di Nastas'ja si intersechi a quella di Myskin in modo imprescindibile, sofferto e tumultuoso.

Le storia è molto articolata , sono tante le riflessioni così come i colpi di scena ,e la grandezza del racconto tiene alta l'attenzione del lettore, costantemente, in uno smanioso tentativo di trovare un senso a quella bontà tanto osannata a parole che il mondo, di fatto, rifiuta.

Viene da chiedersi se davvero, come Dostoevskij fa dire , indirettamente, al Principe, “la bellezza salverà il mondo”. Il libro è senz’altro un’occasione di riflessione su questo e su moltissimi altri temi.

Un romanzo denso, impegnativo e di spessore, ma anche altamente appagante ; spontaneo chiedersi cosa significhi ,realmente, l’amore come compassione, l’agape ,per noi e per la nostra società.

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L'idiota 2011-12-29 20:08:05 MagicalRobert
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MagicalRobert Opinione inserita da MagicalRobert    29 Dicembre, 2011
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Il Principe dentro l'anima

Il mondo non accetta chi è di animo puramente gentile!
Quante volte, purtroppo, abbiamo sentito questa frase? Magari detta con cinismo, dopo che avevamo, con entusiasmo, compiuto un' azione con tutti i più buoni propositi.
Da tempo desideravo esprimere la mia passione, il mio amore che provo verso un personaggio di rara bellezza qual'è il principe Lev Nicolaevic Myskin, ultimo erede di una nobile ma decaduta famiglia russa, protagonista de L'idiota di Dostoevskkij. Il principe Myskin, dopo aver trascorso alcuni anni in Svizzera per curare l'epilessia, parte per tornare a Pietroburgo, con il desiderio di conoscere l'ultima parente rimasta in vita, Elisaveta Prokofvena Myskin, moglie del generale Ivan Fedorovic Epancin. Il principe nel viaggio in treno viene a conoscenza del rozzo e ricco mercante Rogozin, innamorato follemente di Nastas'ja Filipovna, una donna dalla bellezza eterea,figlia adottiva del ricco Toki, del quale diventerà l'amante a sedici anni... una donna "disonorata". Il principe arrivando a Pietroburgo, verrà accettato dagli Epancin ed entrerà nelle grazie di Elisaveta Prokofevna e delle sue tre figlie. Così il nostro amato principe conosce Ganja il segretario del generale Epancin, promesso sposo di Nastas'ja, verso la quale prova interesse solamente per la sua ricca dote. Ganja mostra al re un ritratto di Nastas'ja; l'animo del principe, puro, profondo e compassionevole oltre ogni modo, riconosce nel bellissimo volto della donna, sofferenza ed infelicità... capisce subito che è una donna compromessa dalla vita. Se ne innamora subito, quando invece di lui s'innamorerà Aglaya, la figlia minore del generale. Sente forte il bisogno, per lui istintivo, di salvarla dalle sue pene, dal violento Rogozin e dall'arrivista Ganja. La chiede in moglie, per slvarla dai due pretendenti, ma Nastas'ja, innamoratasi anche lei del pricipe (della sua nobiltà d'animo), rifiuta per paura di poter farlo soffrire. Il principe, sogna un mondo perfetto,espresso nella bontà; purtroppo si scontrerà con una società corrotta, cattiva, dove, ormai molti comportamenti, sono talmente assimilati da essere ritenuti la normalità. Lo "splendore della bellezza", questa era la definizione di Dostoevskij per descrivere il personaggio del principe Myskin. L'infinità bontà del principe espressa con l'ingenuità di un bambino, appare come un candido bagliore che porta alla luce i segreti più profondi, ed a volte scomodi, dei personaggi che ruotano intorno a lui. Sempre con ingenuità, non curandosi delle reazioni altrui, mette a nudo l'animo umano, a volte cerca di elargire consigli allo "sventurato di turno". L'eccessiva comprensione dilagante nella compassione, nel prodigarsi verso il prossimo, ecco l'idiozia del principe, ecco il principe Mysvkin lìidiota. Mi sono sentito messo a nudo, come i personaggi che ruotano intorno al principe, mi sono riconosciuto in alcuni vizi comportamentali ormai vissuti da me e dalla società come "normali". Una socièta, purtroppo, piena di cinismo e cattiverie, dove spesso un comportamento che esprime bontà ed altruismo viene considerato... da idiota!
Il principe è ormai nel mio animo, e fortunatamente, quando vedo male intorno a me, od ingiustizie, la sua figura affiora nella mia mente in tutto il suo splendore.

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Consigliato a tutti e logicamente a chi ama Dostoevskij e la letteratura russa... leggetelo quando siete sereni!
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L'idiota 2011-01-05 22:16:26 Jan
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Jan Opinione inserita da Jan    06 Gennaio, 2011
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Maestro, perdonatemi se ardisco ...

Lo so Maestro,
sono un "camice bianco", un "zirutja movie" e dovrei pensare ai fatti miei.
Avete ragione da vendere ma, vedete, mia madre è nata e vissuta a lungo a Vladivostok (Russia che non conta, so anche questo), e fin da quando ero un fantolino mi leggeva le vostre opere nella vostra lingua.
Diceva che così mi abituavo alla sonorità della pronuncia.
E questo vostro capolavoro, non conosco parola più grande, l'ho poi riletto. Da solo.
Shine, Maestro!
Che cosa significa? Be', è intraducibile in russo e anche, sì, anche in italiano.
Vuol dire eccezionale, qualcosa che va oltre, insomma, il non plus ultra.
Quante lingue ho scomodato, Maestro, per definire una sola parola: Genio.
Myskin, la sua ingenua purezza, il fiato che si vede quando parla...perché voi lo avete disegnato anche se non sapevate disegnare. E come si infiamma ed accende quando l'inarrivabile Nastas'ja è con lui...
La descrizione della "febbre cerebrale" che noi che abbiamo terminato gli studi di Medicina sappiamo (ma che sappiamo?) chiamarsi epilessia.
La solitudine, Maestro, la tristezza e lo squallore del rapido secondo che intercorre fra l'attesa di vederla ed il sembiante.
Io non lo so, per me Myskin ha un volto...e non è il volto pallido e sofferente che gli editori danno ai ritratti in copertina.
E' il vostro volto, Maestro.
Voi studiavate Medicina, ricordo.
Non l'avete terminata.
Ma sapete che vi dico?
Non vi siete perso nulla, credetemi.
Noi tentiamo di salvare la vita...voi, Maestro, semplicemente, la donate.
Salutatemi Kafka là dove siete ora, Maestro.
Sono sicuro che anche a lui farà un pocolino di piacere sapere che un misero cerusico non ha parole tranne una.
Grazie.
Jan

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