L'immoralista - La porta stretta L'immoralista - La porta stretta

L'immoralista - La porta stretta

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"L'immoralista" e "La porta stretta" sono due romanzi di ammirevole fattura stilistica che affrontano, da punti di vista differenti, lo stesso problema: nel primo l'esigenza di autorealizzazione di Michel e il suo nichilismo finiscono per uccidere la giovane moglie; nel secondo, Alissa percorre l'opposta strada della rinuncia e dell'ascesi spirituale fino ad annullarsi nella morte. La contraddizione tra le due opere rispecchia esemplarmente il conflitto interiore di Gide e il loro senso finale sembra essere che tanto l'immoralismo, quanto la virtù conducono alla dannazione dell'aridità. Saggiamente, lo scrittore rinuncia a risolvere il contrasto optando per l'ambiguità.

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L'immoralista - La porta stretta 2011-07-29 14:30:51 Rosaliaa
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Rosaliaa Opinione inserita da Rosaliaa    29 Luglio, 2011
Ultimo aggiornamento: 04 Aprile, 2012
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Il sole dietro la porta

LA PORTA STRETTA

C'è da ridere su quanto il farneticare gidiano oggi appaia assurdo. Il corteggiamento di Alissa è talmente ugonotto da non sembrare vero; che è poi realmente accaduto. E tutto perché la cugina Madeleine era pia e turbata da una madre promiscua, e poi perché André non aveva ancora compiuto il viaggio delle Nourritures e dell'Immoraliste, dove finalmente avrebbe capito tutto. È dolce però riflettere sul sacrificio, oltre all'apparente ilarità che mi ha causato, e sul magnifico legame che Gide riesce a creare con Madeleine (Alissa nel romanzetto), e il grande spirito che alimenta il tutto. Credo che Gide lo racconti meglio ne "Si le grain ne meurt", opera autobiografica, ma mi ha colpito la dolcezza e la completezza del suo linguaggio, un po' diaristico, un po' elevato, ma caldo come una coperta.


L'IMMORALISTA

Non potrò prescindere dalla lettura che ne fece Albert Camus, che giudicò tardivi i suoi slanci egoisti e apollinici, lui che viveva disperatamente ogni giorno, sotto il sole algerino, quel bonheur e quell'arrogante desiderio di abbandono alla naturalezza umana. Ma è sconvolgente, al contrario, l'attualità di questo compte ultracentenario, per gli europei che non possono tuffarsi nel calore del mediterraneo, come Camus, e più sconvolgente ancora è l'originalità di quei temi che Gide contemplava con occhi lucidi, come se l'abbandono (spirituale per lo meno) del milieu sociale fosse la cosa più spontanea al mondo. La sottesa derisione sta in questo: come ai nostri occhi l'immoralità di questo autore, sempre in bilico fra cielo e terra, ma sempre in rottura con essi, possa ancora colpirci. Dopo cento anni, è necessario domandarsi fino a che punto il senso comune si sia evoluto. Per dire questo, bisognerebbere leggere L'immoralista con Les Nourritures terrestres (almeno finché si ha una lettura fresca del primo, sennò il secondo diventa una palla), una specie di poema libero, in cui Gide dice sostanzialmente le stesse cose, ma con maggior trasporto. L'ho odiato, però, per il modo in cui tratta Madeleine -sempre lei, la cugina del sud che ha sposato-. Credo che sia proprio dopo l'uscita dell'Immoralista che Gide finalmente si rivela al mondo.

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