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L'isola

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Se il professor Victor Henrik Askenasi, proveniente da Parigi e diretto in Grecia, ha deciso di fermarsi a Dubrovnik, è forse perché è lì che ha un appuntamento con il destino. Perché lì, forse, troverà la risposta alla domanda che da sempre lo tormenta - quella che lo ha spinto a lasciare sua moglie, i suoi studi e la sua cattedra, e ad andare a vivere con una ballerina russa. Situazione banale, in apparenza, sebbene altamente «sconveniente». E invece no: alla turbinosa Eliz, come a tutte le donne che ha incontrato, Askenasi non ha fatto altro che chiedere quella risposta. Ma nemmeno lei, nella sua generosa impudicizia, ha saputo dargliela. Adesso, allorché decide di andare a bussare alla porta di una sconosciuta, Askenasi sente che la risposta è vicina, che è infine arrivato il momento di oltrepassare quel limite al di là del quale forse c'è l'oscurità della follia - o forse la verità.

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L'isola 2016-09-29 15:17:01 68
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68 Opinione inserita da 68    29 Settembre, 2016
Ultimo aggiornamento: 30 Settembre, 2016
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Inquietudine di colpa vestita.

Il flusso di una vita può sorprendere o trascinarsi tra domande e misteri irrisolti, un attimo di follia può indirizzare un' esistenza e rovinarla per sempre.
Il professor Askenasi, linguista di fama, sulla soglia dei 50 anni, ha abbandonato la moglie e la propria radicata quotidianità per un capriccio improvviso inviso ai più.
Si è invaghito di Elik, misteriosa ed affascinante ballerina russa conosciuta in metro, con cui vive una intensa quanto breve avventura, spentasi sul nascere con la fine del desiderio ed il ripetersi di una noiosa routine.
È stato un colpo di fulmine, o semplicemente la ricerca di altro, quella passione e quell' idea dell'amore che, in fuga da un matrimonio ormai esangue, neppure la propria professione consolidata, la ragione, i libri e lo studio gli avevano dato.
Ed allora intraprende un viaggio verso la Grecia rincorrendo una risposta alle proprie inquietudini ed un nuovo senso di se'.
Farà tappa a Dubrovnik, ed all' interno di quell' Hotel Argentina ormai decaduto, evanescente, che conserva il ricordo della propria grandezza, tra volti sconosciuti e figure bizzarre, in una lentezza esasperante come il torrido caldo primaverile si consumerà un'altra storia.
C' è una donna dai movimenti flessuosi, una scala, uno sguardo solo accennato,gesti ripetuti, una idea nella testa.
Askenasi si ritroverà solo su una minuscola isola deserta, immerso in una natura selvaggia e nei propri pensieri, braccato dall' ombra di un destino segnato, nudo e tremante, e, a detta dei più, con un sorriso " beffardo e feroce " dipinto sul volto.
Ma che cosa realmente insegue, quale domanda o risposta non data, dopo anni in cui quella maschera di se' riconosciuta ed approvata dagli altri lo ha d' improvviso abbandonato e che cosa gli manca, o semplicemente desidererebbe, e lo spingersi oltre potrebbe rivelarsi un gesto di pura follia?
In un finale tumultuoso ed inquietante Askenasi mette a nudo la propria anima, dialoga con il Creatore, mentre i personaggi di contorno continuano ad essere evanescenti, oggetti tra tanti, e freddamente rappresentati, i dialoghi scarni, quasi assenti, la narrazione lenta, spoglia, il tempo scandito dalla memoria e dai flashback, in un pensiero psicanalitico ed autodefinente.
In " L' isola " la scrittura ed i temi di Marai sono ben riconoscibili, indagine psicologica, amore e tradimento, relazioni, solitudine, ricerca di se', incomprensione ed indifferenza.
Ragione e sentimento non scorrono paralleli, il vuoto è nella testa del protagonista, che insegue se stesso, una profondità negatagli dal proprio vissuto, dalle convenzioni sociali, ma che non trovera' nell' eccesso sentimentale, nella passione, effimera e mutevole, ingrigita dal tempo, ne' nella follia, anticamera della propria rovina e punto di non ritorno.
Spoglio di tutto, levatosi gli abiti che conservano oggetti, ricordi, ripetizione, forma, in perfetta solitudine di fronte alla natura incontaminata, infinita, analizza il senso della propria esistenza, le piccole cose ed i grandi sentimenti, sa di non essere riuscito a vivere pienamente ne' con le parole ne' con i fatti, ustionato da un fuoco lento che ha bruciato le sue carni e da quello stillicidio che ha continuato, quotidianamente, ad erodere la sua esistenza.
Si sente sconfitto dalla indifferenza, dalle piccolezze, ingannato, abbandonato da Dio, travolto dalla propria insipienza e rovinato per sempre.
Amore e morte si sono riuniti in un gesto estremo, forse la vita andava solamente vissuta, ogni risposta al profondo non è attuabile, la pace interiore si raggiunge nell' armonia di passato e presente ed in un ricongiungimento, in primis con il proprio io sofferente.
La confessione finale è redenzione, lo sguardo sorridente all' isola selvaggia pacificazione con l' eterno, tutto il resto, ahimè, espiazione di una colpa.

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l' autore, Musil.
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