La canonica di Framley La canonica di Framley

La canonica di Framley

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La trama e le recensioni di La canonica di Framley, opera di edita da Sellerio. «Cari affettuosi e partecipi lettori, abbiamo quattro coppie di innamorati sospirosi di cui occuparci nell’ultimo capitolo e io, come guida del coro, mi rifiuto di lasciarvi ancora in dubbio sulla felicità dei membri della quadriglia. Tutti furono felici». L’inizio dell’ultimo capitolo di questo romanzo lascia intuire dietro di sé il movimento dei mille fili che si ricompongono a unità, come solo un esperto e metodico regista di intrecci riesce a condurre. E infatti Trollope era un sicuro pilota di peripezie romantiche, prolifico più di tutti i suoi contemporanei di età vittoriana: scrisse quarantasette romanzi, ognuno di grande successo in vita e di duratura fortuna. Dei classici della letteratura inglese è il meno conosciuto in Italia, nonostante una nuova simpatia attragga verso di lui (in un altro romanzo pubblicato da questa casa editrice, Orley Farm, l’anglista Ceserani, curatore di quel volume, afferma che egli va collocato accanto a Dickens e Thackeray). Un accostamento che non stupisce. Probabilmente perché nato povero, e abituato a guardare dall’esterno il mondo dorato dell’aristocrazia, ciascuno dei suoi personaggi, appartenenti quasi sempre a quell’ambiente, è un ritratto fedele e sagace, ricco delle sfumature di una psicologia complessa. Inoltre, la sua vita di amministratore delle poste (fu l’inventore della cassetta postale) lo aveva portato a girare in lungo e in largo quella provincia inglese, di cui conosceva gli angoli più sperduti, che poi rientra nello scenario delle sue storie. Che, tutte, formano cicli. La Canonica di Framley appartiene al cosiddetto «ciclo del Barsetshire» dal nome della regione di ambientazione. Racconta dello sforzo di un giovane ecclesiastico, caduto in qualche perdonabile scapestratezza, per riconquistare la fiducia della sua nobile e conformista protettrice, e delle manovre parallele della sorella di lui e del figlio di lei per ottenere il consenso alle nozze. Ma rappresenta in realtà, con un estraniante romanticismo senza numi e demoni, la vita di provincia in età vittoriana e quella quieta tempesta che sembra sempre minacciarla.

Anthony Trollope (1815-1882), autore di quarantasette romanzi, dei grandi della letteratura inglese dell'Ottocento è il meno conosciuto in Italia, nonostante lo straordinario successo tra i lettori di lingua inglese e la fortuna più recente tra i critici. Questa casa editrice di Trollope ha pubblicato: Orley Farm (1999), Lady Anna (2003, 2011), Un'autobiografia (2008) e tutti i romanzi del «ciclo del Barsetshire»: L'amministratore (2003), Le torri di Barchester (2004), Il Dottor Thorne (2005), La Canonica di Framley (2001, 2006) e Le ultime cronache del Barset (2009).

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La canonica di Framley 2012-06-05 14:37:07 pirata miope
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pirata miope Opinione inserita da pirata miope    05 Giugno, 2012
Ultimo aggiornamento: 05 Giugno, 2012
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PORTICINA SOCCHIUSA

Trollope è uno scrittore inglese d’epoca vittoriana, meno noto in Italia di Dickens, ma, secondo molti critici, degno di essergli accostato. Egli fu amministratore delle poste e fece protagonista dai suoi romanzi, tutti raggruppati in cicli, la realtà da lui meglio conosciuta: la vita di provincia. “La canonica di Framley” appartiene al “ciclo dei Barsetshire” cosi chiamato dalla contea immaginaria dove è ambientato. La storia raccontata, come sempre in Trollope, non ha eroi né negativi né positivi: il bene e il male nell’animo degli uomini non sono valori assoluti e non sfociano mai in azioni clamorose. In un universo deprivato di slanci emotivi da una regolamentazione ferrea delle gerarchie sociali il peccato è rappresentato dall’orgoglio di casta e la virtù dall’esserne privi: chi è povero, come il Reverendo Crawley, vive nella vergogna di esserlo, chi, come i Grantly, ha un posto elevato vorrebbe tramite il matrimonio salire ancora, e un generale disprezzo circonda chi è escluso dell’Olimpo. Ma che Olimpo è mai, quello abitato da dei meschini che occupano il loro tempo in pettegolezzi, in visite di cortesie ipocrite, riducendo religione e politica a riti futili? A mettere in crisi il microcosmo inamovibile è l’anticonformismo garbato delle due eroine del romanzo, la ricca signorina Dunstable e la modesta Lucy Robarts: esse si prendono quello scarsa libertà concessa loro dalla società vittoriana e si scelgono l’uomo da sposare. L’emancipazione dalle convenzioni che fa di loro delle paladine protofemministe alla Jane Austen altri sono costretti ad acquisirla con un doloroso itinerario interiore: Lady Lufton deve comprendere cosa l’aspetto dell’”insignificante”futura nuora nasconda, il canonico Mark Robarts deve rischiare di perdere i beni causa la firma apposta su una cambiale per compiacere un politico importante prima di arrivare a riconoscere il proprio ruolo accanto all’amata moglie. Le ambizioni, giuste e sbagliate, rimescolandosi, rendono frizzanti i dialoghi e l’intreccio della commedia: in fondo al palcoscenico la porticina sull’inferno si è solo socchiusa.

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A chi ama i romanzi di Jane Austen...a chi è interessato all'epoco vittoriana
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