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Lettera al padre Lettera al padre

Lettera al padre

Letteratura straniera

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Scritta nel 1919 e mai consegnata al destinatario, “Lettera al padre” ripercorre la storia di un rapporto assolutamente squilibrato tra un padre troppo forte e un figlio troppo debole. Una lotta impari. Da una parte c’è una figura che incarna l’autorità assoluta, distante e brutale, dall'altra un figlio pieno di paure, che desidera con tutto se stesso l’affetto del padre, ma che non ha il coraggio di conquistarselo.

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Lettera al padre 2017-05-17 19:25:23 siti
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siti Opinione inserita da siti    17 Mag, 2017
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Una lettera da avvocato?

A trentasei anni cosa si può dire al proprio padre? Perché un uomo sente l’urgenza di scrivergli una lettera e al contempo di tenergliela nascosta? O perché ancora questa missiva diventa scrittura pubblica quando, decisa poi la consegna tramite la madre , lei nel delicato ruolo di paciere la rimanda al mittente?
Insomma documento privato o testo letterario?
Il dubbio della critica potrebbe divenire lo sconcerto del lettore, o meglio così è stato nel mio caso. Ho letto l’intero scritto appunto come una lettera privata, sentendomi pure privilegiata nel poter sbirciare nell’intimità dei rapporti interpersonali avvelenati da una profonda incomprensione, ho gioito e mi sono emozionata ogni qual volta il figlio ha avuto un moto di comprensione per il padre del quale ha rappresentato nel frattempo ogni umana debolezza, ogni limite, ogni sfumatura della sua incapacità di conoscenza e accettazione del proprio figliolo. Sono rimasta allibita quando, poco prima della chiusura , ha siglato la sua lettera con un artificio letterario che ,dando la parola al padre, anticipa le possibili obiezioni che lui gli avrebbe potuto muovere. L’ho trovato uno sconcertante atto di vigliaccheria. Perché non ti sei limitato Franz? Aldilà delle tue paure, delle tue insicurezze, della tua spietata analisi? Perché non sei riuscito a chiudere la lettera meglio? Salvo poi replicare ancora come un vero avvocato, così la siglasti tu stesso la missiva “una lettera da avvocato”, in poche, ultime, efficaci righe che restituiscono il senso di tutto: del vostro rapporto, della vostra reciproca diffidenza, delle vostre paure, del vostro dolore e dunque del vostro amore condizionato. Non rivelo cosa dice il complicato figliuolo ma solo che le sue ultime parole lo riabilitano completamente ai miei occhi. E bando alle ciance!Guai a chi mi parla della cattiveria del padre, non lo assolvo, non lo condanno, non sono giudice né avvocato, sono genitore e figlia e la relazione è sempre complessa, delicata, fatta esclusivamente di quei due esseri che la instaurano, a volte nel peggiore dei modi in una concomitanza di fattori disturbanti e pericolosi ma se c’è amore…

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Lettera al padre 2016-06-05 11:59:26 Francesco.3.96
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Francesco.3.96 Opinione inserita da Francesco.3.96    05 Giugno, 2016
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Il vero Kafka

Oggi mi trovo a recensire questo titolo di Kafka, che innanzitutto ha creato sentimenti contrastanti dentro di me.
Cosa intendo con ciò? Beh sinceramente non lo so bene nemmeno io, per prima cosa ho provato una sorta di "odio" verso Kafka, probabilmente per la sua incapacità di farsi valere sul padre, quando a mio avviso aveva totalmente ragione. Saranno stati altri tempi, sarà stato tremendo suo padre, ma non riesco a farmi andare giù l'idea che tutto ciò sia stato affidato ad una lettera, consegnata alla madre e che non fu mai letta dal padre.
Poi vi è un altro sentimento che si è venuto a creare, ovvero un grande senso di solidarietà verso di lui, perché in molte cose è stato possibile immedesimarsi e confrontare la mia esperienza personale.
In breve questo libro è abbastanza scorrevole e piacevole, e mostra un Kafka che guardandosi allo specchio si racconta, con tutte le sue debolezze (anche qua probabilmente amplificate dall'autore stesso) e che risulta essere una persona debole, a differenza del padre che è totalmente l'opposto.
Invito tutti a leggere questo libro, come del resto tutti gli altri libri di questo e degli altri autori, perché potrebbe permettervi di immedesimarvi in essi per poi creare spunti di riflessione.
Buona lettura

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Lettera al padre 2014-06-01 21:25:15 Martiii08
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Martiii08 Opinione inserita da Martiii08    01 Giugno, 2014
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Caro Franz, oggi devi essere te stesso

"Ad ogni modo eravamo così diversi e, in questa diversità, così pericolosi l'uno per l'altro, che se si fosse cercato di prevedere come il bambino che lentamente cresceva e tu, l'uomo maturo, si sarebbero comportati l'uno nei confronti dell'altro, si sarebbe potuto supporre che tu mi avresti semplicemente calpestato, senza che di me rimanesse niente. E invece non è accaduto, la vita non si può prevedere, ma forse quel che è accaduto è anche peggio."

Con queste parole Kafka si mette a nudo, si traveste nei panni di Franz come se le sue parole riflettessero il suo conflitto interiore. Forse la sua era un'intenzione premeditata, si percepisce in queste parole, come un po' in tutta la lettera, quanto egli fosse amareggiato da questo rapporto. Lo scrittore sembra affrontare, come in una scaletta accuratamente stilata, diversi argomenti ripartiti in paragrafi macroscopici. Dapprima affronta il tema del ricordo, un tema a lui molto ostile, in quanto determinante nel suo sviluppo e nel suo colloquio con il padre. Franz, lo chiameremo così, ci parla dei suoi traumi, delle sue paure: paure che un piccolo bambino coi suoi piccoli occhi arriva ad ingigantire e conservare poi per tutta la vita. Egli sembra turbato, sembra raccontare questa storia più a se stesso che al padre, sembra ripercorrere secondo tracce diverse la sua vita e il suo inesorabile destino. Un altro tema da lui affrontato è quello della religione: con una straordinaria accuratezza arriva a raccontare del suo rapporto con l'ebraismo, dell'educazione impartitagli dal padre a proposito dell'importanza delle preghiere e dei riti tradizionali. Kafka sembra incolpare il suo destinatario di non avergli fatto conoscere a sufficienza la sua religione, di non avergli dato l'importanza che meritava. Con profonda sensibilità, si dichiara anche per quanto concerne il matrimonio e il rapporto coniugale: egli ammette di sentirsi incapace di trovare moglie, in quanto la sua fragilità e la sua debolezza non glielo permettono. In questa lettera tende a fare un ritratto di sè non indifferente: è come se una mattina il nostro Franz si fosse svegliato e avesse deciso di confessare tutto al padre a proposito di se stesso e degli altri, delle sorelle, del lavoro, della sua paura (la traduzione italiana non rende forse a sufficienza il senso di 'Furcht' tedesco, inteso come vero e proprio terrore). Leggendo quest'opera ho come avuto la sensazione di star leggendo un'auto biografia. E mi è piaciuta nello stesso modo in cui può piacere una confessione rivelatoria allo specchio. Uno scritto illuminante, si dovrebbe tutti cercare un po' più spesso di far uscire fuori il Franz che è in noi. Perché questa lettera è una lettera di vita, una lettera che, come un flashback istantaneo, riparte da zero e finisce con la vita del momento, dell'attimo stesso in cui io la sto scrivendo. Lo consiglio caldamente, forse per la sua 'cruda sincerità' o il suo stile fruibile e adatto a tutti.

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Lettera al padre 2013-09-10 16:15:29 BettiB
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BettiB Opinione inserita da BettiB    10 Settembre, 2013
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Paure Kafkiane a nudo

Non mi era mai capitato di sentirmi tanto vicina ad un autore durante la lettura della sua opera come durante la lettura di questa Lettera. Intima, combattuta, commovente... Una lettura veloce e -nonostante lo stile un poco astruso di Kafka- scorrevole.
Kafka trova il coraggio di mettere nero su bianco tutti i malintesi e i punti in sospeso tra lui e il padre, figura piena di interrogativi della sua infanzia e crescita. La paura del padre e del suo giudizio, delle critiche riguardo alle scelte di Franz: dagli studi alle donne. Il paragone con il differente tipo d'uomo in cui si è trasformato con il nipote, un padre affettuoso e giocoso come non è mai stato con il figlio.
Vengono riportati in vita ricordi e situazioni famigliari più o meno care all'autore, giochi e paure di bambino, immagini che arricchiscono e approfondiscono a tal punto la psiche di Kafka che in seguito, leggendo altre sue opere, tutto sembra dire: “Certo, con un carattere così!”. Mi è sembrato di conoscere Kafka tanto personalmente da poterlo consolare o rassicurare.
E' inevitabile entrare in empatia con l'autore, provare il suo sconvolgimento e i suoi timori, grazie alle frasi lunghe e spezzate da incertezze. Il rapporto tra Franz e il padre è una sorta di amore/odio che una frase della lettera stessa sottolinea e simboleggia al meglio: "...come in quel gioco infantile in cui uno prende la mano dell'altro, la tiene stretta e continua a dire: «Ma vattene insomma, vattene, perché non te ne vai?»." Franz teneva stretto e per quanto desiderasse che il padre se ne andasse, non credo abbia mai mollato davvero. Questa lettera ne è la prova.

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Lettera al padre 2013-01-31 22:56:12 Filippo
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Opinione inserita da Filippo    01 Febbraio, 2013

Una lettera colma di sentimento

Il libro l'ho trovato molto commuovente, in questa lettera Kafka si spoglia e si mostra per le sue insicurezze e paure. Il suo amore per il padre é fortemente contrapposto a un terrore, quasi cronico, che gli impedisce di rapportarsi con il mondo.
Ipocondriaco e pensoso, lo scrittore descrive il genitore con parole incerte, e quasi spaventato a pronunciarle, rievoca alla mente episodi del passato. La forza di Kafka sta nella sua straordinaria limpidezza espressiva e nel modo in cui si apre e lascia intravedere uno spiraglio di se: oscuro e luminoso allo stesso tempo, freddo e caldo, sentimenti confusi che tendono a essere predominati dalla valenza positiva, ma che non finiscono mai di avere però dietro di se un ombra di tenebra.

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La Metamorfosi, Kafka
Memorie del sottosuolo, Dostöevskij
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Lettera al padre 2012-09-10 19:16:55 Venenix
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Venenix Opinione inserita da Venenix    10 Settembre, 2012
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E tutto è cenere.

"[...] invece io mi sono sempre rifugiato nella mia stanza, tra i libri, con amici esaltati, in idee stravaganti, sfuggendoti"

Così Kafka si definisce, si limita, in una lettera scritta al padre nel novembre del 1919.
Di solito quando si parla di Franz Kafka, le persone cominciano a guardarsi intorno imbarazzate cercando disperatamente di fuggire e di allontanare la conversazione. E, tra le persone colte, di solito, quando si cita Kafka, subito la mente elabora un pensiero: scarafaggio. Sì, è un po' come il gioco dei collegamenti: se io vi dico Dumas, tutti pensano a "Il Conte di Montecristo"; se dico Verga, tutti pensano a "I Malavoglia"; e se dico Kafka, tutti pensano giustamente "La Metamorfosi".
Ma Kafka non è quell'uomo dal grande talento, quell'uomo criptico, misterioso e forse anche un po' svitato. In Lettera al Padre, Kafka rivela chi essere veramente: un figlio che non riesce a riconoscere il volto del proprio padre.

"Ad ogni modo eravamo così diversi e in questa diversità così pericolosi l'uno per l'altro, che se fosse stato possibile prevedere il reciproco comportamento del bambino nella sua lenta crescita - io - e dell'uomo maturo - tu - si sarebbe dovuto dedurne che mi avresti semplicemente schiacciato senza lasciare traccia di me"

Il padre di Kafka è un uomo rigoroso, non ama che il figlio frequenti amici strani e che affoghi nelle sue idee stravaganti e di cattivo gusto, l'orgoglio e l'onore della famiglia è ciò che più conta. Peccato che il piccolo Franz voglia avvicinarsi al padre. Con il passare degli anni, il padre si fa sempre più schivo, sempre più lontano, talmente tanto lontano da riuscire solo più a riconoscerne la sagoma sfocata. Franz lo dice già subito, all'inizio della lettera: non dimostrava verso di lui sentimenti malvagi, odio o disgusto o addirittura insofferenza... ma freddezza, estraneità, ingratitudine.

"Già era sufficiente a schiacciarmi la tua sola immagine fisica. Ricordo, ad esempio, quando ci spogliavamo nella stessa cabina. Io magro, debole, sottile, tu forte, alto, imponente. Anche dentro la cabina mi facevo pena, non solo davanti a te, ma davanti al mondo intero, perché tu eri per me misura di tutte le cose".

Nonostante tutto, però, Franz continua imperterrito e in modo quasi incessante di ricordare a sé stesso e al mondo che sta cambiando attorno a lui, l'affetto che prova per quell'estraneo che si fa chiamare padre. Franz continuerà a ricordarlo a tutti, per tutta la sua vita letteraria: ci saranno citazioni ne Il Processo, in cui la figura dello zio che vuole mettere sopra a tutto [anche il benessere del proprio nipote] l'orgoglio e l'onore della famiglia ricorderà inesorabilmente quella del padre; ci saranno citazioni ne La Metamorfosi, il padre che non vuole far uscire il figlio diventato scarafaggio perché tutti si metterebbero a ridere e renderebbero ironica, quasi assurda e demenziale la vicenda.

Il bello di questo libro non è solo il modo in cui Franz Kafka si scopre delle sue vesti di scrittore criptico e strambo per certi aspetti, ma il momento in cui si scopre che dietro la maschera di Franz Kafka ci sia il volto di tutti noi. Tutti possiamo rispecchiarci in lui durante la lettura, tutti possiamo scorgere la figura di suo padre allontanarsi, diventare un estraneo.

Kafka riuscirà effettivamente a trovare il coraggio per consegnare la lettera alla madre affinché la dia al padre, ma tutto questo sarà inutile: la letterà gli verrà restituita senza che il padre l'abbia mai letta. Da questo punto in poi, quello che sentirà Kafka sarà sempre e solo un immenso senso di colpa.

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