Lettera al padre Lettera al padre

Lettera al padre

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La presentazione e le recensioni di Lettera al padre, opera di Franz Kafka edita da Feltrinelli. La sconvolgente lettera-autobiografia che denuncia il rapporto difficile e conflittuale di Kafka con l’autorità paterna è anche una implicita dichiarazione di poetica: Kafka voleva intitolare tutta la sua opera: “Tentazioni di evasione dalla sfera paterna”. Scritta nel 1919 e mai consegnata al destinatario, “Lettera al padre” ripercorre la storia di un rapporto assolutamente squilibrato tra un padre troppo forte e un figlio troppo debole. Una lotta impari. Da una parte c’è una figura che incarna l’autorità assoluta, distante e brutale, dall’altra un figlio pieno di paure, che desidera con tutto se stesso l’affetto del padre, ma che non ha il coraggio di conquistarselo. Cosí, in pagine di forte impatto emotivo, Kafka confessa la sua natura di figlio incompreso, insicuro e inadeguato, schiacciato dalla personalità di un uomo che ha l’aspetto enigmatico del tiranno. Uno spietato atto d’accusa, e insieme l’accorato appello di chi non può rinunciare alla speranza di una riconciliazione.

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Lettera al padre 2013-01-31 22:56:12 Filippo
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Opinione inserita da Filippo    01 Febbraio, 2013

Una lettera colma di sentimento

Il libro l'ho trovato molto commuovente, in questa lettera Kafka si spoglia e si mostra per le sue insicurezze e paure. Il suo amore per il padre é fortemente contrapposto a un terrore, quasi cronico, che gli impedisce di rapportarsi con il mondo.
Ipocondriaco e pensoso, lo scrittore descrive il genitore con parole incerte, e quasi spaventato a pronunciarle, rievoca alla mente episodi del passato. La forza di Kafka sta nella sua straordinaria limpidezza espressiva e nel modo in cui si apre e lascia intravedere uno spiraglio di se: oscuro e luminoso allo stesso tempo, freddo e caldo, sentimenti confusi che tendono a essere predominati dalla valenza positiva, ma che non finiscono mai di avere però dietro di se un ombra di tenebra.

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La Metamorfosi, Kafka
Memorie del sottosuolo, Dostöevskij
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Lettera al padre 2012-09-10 19:16:55 Venenix
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Venenix Opinione inserita da Venenix    10 Settembre, 2012
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E tutto è cenere.

"[...] invece io mi sono sempre rifugiato nella mia stanza, tra i libri, con amici esaltati, in idee stravaganti, sfuggendoti"

Così Kafka si definisce, si limita, in una lettera scritta al padre nel novembre del 1919.
Di solito quando si parla di Franz Kafka, le persone cominciano a guardarsi intorno imbarazzate cercando disperatamente di fuggire e di allontanare la conversazione. E, tra le persone colte, di solito, quando si cita Kafka, subito la mente elabora un pensiero: scarafaggio. Sì, è un po' come il gioco dei collegamenti: se io vi dico Dumas, tutti pensano a "Il Conte di Montecristo"; se dico Verga, tutti pensano a "I Malavoglia"; e se dico Kafka, tutti pensano giustamente "La Metamorfosi".
Ma Kafka non è quell'uomo dal grande talento, quell'uomo criptico, misterioso e forse anche un po' svitato. In Lettera al Padre, Kafka rivela chi essere veramente: un figlio che non riesce a riconoscere il volto del proprio padre.

"Ad ogni modo eravamo così diversi e in questa diversità così pericolosi l'uno per l'altro, che se fosse stato possibile prevedere il reciproco comportamento del bambino nella sua lenta crescita - io - e dell'uomo maturo - tu - si sarebbe dovuto dedurne che mi avresti semplicemente schiacciato senza lasciare traccia di me"

Il padre di Kafka è un uomo rigoroso, non ama che il figlio frequenti amici strani e che affoghi nelle sue idee stravaganti e di cattivo gusto, l'orgoglio e l'onore della famiglia è ciò che più conta. Peccato che il piccolo Franz voglia avvicinarsi al padre. Con il passare degli anni, il padre si fa sempre più schivo, sempre più lontano, talmente tanto lontano da riuscire solo più a riconoscerne la sagoma sfocata. Franz lo dice già subito, all'inizio della lettera: non dimostrava verso di lui sentimenti malvagi, odio o disgusto o addirittura insofferenza... ma freddezza, estraneità, ingratitudine.

"Già era sufficiente a schiacciarmi la tua sola immagine fisica. Ricordo, ad esempio, quando ci spogliavamo nella stessa cabina. Io magro, debole, sottile, tu forte, alto, imponente. Anche dentro la cabina mi facevo pena, non solo davanti a te, ma davanti al mondo intero, perché tu eri per me misura di tutte le cose".

Nonostante tutto, però, Franz continua imperterrito e in modo quasi incessante di ricordare a sé stesso e al mondo che sta cambiando attorno a lui, l'affetto che prova per quell'estraneo che si fa chiamare padre. Franz continuerà a ricordarlo a tutti, per tutta la sua vita letteraria: ci saranno citazioni ne Il Processo, in cui la figura dello zio che vuole mettere sopra a tutto [anche il benessere del proprio nipote] l'orgoglio e l'onore della famiglia ricorderà inesorabilmente quella del padre; ci saranno citazioni ne La Metamorfosi, il padre che non vuole far uscire il figlio diventato scarafaggio perché tutti si metterebbero a ridere e renderebbero ironica, quasi assurda e demenziale la vicenda.

Il bello di questo libro non è solo il modo in cui Franz Kafka si scopre delle sue vesti di scrittore criptico e strambo per certi aspetti, ma il momento in cui si scopre che dietro la maschera di Franz Kafka ci sia il volto di tutti noi. Tutti possiamo rispecchiarci in lui durante la lettura, tutti possiamo scorgere la figura di suo padre allontanarsi, diventare un estraneo.

Kafka riuscirà effettivamente a trovare il coraggio per consegnare la lettera alla madre affinché la dia al padre, ma tutto questo sarà inutile: la letterà gli verrà restituita senza che il padre l'abbia mai letta. Da questo punto in poi, quello che sentirà Kafka sarà sempre e solo un immenso senso di colpa.

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