Papà Goriot
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Honoré de Balzac (1799-1850) è un protagonista assoluto della narrativa francese dell'Ottocento. Trasferitosi a Parigi nel 1816, per obbedire alla sua prepotente vocazione letteraria rimane poi nella capitale, da cui si allontanerà per frequenti viaggi, diversi dei quali in Italia. Fra mille difficoltà e problemi di carattere finanziario e sentimentale, scrive un'ottantina di romanzi che, a partire dal 1841, organizza nei diciotto volumi della Commedia umana, un'unica, sterminata opera in cui gli stessi personaggi tornano in fasi e vicende diverse della loro vita.
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La società parigina di metà '800
Uno dei più grandi capolavori della letteratura francese dell'800 e uno dei libri più importanti della "Comedie Humaine", raccolta di quasi 140 romanzi e racconti di Honoré de Balzac.
La trama del libro è semplice e allo stesso tempo potente come in quasi tutti i romanzi dello scrittore francese. L'azione inizia in una sgangherata pensione di Parigi dove vive appunto il protagonista del nostro romanzo: Monsieur Goriot, chiamato affettuosamente da tutti gli altri ospiti della pensione, Papà Goriot, pastaio oramai ritiratosi dal lavoro. Goriot ha due figlie che ama in modo ossessivo e morboso, Anastasie e Delphine, le quali, però, hanno un assoluto disprezzo nei confronti del padre e lo vanno a visitare solo per chiedergli soldi.
Papà Goriot, infatti, grazie ad una vita di stenti e sacrifici, è riuscito a mettere da parte una somma considerevole e a dare in matrimonio le sue figlie a due uomini facoltosi (un nobile e un banchiere). Le due figlie, viziate, ciniche e sprezzanti per quel padre di un ceto più basso del loro, sono l'incarnazione stessa della scalata sociale, dell'arrivismo a tutti i costi che sarà ben descritto, qualche anno più tardi, da Maupassant con il suo "Bel-Ami".
In questo quadro si inserisce un altro protagonista, Eugène de Rastignac, studente universitario di giurisprudenza anch'egli ospite della pensione, che lascerà quasi subito i suoi studi perchè attratto dallo sfavillante mondo della nobiltà parigina, delle serate mondane e degli eccessi viziosi.
Eugène, ragazzo di bella presenza, riuscirà a sedurre molte donne dell'alta società parigina tra le quali spicca proprio Dolphine, la figlia di papà Goriot.
Il romanzo si conclude tragicamente. La salute di papà Goriot peggiora drasticamente fino a quando, per colpa di un accesso d'ira provocato dalle figlie, non si spegne definitivamente tra la sola compagnia di Eugène e l'indifferenza e il disprezzo delle figlie.
Anche al funerale le figlie non si presenteranno; solo il giovane Eugène lo accompagnerà nell'ultimo viaggio a Père Lachaise.
Emblematiche le parole del giovane protagonista all'uscita del cimitero più famoso di Parigi dopo la sepoltura dell'amico: "Rastignac rimasto solo, fece alcuni passi verso l’alto del cimitero e vide Parigi stendersi tortuosamente lungo le due rive della Senna, dove iniziavano a brillare le luci. I suoi occhi si attaccarono quasi avidamente tra la colonna di Place Vendôme e la cupola degli Invalides , dove viveva quel bel mondo nel quale aveva voluto fare ingresso. Lanciò su quell’alveare ronzante uno sguardo che sembrava gustarne in anticipo il miele, e disse queste parole grandiose:
- E adesso a noi due!».
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Gli arrampicatori sociali
Lettura obbligata a scuola che mi ha fatto scoprire il piacere di leggere.ambientato nei salotti bene e nelle bettole parigini, la storia narra le lotte di arrampicatori sociali e l'amore sbagliato di un padre dispotto a qualsiasi sacrificio per la felicità futile e materiale delle sue due figlie.Ricco di descrizioni minuziose tipiche dello stile letterario dell'autore che trasportano il lettore direttamente nelle stanze in cui si svolgono i fatti.
Fa spazio a molte riflessioni assolutamente moderne sullo stile e sull'immagine richiesta dalla nostra società, la quale punta sul voler essere e non sulla sostanza delle persone.
A prima vista la lunga descrizione della pensione Vauquer può spaventare, bisogna superare lo scoglio e non saltare nessuna pagina per assaporare con calma il superbo modo di scrivere di Balzac.
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L'amore filiale
Questo romanzo é l'inizio di un ciclo, un disegno letterario che Balzac aveva bene in mente: la commedia umana, dove la vita dell'uomo é una sorta di rappresentazione con i suoi drammi, i suoi dolori, le sue perdite, le sue vittorie in varie tappe dell'età.
Papà Goriot é un uomo di umili origini che é riuscito, col sudore,a farsi una posizione rispettabile agli occhi della società a tal punto da riuscire a sposare le sue due uniche figlie a uomini facoltosi. Goriot prova un amore cosí smisurato per le figlie da esserne accecato. Un amore malato che fa riflettere il lettore moderno. Ed é proprio questo che mi ha colpita....l'amore che perde di vista la realtà. Goriot si ridurrà alla povertà, verrà deriso e umiliato dai generi cinici che non lo ritengono all'altezza per i suoi modi grezzi, sarà vittima di pettegolezzi all'interno della pensione Vauquer dove risiede e verrà snobbato dalle figlie che lo sfruttano fino alla fine per i loro scopi; morirà rimpianto dall'unico amico che ha compreso la sua miserabile solitudine. Toccante la scena finale quando una palata di terra coprirà la sua bara. Un classico intriso di dettagli e commovente fino all'inverosimile. Consigliato a chi ha voglia di storie d'altri tempi dal sapore amaro e dal raffronto reale con la vita....quella vera.









