Siddharta
| 3.4 (19) |
Letteratura straniera
| Classificazione | Letteratura tedesca |
| Autore | Hermann Hesse |
Editore
| Casa editrice | Adelphi |
Recensione Utenti
Opinioni inserite: 19
Un libro da leggere con grande attenzione
Siddharta è uno di quei libri che deve essere contestualizzato (sia in termini temporali che culturali) per poter essere giudicato. Nonostante sia stato un testo icona della cultura della "beat generation", che a partire dagli anni '60, rivoluzionarono in modo sostanziale il rapporto con l'esistenza umana, Hesse lo scrisse molto prima, esattamente nel 1922, quando ha già 45 anni. Fu poi pubblicato, e diffuso, nel dopoguerra. Il rapporto con l'India (e la cultura orientale e in particolare quella buddhista e induista) deriva dal padre (che era stato missionario in India), da alcuni suoi viaggi nell'area (l'attuale Sri-Lanka e in Malaysia)e soprattutto da un'insaziabile bisogno di ricercare "una strada per la felicità". Credo che fu soprattutto questo moto interiore a farlo avvicinare all'Oriente - molto prima che lo facesse un'intera generazione negli anni '60 - alla ricerca di una pace interiore. Pace, che detto tra noi, non ottenne mai tra le sue depressioni e le sue malattie.
In questo contesto deve essere visto un libro come Siddartha che punta alla ricerca, mai doma, della conoscenza del Se' come elemento significativo che giustifica, oltre ogni esperienza, l'esistenza umana. Fu questa instancabile voglia di "ricercare" che fece diventare Siddharta un'icona di una generazione che seppe esplorare i confini più ampi (e discutibili, se volete) dell'esistenza umana.
Un libro da leggere con grande attenzione.
Indicazioni utili
| Lettura consigliata | sì |
Siddharta
È stato considerato dallo stesso Hesse un “poema indiano” il romanzo presenta un registro molto originale che unisce lirica ed epica, ma anche narrazione e meditazione, elevazione e sensualità, e che lo rende tutt'ora affascinante.
Il libro narra la vita di Siddharta, giovane indiano, che cerca la sua strada nei più svariati modi. Fin da subito il narratore si dimostra esterno ed onnisciente poiché, benché faccia intuire che la storia di Siddharta sia tra le più particolari, non esprime un suo punto di vista. Si può dire che la focalizzazione sia quella del giovane.
Infatti è attraverso i suoi occhi che noi vediamo un’India del VI secolo a.C. dominata da molte religioni, da molti modi di vivere, da realtà e ipocrisie.
Siddharta inizia il suo viaggio fiancheggiato dall’inseparabile amico d’infanzia, Govinda, il quale lo ha sempre visto come un saggio. I due decidono di andare a vivere con i "Samana", pensatori che vivono di poco o nulla, che imparano a immedesimarsi con tutto ciò che incontrano. Così fa infatti Siddharta. Dopo aver vissuto con loro, lui e Govinda decidono di andare a vedere il Buddha Gotama, alla quale setta Govinda decide di aggregarsi. Siddharta rimane quindi solo e arriva in una città, dove conosce la bella Kamala.
La straordinaria maestria di Hesse è ben visibile nei capitoli riguardanti Kamala, in quanto non la nomina mai con un appellativo dalla connotazione negativa, ma lascia intuire il lavoro, moralmente poco "elevato", della donna. Siddharta decide di imparare l’amore da lei e tramite quello apprende i vari modi di lavorare, di guadagnare, di spendere e di divertirsi.
Il personaggio dell’autore che dapprima sembrava “immacolato” si dimostra soggetto alle debolezze umane, lui che considerava male quei comportamenti e che se ne considerava superiore.
Dopo anni e anni passati con Kamala, Siddharta si dispera, capisce il suo errore e scappa. Qui si ha il climax del libro, Kamala abbandonata dall’uomo che ama e da cui sa di non essere amata porta in grembo un figlio destinato a chiamarsi come il padre. Anche senza dichiararlo apertamente, l'autore lascia intendere che Siddharta incontrerà il figlio.
Questo succederà solo dopo un lungo periodo di transizione dell’ormai uomo Siddharta che, dilaniato dai rimorsi per il suo stile di vita degli ultimi anni, ipotizza per sé il suicidio come forma estrema di purificazione. Ma il caso, forse il destino, lo aiuta: incontra Govinda. L’amico da subito non lo riconosce, anzi si ferma pensando di aiutare uno sconosciuto. L’incontro tra i due è toccante, ma quando si separano si ha di nuovo la sensazione che si rivedranno.
Siddharta ha ritrovato un motivo di vita e cerca una nuova strada, che trova sulle sponde dello stesso fiume nel quale pensava di porre fine alla sua vita. Un vecchio barcaiolo di nome Vasudeva ci abita e condivide con Siddharta l’idea che il fiume sia vivo, che parli, che insegni. Siddharta decide di rimanere con Vesudeva da cui imparerà molto, anche durante i lunghi silenzi.
Un’altra scena toccante si ha con il passaggio di Kamala che è in viaggio per trovare Gotama, il Buddha ormai morente; con lei c’è il piccolo Siddharta. Un serpente morde la madre, il piccolo piange e richiama l’attenzione del padre che, riconosciuta la donna, cerca di aiutarla, ma tutto è inutile. Ora Siddharta ha un figlio da crescere. Come in tutti i romanzi c’è l’antagonista dell’eroe, ma è un paradosso: di Siddharta è lo stesso figlio. Il giovane ragazzo è ribelle, non lavora, si annoia, non vuole imparare: totalmente il contrario del padre. Dopo anni di sofferenza, il figlio scappa e Siddharta è costretto a lasciarlo andare: sono troppo diversi per poter convivere. Questo episodio, inoltre, induce Siddharta a pensare a quando anche lui aveva abbandonato suo padre e al dolore che gli aveva sicuramente procurato. Un giorno anche il vecchio barcaiolo lascia Siddharta, recandosi nella foresta, alla ricerca anche lui di altre conoscenze.
E qui si chiude il libro, nel rincontro di Siddharta e Govinda, ormai vecchi, vissuti, sapienti. L’amico ancora una volta non riconosce Siddharta, invecchiato, cambiato. Si raccontano le vite, ma soprattutto Govinda chiede all’amico quale sia, dopo tutti questi anni, la sua filosofia e Siddharta attua un monologo a dir poco affascinante.
Ora c’è da chiedersi se quel che Hesse fa dire al suo personaggio non sia altro che quello che lui ha dedotto da anni di studi sui libri del nonno, ma su una cosa non si può che essere d’accordo: Siddharta è un Buddha.
Ciò che trasmette questo libro non è solo un insegnamento morale, ma una lezione di vita su come giudicare per essere giudicati, su come cercare la conoscenza e su come anche il più puro degli uomini si possa ritrovare nel peccato.
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| Lettura consigliata | sì |
Love and Peace or Else
Hermann Hesse ha rischiato parecchio. Ha messo in gioco la sua reputazione, la sua fama, le sue abilità di scrittore scrivendo questo libro. Per me ha rischiato molto, ma ha perso. Succede!
Considerato uno dei più grandi capolavori della letteratura novecentesca e della cultura tedesca, posso ben affermare che di cultura “germanica” ce n'è tanta, e di sicuro non è questo fallito tentativo di voler portare su carta un misticismo che probabilmente c'è stato, ma che il sig. Hesse non ha saputo concretizzare. Ed è questo il rischio che si corre: quello di voler discutere e riportare pensieri astratti, finendo però col creare una raccolta di squallide parole, squallidi aforismi e squallide accozzaglie letterarie.
Ovviamente, considerando l'esperienza del giovane Hesse, della sua permanenza in monastero, del tentato suicidio, dei suoi numerosissimi viaggi all'estero, soprattutto in India (confrontandosi così con la cultura orientale), non possono che dargli il beneficio del dubbio che, probabilmente, un percorso formativo con marchio “buddista” c'è stato realmente. Ma forse era meglio se si fosse fermato là. O discuti di determinati valori e/o pensieri curandone gli aspetti contenutistici e stilistici, oppure non ne fai nulla poiché non è rasentado la filosofia che riesci a scrivere un capolavoro che abbia determinate pretese.
“Siddharta” viene appunto denominato Bildungsroman, ovvero “romanzo di formazione”, il quale prevede una crescita spirituale ed intellettuale del lettore pari ad un vero e proprio viaggio nei meandri delle terre lontane, quelle terre tanto diverse dalla cultura occidentale, quelle dal pallino in fronte e le gambe incrociate su un tappeto volante. Ma per quanto mi riguarda, è stato un libro tanto breve quanto interessante. Ciò è dovuto alla mia forma mentis, un po' troppo selettiva e maledettamente critica, e in più alla mia scarsissima conoscenza della filosofia/religione orientale.
Molto probabilmente, Hermann Hesse ha riscontrato successo, a tempo debito, proprio perchè ha messo sul palcoscenico temi ed argomenti dimenticati o tralasciati dalla cultura tedesca e non, e per questo ha condotto una via letteraria di certo non battuta da molti.
Mi ha fatto sorridere, inoltre, il fatto che, come volevasi dimostrare, “Siddharta” è stato preso come “Romanzo Guida” della cultura hippie, della serie: peace & love, bro! Gli hippie non si smentiscono mai :)) (ovviamente non vuole essere un'offesa!!)
Ps. Quello della piacevolezza è un 2 e mezzo..
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| Lettura consigliata | sì • no |
| Consigliato a chi ha letto... |
Sì: per cultura personale. |
Rimandato a settembre
Un'India dolce e orientale del VI secolo a.C. accoglie i pensieri del protagonista e dello stesso lettore del libro. Un viaggio che a meta arrivata arricchirà un pochino il lettore: un libro sulla meditazione ricco di sensualità, armonia e perle di saggezza.
Consigliato a chiunque voglia avvicinarsi ad uno pseudo-libro di aiuto: nessuno meglio di Hermann Hesse saprà indicargli la via.
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| Lettura consigliata | sì • no |
Siddharta
E' l'unico libro che ho letto due volte e l'ho fatto in due momenti diversi delle mia vita: durante il liceo e a 30 anni. Mi ha suscitato emozioni e reazioni diverse, lasciandomi a bocca aperta la prima volta tale era stata l'esaltazione per un messaggio che avevo trovato davvero toccante, di quelli che ti colpisce e ti fa dire "anch'io vorrei riuscire ad essere libero da qualsiasi pregiudizio e dalla gabbia in cui questa società mi tiene, vorrei conoscere il mondo, vorrei provare e sperimentare sulla mia pelle ogni emozione possibile alla ricerca della Mia strada". Una reazione tipica per un adoloscente.
La seconda volta l'impatto è stato meno forte, ma mi ha comunque suscitato una riflessione. Più che su di me ho provato a leggerlo in riferimento agli "altri", non potendo fare a meno di pensare a tutti quei Soloni più o meno improvvisati che predicano bene e razzolano male, che da più parti ci propinano verità di ogni sorta senza in realtà averle veramente vissute e scoperte, senza avere la minima consapevolezza non solo di quello che dicono, ma anche delle reazioni che possono suscitare (sopratutto nei giovani).
Bisogna essere curiosi, vivere di persona le proprie esperienze, avere dubbi, avere sete di conoscenza, non temere i fallimenti, non permettere che qualcuno (chiunque esso sia) vi dica come vivere la vostra vita.
Ne consiglio vivamente la lettura, lo ritengo uno di quei libri che dovrebbe far parte del bagaglio culturale di tutti.
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| Lettura consigliata | sì |
un libro con un'anima
Dire che un libro “abbia un’anima” può sembrare molto new age oppure quasi patetico, dipende dai punti di vista. Eppure Siddharta è uno di quei (rari) libri in cui, quando lo chiudi e lo riponi sullo scaffale, ti senti colpito nel profondo. L’assillante ricerca del giovane Siddharta, il suo cammino spirituale attraverso la meditazione, l’ascetismo, l’amore, il sesso, il denaro, il lavoro, il rifiuto della società e la pace dell’anima, è in realtà un cammino che viene fatto dal lettore. Hesse inserisce nella vicenda numerose disquisizioni e riflessioni filosofiche, anche profonde, come il senso dei propri giorni, il rifiuto della società, la voglia di cambiare. Lo fa in modo da colpire chi legge, affinchè le assimili e le faccia sue. Siddharta, un ragazzo che non si ferma presso nessun maestro, che vuole provare sulla sua pelle ogni dottrina, un affamato di saggezza e conoscenza, è in realtà la persona che tutti noi vorremmo essere. Un uomo alla ricerca di un senso più completo dell’esistenza, che si pone delle domande alle cui però vuole trovare a tutti i costi delle risposte, che non ha paura di sbagliare o di provare nuovi percorsi. Siddharta è ciò che desideriamo essere, aperti, vivi, colmi d’esperienze e di saggezza, soddisfatti di aver vissuto una vita densa di significato. Io l’ho letto mentre percorrevo il cammino di Santiago e devo dire che ho ritrovato nelle pagine molte riflessioni e spunti che erano stati presi in considerazione nelle lunghe discussioni con altri pellegrini e che si vivono durante quell’esperienza.
Questo piccolo romanzo cambia chi legge e lo ripeterò sempre, anche a costo di passare per uno stupido innamorato dei libri.
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| Lettura consigliata | sì |
| Consigliato a chi ha letto... | A chi è alla ricerca di un significato più ampio, a chi ami scoprire, a chi ama le esperienze, a chi ama i libri sull'India o sul buddismo. |
provvisorio
Puo' sembrare sopravvalutato oggi, ma nel 1922 quando fu scritto, certamente fu un lampo nel cielo. Col dominio inglese delle indie, nell'800 viene istituita ad Oxford la prima cattedra di filosofia orientale. Tra le varie cose, si insegna la filosofia buddista. La Blavansky e la Teosofia faranno molto per la diffusione di questi concetti nella cultura ottocentesca e di inizio 900. Molti autori romantici, e postromantici ne sono influenzati. In un mondo dove l'unica forma di spiritualita' offerta era quella proposta dalla Chiesa, chiaramente molti trovarono in questo libro una palestra spirituale inedita e attraente. La fede secondo il buddismo non e' dogma, ma spirito di ricerca. E la vita del protagonista del libro e' una continua ricerca. Peccato che rifiuti di avere un maestro, di seguire un insegnamento (lascia l'amico che segue il Gautama). Qui e' piu' new age che buddista, il buddismo e' relazione maestro-discepolo. Libro da portare con se' quando andate ad un concerto di Joe Cocker col maggiolone colorato: potrete leggiucchiarlo qua e la' tra uno spinello e una lattina di birra. Per fortuna ci sono testi di livello spirituale ben piu' alti, ma quei volumi non entrano nel bagagliaio del maggiolone, e' troppo stretto...
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| Lettura consigliata | sì |
| Consigliato a chi ha letto... | consigliato a chi pensa con nostalgia al concerto di Woodstock |
Profondo
Ambientato in India nel VI secolo a.C. narra di Siddharta che nel corso della sua vita va' alla ricerca di se stesso attraverso ogni tipo di esperienza sia mistica che terrena, dalle quali trae degli insegnamenti sia dagli eventi positivi che da quelli negativi. E la verità che egli cerca non è un sapere che riguarda solo la mente, puramente intellettuale e astratto, ma riguarda la vita nella sua completezza. Questo romanzo mi ha trasmesso la possibilità di vivere una vita libera da ogni dogma cercando di svelare quel mistero che ogni singola persona è nell’armonia dell’universo perché solo dal superamento della propria individualità e dalla comprensione della perfetta unità del Tutto nasce la serenità. Siddharta e' sicuramente un libro fondamentale per chi e' alla ricerca del proprio se'.
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| Lettura consigliata | sì |
| Consigliato a chi ha letto... | Lo consiglio a chi ama H. Hesse e a chi vuole riflettere sulla propria vita. Da leggere, meditare e rileggere. |
Siddharta
Molte persona legano questo libro alla fase addolescenziale ma non sono daccordo. Semplicemente credo che leggerlo da ragazzino e leggerlo a 30 anni siano due modi diversi di viverlo. Nel primo caso lo si legge con la curiosità di chi deve ancora scoprire la vita, più avanti lo si legge riguardandosi alle spalle con un pizzico di maturità e di esperienza in più. Se mai sarà, lo vorrò rileggere una terza volta quando avrò un figlio.
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| Lettura consigliata | sì |
| Consigliato a chi ha letto... | A tutti a tutte le età |
suddharta
Sono d'accordo con chi lo definisce "UN TESTO SOPRAVVALUTATO",ma a me e' stato regalato quando avevo 17 anni e l'avevo trovato un buon libro,ricco di significati spirituali e di insegnamenti sulla vita, il coraggio di pensare con la nostra testa e di seguire da soli la nostra strda senza paure,provare a vivere gli errori per trovare noi stessi...e poter cosi decicere.Quando Siddharta si rotrovera' ad avere un figlio vivra' lui stesso la sofferenze che da giovane aveva inflitto al padre.Probabilmente la mia opininie e' poco spirituale,non ho approfondito il "viaggio spirituale" e nemmeno l'amicizia di Siddharta con Govinda che e' molto significativa,Kamala che gli insegna l'amore e da alla luce il loro figlio...ho riassunto cio' che ne ricordo ora,a distanza di tanti anni,e questo e' cio' che ne deduco adesso:bisogna vivere a fondo la vita per comprenderla.La considero comunque una bella favola spirituale,di certo non un capolavoro,ma sicuramente che un libro agli adolescenti consiglierei di leggere e agli adulti anche,non e' affatto una perdita di tempo.
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| Lettura consigliata | sì |
| Consigliato a chi ha letto... | ...comunque sia tutti,non si finisce mai d'imparare |
Un testo sopravvalutato
Lessi questo romanzo molti anni fa ed ero quasi l'unica a trovarlo complessivamente mediocre e molto sopravvalutato. L'ho riletto in questi ultimi tempi : il mio giudizio è rimasto lo stesso.
Se uno ama i testi filosofici , sa chi e cosa leggere nel settore specifico. In queste pagine ho trovato una filosofia di ispirazione orientaleggiante, che non mi ha persuaso come tutte le cose copiate o , di fatto,spiritualmente lontane dagli originali. Hesse ha ben altri testi di altissima levatura.Chiedo scusa a chi ha amato ed ama questo romanzo, che, lo so bene, ha moltissimi estimatori, ma ad una attenta rilettura ho ritrovato tutte le pecche individuate un tempo, come ad esempio la storia-parabola stessa di Siddharta. Bello ,invece, mi sembrò il film.
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| Lettura consigliata | sì • no |
| Consigliato a chi ha letto... | ed ama i testi orientali (di seconda mano). |
Alla scoperta del proprio "io"
Hermann Hesse è un autore che con ogni sua opera lascia un segno indelebile, perché racconta del viaggio dell’uomo alla ricerca del senso della vita. Già con Il Lupo della steppa aveva trattato il tema del dolore di vivere, fornendo una soluzione logica, per quanto semplice: per superarlo, mai prendere troppo sul serio se stessi e i propri sentimenti, e ciò grazie a una salvifica autoironia.
Con Siddharta, il cui successo venne solo dopo il conferimento del Nobel, il tema dell’esistenza è più generale e finisce con il diventare in questo “romanzo indiano” una lezione di vita e proprio per questo al suo apparire entusiasmò la generazione dell’epoca. A distanza di tempo, comunque, il testo presenta ancora quell’interesse e nelle conclusioni resta di immutata validità.
Ambientato in India nel VI secolo a.C. narra di Siddharta, un ragazzo che cerca la sua strada, ambisce sapere quale è il suo ruolo e per far questo intraprende un viaggio che lo porterà alla sua verità attraverso una serie di esperienze, tipiche peraltro della realtà umana. In effetti si tratta di un lungo cammino all’interno di se stesso, in cui prova un po’ tutto quello che può essere colto nel percorso di una vita. Dall’esperienza mistica al piacere carnale, ma anche cerebrale dell’amore, il giovane invecchia, adottando sensi e scopi che poi magari rivelano un’insoddisfazione o comunque un mancato totale appagamento.
Ogni incontro, ogni esperienza sono un banco di prova, un confronto con il proprio “io” da cui trarre degli insegnamenti, e, se nell’apparenza sono solo gli eventi positivi atti a questa funzione, si comprenderà come anche quelli negativi entrino a far parte di quel grande patrimonio individuale che è l’esperienza.
Hesse nel raccontare questa metafora in fondo ci vuole dire che è necessario conoscere il mondo che ci circonda e, specialmente, quello interiore tramite un percorso materiale e spirituale che porta alla scoperta di noi stessi. Nel nostro intimo non c’è nulla di tutto buono o di tutto cattivo, esiste, è latente il peccato, frutto di un errore da cui trarre insegnamento, ma in fondo, purché si abbia voglia di vivere veramente, ci sono tante possibilità per ogni uomo di trovare una pace interiore che non sia solo di aspetto, ma che radichi in profondità. Tutto questo può e deve avvenire solo per mezzo della conoscenza, del dubbio, che deve essere una costante, e dell’esperienza, tutti elementi che arricchiscono dando la certezza di avere vissuto.
Il libro è quindi indubbiamente di assoluto interesse e in questa ricerca filosofica ha il suo effettivo pregio. L’unica nota negativa, se così può essere chiamata, è la costante pesantezza della narrazione, tipica del resto di molti autori di lingua tedesca del XIX e del XX secolo.
Comunque, proprio perché si tratta di un discorso filosofico, è inevitabile soffermarsi spesso sulle righe e quindi la complicazione nell’esposizione risulta meno fastidiosa.
Siddharta resta, a distanza di anni dalla sua pubblicazione, un libro di assoluto valore, una tappa fondamentale nella storia della letteratura ed è proprio questa inalterata qualità che lo fa rientrare fra i capolavori di ogni tempo.
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Estremamente noioso..
Con tutto il rispetto per coloro che lo hanno ritenuto un capolavoro, è un libro che non mi ha suscitato sensazioni positive.
La storia complicata di questo Siddartha personaggio perlomeno ambiguo e insoddisfatto che passa velocemente da esperienze mistiche a momenti di lussuria, ad altri momenti in cui vuol assaporare ogni tipo di esperienza, quasi che la vita lui non sa decidere di viverla o come viverla, quindi ne assapora tutte le
angolature anche quelle più acerbe...
In tutto questo guazzabuglio di eventi, si ritrova poi ad essere abbandonato dal figlio, così come ha fatto lui all'inizio con il padre....
Vicenda quindi incolore, noiosa e a mio parere non costruttiva o che possa fornire un utile insegnamento...
Una perdita di tempo in questa lettura scialba, che forse è meglio risparmiare...
Saluti.
Ginseng666
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| Lettura consigliata | no |
| Consigliato a chi ha letto... | Non mi sento di consigliarlo, mi ha fatto sbadigliare.. |
NUocva lettura e nuova delusione
Ho riletto questo "livre de chévet " di varie generazioni, amatissimo, che "doveva" essere considerato un capolavoro.
In passato, irritata per l'incenso che avvolgeva in abbondanza "Siddharta ", restai alquanto delusa.
Riletto da poco confesso sinceramente che , ferma restando l'eccellenza dello stile ,il contenuto mi ha lasciasto indifferente.
Probabilmente è un mio limite, ma vedo in "Siddharta" il più illustre antecedente- Hesse è comunque uno scrittore maiuscolo- dei testi sacri della nebulosa e confusa new age.
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| Lettura consigliata | sì |
| Consigliato a chi ha letto... | i testi in voga nel '68 e oltre e a chi ama i precedenti della new age. |
Siddharta
Un capolavoro
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Mah.. voto 5++
Onestamente non sono riuscita a capire un granchè il senso di questo libro. Probabilmente un libro troppo introspettivo, magari da rileggere più avanti.
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Voto 5!
Difficile mantenere alta l'attenzione.
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| Lettura consigliata | no |
siddharta
Scritto in modo semplice, questo libro potrebbe sembrare una banalissima storiella, invece pone degli interrogativi fondamentali. Siddharta passa il tempo spendendosi in esperienze totalmente diverse, per giungere in tarda età alla consapevolezza che nella vita non bisogna accontentarsi, ma imparare sempre perchè ciò che va cercato è il tutto.
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| Lettura consigliata | sì |
siddarta
un classico della letteratura. un racconto della vita di un uomo (siddarta) che avra' numerose vicissitudini che lo porteranno a pensare al senso della vita e a cio' che conta veramente. istruttivo.
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| Lettura consigliata | no |

























