Cronache marziane
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Ray Douglas Bradbury, nato il 22 agosto del 1920 a Waukegan, nell'Illinois, è narratore e sceneggiatore televisivo e cinematografico. Dal suo romanzo Fahrenheit 451 François Truffaut ha tratto un film che è diventato un culto. Fra le altre sue opere: Cronache marziane, Il gioco dei pianeti, Paese d'ottobre, La fine del principio, Le macchine della felicità, Io canto il corpo elettrico!, Ritornati dalla polvere, Il popolo dell'autunno, Constance contro tutti, Il cimitero dei folli, Tangerine, Troppo lontani dalle stelle e Viaggiatore nel tempo, tutte edite da Mondadori.
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Un pianeta di sogni
Se dico RAY BRADBURY, due titoli saltano subito alla mente: “Fahrenheit 451” e “Cronache marziane”. Questo scrittore statunitense, grande esploratore del fantastico, per molto tempo è stato a torto relegato nei ristretti confini dello scrittore di fantascienza. Niente di più errato. Non che Bradbury non abbia parlato di viaggi spaziali, alieni e pianeti da colonizzare…tutt’altro!
La differenza sta nel fatto che uno scrittore di fantascienza si divertirà a riempirci la testa di dettagli tecnici, nozioni scientifiche, curiosità antropologiche, biologiche e chimiche che diano credibilità a quanto narrato. Bradbury non è uno scrittore di questo tipo. C’è il razzo, ci sono gli astronauti, ci sono gli alieni: tanto basta. L’importante, per quest’uomo, è la storia in sé. E’ la fiaba che si nasconde dietro ogni cambiamento, ogni nuova scoperta.
Gran parte degli affezionati lettori di fantascienza (come di tutti gli altri “generi puri”) tende a essere molto fiscale nel catalogare cosa rientra nella categoria e cosa no. “Cronache marziane” è un capolavoro di fantasia e poesia, più che di fantascienza. La mancanza di sostrato scientifico nella prosa di Bradbury dimostra che creare futuri plausibili non era il suo scopo. Allo stesso tempo, la sua lucida analisi dell’atteggiamento colonialistico umano – soprattutto statunitense, in questo caso- non si discosta affatto dalla realtà, anzi la mette in luce con sconcertante preveggenza (ricordiamo che “Cronache marziane” ha visto la luce negli anni ’50).
Il romanzo, in verità una raccolta di racconti legati tra loro come perle di una collana, apre brevi e vivide finestre su sogni e incubi di sconcertante bellezza, cercando di stimolare nel lettore uno spunto alla riflessione, all’introspezione di sé e dei difetti congeniti dell’Uomo. Una storia di distruzione e disperazione, ma anche di fede.
“Cronache marziane” narra le vicissitudini del pianeta Marte dal 1999 al 2026, secondo il conteggio degli anni sulla Terra. Il quarto pianeta del Sistema Solare non è un globo rosso e morto, in attesa di nuovi colonizzatori, ma un mondo abitato, ricco di una sua civiltà peculiare.
Questa civiltà, più stratificata e antica di quanto facciano pensare i primi racconti, viene dapprima solo vagamente sfiorata dai primi pionieri dello Spazio mandati in avanscoperta (quasi tutti i visitatori terrestri vanno incontro, in un modo o nell’altro, a una brutta fine), ma a conti fatti non riesce a sfuggire alla totale devastazione che l’Uomo porta con sé. Nel caso specifico, è una normalissima malattia terrestre a falcidiare la popolazione marziana.
Comincia così la colonizzazione di un pianeta morto, su cui si aggirano ancora i fantasmi di un’epoca che fu. Marte accoglie l’Uomo senza pensarne né bene né male, mentre sulla Terra la gente alza con speranza gli occhi al cielo nel tentativo di allontanarsi da una società sempre più contaminata dalla violenza (rappresentata dall’incubo dell’atomica, in quei vertiginosi anni di tensione seguiti alla Seconda Guerra Mondiale, e dal razzismo imperante).
Nella lotta continua tra il Materialismo e il Sogno, si consuma l’epopea marziana, con un finale dolceamaro.
La scrittura di Bradbury non è per tutti i palati. La sua prosa è sognante, immaginifica, a tratti ridondante e barocca come un testo di Oscar Wilde. La definizione che meglio si adatta alla scrittura di Bradbury è “pittorica”. Divagando spesso dalla linea continua della trama, lo scrittore usa la parola per dipingere nell’immaginazione del lettore quadri surreali come un’opera di Dalì, estranianti come un Tanguy, delicati come un Lee. Chi è abituato alla prosa diretta e spesso scarna degli ultimi vent’anni, potrebbe trovare la lettura di “Cronache marziane” ridondante, complicata, ma è una semplice questione di abitudine. Chi ha già sviluppato un forte legame con le arti visive, invece, non potrà far altro che amarlo fin da subito. E’ il romanzo su cui ogni illustratore vorrebbe avere l’onore di poter lavorare.
Leggetelo con calma, assaporando ogni racconto come fossero assaggi della cucina di un grande chef. Non ve ne pentirete.
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Ultimo aggiornamento: 17 Gennaio, 2013
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Capolavoro della fantascienza
Ci troviamo sicuramente di fronte ad uno dei 4-5 grandi capolavori della fantascienza e della letteratura del '900. Un libro che sarebbe riduttivo classificarlo nel genere della "fantascienza" perchè è molto di più: è romanzo d'avventura, è una "favola per adulti", una riflessione sincera e spietata sul modo di vivere nostro e sul modo di rapportarci con l'altro, con l'alieno che vogliamo a tutti i costi distruggere.
Il testo racchiude alcuni racconti brevi che descrivono l'invasione e la successiva colonizzazione da parte dei terrestri del pianeta Marte, dove gli umani incontreranno una razza aliena molto più evoluta, colta, civile e sensibile di loro. I marziani tenteranno una vana resistenza all'invasione aggressiva e anche un po' cialtrona degli umani ma alla fine dovranno soccombere per colpa dei virus portati dalla Terra, troppo forti per i loro sistemi immunitari.
Dopo poche pagine il lettore è portato quasi naturalmente a fare "il tifo" per i marziani contro l'invasore venuto dalla Terra.
I marziani, dicevo poc'anzi, sono creature meravigliose, dotati di una profonda spiritualità e di un modo di vedere le cose molto meno superficiale del nostro. Appena muoiono, il loro corpo scompare, e rimane solo il loro spirito che si unisce alla natura di Marte.
I terrestri, d'altro canto, sono talmente ignoranti e insensibili che alla fine, nella loro foga di dominio e consumo, arrivano a distruggere la Terra, loro pianeta natio, con un'assurda guerra atomica e Marte, uccidendo tutte le forme di vita presenti nel pianeta rosso.
Chi avrà letto Edgar Allan Poe, si sentirà come a casa, per le frequenti citazioni e riferimenti fatti da Bradbury.
Appena uscito, il romanzo fu visto come un'allegoria della conquista del West, quando i rozzi e bifolchi americani, dotati di armi più potenti e di una maggiore popolazione, distrussero e confinarono nelle riserve i Nativi, che cercavano strenuamente di difendere il loro modo di vita, la loro natura, i loro costumi, la loro spiritualià...
Leggetelo assolutamente!
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Ultimo aggiornamento: 09 Febbraio, 2012
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Poetico
L'ABC della fantascienza è costituito da Asimov,Bradbury,Clarke, di cui il secondo è quello più poetico; non a caso cita spesso nei suoi racconti Edgar Alan Poe. La parola fantascienza è costituita da due termini: fantasia e scienza; ma per Bradbury, forse, questo termine non è completo. In Asimov troviamo uno stile scientifico, alla Doyle, in cui il racconto è un perfetto meccanismo che stimola il ragionamento, la logica. La fantasia si applica alla tecnologia supersviluppata del futuro.
In Clarke si prova a volare con la fantasia in tempi talmente lontani dal nostro da essere forse improbabili, ma anche piacevoli per le domande che ti lasciano.
In Bradbury i racconti sono carichi di suggestioni di poesia cupa, che si insinua nelle crepe dell'umana imperfezione, svegliando paure ancestrali ben nascoste nel subconscio.
I terrestri che popolano questo romanzo sono l'archetipo dell'americano medio degli anni '40, tradizionalista, discendente dei pionieri del vecchio west, razzista e bigotto. Poi ci sono i marziani, che non sono mostri orribili con teste enormi e tentacoli elettrificati, ma sono esseri umanoidi, che però vivono in civiltà molto più evolute della nostra. Per evoluzione non si intende tecnologia, ma civiltà nel senso più nobile del termine. Particolarmente bello è il racconto in cui un padre missionario cerca di contattare dei marziani per liberarli dal peccato, ed invece ne riceve insegnamento, scoprendo che essi vivono già in uno stato di beatitudine divina.
Molto bello









