Narrativa straniera Fantascienza Il pianeta nell'occhio del tempo
 

Il pianeta nell'occhio del tempo Il pianeta nell'occhio del tempo

Il pianeta nell'occhio del tempo

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Questo libro, staccandosi dal genere abituale, propone un tipo nuovo di fantascienza. Usando con inesauribile inventiva un tono umoristico e paradossale, il racconto fonde tutti gli elementi e tutte le alternative del passato e del futuro dell'uomo. Ci mostra una società galattica liberata dai complessi e dalle frustrazioni. I giovani, messi in possesso di tutte le proprie risorse fisiche e mentali, hanno il modo di godere senza limiti della propria vita. Può bastare? L'uomo non ha un più oscuro senso di superamento, per cui cerca un più alto significato alla propria esistenza? Attraverso la Galassia — divisa, con l'uso appunto del paradosso, in una parte maggiore chiamata Svizzera Confederale, e in una parte minore chiamata Stato di Israele — si svolge la fantastica «caccia al tesoro», cioè alla macchina che si trova a Hy Brazil, «il Pianeta nell'Occhio del Tempo». Le due ipotesi fondamentali e, fino a un certo punto, opposte della condizione umana si affrontano in questa gara, rivelandosi necessarie l'una all'altra. L'azione brillante, gli episodi originali, la novità delle situazioni e degli avvenimenti, la spregiudicatezza del racconto, fanno di questo libro scritto con insolito talento, una lettura stimolante ed avvincente.

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Il pianeta nell'occhio del tempo 2017-01-10 19:27:06 catcarlo
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catcarlo Opinione inserita da catcarlo    10 Gennaio, 2017
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Maneggiare con cura

Questo romanzo esce nel ’68 e cerca di porsi nella scia della fantascienza che evita di prendersi troppo sul serio inaugurata dalla ‘Guida galattica per autostoppisti’. Il miscuglio di questi due aspetti si rivela peraltro assai deficitario, finendo per sfociare in qualche stanca combinazione di sesso&droga e in un raccontare che vuol essere umoristico, ma non ci riesce quasi mai, facendo sì che il libro sembri l’analogo cartaceo di un film di Ed Wood. Il che, dopo un’iniziale antipatia, fa sì che la lettura generi una certa qual tenerezza per questo sconclusionato fumettone – l’accostamento con i comics di grana più grossa è confermato dall’assoluta superficialità di personaggi e situazioni – spingendo a proseguire verso l’ancor più strampalato epilogo. Già il fatto che l’universo del ventottesimo secolo sia diviso tra una Svizzera confederata (dove tutti sono pragmatici, razionalisti nonché dediti a un’ossessiva cura del corpo tanto da non indossare altro che costumi da bagno di paillettes) e un minoritario Israele ancora legato alla spiritualità seppure nella sua variante oscurantista lascia non poco perplessi: comunque è qui che due istruttori di educazione fisica, in compagnia di un gruppo di liceali a cui devono badare e a un paio di loro insegnanti, iniziano una sorta di giro galattico per giungere a un pianeta che consente i viaggi nel tempo. I due si alternano a narrare, anche se non sono sempre distinguibili almeno fino alla seconda metà della vicenda, e così, tra una società goduriosa e un’altra penitenziale (divertente però l’idea degli scozzesi piazzati su di un mondo ferocemente inospitale – Earnshaw è gallese) si giunge a quello eponimo e al salto temporale… nella Gerusalemme che sta per processare Gesù. L’insana pensata si giustifica solo con lo scopo dello scrittore di dare un ulteriore colpo alle credenze religiose, ma pure quest’occasione risulta sostanzialmente sprecata, con i protagonisti che se ne ritornano ben presto schifati per una frettolosa conclusione che resta pencolante come il sentierino che conduce all’artigianale macchina del tempo.

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