Cell
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Opinioni inserite: 7
NO FO
Io a questo libro devo dare assolutamente pieni voti! E a quanto pare sono anche l'unica!
Il mondo è bello perchè è vario.
Mi è piaciuto moltissimo nonostante lo avessi preso per puro caso.
Secondo me è un libro scorrevolissimo e anche molto piacevole proprio per quello.
Non richiede troppa concentrazione perchè non è il solito S. King super descrittivo, che seziona le persone e i fatti pezzo per pezzo andando a ritroso negli anni.
E' completamente l'opposto.
Forse è anche questo che a molti non è piaciuto. Proprio perchè non è il classico S. King.
L'ho letto in due giorni scarsi perchè non riuscivo a togliere gli occhi dalle pagine e le giravo alla velocità della luce tanto desideravo capire cosa sarebbe successo dopo.
E' riuscito a creare quella suspance che ti fa urlare contro il libro della serie " DAI MUOVITIIIII CORRIIIIIII! VELOCE CHE TI ACCHIAPPA!!!!".
Se proprio proprio devo trovare un lato pseudo negativo lo do alla scelta del finale, il classico finale alla S.King che o ti fa incazzare o ti lascia in sospeso e con i dubbi.
E siccome il finale non si dice non resta che leggervelo da soli!
Lo consiglio moltissimo!!
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Kashwak=No-Fo
Leggere critiche e delusioni su questo "Cell" mi hanno spinto in maniera istantanea alla lettura. Sarà che sono partito "con il cuore in pace" o sarà che la scrittura di Stephen King (il suo marchio traspare forte e chiaro su ogni riga) ti cattura sempre e comunque, poco importa quanto la storia sia più o meno buona, fatto sta che "Cell" mi è piaciuto, moderatamente certo, ma piaciuto.
Certo il paragone con i cavalli migliori dello scrittore è impari, con "Cell" King sembra tornare su vecchi e splatterosi inizi ma è comunque ben radicata l'evoluzione che lo ha reso ciò che è.
Tempo una paginetta e mezza e siamo già completamente dentro la storia, tutto avviene velocemente, siamo subito dentro il disastro e i segreti non sono mai celati per troppo tempo. Mi sono trovato in più di una occasione abbastanza "angosciato", ho pensato a diverse soluzioni durante la lettura (per quanto non fossero realmente ben precise) ed erano tutte possibile conseguenze della storia (che da un lato per come è svolta è prevedile ma dall'altro lascia aperto un bel varco all'immaginazione).
Non si fa fatica ad entrare in confidenza con i pochi protagonisti, la classica bella squadra di gente qualsiasi che si ritrova di fronte ad un qualcosa di totalmente inaspettato e tragico. Di contorno non mancano le solite figure "colorite" dello scrittore, mi vengono in mente il leader dei cosiddetti "cellulati", la famiglia del protagonista principale Clay e il signor Ricardi.
Come d'abitudine con King l'inizio è più spettacolare della conclusione (semplice ma tanto tanto intensa), lui è sempre bravo a farti immaginare i diversi scenari, ma in questo caso non sembra solo immaginare perfettamente le cose, sembra quasi che sia li a vederle per raccontartele in ogni minimo particolare (e non è mai facile immaginare in maniera così precisa avvenimenti apocalittici).
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- sì
- no
Un letale virus..chiamato cellulare!
Dunque..esco un pò dal coro, nel senso che questo libro lo letto e non mi è dispiaciuto! un bel racconto che coinvolge la nostra società di oggi...tutti presi dal telefonino, dall'ultimo modello (rimane solo che ci prepari il caffè), dai milioni di messaggini che tutti noi inviamo...e un bel giorno questo arnese di cui non ci allontaniamo mai (pure i bimbi dell'asilo ne hanno uno) impazisce...emana delle "onde" letali per la nostra sanità mentale al punto di farci impazzire tutti...un libro che è avanti nei tempi?
Certamente non è dei migliori che Sthepen King ha scritto, ma si legge bene, nessuna difficoltà a stare dietro alla trama e personaggi!
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Cell
Sicuramente il peggior libro di King che ho letto. Immagino che l'intuizione primordiale dell'autore fosse quella di far leva su un elemento onnipresente nelle nostre vite (nello specifico il cellulare) e trasformarlo in un oggetto del terrore; l'intenzione è apprezzabile, il risultato: no. L'idea dell'impulso telefonico l'ho trovata grottesca, le situazioni poco originali (si veda un qualunque film post-apocalittico per trovare le analogie), ma soprattutto questo libro non trasmette nè paura nè tensione. Il che è strano, il contesto di un mondo popolato da zombie assassini e psicotici dovrebbe quantomeno aiutare.
Detto questo, non vorrei essere troppo drastica nel giudizio, anche perchè il romanzo comunque assolve alla funzione di distrarre il lettore per qualche ora con una narrazione efficace.
Rimane il fatto che dal mio punto di vista, in giro si trova facilmente di meglio.
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Pessimo!
Illeggibile!
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cell king
ho letto questo libro di king ed è stato veramente brutto con un finale ancora più orribile.... tempo sprecato !!!!!! secondo me non l'ha scritto lui ha delegato qualcuno ....delusione totale!!!!
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quando è avvenuto "Il ritorno del Re"
La domanda sorge spontanea: ha fatto bene Stephen King, il Re del Brivido, colui che ha creato storie e personaggi indelebili nel mondo della letteratura horror, e che aveva promesso di non tornare più a scrivere, ad uscirsene con questo nuovo romanzo?
Negli ultimi anni lo abbiamo visto scrivere sotto lo pseudonimo di Bachman, ce lo siamo ritrovato a fare una rapida escursione fuori dal suo genere letterario con Colorado Kid, e ci siamo sorbiti quei numerosi mattoni a comporre la saga della Torre Nera, ma mai lo abbiamo visto tornare al suo vecchio amore. E l’attesa per l’uscita di Cell non poteva altro che suscitare curiosità e timore sia nei fans che nei detrattori.
E un King sostanzialmente diverso quello di Cell, uno scrittore che mostra tutta la sua maturità stilistica e nella narrazione e nella descrizione dei personaggi e dei luoghi. Non che non se la cavasse prima, ma qui riesce benissimo a farti vedere i protagonisti quasi ti stesse mettendo sotto il naso una serie di fotografie o di fotogrammi televisivi, annullando totalmente lo spazio di fantasia del lettore e facendo si che si occupi a pieno regime di preoccuparsi a fantasticare sulla storia.
All’inizio Cell appare come un vero libro alla King, quasi in vecchio stile, con un forte richiamo a L’ombra dello scorpione. Se allora era un virus a decimare la popolazione umana, oggi la causa sono i cellulari e qui l’autore, con la sua scrittura decisa e sarcastica si scaglia contro le continue innovazioni tecnologiche che tendono ad annientare la mente umana. La grossa differenza sta nella rapidità in cui questo male si diffonde. Tutto accade in un preciso istante. Tutti i cellulari del mondo squillano contemporaneamente e tutti coloro che rispondono vengono riformattati. In un attimo l’intera civiltà umana viene annientata e sostituita da una massa di umani privi della ragione, allo stato primitivo: uomini e donne che pensano solo alla propria sopravvivenza. L’incredibile devastazione che si scatena in quell’istante a Chicago è certamente una delle scene più violente mai descritte dal Re, e ci sono morti e sangue a volontà. Da lì in poi i protagonisti si trovano in un mondo desolato che per certi tratti sembra ricalcare le atmosfere di Desperation, dei Vendicatori e di Insomnia, ma risultano evidenti forti richiami a Richard Matheson e Gorge Romero, a cui King dedica il libro. In pratica vengono rianalizzate le figure dei loro zombi e vampiri.
Altra cosa che viene alla luce è una crescente analisi critica della società odierna dell’era post 11 settembre, descritta da King con una sottile ironia e una profonda analisi dell’uomo moderno. Siamo sicuri che in fondo l’uomo sia buono? Sembra chiedersi l’autore.
Ma King fa qualcosa di più. Diversamente dal solito non ci svela cosa sia successo. Non ci offre motivazioni, e nemmeno soluzioni. Come nella maggior parte dei casi della vita ci sbatte il problema sotto il naso e ci dice: “risolvitelo da te.” Così facendo si rifà pure a Lovecraft, lasciando che la paura per l’ignoto si tramuti in orrore.
Certo è che tra tutti i libri che mi sono letto del Re, in Cell, lo scrittore sembra voler far capire che l’inchiostro della sua penna non si è esaurito, come molti hanno affermato. Forse, proprio per questo motivo, King, utilizza elementi cari alla letteratura americana rimodellandoli a suo piacimento e riadattandoli al suo stile, e forse è lo stesso motivo per cui ci ha lasciato questo romanzo che, più di tutti gli altri, ti fa pensare e ti lascia interdetto nel finale. Ma è meglio che mi fermi qui ragazzi, altrimenti rischierei di entrare troppo nel dettaglio e non vorrei rovinare la trama a chi è intenzionato a cimentarsi nella lettura di Cell.
Un ultima cosa: sicuramente Cell è un libro che divide. Non è detto che piaccia o che non piaccia. A me non è dispiaciuto, ma certamente non aspettatevi il King dei tempi migliori. Diciamo solo che è uno scrittore in piena evoluzione e che pare lasciare aperta una porta di speranza verso le sue prossime opere, Lisey’s Story prima fra tutte.









