Il cardellino Il cardellino

Il cardellino

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Il giovane Theo Decker sta visitando una mostra di pittori fiamminghi al Metropolitan Museum di New York quando accade l'inconcepibile: lo scoppio di una bomba, calcinacci, sangue e grida dappertutto, e per terra decine di corpi senza vita, tra cui quello della madre di Theo. Sconvolto e in stato confusionale, Theo si allontana dal luogo dell'attentato senza che i soccorsi e le forze dell'ordine riescano a intercettarlo. E, per timore di finire affidato ai servizi sociali, si nasconde nel suo appartamento insieme al pacchetto che una delle vittime gli ha affidato pochi minuti prima di morire. Il tesoro contenuto all'interno, un piccolo prezioso dipinto raffigurante un cardellino, sarà l'unica costante, il centro di gravità permanente nella vita deragliata di Theo, simbolo di un'innocenza impossibile da riscattare.

Recensione della Redazione QLibri

 
Il cardellino 2014-04-26 11:53:29 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    26 Aprile, 2014
Ultimo aggiornamento: 26 Aprile, 2014
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Me ne vado per un po'

C'e' un piccolo quadro nato nel '600 custodito a New York, raffigura un cardellino domestico, un uccellino legato da una catenella. Prigioniero del rumore, degli odori e dei malumori degli abitanti di un'anonima casa dai muri gialli, ti osserva guardandoti negli occhi. Le piume morbide, nessuna vilta' in quella testolina alta . Guarda proprio te che lo stai osservando , tu che forse sei piu' prigioniero di lui e come lui ti affanni a muovere le ali, senza mai alzarti verso il cielo.
Anche Theo vive a New York, finche' durante una visita al museo con l'amata mamma un attacco terroristico gliela strappa per sempre. 
Ed ecco il nuovo Theo, la sopravvivenza di un tredicenne solo al mondo. Come quell'uccellino Theo legato alla vita da una catena sottile, che nonostante i vizi e le tendenze autodistruttive che lo segneranno da adolescente prima, da adulto poi, resta qui.  In questo posto maledetto che gli ha tolto tutto eppure non lo ha privato di scintille che lo hanno scaldato anche nei momenti piu' bui. Un amico, un grande, silenzioso amore. L'affetto di un uomo che lo amera' come un figlio, la passione per l'arte e l'immortalita' delle cose belle.

IL CARDELLINO e' un romanzo corposo di novecento pagine, ma la narrativa di Donna Tartt e' talmente limpida, scorrevole ed amabile da rendere la lettura estremamente veloce e piacevole.
Dilata il tempo l'autrice, le descrizioni di luoghi e sentimenti sono tanto intense che se il tempo dilatato e' quello nella storia, inevitabilmente si dilata anche il tuo tempo, affondato nel racconto di un piccolo, disperato outsider. 
Questo almeno a me e' successo nelle prime settecento pagine, amando il libro riga dopo riga, incrociando le dita perche' continuasse cosi' fino alla fine. E invece no. Il clima drammatico e fortemente problematico narrato con una penna cosi' delicata e suadente di colpo subisce una frenata e la fiction tipicamente americana irrompe e non risparmia nemmeno la signora  Tartt. 
I capitoli che seguono -seppur coerenti con la storia- si trasformano in una sorta di thriller in bilico su un filo spinato, Al Capone da un lembo e Bruce Lee dall'altro a dondolare una trama in picchi assordanti ( verso il basso ).
Peccato che peccato, avrei voluto scrivere il meglio e dare il massimo dei voti, assuefatta come ero alla malinconia di un ragazzino solo e dannatamente triste, una canzone di angeli e perle, il potere di un'opera d'arte e la magia di un uomo che resuscita un antico comò.
Un libro molto bello, una compagnia incantevole nonostante tratti di emarginazione e ragazzini allo sbando, il lungo canto di un violino solista con qualche brutta e inspiegabile stonatura sul finale.
Un poco arrabbiata, vi auguro buona lettura e' comunque molto bello viverlo, finche' dura.
Come Theo, come un uccellino di un quadro inestimabile essere liberi di essere felici, anche solo per un poco.

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Il cardellino 2016-01-07 11:08:39 MATIK
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MATIK Opinione inserita da MATIK    07 Gennaio, 2016
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Il cardellino.

"La maggior parte della gente conduce una vita di mite disperazione".
Nonostante questo libro sia lunghissimo, quasi 900 pagine, la lettura non è stata affatto faticosa, la storia di Theo ha inizio nel peggiore dei modi: colti all'improvviso da un forte temporale a New York, madre e figlio trovano riparo all'interno del Metropolithan Museum, lei è amante dell'arte ed in particolare ama il quadro "Il cardellino" di Fabritius, proprio in mostra quel giorno e ne condivide l'immenso amore con il figlio, ma all'improvviso una bomba esplode (attacco terroristico), tutto il mondo di Theo finisce quel giorno, la madre muore e con lei tutto il suo fragile mondo.
Theo ci racconta in prima persona tutto quello che gli accade da quel giorno in poi: il momentaneo vivere con la famiglia ricca del suo amico Andrew, lo strano modo ci conoscere la ragazzina Pippa anche lei l'unica superstite dell'immane tragedia e il restauratore d'opere Hobie, gli unici capaci di comprendono fino in fondo il suo grandissimo dolore, l'incontro che cambierà la sua vita per sempre quello con Boris, colui che diventerà il suo amico, il compagno di mille avventure e che lo inizia all'arte dello sballo con ogni genere di droga, sullo sfondo vigilerà sempre "Il cardellino", una sorta di talismano, che aiuterà Theo a ritrovare se stesso in un percorso lungo e pieno di sofferenza.
"Il quadro mi aveva fatto sentire meno mortale, meno ordinario. Era stato un sostegno, una forma di rivalsa, di nutrimento e di resa dei conti. Era il pilastro che aveva tenuto in piedi la cattedrale. Ed era terribile scoprire, ora che era scomparso all'improvviso, che dentro di me, per tutta la mia vita adulta, ero stato sorretto da questa colossale, crudele, invisibile gioia: credere che la mia intera esistenza avesse trovato il suo equilibrio grazie a un segreto che poteva disintegrarla da un momento all'altro."
Il libro è scritto in maniera superba e racconta il percorso formativo di un ragazzino, pagina dopo pagina, ho sofferto per come il dolore può portare alla completa autodistruzione, mi sono commossa ed ho sperato che alla fine ci fosse per Theo un piccolo spiraglio di vita nuova, di rinascita, l'illusione che il suo cuore potesse accogliere quel poco di bene che la vita ci concede.
"...la vita è breve. Che il destino è crudele ma forse non casuale. Che la Natura (intesa come Morte) vince sempre, ma questo non significa che dobbiamo inchinarci e prostrarci al suo cospetto. Che forse anche se non siamo sempre contenti di essere qui, è nostro compito immergerci comunque: entrarci, attraversare questa fogna, con gli occhi e il cuore ben aperti."

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Il cardellino 2015-06-03 20:46:50 luana
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Opinione inserita da luana    03 Giugno, 2015

non solo un quadro

Ho comprato questo libro sapendo perfettamente che non sarebbe stato un libro da spiaggia, nonostante le vacanze fossero vicine, o da autobus e che mi sarei presa tutto il tempo necessario viste le 900 pagine. e invece no.
Ho fatto di peggio.
L'ho letto in macchina a semaforo rosso, davanti ai fornelli, nei 10 minuti che trascorrono tra il finire di lavorare e l'abbassare la serranda, l'ho letto nel tempo che intercorre tra il suono della sveglia e l'uscita del caffè. L'ho letto di notte e di giorno. L'ho divorato.
Comincio con il dire che in Theo io ho rivissuto il dolore, un dolore vero e autentico. quel tipo di dolore che è impossibile raccontare, eppure era lì tra le pagine, tra le righe e le parole.
Difficile non provare quel senso di impotenza che ti stordisce, quella tristezza che ti azzanna i polpacci e sembra dirti "è inutile, indietro non si torna".
Quel dolore che come una folla ti trascina via senza sapere bene dove, l'importante è rimanere in piedi e Theo lo fa portando con se l'unico legame, l'ultimo legame che ha con la madre, con una vita che non avrà più ragion d'essere.
La nuova realtà di theo è fatta di bruttezze e di sfortune (e di un quadro), di droga e di malavita (e di un quadro), di legami illusori voluti e non, dalla quale però germoglia un'amicizia sporca e profonda, a volte bugiarda ed egoista ma disperatamente essenziale e vera.
Perché in fondo l'unico vero legame che Theo si concede è proprio quello con Boris perché tra tante illusioni è l'unico veramente reale.
Donna Tartt scrive emozioni ed io le ho provate.tutte.

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Il cardellino 2015-03-25 17:52:09 ferrucciodemagistris
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ferrucciodemagistris Opinione inserita da ferrucciodemagistris    25 Marzo, 2015
Ultimo aggiornamento: 25 Marzo, 2015
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Il confine policromo tra il vero e il falso

Di Donna Tartt lessi tanti anni or sono “Dio di illusioni”, che ho già recensito in questo spazio. Mi sono avvicinato a questo romanzo sia per quanto mi era rimasto dalla lettura del primo romanzo, ma, in particolare, per le forti discordanze che ho avuto modo di leggere in svariati commenti e anche parlandone con altre persone. Sta di fatto che il romanzo ha un’apparenza che invoglierebbe a lasciar perdere (un tomo di circa 900 pagine paragonabile a un classico dell’800 tipo “Guerra e pace” ma senza confronto alcuno), nonostante l’abstract possa attirare l’attenzione in quanto si riferisce a un piccolo dipinto realizzato da un non molto famoso pittore olandese, Carel Fabritius, nel 1654 poco tempo prima che l’artista passasse a miglior vita a causa di un’esplosione che distrusse la sua abitazione nella città di Delft.

Per quanto sopra ho, quindi, affrontato il romanzo con lo spirito di portarlo a termine…ma che fatica!!
Sì, perché la narrazione è lunga e ripetitiva nonostante una trama che si avvicina molto al thriller ma anche al mondo dell’antiquariato, al traffico delle opere d’arte trafugate da musei e/o collezioni private di pregio e all’incessante dissertazione su alcool, stupefacenti e altre pastiglie contenenti intrugli per calmare e combattere (sic!) il mal di vivere.

Tutto ha inizio con un attentato terroristico a un museo dove l’allora adolescente Theo perde la propria madre, e da quel momento iniziano le sue drammatiche vicissitudini che hanno come punto di riferimento, appunto, questo famoso piccolo dipinto, Il cardellino, miracolosamente rimasto intatto e per puro caso in possesso del Nostro, che segue la vita di Theo nelle sue peripezie esistenziali da New York a Las vegas e Amsterdam fino all'età adulta.

Le descrizioni dei molteplici accadimenti sono troppo dettagliati fino quasi al parossismo; gli altri protagonisti, i luoghi, gli ambienti sono analizzati in molte, e spesso inutili, sfaccettature che ne appesantiscono la lettura e, di conseguenza, perde molta della sua verve.

Un lancia, o forse anche due, sono da spezzare a favore dei momenti di riflessione profonda sul senso della vita, sulla casualità degli avvenimenti e sull’esistenza o meno di uno schema prestabilito di cui tutti noi appartenenti all’immanente ne siamo inconsapevoli, sulla solitudine e i suoi mostri.
La parte finale del romanzo riscatta un po’ la pesantezza e, a tratti, la noia della parte iniziale e mediana, con un epilogo che induce alla bellezza della vita e ai valori che un’opera d’arte può dare a tutti coloro di animo sensibile.

Non sono in grado di consigliarne la lettura in assoluto; d’altro canto leggerlo potrebbe essere una sfida dalla quale, almeno per il sottoscritto, si può uscirne vincitori.

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Il cardellino 2014-12-29 12:18:01 aeglos
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aeglos Opinione inserita da aeglos    29 Dicembre, 2014
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UN LIBRO, TANTI SIGNIFICATI

Avrei voluto avere più tempo a mia disposizione per leggere questo libro,
così lo avrei finito prima, ma a pensarci bene anche finirlo prima non sarebbe stato così bello come averlo spesso tra le mani e potere assaporare pagina dopo pagina la storia, un libro che merita una lettura profonda, un libro che, a mio parere, vuol comunicarci molto, la scrittrice non tralascia nessun particolare. Ottimi i passaggi temporali, la vita che scorre, il tempo che cresce, giorno dopo giorno
e il protagonista comincia a crescere, così come i suoi guai. Prima i problemi, che sembrano grandi,
sono in realtà risolvibili, cose di poco conto. Ma più cresce e più conosce persone della malavita,
persone che lo portano a commettere degli errori, che lo fanno stare male.
In queste pagine si dà molto spazio a quelli che sono i sentimenti, le emozioni, dalle persone più care del protagonista, a piccole comparse come per esempio l'incontro con J.P. che lo aiuta a nascondere il cane Popper.
Il protagonista è Theo, un ragazzino, cui la coscienza grava sulla morte della madre e del padre,
s'innamora della ragazzina con cui può condividere l'incidente al museo, ma il suo amore per lei
sembra non dover mai avere un inizio e per questo si rifugia nella droga e si appoggia all'unica persona che in realtà sembra capirlo e che gli vuole bene, Boris.
Il quadro, il famoso CARDELLINO, assume un ruolo importante sopratutto nella metà del libro, quando lui
comincia a crescere e a trovarsi in mezzo a un mucchio di guai; all'inizio, però, ma forse anche alla fine, questo quadro, così come la sua amata Pippa, sono l'unico collegamento con la sua madre morta.
"Sotto le radici del mio amore per Pippa si intrecciavano a quelle dell'amore per mia madre,
al dolore per la sua perdita e all'impossibilità di riaverla. Quella cieca brama infantile di salvare
ed essere salvato, di rivivere il passato e cambiarlo, si era trasferita su di lei."

Così crescono, di anno in anno, i rimpianti, i se e i ma..."Se io non avessi accettato, se io non fossi stato espulso, se io avessi detto no...." Tipico dell'essere umano cadere in questi pensieri dopo che ormai le disgrazie sono successe e non si può più tornare indietro.
Arrivare persino ad incolpare se stessi per non aver saputo prevedere il futuro, per non aver colto
certi segnali che la vita stessa ci dava.
"Credo sia più come quando hai i numeri in colonna e sbagli la prima somma e alla fine i conti non tornano.
Se torni indietro trovi l'errore....il punto è che ti avrebbe condotto al risultato corretto".

E poi il libro permette di fare raginamenti sulla vita stessa
"Perchè se è vero che il male può discendere dalle buone azioni....dove sta scritto che da quelle cattive può
venire solo il male? Magari a vole il modo sbagliato è quello giusto. Magari prendi la strada sbagliata e
ti porta comunque dove volevi. Certe volte puoi sbagliare tutto e alla fine viene fuori che andava bene."

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Il cardellino 2014-09-08 10:57:24 Virè
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Virè Opinione inserita da Virè    08 Settembre, 2014
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Senza infamia e senza lode

Questo è un libro che non avrei comprato: per la lunghezza, per la copertina poco accattivante, per l’autrice, famosa ma non troppo, lo vedevo esposto tra gli scaffali delle librerie senza che attirasse la mia attenzione più di tanto. Poi invece, capitandomi più volte, tra le mani e sotto gli occhi, articoli ed interviste a questa scrittrice, ho deciso di approfondire, ne ho letto un estratto e alla fine mi son detta “perché no?” e ho deciso di leggerlo.
Bene, le sensazioni che mi ha lasciato dopo averlo completato rispecchiano in pieno l’incertezza e l’impressione avuta nello sceglierlo. Non mi ha preso, ma nemmeno annoiato, ero spinta a leggerlo, ma non curiosa al punto da sfruttare ogni occasione per portarlo avanti. Probabilmente se non l’avessi letto in vacanza, non l’avrei portato a termine o comunque non l’avrei finito in così poco tempo. Son d’accordo con alcune recensioni di altri lettori, la prima parte scorre via veloce, anzi personalmente mi aveva incuriosito sin dalle prime pagine il passaggio della narrazione dal presente al passato e mi sarei aspettata che il romanzo proseguisse su quella strada. Invece no, piuttosto pian piano rallenta sempre di più. Cominci a notare divagazioni che potevano tranquillamente essere evitate (stiamo parlando di un libro di 900 pagine circa, quindi perché "allungare il brodo"?), perché nulla mettono e nulla tolgono alla narrazione e soprattutto una storia che rallenta sempre di più per poi scorrere svelta, forse anche troppo sul finale, che risulta quasi buttato giù di getto, senza essere riletto e corretto, con pochi particolari aggiunti alla storia e tante, troppe considerazioni superflue.
I personaggi sono ben descritti, ma, dopo aver terminato la lettura, posso affermare che siano quasi tutti mancanti di qualcosa, quel particolare in più in grado di suscitare una qualche emozione nel lettore, caratteristica fondamentale per coinvolgere e quindi far apprezzare un libro.
Non posso dire che sia un brutto libro, né dargli un giudizio negativo, ma sicuramente dalle premesse, ovvero dalla trama, dal premio ricevuto e dal numero elevato di pagine mi sarei aspettata un libro di tutt’altro “spessore”.

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Il cardellino 2014-08-28 11:06:25 Clara
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Opinione inserita da Clara    28 Agosto, 2014

Anch'io ho aspettato... aspettato...

Seppur notevole, pulita e lucida, la scrittura della Tartt restituisce un romanzo piatto e noioso, un racconto, minuzioso oltre il tollerabile di una vita che, per quanto avventurosa e piena di avvenimenti, è interessante come la cronaca di una domenica pomeriggio fatta dalla vecchia zia prolissa.
Si aspetta l'inizio del romanzo fino a metà libro poi, sinceramente, si spera che finisca. Credo di aver incrociato un guizzo coinvolgente solo una volta, in tutte le 900 pagine.
Non so, non capisco, quale fosse l'intento di questo resoconto. Certo non assomiglia nemmeno un po' ad un romanzo che si possa ricordare per un'emozione provata.
Se avete letto (e amato) Stoner di Williams, ecco, questo romanzo è il suo esatto contrario...

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Il cardellino 2014-08-27 17:38:50 tiziana fusco
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Opinione inserita da tiziana fusco    27 Agosto, 2014

che fatica arrivare alla fine del tomo!

Ho acquistato questo libro per la buona recensione di Corrado Augias apparsa sul venerdì di repubblica recentemente, ma non ne sono rimasta soddisfatta. 900 pagine per dire che la vita merita comunque di essere vissuta, nonostante le brutture e i disagi che ne derivano.
Avrei sperato che la morale fosse più originale; logorroico e a tratti inutile, personaggi che, nonostante l'ampiezza del libro, risultano poco delineati, avventure non necessarie, specie quando vira sul noir.
Descrizioni di ambienti e fatti eccessive, senza nulla aggiungere al pathos della trama.
Decisamente non ne sono rimasta conquistata; anche se lo stile dell'autrice è valido (ammesso che si possa evincere uno stile da una traduzione).
Ogni volta che leggo un libro e mi rimane l'amaro in bocca, penso all'indicazione data da Daniel Pennac: non andare avanti se un libro non ti piace. Purtroppo non sono stata capace di attuarla.

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Il cardellino 2014-05-20 08:07:22 Elisabetta.N
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Elisabetta.N Opinione inserita da Elisabetta.N    20 Mag, 2014
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Aspettando...

892 pagine attendendo un messaggio che, ero certa, sarebbe trapelato alla fine… e poi?
892 pagine per sentirmi dire "Che la vita – qualunque cosa sia – è breve. Che il destino è crudele ma forse" (forse? Dopo 892 pagine almeno dammi una qualche certezza!) "non casuale. Che la Natura (intesa come Morte) vince sempre, ma questo non significa che dobbiamo inchinarci e prostrarci al suo cospetto." (Anche perché evidentemente per il protagonista, come più volte lui stesso ammette, non ha funzionato) "Che forse anche se non siamo sempre contenti di essere qui," (ma parla per te!) "è nostro compito immergerci comunque: entrarci, attraversare questa fogna," (Che bella prospettiva invitante…) "con gli occhi e il cuore ben aperti."

Non volevo inserirmi così prepotentemente nel pezzo del brano ma dopo, ripeto, 892 pagine mi aspettavo di più e mi sono sentita un tantino presa in giro.
Prima di leggere avevo visto alcune recensioni positive (non ero andata nel dettaglio, avevo solo visto che erano voti alti) ed aspettavo con ansia il punto di svolta, quel momento in cui mi sarebbero brillati gli occhi e avrei esclamato “Ecco!! È per questo che ha vinto il premio Pulitzer!!”
Invece ho atteso invano e in cambio della lettura di un numero enorme di pagine, ho ricevuto una frase che poteva essere riassunta in “La vita è una ed è breve. Vivila al meglio”.

Riassumere brevemente la trama è un’impresa impossibile, e come sarebbe possibile riassumere in poche righe una vita intera?? Fatti, concatenazioni di eventi, la cui complessità, devo ammettere, è stata sorprendente, ma che però mi hanno completamente e irrimediabilmente annoiata. Le vicende di Theo non mi hanno appassionato o interessato, anzi devo dire che ho assunto lo stesso atteggiamento, nei confronti di questo libro, che il protagonista ha nei confronti della vita: indolente e passivo.

Lo stile della Tartt, invece mi ha favorevolmente colpito. Dolce, limpido e scorrevole (probabilmente non avrei terminato il libro se fosse stato altrimenti), ma forse un tantino troppo descrittivo. Le descrizioni molto lunghe, per quanto efficaci, mi sono apparse fredde e prive di emozioni. Sono riuscita benissimo ad immaginarmi i luoghi in cui si sono svolte le vicende, ogni minimo particolare, ed era veramente sorprendente, ma tutto ciò non mi interessa se da queste descrizioni non riesco a cogliere le emozioni più profonde del protagonista.

Il protagonista, Theo, è un altro degli elementi che non mi sono piaciuti nel libro. I personaggi passivi, indolenti, e tendenzialmente auto-distruttivi non mi sono mai piaciuti, in nessun libro. Fin dall’inizio vediamo che Theo non fa mai una cosa di sua iniziativa, ma viene trascinato da un capo all’altro della sua esistenza, tra alti e bassi (ma soprattutto bassi) che però non lasciano traccia… tutto gli scorre addosso… e le poche azioni che intraprende sono da vigliacco, come un bambino che lancia il sasso e poi nasconde la mano…
Mi sono fatta un’idea abbastanza precisa di come possa essere il suo volto: espressione neutra, mai un sorriso, o se proprio, un piccolo ghigno, occhi assenti con pupille dilatate, forse un fascino da anima tormentata, non certo da bravo ragazzo come sembrano tutti pensare nel romanzo.

Concludendo, non è stata una lettura adatta a me.
La cosa che mi è mancata più di tutte mentre leggevo è stato il coinvolgimento. Quella forza che solitamente mi spinge a rimanere alzata tutta la notte pur di continuare a leggere. Mi è davvero mancata. E per me questo è un qualcosa di fondamentale che ci deve assolutamente essere, anche se in minima parte, e credo che per me sia forse più importante anche della trama, dello stile e dei protagonisti… mi è mancata la scintilla…

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Il cardellino 2014-05-05 20:16:15 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    05 Mag, 2014
Ultimo aggiornamento: 09 Ottobre, 2014
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Il cardellino di Donna Tartt

Due, sono due i temi fondamentali al centro di questo lungo romanzo di Donna Tartt, scritto con rara eleganza, profondo nell’analisi dei sentimenti umani, coinvolgente nella storia.
Il primo e più evidente è il tema della solitudine, della disperazione quasi senza voce del giovane protagonista Theo, che viene privato del grande amore della madre e per la madre in seguito a un tragico attentato al Museo d’arte moderna di New York. Il contatto con il mondo esterno, non più mediato dalla presenza amorevole della mamma, è brusco e amaro e conduce Theo, appena tredicenne, attraverso dure esperienze che diventano sempre più dolorose.
Il rapporto frustrante e deludente con il padre, l’amicizia con Boris, forte e deviante a un tempo, lo trascinano verso l’incubo della droga e dell’alcol.
La grande tradizione letteraria americana è qui chiara ed evidente: Theo è il discendente del picaro Huckleberry Finn, di Twain, e del più moderno Dean Moriarty di Kerouac.
Unica costante in questo mondo degradato in continuo movimento, è il segreto che Theo conserva gelosamente: il quadro sottratto al momento dell’attentato al museo, il piccolo gioiello dipinto da Fabritius nel 1654, Il cardellino, che tanto piaceva a sua madre. E qui si innesta il secondo tema, non meno importante, del romanzo, quello della funzione dell’arte e del rapporto opera d’arte e fruitore dell’opera.
Il cardellino fu dipinto da Fabritius con la tecnica del trompe l’oeil e questo particolare è estremamente significativo nella comprensione del romanzo. Il quadro crea dunque un’illusione. Dipinto su uno sfondo simile a una parete, l’uccellino, legato al posatoio da una catenella, sembra voler spiccare un volo impossibile da un momento all’altro. Né d’altra parte la scelta di questo volatile è casuale, poiché esso era conosciuto nell’antichità come un piccolo animale domestico, facilmente addestrabile, in grado di eseguire piccoli trucchi.
In questa prospettiva il giovane Theo si identifica con il cardellino stesso, nella sua aspirazione alla libertà negata, alla sua propensione all’inganno e alla truffa.
Con grande sensibilità la Tartt si chiede quale sia il confine che separa il bene dal male, insinua il dubbio che sia difficile separare le due cose ed è per questo che il protagonista del suo romanzo oscilla tra l’incoscienza e la superficialità generate dalle droghe e la consapevolezza e la lucidità dei momenti sobri.
Ed ecco l’interrogativo che Theo pone a se stesso: “Come è possibile che pur rendendomi conto che tutto quel che amo o che mi interessa è un’illusione, io continui a sentire che tutto ciò per cui vale la pena vivere risiede proprio in quella illusione?.......il cuore non si sceglie. Non possiamo obbligarci a desiderare ciò che è bene per noi o per gli altri. Non siamo noi a determinare le persone che siamo.”
Nello stesso modo Theo si pone di fronte all’illusione creata dall’opera d’arte: “ …mi sono convinto che non c’è alcuna verità dietro l’illusione. Perché tra la realtà da un lato e il punto in cui la mente va a sbattere contro la realtà, esiste uno spazio sottile, uno spicchio di arcobaleno da cui origina la bellezza …..questo è lo spazio in cui tutta l’arte prende forma …”
A parte qualche caduta di tono, dove sembra che la Tartt abbia ceduto al fascino del cinema americano tendente alla pulp fiction, direi che l’insieme è un omaggio alla grande funzione dell’arte nella vita di ogni individuo, che sia essa espressa dall’opera di pittori, musicisti, artisti di ogni genere, sia essa espressa dall’abilità manuale dei restauratori che sono in grado di preservare quei manufatti che conservano in sé anni di storia e di storie. E mi piace citare una frase tra quelle che chiudono il romanzo, che rende ancora più chiaro il concetto: “ E nel pieno del nostro morire, mentre ci eleviamo al di sopra dell’organico solo per tornare vergognosamente a sprofondarvi, è un onore e un privilegio amare ciò che la Morte non tocca.”

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Il cardellino 2014-04-01 20:35:24 Ivan
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Opinione inserita da Ivan    01 Aprile, 2014

La bellezza cambia la venatura della realtà

Un libro emozionante, profondo, ricco di sfumature. Mi sono riconosciuto nella figura di theo, nei suoi silenzi e nella sua incapacità di capire la vita e di darsi delle risposte. Donna Tartt scrive in modo splendido incollando il lettore e non lasciandolo più uscire, solo Murakami mi aveva colpito così tanto. Le descrizioni ti portano prima a New York, poi a Las Vegas infine ad Amsterdam e ti sembra di camminare in quelle strade. Ma il carattere dei personaggi, la letture delle emozioni e dei sentimenti sono di una bellezza da togliere il fiato. Il finale è struggente e ricolmo di significato e aiuta a capire anche il proprio vivere. Lo consiglio a tutti perché per me è uno dei romanzi più belli e unici della mia vita.

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