Il porto degli spiriti
Editore
John Ajvide Lindqvist è nato in Svezia nel 1968 ed è cresciuto a Blackeberg, sobborgo di Stoccolma. Ha fatto per anni il prestigiatore, è autore televisivo, di sceneggiature e testi teatrali. Di Lindqvist, Marsilio ha pubblicato Lasciami entrare, best-seller in patria e tradotto in dodici lingue, da cui è stato tratto un film con la regia di Tomas Alfredsson, vincitore del Nordic Film Prize, presentato all’edizione 2008 del Tribeca Film Festival di New York.
Recensione Utenti
Opinioni inserite: 3
Ultimo aggiornamento: 27 Novembre, 2011
Commento
Ho letto di seguito alcuni commenti sul libro in questione e volevo aggiungere una minuscola "chiarificazione". Innanzi tutto la tra puó ovviamente piacere si o no, quello fortunatamente o sfortunatamente dipende dai gusti del lettore. Il racconto può peccare magari di "originalità" anche se a mio avviso e molto meglio di tutte quelle storie horror trite e ritrite a proposito di zombie, vampiri e compagnia bella di cui a mio avviso ce ne sono a badilate.
Il libro a mio avviso è piacevole, non impegnativo ma d´altronde è pensato per un pubblico giovane e non di letterati. Il vero motivo per cui in realtà scrivo non è di certo per difendere la mia opinione o l´autore stesso ma solo per fare pensare un´attimino ai "recensori" che mi hanno preceduto su una questione:
Ho letto di sfuggita alcune opinioni che affermano "la debolezza della scrittura" e soprattutto la "stupidità dei dialoghi"
Io il libro l´ho letto esattamente come è stato scritto (in svedese), indi per cui come l´autore lo ha pensato e scritto e posso affermare che tutte ste cose nell´originale non ci sono.
Quindi invece di sparare commenti sulla base di una copia (che è quello di cui si tratta) forse prima di lamentarsi del linguaggiio dell´autore dovreste leggervelo in lingua originale.
La mia opinione non è solo rivolta a coloro che hanno commentato questo libro ma in generale a tutti quelli che si lamentano "di come un libro é stato scritto" quando li leggono una versione letta e tradotta senza passione da una persona che viene pagata per ogni parola che scrive.
Un esempio eclatante è un´altro libro di Lindqvist "l´estate dei morti viventi" che ho incontrato proprio quest´estate in Italia su uno scaffale. Anche questo libro lo lessi in lingua originale durante i miei studi di svedese per riconoscerlo dovetti leggere la trama. Infatti lo scritto originale è "Hantering av odöda" che è stato ben tradotto in inglese come "handling the undead" ma ovviamente un titolo come "trattando con i morti viventi" alla casa editrice non piaceva, quindi hanno tradotto il titolo come in un film horror di serie Z.
Ricapitolando, gradirei che tutti questi bibliofili che adorano fare commenti saccienti sulla scrittura di un libro e sull´utilizzo prolisso o meno, imparassero a leggersi i libri in lingua originale e vedrebbero che la banalità sta negli occhi di chi si accontenta :)
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- sì
- no
se ne può fare a meno
Non me lo aspettavo così "commerciale". Quel che mi ha deluso di più è forse proprio lo stile da lettura ultra rapida. Anche se forse il vero problema all'origine di una storia così poco efficace è la debolezza dell'idea principale. Se si decide di rileggere per l'ennesima volta i vari archetipi dell'horror (vampiri, zombie, spiriti...), è proprio il caso di avere qualche solido spunto da cui partire.
Qui non c'è granché di nuovo, né nell'intreccio né nell'interpretazione da parte dell'autore che si perde per pagine e pagine tirando (molto!) in lungo quello che avrebbe potuto essere un racconto ben più breve delle 500 pagine di cui è composto.
Peccato. L'avevo preso perché mi era piaciuto molto il film di "Lasciami entrare".
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Delusione...
Dopo esser stata letteralmente ammaliata da Lasciami Entrare, quando ho visto questo titolo in libreria non ci ho pensato due volte e l'ho acquistato subito. Mi dispiace però dire che Lindqvist questa volta si è rivelato un'autentica delusione. La storia, tutto sommato, non è pensata male, e qualche intuizione abbastanza innovativa l'ha avuta anche stavolta, perciò quello che ha veramente rovinato il libro, a mio parere, è lo stile: a tratti inutilmente prolisso, con dialoghi poetici in modo ridicolo e fuori luogo, a tratti veloce e disarticolato. Certe scene, poi, sono del tutto assurde, lasciano il lettore perplesso su ciò che ha appena letto, a chiedersi che senso possano avere due fantastasmi rapiti dal mare che girano per l'isola in motorino, o un insetto schifoso e magico che non serve a niente a parte stare chiuso in una scatola di fiammiferi a nutrirsi della saliva del suo padrone (motivo per cui questo sputacchia nella scatolina tutti i dì.. ma che schifo). I personaggi, poi, non convincono per niente, e il protagonista, Anders, sembra solo un beone piagnucolone, sul tremendo dolore del quale l'autore si perde in banalissime descrizioni in stile 'precipitò in un pozzo profondo' e amenità simili. Uno spreco di soldi, in sostanza, cosa che, dati i prezzi assurdi della Marsilio, mi infastidisce non poco...









