Il sorcio Il sorcio

Il sorcio

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Raramente Simenon ha creato un intreccio così ricco e frizzante come in questo romanzo, che è stato definito «un Maigret senza Maigret», e in cui ritroviamo, in compenso, alcuni dei suoi celebri «comprimari»: Lucas, qui promosso commissario, e il perennemente scalognato ispettore Lognon. Sullo sfondo dei quartieri più chic di Parigi, tra i caffè degli Champs-Élysées e gli alberghi di lusso intorno all'Opéra, lo scrittore si diverte a mescolare con spettacolosa abilità la scomparsa di un cadavere, una banda di gangster, una «pupa» che è uno schianto, un faccendiere ungherese, l'alta finanza, l'alta società, la Polizia giudiziaria e un rapimento da film americano. Ma, soprattutto, dà vita a uno dei suoi personaggi più accattivanti: Ugo Mosselbach, detto il Sorcio, un anziano barbone di origine alsaziana (in passato organista e insegnante di solfeggio), il quale, tutt'altro che mortificato dalla sua condizione, è una sorta di guitto beffardo. La sera in cui trova un portafogli gonfio di dollari, il Sorcio architetta un piano infallibile, che dovrebbe permettergli di comprarsi la vecchia canonica di Bischwiller-sur-Moder dove sogna di finire i suoi giorni. C'è purtroppo un piccolo dettaglio, che complicherà parecchio le cose: il portafogli era accanto a un cadavere. Sarà la curiosità (ma anche la voglia di sfidare l'ispettore Lognon!) a spingerlo a condurre una sua indagine parallela, che lo catapulterà in una sequela di guai.

Recensione della Redazione QLibri

 
Il sorcio 2017-06-30 18:31:56 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    30 Giugno, 2017
Ultimo aggiornamento: 30 Giugno, 2017
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Sorcio di nome e di fatto...

Essendo un grande amante dei gialli, era da parecchio tempo che volevo avvicinarmi al prolificissimo Georges Simenon, inventore del celeberrimo commissario Maigret. In mezzo alla sua vasta opera, mi è capitato fra le mani "Il Sorcio", appena pubblicato da Adelphi. Considerata l'ottima opinione che la maggior parte dei lettori ha per lo scrittore belga, credo di essere stato non poco sfortunato. Sì perché, mi dispiace dirlo, ma questo giallo è davvero anonimo, sia per quanto riguarda lo stile che per quanto riguarda la trama.
È lecito dire che mi aspettavo molto di più?
La narrazione è lenta, marca di mordente e non lascia alcuna voglia di approfondire il mistero né ci trascina nella lettura, se non in un paio di occasioni. La banalità della storia (che paradossalmente è resa difficilmente fruibile al lettore), mi ha fatto nascere un solo desiderio: quello che le pagine finissero il prima possibile.
Mi dispiace per Simenon, ma credo che in giro ci siano gialli decisamente migliori. Unica nota lieta è il personaggio che dà il nome al libro: "il Sorcio"; un vecchio barbone alsaziano abbastanza simpatico e disinibito che si ritrova suo malgrado al centro di eventi spiacevoli (ma se l'è anche voluta).

Il Sorcio vagabonda per le strade di Parigi ormai da molti anni e la notte trova ospitalità nei vari commissariati della città. Non essendo comunque un criminale, il giorno dopo è libero di scorrazzare nuovamente per le strade. Una sera, mentre cerca di guadagnarsi qualche spicciolo, si imbatte in un cadavere che nasconde un portafoglio rigonfio di dollari. Ammaliato dall'idea di comprare una casetta per sé in cui vivere gli ultimi giorni della sua vecchiaia, il Sorcio elabora un piano. Decide di tacere la vista del cadavere e raccoglie i soldi in una busta che poi presenta agli oggetti smarriti; di certo il cadavere non si sarebbe presentato per chiederli indietro, e perciò dopo un anno sarebbero diventati suoi di diritto. Ma il Sorcio non ha fatto i conti con il commissario Lucas, con l'ispettore "Scorbutico" Lognon, con gli assassini "derubati" e con degli importanti uomini d'affari, che lo trascineranno in un turbine di disavventure.

Concludendo, se volete accostarvi a Simenon vi consiglio di scegliere un altro libro, perché questo pur non essendo pessimo è assolutamente evitabile.

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Il sorcio 2017-08-21 09:13:06 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    21 Agosto, 2017
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Un affettuoso omaggio al commissario Maigret

Il Sorcio di Georges Simenon è l’ultimo libro pubblicato dalla casa editrice Adelphi.
Il Sorcio è un clochard, un senzatetto fin troppo noto ai gendarmi di Parigi che conosce a menadito i commissariati in cui dorme ogni sera. Un tempo era un insegnante di musica, ma ormai è un lontano passato. Oggi tutti lo conoscono per la sua andatura, e i suoi modi farseschi, per l’arte con cui chiede l’elemosina davanti ai teatri, aprendo con garbo le portiere, bevendo fino all’ultima goccia tutto ciò che ha racimolato,una sera dopo l’altra. Finchè gli capita per le mani una di quelle occasioni che possono cambiare le sorti di un destino avverso, un biglietto vincente della lotteria che deve solo incassare. Ma non è così semplice. Innanzitutto perché c’è di mezzo un cadavere. Ugo Mosselbach, altrimenti noto come il Sorcio, è il protagonista dell’omonimo romanzo che Georges Simenon scrisse nel 1938, lo stesso anno de Gli intrusi e La casa dei Krull, ora ripubblicato. Si tratta di un poliziesco adrenalinico e dal ritmo forsennato in cui il prolifico autore belga rende un chiaro ed affettuoso omaggio al suo commissario Maigret, richiamandone sulla pagina le atmosfere, la metodologia d’indagine e ben due personaggi della serie, L’ispettore Lognon e Lucas, promosso a commissario di polizia giudiziaria, con tanto di pipa e carattere scontroso. Proprio come Maigret. Così, in una notte indimenticabile il Sorcio ha trovato addosso ad un cadavere un portafoglio gonfio di banconote in una berlina a due passi dall’ambasciata inglese e come se si fosse da sempre preparato a questa evenienza, ha escogitato un piano per coprire le proprie tracce e prendere le distanze dal corpo esanime. Si reca con la busta al commissariato, pronto a denunciarne il ritrovamento, sperando che nessuno venga a reclamarla, così che dopo un anno potrà finalmente rientrarne in possesso. Tutto va bene, fino a che l’ispettore Lognon che detesta i modi ilari del Sorcio, non si mette in testa di indagare. Lognon, scorbutico e puntiglioso, si mette alle calcagna del clochard, dando il via ad un balletto di mosse e contromosse fra i due, un duello che li pone al centro della scena mettendo in luce le reciproche miserie. Nel frattempo non c’è traccia della vittima, un ricco finanziere svizzero di nome Edgar Loem, ma il principale sospettato per la sua scomparsa è il suo procuratore commerciale parigino, Frèdèric Muller, denunciato pubblicamente dalla sua compagna, Miss Dora, figlia di una ricca famiglia ungherese. Inoltre una foto, ritrovata con il denaro, rivelerà una doppia esistenza di quello che pareva l’irreprensibile finanziere che si spacciava per essere un semplice commesso viaggiatore di nome Leroy.
Leggere questo libro è un vorticare di sensazioni, grazie ad una trama ricca di misteri, indizi e colpi di scena, tra gli sfarzosi caffè degli Champs-Elysèes e i lussuosi alberghi dell’Opera di Parigi, con l’autore impegnato a confondere le idee e mescolare gli indizi, facendo entrare in scena l’alta finanza, una banda di gangster, donne affascinanti e persino un rocambolesco rapimento. Un libro coinvolgente che finisce con il coinvolgere attivamente il lettore, fino al colpo di scena finale.

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Consigliato a chi ha letto...
Consigliato a chi ha letto i libri di Georges Simenon, non c'è che da scegliere.
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