L'uomo che andò in fumo
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Davvero piacevole...
Davvero piacevole scoperta anche per me! Ho letto questo romanzo per cimentarmi nella lettura di altro tipo di giallo, quello svedese.
E', come già molti altri di cui ho parlato, un giallo "tranquillo",senza violenze ; ma è raffinato, veramente godibile.
Il personaggio principale è Martin Beck, commissario di polizia di Stoccolma, uomo normale, qualunque, ma con spiccate doti di percezione e di analisi. Uno che , provando e riprovando, mette insieme con pazienza i tasselli di un puzzle.
Il nostro commissario deve ritrovare un uomo scomparso nel nulla- andato in fumo, appunto!- a Budapest.
Lo scomparso, un giornalista, è un tipaccio: sgradevole, beone, talvolta violento. Martin Beck parte per Budapest e...poi è tutto da leggere!
L'indagine del poliziotto è lenta e sistematica , e ci porta, indizio dopo indizio, ad una soluzione finale che non ha nulla di clamoroso, ma è "reale".
La Budapest che ci raccontano i due autori è piacevole, ben narrata: la vecchia città di Buda, il fascino del Danubio...
Una buona ambientazione aggiunge meriti alla già pregevole storia!
Consigliato agli amanti del genere.
Indicazioni utili
Ma che bella sorpresa!
Una piacevole scoperta, questa coppia di scrittori svedesi degli anni sessanta! L'ispettore Martin Beck, una sorta di Maigret scandinavo, frappone situazioni comiche ad altre ad alta tensione. La storia narra della ricerca di un giornalista svedese che scompare nell'Ungheria ai tempi della cortina di ferro. La collaborazione con la polizia locale, non sempre facile, porta Beck a trovare la soluzione dopo alcune disavventure. Un libro gradevole, ironico, con un giusto pizzico di sano auto-umorismo. Penso che leggerò altri titoli dagli stessi autori.










Opinione inserita da Cristina V 30 Novembre, 2010