Narrativa straniera Gialli, Thriller, Horror L'uomo dei cerchi azzurri
 

L'uomo dei cerchi azzurri L'uomo dei cerchi azzurri

L'uomo dei cerchi azzurri

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Da quattro mesi i marciapiedi di Parigi riservano una sorpresa apparentemente innocua: grandi cerchi blu tracciati con il gesso, e al centro una serie di oggetti stravaganti: un trombone, una pinzetta, un vasetto di yogurt, una candela. I giornalisti indagano per sfamare l'interesse dei lettori e gli psicologi si dividono. Adamsberg, però, non trova nulla di divertente nell'escalation dei cerchi: la sua fine psicologia di conoscitore del male gli lascia intuire che dietro l'apparente stramberia si nasconde qualcosa di morboso. E ben presto i fatti gli danno ragione: un'altra alba e un altro cerchio su un marciapiede, ma stavolta, al centro esatto, un corpo di donna.

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L'uomo dei cerchi azzurri 2017-04-20 08:59:14 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    20 Aprile, 2017
Ultimo aggiornamento: 20 Aprile, 2017
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"VICTOR MALASORTE, IL DOMANI E’ ALLE PORTE”

«Lo sa» riprese Mathilde «che le cose succedono quando scende la notte, tanto nell’oceano come in città. Tutto si muove, quelli che hanno fame e quelli che stanno male. E anche quelli che cercano, come lei Jean-Baptiste Adamsberg, si muovono» p. 34

Parigi. Il Commissario Jean-Baptiste Adamsberg è stato promosso e trasferito dalla provincia alla grande città. E’ un uomo flemmatico, con la testa tra le nuvole, distratto, calmo, ironico ed intuitivo. Ed è proprio grazie a questa sua ultima caratteristica che comprende che quei cerchi che al mattino vengono rinvenuti per le strade della capitale, non sono semplici e meri scherzi di un personaggio fuori dalle righe. Queste strane forme disegnate con un gessetto azzurro, infatti, delineano un confine attorno ad un oggetto diverso che va in crescendo: si passa dal tappo di una bottiglia, ad un bigodino ed ancora al corpo deceduto di un micio. Ogni ritrovamento è inoltre accompagnato dalla frase: “VICTOR MALASORTE,IL DOMANI E’ ALLE PORTE”.

«Glie l’ho detto, qui c’è molta meno logica di quanto non sembri a prima vista e di quanta se ne troverebbe se si trattasse di un’autentica mania. E’ questo il dato sconcertante. Ma dal punto di vista del nostro paziente, lui vuole dimostrare che la morte trasforma l’essere vivente in una cosa, e ciò è vero a partire dal momento in cui l’affettività cessa di investire i corpi senza vita. Dal momento in cui il tappo non tappa più la bottiglia, il tappo non diventa più nulla, e dal momento in cui il corpo di un amico non si muove più… che cosa diventa? La mente del nostro uomo è divorata da un interrogativo di quest’ordine.. Vale a dire, per parlare chiaro, dalla morte» p. 44

Per il commissario è naturale indagare, è ovvio che chi si cela dietro questi eventi arriverà a commettere gesti più eclatanti. Inizia così a raccogliere ogni ritaglio di giornale, ad indagare, anche se ciò determina la derisione dei colleghi. Braccio destro perplesso eppure fedele è l’ispettore Danglard, uomo razionale che compensa il carattere filosofico del commissario, seppur talvolta egli stesso fatichi a comprenderne le decisioni.
Dal punto di vista stilistico l’opera produce un duplice effetto: essendo caratterizzata da un linguaggio calmo, pacato che si affianca ad un’assenza di violenza ed ad una relativa presenza di eventi scatenanti, in prima battuta il lettore è disincentivato nel proseguo della stessa, per poi, superate le 80 pagine, ritrovarsi di fronte ad un testo piacevole e che al contrario invoglia ad andare avanti.
In conclusione, “L’uomo dei cerchi azzurri” è un elaborato senza pretese, un giallo in stile classico che si fa apprezzare soprattutto per la caratterizzazione dei protagonisti, qualità questa che bilancia l’asciuttezza della trama.

«No» disse di nuovo «parlo troppo. Mi vergogno di me stessa. “Mathilde, parli a sproposito”, mi dice un amico filosofo. “Lo so,” rispondo io, “Ma come si fa a parlare a proposito?» p. 33

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consigliato a chi ama i gialli classici (privi di violenza gratuita) e a chi cerca un commissario diverso, fuori dagli schemi.
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L'uomo dei cerchi azzurri 2013-07-19 13:26:59 Todaoda
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Todaoda Opinione inserita da Todaoda    19 Luglio, 2013
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Delusione

Ci sono certi autori che per sentirsi realizzati devono scrivere di avventure mirabolanti, imprese epiche e gesta eroiche. Poi ce ne sono altri come Fred Vargas che scrivono la quotidianità, i piccoli e grandi problemi della vita di ogni giorno, il disincantato realismo dell'uomo medio e il tutto lo fanno in maniera semplice, pulita e lineare. Qui il protagonista, il commissario Adamsberg, un uomo come tanti che per modi di fare e carattere sembra più avere dell'anti - eroe che dell' eroe, è alle prese con un caso fatto su misura per lui, concreto, realistico, la cui risoluzione non comporterà certo particolari colpi di scena, non cambierà certo la vita dei Parigini e tanto meno la sua, e lui è l’uomo giusto per questo caso poiché è il prodotto della normalità che combatte l’eccezione dentro d’essa. L’uomo giusto, dunque, per il caso giusto, nel romanzo giusto e tutto sembra filare liscio fino in fondo, normale, senza alti ne bassi, e così del resto deve essere poiché se un romanzo di questo genere trascende anche solo per un istante la realtà, fa perdere di credibilità all'intera vicenda, se offusca la centralità degli attori attorno ai quali si svolge la trama perde di sostanza. Qui comunque non accade, anzi, tra un dialogo e l’altro, tra un’ indagine e l’altra, si riesce a intuire addirittura una certa profondità psicologica nei personaggi, una profondità assolutamente degna di nota in questo genere di narrativa, tanto che si potrebbe persino dire che non è tanto la vicenda in sé, il mistero dei cerchi azzurri a cui rimanda il titolo, l’elemento essenziale della trama, quanto le vite dei protagonisti e di tutti coloro che bene o male sono coinvolti nell’indagine.
Si potrebbe credere quindi che per certi aspetti si sia di fronte ad un romanzo inaspettatamente controcorrente, anticonformista pur nella sua normalità, e poiché, come in ogni forma d’arte così anche nella letteratura, le novità sono inizialmente bene accette in quanto tali (onde produrre quella continua evoluzione del gusto e dei costumi tipici della storia dell’uomo) questa sorta di appena accennata introspezione si potrebbe anche credere che sia quanto mai degna di lode… peccato solo che poi nel finale la vicenda ritorni in primo piano assoggettando l'uomo medio del testo alla sua piatta banalità, e l’etichetta narrativa affibbiata dalla critica all’autrice venga rispolverata (per mancanza di coraggio da parte di quest’ultima) forzando il reinserimento dell’ opera dentro le canoniche fila del poliziesco. E questo è un autogoal per la scrittrice francese poiché se un romanzo “interdimensionale” dava adito alla liceità di un finale aperto, un giallo al contrario deve essere rigoroso sotto tutti i punti di vista, a cominciare dalla soluzione del caso, dalla spiegazione del movente che ha spinto il colpevole a compiere tal crimine e a comportarsi in tal modo invece che in tal’altro, e questa spiegazione deve essere per giunta totalmente plausibile, altrimenti tutto il lavoro perde di senso. L’autrice ne “L’uomo dei cerchi azzurri” non ci riesce a trovare questa spiegazione, forse non è capace, ed costretta a far terminare l'indagine in maniera cosi grottesca, improbabile e demenziale che sembra stia prendendo in giro non solo i lettori, ma anche se stessa, non solo chiunque abbia seguito con coinvolgimento l’intera vicenda, ma anche il lettore occasionale che scorgendo un finale così poco credibile stenta a comprendere il significato logico dell’intero romanzo. Peccato, ore buttate.

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L'uomo dei cerchi azzurri 2013-05-26 13:00:57 marlon
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marlon Opinione inserita da marlon    26 Mag, 2013
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delicato

Protagonista indiscusso del libro è il commissario J.B. Adamsberg che contrariamente allo stereotipo del poliziotto è un uomo con una flemma irritante,e con la testa tra le nuvole. Proveniente dalla provincia viene promosso commissario grazie ai successi conseguiti e trasferito a Parigi dove comincia ad indagare su alcuni singolari ritrovamenti(messaggi ?). Infatti da giorni vengono avvistati sui marciapiedi della capitale degli strani cerchi azzurri tracciati con un gessetto colorato. Ogni cerchio al suo interno contiene un oggetto qualsiasi,un tappo di bottiglia,una penna,un cono gelato e così via. La cosa inquietante è la frase che accompagna ogni cerchio: “VICTOR MALASORTE,IL DOMANI E’ ALLE PORTE”. Il commissario a differenza dei media locali e dei cittadini capisce che presto i cerchi si evolveranno in qualcosa si estremamente negativo… Il nostro protagonista ricorda per alcuni aspetti il tenente Colombo e fa storcere il naso ai colleghi per la sua APPARENTE distrazione e per il suo modo di condurre le indagini. Lo accompagna per tutto il racconto il suo vice,l’ispettore Danglard, uomo colto e razionale che si compensa con il carattere filosofico e spensierato (apparenza?)di Adamsberg. Ho apprezzato molto lo stile delicato della Vargas e la totale assenza di tecnologia nel romanzo che mi ha fatto immaginare Parigi un paese di provincia. L’autrice dimostra come si può scrivere un bel giallo con poca violenza e molte idee. Brava!! Non perdetevi il protagonista, davvero originale.

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gialli old style
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L'uomo dei cerchi azzurri 2011-12-26 15:58:52 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    26 Dicembre, 2011
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La crudeltà del gessetto

La storia si apre con l'enigma di alcuni cerchi tracciati nelle vie di Parigi con un gessetto azzurro. Subito il commissario Adamsberg intuisce che in questi cerchi c'è odore di crudeltà. Il romanzo si snoda tra dialoghi un pò assurdi, interrogatori un pò balordi ed indizi un pò disordinati, con sullo sfondo la descrizione di alcuni odori caratteristici, l'atmosfera unica che hanno le vie e gli arrondissement di Parigi e la crudeltà umana. Perchè è proprio vero che tutti gli uomini possono diventare cattivi. A fare da regia c'è l'intuito del commissario, che, alla fine, lega insieme tutti i pezzi del puzzle. Lo stile però, anche se è notevole l'accuratezza dei dettagli, che con associazioni di idee permettono di arrivare alla soluzione del caso, non è fra i miei preferiti.

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L'uomo dei cerchi azzurri 2011-09-15 14:44:22 Sydbar
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Sydbar Opinione inserita da Sydbar    15 Settembre, 2011
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L'uomo dei cerchi azzurri

I voti che ho assegnato alle varie voci possono essere forse contraddittori ma davvero, nel leggere questo libro per la prima volta sono stato combattuto perchè frastornato dal risultato scaturito in me alla fine della lettura.
Il contenuto dell'opera non mi sembra così esaltatnte anche perchè la trama narra di alcuni omicidi legati alle attività notturne di un personaggio urbano che si diverte a disegnare dei cerchi azzurri (non posso dirvi altro)!!!!
Sulla piacevolezza posso descrivervi le mie impressioni, nella lettura dei primi capitoli ero addirittura intenzionato a mollare il libro ma poi mi sono dato forza e l'ho ripreso con voracità, grazie forse anche al fatto che effettivamente diviene più piacevole e scorrevole.
Lo stile narrativo è ECLETTICO così come i personaggi caratterizzati in modo davvero emblematico tra loro, un indefinibile Adamsberg, un tenace ma stessato Danglard e così via...è proprio questa caratterizzazione del personaggio che rende l'opera godibile, si perchè la Vargas genera una trama forse un po' asciutta ma sicuramente insaporita dalle personalità variegate dei suoi personaggi tutti.
Promossa la Vargas ma con riserva.
Buona lettura.
Syd

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Romanzi di Fred Vargas
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L'uomo dei cerchi azzurri 2011-09-13 17:35:28 LauraZ
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LauraZ Opinione inserita da LauraZ    13 Settembre, 2011
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Una trama originale

L'uomo dei cerchi azzurri di Fred Vargas presenta una trama molto originale. Al centro dell'attenzione ci sono dei cerchi tracciati sull'asfalto con un gesso azzurro intorno a degli oggetti dimenticati, come tappi di bottiglia, un bigodino... Non si sa chi è l'autore di queste opere, ma sicuramente si tratta di un bontempone maniacale. Tutta la città di Parigi è comunque interessasta alla faccenda di questi cerchi. Oltre ai numerosi psichiatri, affascinata dalla situazione è anche una bizzarra oceanografa, che è solita pedinare le persone per syudiarle, proprio come fa con i pesci. Intanto alla stazione di polizia, si trova un nuovo commissario, trasferito lì da poco, dopo aver risolto un enorme numero di casi: Adamsberg. Questo pensa che la quastione dei cerchi deiventerà in qualche modo una "grossa faccenda" e prenderà una svolta negativa. il commissario ha proprio ragione: una notte un cerchio azzurro viene tracciato intorno al cadavere di una signora sgozzata. Successivamente compaiono anche altri cadaveri, sempre circondati dal segno di un gesso azzurro e la faccenda inizia così a complicarsi, finchè Adamsberg riesce a individuare l'autore dei cerchi, nonchè l'assassino...

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Gli altri libri di Fred Vargas
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L'uomo dei cerchi azzurri 2010-09-12 18:29:04 Arcangela Cammalleri
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Arcangela Cammalleri Opinione inserita da Arcangela Cammalleri    12 Settembre, 2010
Ultimo aggiornamento: 25 Settembre, 2014
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L'Homme aux cercles bleus

Jean-Baptiste Adamsberg: l’avevano nominato commissario a Parigi, nel quinto arrondissement. Procedeva a piedi verso il nuovo ufficio, per il suo dodicesimo giorno. Diventato sbirro a 25 anni, nei Bassi Pirenei, dove aveva vissuto e risolto uno dietro l’altro 4 omicidi, era chiamato silvestre. E’ un uomo forse bello forse no, piccolino, vestito malissimo, che scarabocchia sempre qualche disegno sul lato del ginocchio destro piegato, invece di prendere appunti come un qualsiasi poliziotto nel corso delle indagini. Un uomo vago e lento nei gesti e nell’eloquio, “in certi momenti era più altrove che mai”, dalla figura piccola, solida e scura. Questo l’identikit, in breve, del poliziotto nato dalla penna di Fred Vargas,; ma che razza di tipo è questo? Si chiedono i colleghi parigini e noi lettori. Tipi strani questi commissari, solitari, ma dotati di una strana quanto inspiegabile fascinazione. Ha l’aura di genio dell’investigazione assemblata all’aspetto trasandato e niente di speciale, una complessiva trascuratezza del personaggio, Adamsberg, ma dalla voce piacevole ad udirla quasi come una carezza. Attorno ad un fatto apparentemente banale e di scarsa importanza investigativa, l’uomo che traccia durante la notte misteriosi cerchi azzurri, con un’inquietante scritta “Victor, malasorte, il domani è alle porte”, dentro i quali giacciono oggetti abbandonati ormai privi di utilità e segnalati all’attenzione degli altri, Fred Vargas ordisce un preciso meccanismo narrativo, che si sviluppa in un crescendo di attesa. Tra metodi investigativi sui generis di Adamsberg affiancato da Adrien Danglard, il suo ispettore preferito considerato reale, molto reale dal commissario, tra personaggi strambi come la scienziata Mathilde Forestier, che segue e annota gli altri per strada, la settantenne Clémence Valmont, con un’unica idea, trovare un amore e un uomo, il cieco Charles Reyer ambiguo e misterioso, l’ometto Louis Le Nermond, professore bizantinista, si amalgama un buon romanzo poliziesco, dalla prosa semplice e dalla piacevole lettura. Il nome Fred Vargas è un marchio di garanzia di qualità, senza parlare di capolavori, la sua scrittura è ben calibrata tra riflessioni serie ed ironia lucida. L’idea di letteratura come rappresentazione della realtà immaginativa o riflessiva può essere accantonata quando un buon giallo, di livello alto, un genere, può far vagare e divagare la mente per puro senso della piacevolezza della lettura.

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Già i libri dell'autrice e ne apprezza lo stile e le trame noir
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L'uomo dei cerchi azzurri 2010-06-05 20:05:30 17luca17
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17luca17 Opinione inserita da 17luca17    05 Giugno, 2010
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Delusione

E' il primo libro di Fred Vargas che leggo e devo dire che ne sono rimasto abbastanza deluso. Il romanzo ti trascina lentamente verso un finale inaspettato sì, ma banale ed assolutamente irreale a mio parere. Lunghi tratti spesso anche noiosi descrivono il carattere del commissario Adamsberg attorniato da personaggi che dire "strambi" è poco. L'idea dei cerchi azzurri e degli omicidi ad essi collegati è originale ma, a mio parere, è stata sviluppata male soprattutto per il finale..
In generale una buona idea ma niente di più secondo me.

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L'uomo dei cerchi azzurri 2007-10-01 14:06:09 Valentina
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Opinione inserita da Valentina    01 Ottobre, 2007

Sottile delusione...

Diciamo che il voto positivo è indirizzato più alla Vargas come scrittrice eccellente e fuori dall'ordinario, che al suo ultimo libro edito in Italia "L'uomo dei cerchi blu", che è invece piuttosto deludente.

Delude la trama: il finale si intuisce a partire da metà libro, non c'è suspance ed è anche troppo introspettivo, troppo incentrato sulla figura evanescente del commissario Adamsberg e sulle sue tortuosità interiori.

Delude lo stile: meno limpido, meno diretto e meno ironico del solito. Sembra quasi che non sia la stessa Vargas dei libri - magnifici - sugli "evangelisti"... In effetti, questo nuovo libro (benché sia il primo della serie-Adamsberg) non aggiunge nulla a quello che già si sapeva e si intuiva sul carattere e sulla personalità del celebre commissario.

Speriamo nell'uscita di un altro libro! Di questo ne consiglio la lettura perché è comunque piacevole, ma quasi quasi si potrebbe fare a meno...

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L'uomo dei cerchi azzurri 2007-09-29 02:14:59 Elena79
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Opinione inserita da Elena79    29 Settembre, 2007

Fred Vargas

Personalmente ho preferito altri romanzi di Fred Vargas, della quale ho letto l'intera opera disponibile in italiano, ma sono comunque rimasta soddisfatta dalla lettura di questa nuova uscita, L'uomo dei cerchi azzurri. Nuova in realtà solo per l'Italia, perchè il romanzo, che avevo già letto nella versione francese è di ben 11 anni fa. E' il romanzo dell'esordio del commissario Jean-Baptiste Adamsberg, il protagonista preferito della Vargas. La storia è avvincente, con i 3 cadaveri che finiscono dentro ai cerchi azzurri... non ne parlo oltre per non rovinare la lettura:-) Stile impeccabile. Consigliato a chi ama i gialli "psicologici".

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