L'uomo di Kabul
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La trama e le recensioni di L'uomo di Kabul, romanzo di Cédric Bannel edito da Sperling & Kupfer. Kabul è una città corrotta: in ogni vicolo, in ogni mercato, in ogni luogo pubblico allignano la violenza e il sopruso. Lo sa bene Osama Kandar, comandante della squadra omicidi, un uomo tutto d'un pezzo che non ha mai smesso di credere nel proprio mestiere. Uno che ha sempre avuto un debole per la giustizia: a cinquant'anni suonati, musulmano convinto - ma sposato con Malalai, ginecologa che si rifiuta di indossare "il sacco nero sulla testa" - Osama è un poliziotto vero, come non se ne vedono più. Tanto meno a Kabul, dove le uniche divinità sono ormai i dollari e i proiettili. Così, quando per ordini superiori la polizia archivia come suicidio la morte di un mediatore d'affari europeo, il commissario sa subito che qualcosa non quadra: troppa fretta, troppi dettagli ancora da chiarire. Ed è con questo caso all'apparenza banale che comincia per Osama un'inarrestabile discesa negli inferi della sua città e del suo Paese, dentro gli inganni e i maneggi di un governo sempre più manovrato dall'Occidente. Perché Osama non è uomo da scendere a compromessi, e non si ferma davanti a nulla: nemmeno di fronte alla scoperta di un servizio segreto svizzero che sta dietro le decisioni finanziarie delle superpotenze, comprese quelle che riguardano l'Afghanistan. L'uomo di Kabul unisce magistralmente azione, suspense e intrigo politico. Ma, soprattutto, è il primo romanzo a mettere in scena un poliziotto afgano - un uomo che conosce bene, e in parte incarna, le contraddizioni del proprio Paese, e che non può fare a meno di ascoltare la voce della coscienza: un personaggio geniale, poetico, per cui è impossibile non parteggiare.
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