Maigret perde le staffe
Letteratura straniera
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Georges Simenon, nato a Liegi nel 1903, morto a Losanna nel 1989, ha lasciato centonovantatré romanzi pubblicati sotto il suo nome e un numero imprecisato di romanzi e racconti pubblicati sotto pseudonimi, oltre a volumi di «dettature» e memorie. Il commissario Maigret è protagonista di 76 romanzi e 26 racconti, tutti pubblicati fra il 1931 e il 1972. Celebre in tutto il mondo, innanzitutto per le storie di Maigret, Simenon è anche, paradossalmente, un caso di «scrittore per scrittori». Da Henry Miller a Jean Pauhlan, da Faulkner a Cocteau, molti e disparati sono infatti gli autori che hanno riconosciuto in lui un maestro. Tra questi, André Gide: «Considero Simenon un grande romanziere, forse il più grande e il più autentico che la letteratura francese abbia oggi»; Walter Benjamin: «… leggo ogni nuovo romanzo di Simenon»; Louis-Ferdinand Céline: «Ci sono scrittori che ammiro moltissimo: il Simenon dei Pitard, per esempio, bisognerebbe parlarne tutti i giorni».
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Aria di Montmartre
E' il primo giallo che leggo di Simenon e, amando Parigi, la parte che ho apprezzato di più è stata l'ambientazione, l'odore dei bistrot di Parigi, la descrizione delle vie, l'aria di Montmartre che si respire, i locali notturni e le ballerine. Mi è piaciuto anche il personaggio di Maigret, con pipa, giacca e cappello, con le sue ipotesi e convinzioni, che possono anche portare, se sbagliare, al crollo dell'inchiesta. Con quel qualcosa che non riesce a mettere a fuoco ma che intuisce. Con quel qualcosa di comune che non riesce a trovare, ma che poi scopre. Con quella sua aria che lo fa assomigliare a un cane da caccia, che va avanti e indietro annusando. Bel personaggio, davvero. La storia in sè non è un granchè, però vale la pena di leggerlo, proprio per conoscere Maigret.
Indicazioni utili
NON FATE ARRABBIARE IL SIGNOR COMMISSARIO
Non scherziamo. Che non succeda mai piu’ .
Non e’ cosa di tutti i giorni che Maigret perda le staffe.
Stavolta il cielo grigio e l’aria intrisa di nebbia di Parigi lasciano spazio ad un caldo estivo e soffocante, sole che stanca, umidita’ che appesantisce.
Quartiere di Montmartre : bar , night club, piccoli motel ad ore.
Ballerine in abiti succinti, sguardi ammiccanti, tacchi a spillo e un buon giardinetto di malavitosi. Champagne.
Regna la calma al Commissariato, tanti sono gia’ in vacanza, molti sono pronti a partire.
Ma Emile Boulay muore ammazzato.
Trovato privo di vita sul marciapiede rovente. Strangolato .
Strangolato ? Come e’ possibile, a Montmartre non si viene ammazzati per strangolamento.
Tra i malavitosi vige la resa dei conti a suon di coltellate o pallottole.
Suvvia le buone abitudini si rispettano.
Emile Boulay e’ proprietario di quattro night club. Avra’ ben dei nemici.
Chi non ne ha in questo settore ?
Eppure… Pare che lui non ne abbia. I suoi affari in perfetto ordine, tutto dichiarato al fisco fino all’ultimo centesimo (ok, questo fa un po’ fantascienza, ma tant’e’).
Quindi ? Non c’e’ capo né coda.
Maigret brancola nel buio, parla da solo, suda nel suo abito nero , vaga solitario per strada.
Ma poi che succede Commissario ? Questa poi…Ma scherziamo ?
Caparbio, deciso, duro, i suoi uomini non osano replicare, oggi non e’ giornata per il Capo.
A livello di “giallo”forse il migliore letto fino ad ora.
Zero sospettati fino alle ultime pagine, quando il Commissario me ne ha proposto uno su un vassoio d’argento.
E anche qui, il movente io proprio non lo capivo.
C’e’ voluto Maigret a fare chiarezza. Come al solito.
Buona lettura.









