Tre giorni per morire Tre giorni per morire

Tre giorni per morire

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La trama e le recensioni di Tre giorni per morire, romanzo di Karin Slaughter edito da Time Crime. Tre giorni per morire segna il grande ritorno di Karin Slaughter, la regina del thriller americano, e della serie best seller inaugurata con L’ombra della verità. Una finestra in frantumi. Un’impronta di sangue. Ed è solo l’inizio... Un atroce crimine ha colpito al cuore la periferia più ricca di Atlanta. Rientrando nella sua villetta nel verde di Ansley Park, Abigail Campano trova ad accoglierla vetri rotti, tracce di sangue e il corpo martoriato di una ragazza. Inizialmente, pensa che quelle membra straziate siano della figlia Emma: disperata, la donna si avventa su quello che ritiene essere l’aggressore. Poi, lentamente, la verità inizia a farsi strada: non è di Emma quel corpo riverso sul pavimento; non è il suo assassino quel ragazzo che Abigail ha appena ucciso, a mani nude. Le indagini vengono affidate alla polizia di Atlanta, ma torbidi giochi di potere e un errore di valutazione da parte delle autorità rendono inevitabile l’intervento di Will Trent, agente speciale del Georgia Bureau of Investigation. Perché c’è qualcosa in quei vetri rotti, in quelle tracce di sangue, nello sguardo spento di Abigail che solo Will Trent saprà leggere: ma dovrà fare in fretta, costretto a una corsa contro il tempo per evitare che altre vite vengano spezzate in nome di un segreto che nessuno sembra voler svelare.

Karin Slaughter è nata in Georgia nel 1971, è una delle autrici più celebri del crime internazionale: quaranta milioni di copie vendute nel mondo, traduzioni in trenta Paesi. Fra i suoi thriller, sempre in vetta alle classifiche, la serie che ha come protagonista Will Trent, inaugurata con il best seller L’ombra della verità (Timecrime, 2012) e di cui Tre giorni per morire rappresenta il secondo volume. Insignita (caso unico nella storia del premio) per quattro volte del prestigioso Crimezone Thriller Award, Karin Slaughter vive e lavora ad Atlanta.

Recensione della Redazione QLibri

 
Tre giorni per morire 2012-08-28 15:59:15 Sordelli
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    28 Agosto, 2012
Ultimo aggiornamento: 28 Agosto, 2012
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Davvero super

La scena che Will Trent, agente speciale del Georgia Bureau of Investigation, si trova ad osservare gli suggerisce presto (oltre ad un grande orrore) che le prime valutazioni della polizia di Atlanta sono state....errate.
Non è Emma Campano a giacere inerme in una pozza di sangue col corpo brutalmente martoriato, bensì la sua amica Kayla. Chi è stato? Perchè Emma è ancora viva? E anche se lo fosse...in quali condizioni si troverebbe? Will Trent deve cercare di trovare degli indizi e dei collegamenti il prima possibile...se vuole ritrovare Emma viva.

Purtroppo, devo iniziare dicendo che questo libro si è beccato non poche imprecazioni da parte mia: invece di fare ciò che dovevo, mi sono completamente dedicata a lui! E così, l'ho finito in due sere e mezza. Mi è piaciuta la storia e ancora di più la caratterizzazione di scene e personaggi. In un certo senso, mi sembrava di essere lì mentre i fatti si svolgevano. Io ragionavo con Will Trent, io pensavo a cosa volesse il rapitore di Emma insieme alla madre e sempre io volevo premere il grilletto e farlo fuori quando viene identificato. Insomma, ero parte del romanzo, ero uno dei personaggi! Questa è, secondo me, la grande forza di questo romanzo: farti sentire parte della storia. Questo credo sia dovuto al fatto che l'autrice è in grado di descrivere minuziosamente scene ed emozioni pur senza risultare mai noiosa, banale e scontata.
Consiglio vivamente questo romanzo agli amanti del thriller, innanzi tutto perchè mette bene in evidenza la sofferenza di una famiglia all'apparenza perfetta; una sofferenza che, a differenza di quello che ci sembra di notare in molti altri romanzi/film di questo genere, non cessa di esistere a caso risolto. Inoltre, consiglio questo romanzo per la grande capacità che ha di tenere il lettore incollato alle sue pagine, facendolo agitare e palpitare come se lui stesso stesse indagando a fianco di Will Trent e della sua partner.

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Tre giorni per morire 2012-10-05 18:15:19 GLICINE
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GLICINE Opinione inserita da GLICINE    05 Ottobre, 2012
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FINALMENTE UN THRILLER DEGNO DI QUESTO NOME!

Ebbene sì, anche Karin Slaughter entra, di diritto, nella rosa dei miei migliori autori di thriller.
Siamo ad Atlanta, il libro inizia subito con un’immagine shock, l’autrice è stata così brava nel descriverla, che mi è sembrato di essere seduta in prima fila mentre le immagine terribili scorrevano davanti ai miei occhi.
Una madre (Abigail Campano), esce dal club dove ha appena finito di giocare a tennis, sale in auto, discutendo al telefono con il marito dell’ultima “scappatella” dello stesso, nel frattempo posteggia e si dirige verso la porta d’ingresso, che trova aperta, con una miriade di vetri infranti sul pavimento, e numerose impronte insanguinate; nonostante il marito Paul le intimi di non entrare, Abigail varca la soglia e gridando il nome della figlia si mette a cercarla spasmodicamente, sale al piano superiore e, davanti ai suoi occhi, si presenta una scena terribile.
Un giovane, sovrasta il corpo crudelmente martoriato, ormai senza vita di Emma e , accortosi della donna, si dirige con un coltello in mano verso Abigail….
Vi domando: voi cosa avreste fatto? Beh! Vi dico solo che non immaginate nemmeno cosa succederà….
L’autrice è abile nel descrivere scene, stati d’animo, azioni di ogni genere. E, allo sbalordimento iniziale, segue un avvicendarsi di azioni ed accadimenti che non avrei immaginato.
Il libro è un continuo susseguirsi di colpi di scena che lasciano il lettore totalmente e piacevolmente spiazzato.
Indaga la polizia di Atlanta, impersonata dall’agente Faith Mitchell,con il supporto dell’agente speciale del Georgia Bureau of Investigation, Will Trent, uomo straordinario, nel lavoro, come nella vita, nonostante un’infanzia difficile passata in orfanotrofio, ed una dislessia che si ritrova tenacemente a nascondere e contrastare, porterà avanti un’indagine estremamente difficile, non solo dal punto di vista investigativo, ma anche dal punto di vista personale.
Sono quasi 500 pagine che l’autrice rende avvincenti in modo intelligente ed imprevedibile, confermo quello che ho scritto su di lei nella precedente recensione del libro: “L’ombra della verità” nel quale facciamo la conoscenza dell’agente Trent.
L’unico appunto davvero microscopico che mi sento di fare riguarda l’agente Will Trent che, a mio parere,risulta essere TROPPO di tutto (l’autrice ha un po’ calcato la mano….) : Troppo gentile , troppo corretto, troppo educato, troppo intelligente, troppo fisicamente bello, ma, nello stesso tempo, proprio questo suo essere TROPPO me lo fa indiscutibilmente apprezzare.

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Tre giorni per morire 2012-06-29 13:39:11 Sara S.
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Sara S. Opinione inserita da Sara S.    29 Giugno, 2012
Ultimo aggiornamento: 29 Giugno, 2012
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Serie di Will Trent, vol. 2

Con questo secondo libro della serie su Will Trent, Karin Slaughter conferma la sua abilità narrativa nel genere thriller-poliziesco. "Tre giorni per morire" oltre ad essere un thriller davvero molto avvincente, è anche un romanzo appassionante, i cui lettori avranno modo di empatizzare in maniera definitiva con l'agente speciale Will Trent, un personaggio particolare e diverso dai soliti investigatori. Will Trent è infatti un uomo con un passato di solitudine e abbandono alle spalle, che da bambino desiderava solo incontrare una famiglia che gli volesse bene, ma che invece è rimasto in orfanotrofio con quella speranza mai esaudita fino all'età di diciotto anni. Will Trent si dimostra un personaggio di un'umanità eccezionale, che desta molta simpatia e affetto anche per la sua incapacità di leggere (soffre di una forma grave di dislessia), che svolge il suo lavoro di agente speciale con vera dedizione e che ha a cuore ogni caso che lo vede coinvolto. Questa volta dovrà affrontare un caso complicato, un apparente omicidio a sfondo sessuale che però nasconde al suo interno anche il rapimento di una ragazza diciassettenne. Ogni ora che passa le speranze di ritrovare la ragazza ancora in vita diminuiscono e sarà un compito molto complicato riuscire a sbrogliare il bandolo della matassa per far chiarezza sull'accaduto. Questo caso sarà particolarmente complicato non solo per la mancanza di prove e indizi ma anche perché Will sarà costretto ad affrontare i fantasmi del suo passato da bambino orfano, e anche i suoi problemi di dislessia non gli daranno pace. La storia viene articolata con una forma di narrazione in terza persona che però cambia punto di vista da un capitolo all'altro. In questo modo il lettore può seguire sia le vicende di Will, che quelle della sua nuova collega Faith Mitchell, che (ogni tanto) quelle della madre della ragazza rapita. Senza accavallare le scene tra di loro l'autrice è stata bravissima a dare una panoramica del romanzo completamente esaustiva, scorrevole e al tempo stesso strutturata con molto abilità e maestria. La vicenda tiene con il fiato sospeso varie volte ed elargisce colpi di scena inaspettati, che renderanno davvero soddisfatti tutti gli amanti del genere thriller. A differenza del precedente libro della serie, in questo libro si assisterà al ritorno di una struttura narrativa thriller abbastanza classica, ma che non annoia: un evergreen sempre molto apprezzato.
La lettura di "Tre giorni per morire" non solo mi ha dato la conferma che cercavo sulla validità di questa serie, ma mi ha dato anche la certezza che diventerà ben presto una tappa obbligata per tutti coloro che sono alle ricerca di thriller di qualità. Will Trent ha da oggi una nuova fan: attendo il prossimo libro su di lui con impazienza!

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Consigliato a chi ha letto...
"L'ombra della verità".
Consigliato a lettori adulti e amanti del thriller! Questa serie vi conquisterà! Da leggere in ordine di pubblicazione, prima "L'ombra della verità" e poi "Tre giorni per morire", sono sicura che non potrete rimanerne delusi.
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Tre giorni per morire 2012-06-03 06:45:52 Pupottina
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Pupottina Opinione inserita da Pupottina    03 Giugno, 2012
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Elettrizzante, coinvolgente e con un ritmo serrato

Tre giorni per morire è il classico thriller adrenalinico e psicologico con una trama che si adatterebbe benissimo ad un prodotto cinematografico, come anche ad una serie tv.
Il rapporto fra genitori e figli è chiamato in causa, insieme alla normalità e banalità di qualsiasi ambiente domestico.Quando una madre si separa dai figli, tende a lasciarli andare in posti che reputa sicuri e con persone di cui si può fidare. Dove i figli sono veramente al sicuro?
Fin dalle prime pagine ci si pone questa domanda che va a scontrarsi con gli eventi reali. Sicuramente, una qualsiasi madre sente che la risposta a quella domanda è proprio la scuola, anche se la recente cronaca e questo thriller ci dimostreranno il contrario, soprattutto perché una qualsiasi madre abbassa la guardia quando crede che i propri figli siano in un luogo “sicuro” mentre invece non lo sono.
Il thriller si apre con un capitolo, un prologo, a forte impatto emotivo. Una donna torma a casa serenamente, ma dentro fa la più terribile delle scoperte: sua figlia, che dovrebbe essere a scuola, è a terra in una pozza di sangue e un uomo con un coltello insanguinato è sopra di lei.
Come vedete il primo impatto è sconvolgente. Rompe la routine e il cliché dell'ambiente familiare.
Posso ancora dirvi di più, senza togliervi il bello di leggerlo, perché la trama in copertina anticipa qualcos’altro. La madre Abigail lotta con quello che crede essere l’assassino di sua figlia Emma e lo uccide a mani nude. Quale madre avendone l’occasione non lo farebbe? Non è solo questione di legittima difesa, ma è la reazione più prevedibile di una donna cui hanno strappato l’affetto più grande. Lo shock della donna aumenta quando si scopre che il corpo della ragazza non è quello di sua figlia che, invece, è scomparsa.

Questo thriller ha tutte le premesse per essere vincente e forse solo le 470 pagine di romanzo possono scoraggiare gli animi dei lettore più pigri, ma vi assicuro che vi prenderà e il totale delle pagine non sarà altro che un numero.
Il secondo thriller di Karin Slaughter, che aspira a cambiare il modo in cui gli uomini vedono le donne, dimostra che anche le donne sono in grado di scrivere thriller perfetti. Il genere non è appannaggio esclusivo dell’uomo come molte altre cose. Anche le donne sanno giocare e disseminare bene gli elementi della suspense, accentuandone i risvolti emotivi e psicologici. Perfetta la Slaughter come scrittrice di thriller e mi riprometto di recuperare anche il su primo libro L’ombra della verità, di cui Tre giorni per morire è la perfetta conferma.

***AVVISO SPOILER***
Se volete leggerlo, fermatevi e non leggete oltre.
Mentre se l’avete già letto, vedete se siete d’accordo con me.

Cos’altro posso dirvi?
La vita dell’agente speciale del Georgia Bureau of Investigation, Will Trent, è sempre più complicata e sempre più intrecciata con il caso da risolvere. Questa volta dovrà lottare contro il tempo per salvare una diciassettenne dai suoi sadici rapitori ed avrà soltanto tre giorni per riportarla sana e salva dai suoi genitori.

Cosa mi è piaciuto di più di questo libro?
La trama è coinvolgente. È un thriller che scorre, nonostante la poca simpatia che abbia per i capitoli eccessivamente lunghi, ma è un minimo difetto che si può sorvolare, se ci si concentra sull’originalità delle vicende che arrivano ad indagare l’abisso dell’animo umano. La parte psicologica colpisce, cattura la curiosità, fa riflettere. Lo stile incalzante e la suddivisione in tre grandi parti, che scandiscono cronologicamente il passare dei tre giorni, è funzionale e proporzionale al coinvolgimento che si raggiunge, mentre si insinuano dubbi, vengono presentati sospettati, si indaga sulla famiglia, giungono i primi esiti della scientifica, vengono effettuate nuove ricerche e interrogatori.
Karin Slaughter la si può inquadrare come una donna che vuole seguire le regole e vuole raggiungere la verità, così come fanno i suoi personaggi. Il suo agente speciale è un uomo in conflitto con il suo passato e con il suo presente, ma quando segue un’indagine cerca di non commettere errori e non riesce a non lasciarsi coinvolgere.

Cosa ho imparato da questo thriller?
Ho approfondito la conoscenza del disturbo della dislessia e di come chi ne è affetto tenti di non farsi notare, camuffando i propri comportamenti, ricorrendo a piccole astuzie o a trovate tecnologiche. La psiche, che soffre per una carenza, è pronta a lottare per apparire normale e non far notare i difetti è il primo obiettivo.

C’è amore in questo libro?
C’è l’amore, sano e genuino, per i figli, ma c’è anche l’amore ossessivo, malato, contorto e che si avvicina più all’odio, al rancore represso …

Cosa c’è di originale?
Di solito i thriller finiscono con la risoluzione in positivo o in negativo delle vicende e si ipotizza che tutto si rimetta al posto giusto, anche nella vita delle vittime. In questo libro, invece, c’è una parte in più, nel classico epilogo, in cui si narra la vita dei protagonisti che, dopo aver vissuto eventi così scioccanti, cercano di rimettersi in sesto, di riportare in carreggiata le loro esistenze, superando le vicende traumatiche, cercando di ristabilire una normalità che, ovviamente, non potrà essere quella di una volta.

E, infine, perché ve lo consiglio?
Prima di tutto, perché se una scrittrice viene tradotta in trenta Paesi e vende quaranta milioni di copie sicuramente scrive dei thriller più che interessanti, i quali sono anche ottimi prodotti sul mercato.
E poi perché a me è piaciuto molto e mi sento di consigliarlo a chi gradisce il genere del moderno thriller investigativo.

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