Cattedrale
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sublime e doloroso
Premetto che il mio libro preferito di Carver è Di cosa parliamo quando parliamo d'amore, ma Cattedrale è un libro sublime che dona al lettore un perfetto equilibro tra dolore, smarrimento, pace indotta, come uno sguardo sul nulla, frammenti silenziosi, sospesi, dilatati proprio accanto al vuoto, angoli di vite spesso anonime che la foto di copertina dell'edizione Mondadori ben ritraeva: un quadro di Ralph Goings. Realismo estremo? Minimalismo? Maniera? Ciò che importa è cio che rimane dopo averlo letto, qualcosa che permane anche con il passare del tempo, quando la memoria tenta di colmare i silenzi. I racconti Cattedrale e Una piccola cosa ma buona sono le punte di diamante della raccolta. Peccato che in Italia non esista traccia di letteratura simile, eccettuati i tentativi alterni di Giulio Mozzi, emulo di prestigio del buon Carver, i cui racconti però non raggiungono l'intensità del minimalista americano, troppo intrisi come sono di un cattolicesimo in cui la maniera si fa più accentuata e probabilmente perchè la lingua anglosassone per il suo dono di sintesi pare essere la naturale madre e balia del minimalismo.
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Stare dentro a niente
"Tenevo gli occhi ancora chiusi. Ero a casa mia. Lo sapevo. Ma avevo la sensazione di non stare dentro a niente."
Sta tutto in questo periodo, tratto dal racconto "Cattedrale", l'ultimo ma sicuramente il più significativo, il filo conduttore della raccolta. In un'ambientazione tipicamente americana, dove gli States si respirano in ogni quadro senza essere esplicitamente descritti: i problemi quotidiani, la libertà e la noia, l'acoolismo, le partenze e le fughe. Ma poi, a poco a poco, i personaggi ti entrano dentro, riuscendo ad assurgere a un'universalità fatta di pensieri improvvisi, desideri e dolori inaspettati. Carver riesce a mostrare la vita più che a dirla, usando poche descrizioni e tanti dialoghi, a volte reali ma spesso addirittura via via immaginati. Fino a creare un mondo dove le persone appaiono e scompaiono dalla visuale, come quelli che incontriamo per caso o ci appartengono per poco tempo, tanti quadri di uno stesso "on the road" che però, a ripensarci, lasciano il segno. Anche se le vicende sono tutte, a loro modo, tragiche, sono attraversate da un sottile filo di speranza, che s'incarna ogni volta in una persona, una cosa o un gesto illuminante e fa intravedere una via d'uscita, facendosi spiraglio anche per il lettore. I racconti migliori, da questo punto di vista, sono il già citato Cattedrale e Una cosa piccola ma buona. Un'autore da conoscere. Anche per chi non ama i racconti, questa raccolta è imprescindibile.
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momenti di vita
Leggere i dodici racconti di Carver è come entrare per un attimo nella vita dei personaggi che animano il libro, "osservarli" inquadrarli per poi chiudere la porta, ed entrare subito dopo nella vita di un altro personaggio.
Quando si termina un racconto si ha la sensazione che la vita di quei personaggi, di quel racconto, vada avanti comunque, anche se si è passati alla vita seguente di Betty o di Ann...
Carver raccontando frammenti di vita quotidiana senza troppi colpi di scena, con poche descrizioni, ma concentrandosi sul significato preciso del momento è come se passasse la "palla" al lettore, che una volta terminato il racconto si immagina i retroscena o gli sviluppi delle storie. Almeno a me è accaduto questo, di lasciare che le emozionanti parole dell'autore prendessero il largo nella mia testa per continuare a pensare, mentre mi accingevo a iniziare Conservazione, che fine avrà fatto Wes dopo aver lasciato la casa del suo amico Chef!!!
L'esistenza di persone qualunque dove a volte è il caso che le porta ad un cambiamento repentino delle loro esistenze, come una banale cena tra amici o una torta di compleanno.
Sono rimasta entusiasta da questa lettura, lo stile di scrittura, i personaggi, e la scelta accurata dei titoli che nascondono il significato incisivo del singolo racconto.
Ps Ci tengo a sottolineare che la curiosità mi è nata leggendo la recensione di Gio...
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Ultimo aggiornamento: 01 Marzo, 2011
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...umanità apparentemente immobile...
Devo prima di tutto premettere che non sono un amante di racconti ho iniziato a leggere Carver perchè mi è stato vivamente consigliato da un'amica: una vera amante della BUONA LETTERATURA.
Entrare nei racconti di Carver è come immergersi nella vita quotidiana di "gente comune" non particolarmente bella,non ricca,non eroica,i dolori sono talvolta forti ,ma espressi in modo "sottole",le svolte non sono mai delle vere e proprie SVOLTE le definerei piuttosto delle "piccole illuminazioni" oppure cosi, momentaneamente appaiono, talmente sono avvolte dall'enorme strato delle apparenze e della vita quotidiana,piu' concentrata sui fini delle esigenze materiali che noi stessi ci imponiamo per "tirare avanti".Cosi, alla fine di ogni racconto si ha la sensazione che tutto si sia spostato ma nello stesso tempo sia rimasto immobile.
Dodici racconti ambientati in sale d'aspetto,nei vagoni dei treni,in salotti modesti e corsie d'ospedale.
Lo stile estremamente cristallino e nell'insieme minimalista tanto da sembare sempre,all'inizio di ogni nuovo racconto,banale, Carver dietro questa "lucidità emotiva" esprime un mondo carico di emozioni,di pericolo,di mistero e delle posssibilità che la vita riseva ma ciò viene espresso e narrato in modo straordinariamente "onesto"...tutto si muove eppure resta comunque immobile...l'essenza della vita REALE...cio' che avviene nell'animo dei protaginisti è come se restasse un mistero agli occhi del lettore,come il cieco che insegna ad uomo "vedente" a guardare a "vedere" ,cosi nello steso modo Raymond Carver ci aiuta ad intravedre le emozioni, le piccole o grandi "metamorfosi" che dentro ad ognuno di essi penetrano e si confondono insieme ad episodi superflui o per meglio dire semplicemente "piu' quotitidiani".
Lo stesso autore aveva definito questi racconti come i suoi piu' pieni,piu' ricchi,piu' generosi.









