I racconti di Kolyma
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"L' ANIMA NON VE LA DO!"
Sentii parlare di questo libro a Saviano, ospite della trasmissione "Che Tempo Che Fa". Disse che quello era stato uno dei libri più importanti della sua vita e raccontò un episodio dei Racconti di Kolyma che mi colpì molto... decisi così di comprarlo.
Avevo sentito parlare dei Gulag, ma non avevo un' idea precisa di cosa fossero stati realmente...
Varlam Šalamov, sopravvissuto a 17 anni di vita in questi lager sovietici nella profonda Siberia ( guardate dove si trova il fiume Kolyma e capirete ) parla dell'inferno freddo dei campi di lavoro attraverso racconti vissuti sulla propria pelle. Sentirete il freddo, lo percepirete, così come sentirete la intima speranza che mai ha abbandonato Šalamov in tutti quegli anni.
Un libro storico, vero, uno di quei libri che ti lascia dentro un segno, che fa riflettere sulla vita. Tanti personaggi e tante vicende si intrecciano in questi racconti che si leggono a volte anche con un po' di fatica visti i tanti nomi russi presenti, ma questo non rovina l'opera di Šalamov.
Un consiglio: andate su YouTube e ascoltate Roberto Saviano che parla del racconto "le protesi" (uno dei tanti episodi contenuti nel libro) in diretta da Fazio. Fatto questo copritevi bene e cominciate a leggere i Racconti della Kolyma.
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I racconti della Kolyma
Forse la descrizione massima "dell'errore, dell'orrore", citando gli Offlaga Disco Pax, della visione distorta del comunismo marxista, prodotta in Unione Sovietica durante la dittatura di Stalin.
Più potenti nella loro drammatica semplicità risuonano le pagine di Šalamov, rispetto al più famoso e ricordato scrittore sugli orrori del GULag, ovvero Solženicyn. Šalamov, stesso, rimase esterrefatto nel leggerne il famosissimo libro Una giornata di Ivan Denisovi? e leggere di gatti liberi di girare per alcuni luoghi del campo: era impensabile per un reduce della Kolyma il passeggiare di un gatto ancora vivo!
Non vorrei però qui sminuire ciò che ha passato Solženicyn, insignito pure del Premio Nobel per la Letteratura nel 1970; esperienze terribili, che solo in parte il lettore riesce ad evocare leggendo le sue pagine.
Ma la Kolyma era ben altro. Rappresenta il fondo della capacità dell'uomo di disumanizzarsi, neanche Dante quando descrive il fondo del suo Inferno, la Ghiaccia di Cocito, arriva a pensare a qualcosa del genere per rappresentare la bassezza e l'abbrutimento dove può arrivare l'uomo. E purtroppo per la storia dell'umanità questo fondo sarà toccato nuovamente; Auschwitz e tutti gli altri lager nazisti toccano livelli simili: gli orrori degli anni '30 e '40 che l'uomo a provocato a se stesso devono continuare ad essere ricordati per evitare che si ripetano nuovamente.
Ed è questa l'importanza delle pagine dei Racconti ed il perché vadano lette. Come lucidamente analizzò lo stesso Šalamov in una lettera a Pasternak, «l'essenziale non è qui, ma nella corruzione della mente e del cuore, quando giorno dopo giorno l'immensa maggioranza delle persone capisce sempre più chiaramente che in fin dei conti si può vivere senza carne, senza zucchero, senza abiti, senza scarpe, ma anche senza onore, senza coscienza, senza amore né senso del dovere. Tutto viene a nudo, e l'ultimo denudamento è tremendo. La mente sconvolta, già attaccata dalla follia, si aggrappa all'idea di "salvare la vita" grazie al geniale sistema di ricompense e sanzioni che le viene proposto. Questo sistema è stato concepito in modo empirico, giacché è impossibile credere all'esistenza di un genio capace di inventarlo da solo e d'un sol colpo...» (p. 630)
Continuare a leggere per continuare a ricordare questi orrori, a questo serve questo libro (e tanti altri simili) e provare a crescere come essere umani, perché non accada più che "l'uomo dimentichi che è un essere umano" (p. 630).
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Ultimo aggiornamento: 30 Dicembre, 2011
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Frozen souls
Devo dire che ho sofferto moltissimo leggendo questo libro. Probabilmente perchè, pur amando il freddo, maledico l'inverno tutte le volte che mi si gelano i piedi.
E non sono poche.
L'idea del freddo descritto mi cristallizza la poca materia griga in mio possesso e rallenta in una overdose di miopia la lettura delle parole brucianti di ghiaccio e di dolore.
Letto piano,per paura di spezzarmi,per rispetto, per onorare quei quarantotto chili per un metro e ottanta. Non so dire se mi è piaciuto: la morte lenta e l'impotenza a cui la crudeltà condanna non piacciono a nessuno.
Letto per dovere,per sapere, per non ignorare mai, nella vita quasi agiata e senza la paura dell'essere deportata veramente,che la dignità è una conquista, non una dote naturale.
Dopo, dopo tutte le pagine, i pidocchi, la fame, le violenze della guardia che spia il viaggio in latrina per accusarti - inquisitore malvagio - di inutile lazzaronismo,dopo ogni singolo normale impossibile gesto, che resta sospeso e negato, - lo sputo che si congela prima di toccare terra - ti viene voglia di folla, di gente, di fisarmoniche, di voci nelle strade luci nella case, di vin brulè, di amici e chiacchiere affettuose davanti al camino.Hai voglia di abbracciare chi ti ama e di sentire gli affetti lontani. Perchè è come se tutto il ghiaccio delle parole scivolate nella pancia, avessero gelato anche la lingua del cuore. E allora, dopo, solo dopo che hai ritrovato calore nelle tue cose, ti dici anche che, nonostante tutto, la fortuna in questo tempo ,ti ha baciato. Col rossetto...
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DIO MALEDICA STALIN!!!!
I racconti di Kolyma, sono il viaggio all'inferno di chi era inviso al regime stalinista. E per non essere gradito bastava poco, una parola in più, un peto in più!!!Il controllo ferreo che veniva fatto sul prossimo era tangibile, fratello denunciava fratello, padre denunciava figlio e viceversa. Stare a Kolyma voleva dire essere un uomo ed una donna finiti.La mortalità era altissima, il lavoro, anche quello più semplice diventava insostenibile per la mancanza di forze. Senza parlare poi delle persone addette ai disboscamenti, quando in inverno gli alberi avevano la consistenza dell'acciaio puro, e non c'era ascia che li potesse scalfire!!! La corruzione imperava, dai trasportatori delle materie prime, alle cucine, dove elemosinare una patata,un rimasuglio di pentola. Bisogna leggerli questi due volumi per capire cosa sono stati capaci di fare questi esseri disumani sui loro simili!!!
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I racconti della Kolyma
Ogni riga di ognuno di questi racconti provoca nel lettore rabbia, gelo, rancore,impotenza.
Salamov ha voluto raccontare e quindi lasciare una traccia di quello che ha visto e vissuto nei 17 anni trascorsi nell'inferno della kolyma.
Lo scopo di ogni singolo giorno trascorso al freddo, al lavoro forzato senza cibo a sufficienza stimola nell'uomo la capacità di sopravvivenza, la volontà di ognuno di arrivare a fine giornata senza pensare mai a cosa succederà il giorno seguente, perchè non si sa se ci sara mai un domani.
Persone deportate in Siberia a scontare pene per colpe che nella maggior parte dei casi non esistevano.
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Kubiya.
Presso gli sciamani siberiani,noti per le loro tecniche di "rilassamento extracorporeo",il "kubiya" è il ricordo di un viaggio metafisico.
A questo pare di assistere leggendo Salamov.
E sarebbe sbagliato paragonarlo ad altri dissidenti sovietici.
Salamov possedeva uno stile pallido che bastava a se stesso : lacerante ed essenziale, freddo e insolente,affilato e ficcante come un pugnale.
Il libro più bello sui gulag, a mio avviso, è questo.
La Kolyma è la regione siberiana che prende il nome dal fiume che la attraversa.
Qui si fermano nel gelo anche i pensieri, talvolta il sangue.
Montand ci ambientò una delle sue più belle canzoni.
L'opera di Salamov è ripartita in capitoli che potrebbero brillare ognuno di paura propria.
L'incubo regna come un mantello teso su tutta la narrazione.
Ed impedisce quasi il respiro.
Questa è la dittatura.










Opinione inserita da Jan 16 Gennaio, 2011