Il minotauro Il minotauro

Il minotauro

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La storia di Arianna, Teseo e Minosse, del labirinto e del minotauro, il suo unico abitante, è nota a tutti, ma nella versione di Durrenmatt essa diventa anche dramma psicologico. Luogo dell'azione, il labirinto con le sue pareti a specchio e l'infinito susseguirsi delle immagini. Protagonista, il minotauro, metà uomo e metà toro, sempre al limite della conoscenza, delle sensazioni di amore, gioia, felicità e infelicità, paura e tormento, ma che per sua natura non può provare sensazioni: sempre sulla soglia delle emozioni che proverebbe, se solo sapesse cosa vuol dire provare emozioni.

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Il minotauro 2017-01-05 08:54:14 lapis
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lapis Opinione inserita da lapis    05 Gennaio, 2017
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Innocente colpevole

Per leggere questo brevissimo racconto bastano poche ore. Serve molto tempo invece per elaborare le riflessioni che queste pagine innescano e acquietare la sensazione di vertigine e malessere che lasciano dentro di noi.

Chi non conosce la storia del Minotauro? Il mostro, figlio di Pasifae e del toro bianco sacro a Poseidone. La bestia, selvaggia e feroce, che ogni anno uccide e divora i quattordici ragazzi inviati da Atene come tributo. Il colpevole, murato nel famoso labirinto di Cnosso e infine ucciso dall’eroe Teseo.

In questo folle e straziante racconto di straordinaria intensità, Durrenmatt fa saltare ogni punto di riferimento e ci propone la stessa storia che tutti conosciamo da sempre, stravolgendone la prospettiva. Ci ritroviamo così immersi nel famoso labirinto, un mondo di silenzi, di solitudine, di specchi. E ci immedesimiamo nel Minotauro, una creatura totalmente inconsapevole di sé, della propria esistenza, delle colpe che sta scontando. Si muove senza sosta per i bivi e le vie che costituiscono il suo mondo, senza sapere che quello è solo un mondo di prigionia. Va alla ricerca della propria identità cercando suoi simili, senza sapere che le immagini riflesse proiettano solo infinite varianti di se stesso. Danza di felicità nello scoprire finalmente l’esistenza di un altro sé diverso da sé, a placare il suo isolamento, senza sapere che quello è solo il travestimento di Teseo. E’ solo la fine dell’ultima illusione.

Il labirinto pieno di specchi si fa così simbolo di un intero mondo di illusioni e solitudini, dove la conoscenza di se stessi è quanto mai difficile e la diversità si paga spesso con l’emarginazione. E il Minotauro, con la sua innocente euforia che si trasforma in sangue e violenza, con la sua disperazione che si fa morte, diventa l’emblema di tutte le vite non vissute, delle speranze inespresse, delle colpe inconsapevoli.

E verrebbe voglia di poter infrangere gli specchi, mostrare al Minotauro il mondo, salvarlo dalla sua prigione. Perché all’improvviso non siamo più tanto sicuri di conoscerla bene, la storia.

"Sognò un linguaggio, sognò fratellanza, sognò amicizia, sognò sicurezza, sognò amore, vicinanza, calore, e contemporaneamente seppe, sognando, di essere un anormale cui non sarebbe mai stato concesso un linguaggio, mai fratellanza, mai amicizia, mai amore, mai vicinanza, mai calore, sognò come gli esseri umani sognano degli dèi, con tristezza d’uomo l’uomo, con tristezza d’animale il minotauro”.

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