Musica per organi caldi
Editore
Musica per organi caldi, di seguito riportiamo la trama e la presentazione dell'editore.
Musica per organi caldi raccoglie trentasei racconti di un Bukowski familiare e nuovo al contempo. Familiare perché, dopo essersi cimentato con le strutture del romanzo, egli torna al passo narrativo del racconto, che gli è particolarmente congeniale, ma anche nuovo, perché in queste pagine, spregiudicate ma anche feroci, egli crea le sintesi più felice del proprio repertorio formale e contenutistico. Se da una parte, infatti, ci troviamo di fronte ai personaggi che tradizionalmente popolano queste storie di ordinaria follia, a una unità sbracata e litigiosa, sfrenata e beona, dall'altra Bukowski mette a fuoco con maggiore intensità ed essenzialità le gesta dei suoi eroi, che diventano tanto più straordinari quanto più si muovono nelle dimensioni di una ostentata banalità. Della musica che accompagna le tragicommedie della vita quotidiana Bukowski sa cogliere in modo impareggiabile i sottofondi umoristici e poetici, le note patetiche e inquietanti.
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Opinioni inserite: 3
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Leggo un libro e scopro un fotografo
Se ti piace Bukowski (e a me piace) ti piace anche questo.Certo è che due suoi libri consecutivamente non riesco a leggerli:in mezzo ce ne vogliono almeno una decina che mi riportino lontano dal mondo orribile che descrive. Il merito pazzesco di questo libro è però un'altro:quello di avermi fatto scoprire il fotografo,Michael Montfort,a cui è dedicato.
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Ancora altri racconti.
Ancora racconti. Proseguo nel mio “viaggio Bukowskiano” e dopo il romanzo sulla sua infanzia, “Panino al prosciutto” , ecco ancora altri racconti. Premesso che personalmente amo più i romanzi del vecchio piouttosto che i racconti devo comunque dire che questo libro di racconti, dopo “Taccuino di un vecchio sporcaccione” (senza dubbio il miglior libro di racconti di Buk) e al pari di “Storie di ordinaria follia” è una delle raccolte più interessanti e divertenti del vecchio. I racconti, come anche negli altri libri, si dividono su larghe linee in tre “tipi” di racconti. I racconti con protagonista Hank Chinaski, suo alter ego e quindi molto biografici. I racconti con protagonisti totalmente inventati. Ed infine ci sono quelli che personalmente preferisco, e cioè quelli fantastici, con protagonisti uomini con quattro braccia, nani, uomini blu ed altro ancora. I racconti si susseguono senza un ordine o uno schema predefinito, ed un’altra cosa che ho notato è che spesso, delle vere e proprio perle letterarie (meraviglioso secondo me il racconto “colpi a vuoto”), sia preceduto o venga seguito da dei racconti senza significato. Ma anche questo è Bukowski. Alcuni racconti ti lasciano qualcosa e ti spingono a ritornare su quello che hai appena letto anche più di una volta, altri invece li leggi quasi a fatica. In sostanza bel libro, notevoli alcuni racconti, su tutti “Colpi a vuoto” e “L’uomo che amava gli ascensori”, ma anche molto belli “La strusciata del cane bianco” e “la mantide religiosa”. Per quello che riguarda lo stile, che dire, Bukowski è Bukowski. O lo odi o lo ami. Nè ho lette e sentite tante su di lui. E’ volgare, scurrile, maleducato, etc, etc, etc. Il punto è questo: se cercate la prosa o la bellezza dello stile, lasciate perdere. Se invece quello che vi interessa è il contenuto, beh, forse Bukowski potrebbe diventare uno dei vostri scrittori preferiti. D’altra parte, citando una frase che dice in questo libro:”La genialità sta nell’esprimere concetti profondi in modo semplice”. E Buk in questo è un maestro…
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Da leggere
E' il primo libro di bukowki che leggo. Sicuramente ottima lettura. Il mondo da lui descritto è affascinante, a tratti comico, indubbiamente inusuale. Le mie idee in questo momento forse sono ancora confuse. Lo stile è semplice, linguaggio non ricercato. Naturalmente per i libri tradotti, il discorso presenta alcune incertezze. Il contenuto mi sfugge. Sono chiari molti concetti, meno altri. Sembra più un ritratto di scena, che un libro di contenuti. Come ho già detto tuttavia, è sicuramente un libro da leggere. Forse ora appare meno innovativo, ma un tempo lo stile bukoskiano deve aver rappresentato uno shok. Aggiungerei un mezzo punto in più ai voti che ho dato.









