Niente canzoni d'amore
Editore
Niente canzoni d'amore, di seguito riportiamo la trama e la presentazione dell'editore. Può capitare di richiedere “il rinnovo della patente” alla persona sbagliata, e di ritrovarsi fra le cosce di una prostituta. E di salire poi in macchina, accendere la radio, e sentire una di quelle terribili canzoni d’amore di cui è pieno il mondo. No, questo è troppo: una cosa del genere non è musica per le orecchie di chi da tempo ha archiviato certe smancerie romantiche e crede soltanto nell’istinto sessuale, nel mero bisogno impellente di liberare «quell’elettricità puzzolente che continua a mandare avanti la bruttezza della specie attraverso l’inutilità dei secoli». Ed è proprio un rabbioso senso di inutilità a legare i mondi e gli uomini né felici né infelici che popolano questo libro. Una condizione comune a cui è bene non pensare troppo. Meglio rifugiarsi in un bar caldo e rumoroso: uno sgabello libero, quattro chiacchiere col barman per sollevarsi un po’ e whisky a fiumi. Perché una sana bevuta è il solo modo per non pensare a una vita che non va da nessuna parte, fatta di lavori noiosi e stupidi, giornate sempre uguali e sesso comprato a poco prezzo. Può succedere che qualcuno tenti di dare un senso alla propria esistenza, chi mettendosi a capo di un corteo di barboni, chi scommettendo ai cavalli, chi scoprendo la scrittura come migliore reazione all’insonnia. In un modo o nell’altro, in ogni nuova storia di Charles Bukowski, la vita appare sempre come una beffarda presa in giro dei desideri umani, amara trasfigurazione di tutte le squallide realtà legate alla sua figura di bevitore incallito, di frequentatore delle corse dei cavalli e della boxe, riflesso mostruoso della vita di certe città americane. Una vita restituita dall’acre realismo del punto di vista bukowskiano, che maledice l’onnipotenza del caso e al tempo stesso vi soccombe senza opporre resistenza, e che porta in seno il nocciolo di una vitalità tenera e disperata.









