Se hai bisogno, chiama Se hai bisogno, chiama

Se hai bisogno, chiama

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La presentazione e le recensioni di "Se hai bisogno, chiama", racconti di Raymond Carver editi da Einaudi. «Era la metà di agosto e Myers era sospeso a metà tra una vita e l'altra». Comincia così Legna da ardere, la storia di un uomo che, sobrio da ventotto giorni e in fuga da un matrimonio fallito, decide di andare a vivere in una camera in affitto a casa di due sconosciuti. Myers, si intuisce, è anche uno scrittore, uno di quelli che non riescono più a scrivere. Il nuovo inquilino si aggira per le stanze di Sol e Bonnie, i padroni di casa, silenzioso e tormentato come un fantasma. Fino a che, un giorno, non avviene qualcosa: un gesto minimo e l'improvvisa, dolorosa presa di coscienza di fare finalmente la cosa giusta nel modo giusto. Una conquista. È il racconto che apre il volume, questo, e, fin dalle prime pagine, conferma al lettore di essere a casa. Se hai bisogno, chiama raccoglie - per la prima volta in Italia e fedele all'edizione originale - tanto i racconti postumi, quelli su cui Carver stava lavorando poco prima di morire, quanto quelli giovanili, pubblicati su piccole riviste all'inizio degli anni Sessanta e a volte addirittura sotto pseudonimo. Si scoprono così due Carver ugualmente inediti e sorprendenti, rinvenendo nel contempo le tracce di quei momenti «sospesi a metà tra una vita e l'altra» che sempre accompagnano la carriera di uno scrittore. C'è quindi il Carver poco più che ventenne, un autentico «Carver prima di Carver», prima di Vuoi star zitta, per favore? e Principianti, prima di Gordon Lish e Cattedrale: uno scrittore ancora in lotta con i maestri - Joyce, Faulkner e, soprattutto, Hemingway - ombre dalle quali non è ancora riuscito a liberarsi. E poi c'è il Carver maturo, sicuro di sé e dei suoi mezzi espressivi, padrone di una lingua che controlla con la stessa concentrata serenità di un uomo che taglia della legna da ardere come se da quell'unico gesto dipendesse tutta la sua vita. Eppure, per quanto diseguali negli esiti e lontani nel tempo, tutti questi racconti possiedono una medesima luce: quella in grado di illuminare, per usare le parole di Carver, «ciò che ci rende e ci mantiene, spesso a dispetto di grosse difficoltà, riconoscibilmente umani».

Raymond Carver, figlio di un operaio di segheria e di una cameriera, è nato a Clatskanie, nell'Oregon, il 25 maggio 1938 ed è morto nel 1988. È uno dei maggiori scrittori americani del Novecento.

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Se hai bisogno, chiama 2011-07-09 08:05:02 Reppy
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Reppy Opinione inserita da Reppy    09 Luglio, 2011
Ultimo aggiornamento: 27 Luglio, 2011
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Piccole finestre

E’ il primo libro di Carver che ho letto e speravo in meglio.
In realtà il suo stile mi piace ma personalmente i racconti brevi in generale non mi hanno mai entusiasmata. Sono delle finestre troppo piccole sulla vita della gente. Sembrano coglierne un solo attimo che a volte non è neanche quello topico. Sono momenti di vita vera che lasciano trasparire eventi ma che non sempre li racconta… e anche quando lo fa… sono racchiuse in ritagli di vita che non danno il tempo di conoscere, affezionarsi… e anche se danno il brivido del momento, per la grande tragedia, la tristezza, la consapevolezza di un qualcosa che finisce… poi non lascia ricordi perché non si è avuto modo di conoscere i personaggi e appassionarsi alla loro vita. Sono schegge che ti trafiggono per un momento ma poi attraversano il corpo e in breve tempo si guarisce e si dimentica.

I racconti ‘postumi’ magari riuscivano a dare quel momento straziante ma poi filavano via. I Racconti giovanili erano a volte intensi ma confusi… insomma un contrasto tra piacevolezza della lettura e difficoltà nel cogliere il momento.

Legna da ardere: mi ha lasciata particolarmente indifferente. E’ un momento troppo generico dopo un evento x. Ma non si riesce a carpirne il segreto. E seppure risveglia immagini interessanti e scorre davanti agli occhi come pellicola… e un frammento poco interessante. E poi la non separazione tra dialogo e narrazione mi ha dato un certo fastidio.
Che cosa vi piacerebbe vedere?: non mi è dispiaciuta come storia, ma come le altre, la piccola scia di sentimenti provata, è sfumata nel giro di un momento. Una storia che forse era molto più semplice delle altre, ma era comunque viva, e in qualche modo, non so perché, è riuscita per un momento a far vibrare qualcosa.
Sogni: questo racconto è tragico, tragico negli eventi e tragico nella semi indifferenza che mi ha lasciato nonostante la tragedia raccontata. Sentivo una fitta ma è passata in un momento. La riga dopo era già passato… una sensazione strana. Ma comunque un bel racconto.
Vandali: forse il racconto che più mi ha lasciata indifferente. Non sono riuscita a provare nulla, non sono riuscita a coglierne l’essenza. I ricordi, la gelosia, i sentimenti contrastanti… di cosa parlava questo racconto?
Se hai bisogno, chiama: è già più interessante. Si può sentire la tristezza, l’apatia, la volontà… la scelta di un ultimo tentativo per non far andare tutto in malora… e poi la consapevolezza della realtà… la consapevolezza di un tentativo inutile, tentanto anche se già si sapevano i risultati. Ma forse tentativo fatto in nome del figlio… chissà. Ad ogni modo, almeno un racconto che ha lasciato una minima scia.

Stagioni furiose: il racconto che mi è piaciuto di più eppure uno di quelli che mi è riuscito più difficile comprendere. Ricordi lontani, ricordi di pochi ore prima, presente. Tutto mescolato, senza lasciare comprendere subito la realtà. Ricordi che si confondono e non lasciano la sensazione di chiarezza che uno vorrebbe. Un labirinto che verso la fine lascia vedere la realtà… una realtà straziante e malata.
Il Pelo: beh questo mi ha lasciata assolutamente senza parole. Non ne ho colto il senso, neanche lontanamente. Eppure mi ci sono divertita.
Gli Aficionados: è stato un racconto interessante da leggere ma che non credo di aver compreso a fondo. Mi ha fatto pensare alle corride ahahah… Vorrei che qualcuno me lo spiegasse…
Poseidone e compagni: è rimasto l’, sospeso nell’incomprensibile
Mele rosso vivo: un bel racconto, di disagio, malattia, disperazione… interessante e triste e pieno di rabbia. Si si questo mi è piaciuto.

Per il resto… mi piace lo stile, mi piace la sua chiarezza, la semplicità con cui scrive e con cui si legge. Poche parole, un’immagine. Forse per questo non ho potuto dargli un voto minore… perché lui mi piace… in generale i racconti brevi no. Forse ho solo sbagliato libro… vedremo.

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