Storie di ordinaria follia
Editore
Storie di ordinaria follia, di seguito riportiamo la trama e la presentazione dell'editore.
La biografia di Bukowski include due tentativi di lavorare come impiegato, dimissioni dal "posto fisso" a cinquant'anni suonati, "per non uscire di senno del tutto" e vari divorzi. Questi scarsi elementi ricorrono con ossessiva insistenza nella narrativa di Bukowski, più un romanzo a disordinate puntate che non racconti a sé, dove si alternano e si mischiano a personaggi e eventi di fantasia. "Rispetto alla tradizione letteraria americana si sente che Bukowski realizza uno scarto, ed è uno scarto significativo", ha scritto Beniamino Placido su "La Repubblica", aggiungenso: "in questa scrittura molto 'letteraria', ripetitiva, sostanzialmente prevedibile, Bukowski fa irruzione con una cosa nuova. La cosa nuova è lui stesso, Charles Bukowski. Lui che ha cinquant'anni (al tempo in cui scrive questi racconti, attorno al '70), le tasche vuote, lo stomaco devastato, il sesso perennemente in furore; lui che soffre di emorragie e di insonnia; lui che ama il vecchio Hemingway; lui che passa le giornate cercando di racimolare qualche vincita alle corse dei cavalli; lui che ci sta per salutare adesso perché ha visto una gonna sollevarsi sulle gambe di una donna, lì su quella panchina del parco...Lui, Charles Bukowski, 'forse un genio, forse un barbone'. Anzi, 'io Charles Bukowski, detto gambe d'elefante, il fallito', perché questi racconti sono sempre, rigorosamente in prima persona. E in presa diretta." Un pazzo innamorato beffardo, tenero, candido, cinico, i cui racconti scaturiscono da esperienze dure, pagate tutte di persona, senza comodi alibi sociali e senza falsi pudori.
Recensione Utenti
Opinioni inserite: 8
Ordinario ma tutt'altro che banale!!!
Si erge di fronte ai lettori l'imponente,massiccia, ironica, dissacrante,beffarda, tenera e un po’ cinica, biografia di Charles Bukowski.Questo pazzo senza pudori, ci racconta tra "reality and fantasy",attraverso l'enumerazione di ben quarantadue mini-racconti, la sua vita, vissuta rigorosamente "undergroud" tra i sobborghi picari della "città degli angeli".La follia,come si evince dall'intestazione dell'opera, è il tema ricorrente, che a guisa di filo rosso si riscontra nella quasi totalità dei racconti. Tuttavia, la pazzia, viene qualificata come "ordinaria", siccome la si può riscontrare in ognuno di noi(ciascuno di noi è un po’ folle a suo modo), dall'impiegato postale,al lattaio, al cassiere, al barbone....e come no...rigorosamente anche nello scrittore!!Lui(Bukowski), perennemente arrapato di fronte al gentil(e giovane aggiungerei io)sesso,candidato finalista in qualsivoglia maratona alcolica,con le tasche aride come il deserto dell'Arizona,ci piomba addosso senza nemmeno darci il tempo di rendercene conto,e ovviamente ci travolgerà con una turbinosità di emozioni e piaceri effimeri. Forse un genio,forse un'edonista rovesciato,forse uno straccione scansafatiche,"il Fallito", o lo si odia o lo si ama perdutamente(come mi è personalmente capitato), non vi è un"est modus in rebus":avere una visione "bipartisan"di Bukowski credo si praticamente impossibile!Vi lascio alla lettura del romanzo con un interrogativo:"i veri pazzi sono coloro che osano e traggono soluzioni avventate cambiando radicalmente la loro vita,o siamo noi,metodici schiavi dell'abitudine che perseveriamo ,coi paraocchi ben saldi ai lati del capo, a proseguire per le nostre storie di ordinaria follia?"Buona lettura a tutti!
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bò
E' il primo libro che leggo di questo autore, mi è piaciuto molto lo stile ironico e dissacrante. Ho trovato però il contenuto a tratti troppo volgare.
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inutile
E' una mia opinione, pertanto invito a prenderla come tale. A me, di un ubriacone la cui massima aspirazione è trovare una vacca che lo soddisfi con pochi soldi non me ne puo' fregare di meno. Detto questo, il libro è stata la mia prima ed ultima metà libro di Bukowsky che io abbia mai letto.
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Ultimo aggiornamento: 10 Agosto, 2011
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Odi et amo
E' davvero difficile recensire un Bukowski. Davvero, davvero complesso.
Ma ci provo..
Devo dire che emozioni contrastanti si sono susseguite durante la lettura: all'inizio è stato puro amore, lo consideravo un 'grande'.. con la lettura di altri racconti, dopo altri 'conati di vomito', altre 'scopate' e 'sbronze' varie qualcosa è cambiato. Molto, è cambiato. Se all'inizio Bukowski era per me una sorta di genio, in parte incompreso, non solo dagli altri ma principalmente da se stesso (come se lui non conoscesse le sue capacità), poi è diventato un autore antipatico, banale e pesantemente volgare. Posso anche concepire la volgarità all'interno di libri, di racconti, di poesie, ma un autore che dimostra di conoscere più parolacce che parole, devo dire che un pò infastidisce. Forse perchè ho avuto un'educazione abbastanza classica, se si può dire; forse perchè non sono abituata alla letteratura di strada.. chissà.
Sta di fatto che, sebbene il suo stile sia molto irritante, c'è in Bukowski una specie di anormalità, di ironia e sarcasmo celati dietro strani e, apparentemente, stupidi racconti. Sono rimasta entusiasta di quel pizzico di ironia che utilizzava per concludere i racconti e/o per rispondere ad accuse o domande varie che gli venivano poste.
Ad un certo punto, mi son detta che quest'autore era perfettamente consapevole delle sue capacità, ma la cosa irritante di Bukowski è proprio questa. Un uomo particolare, in parte coraggioso, che spreca la sua vita dietro all'alcool, al sesso (con prostitute) e alle corse dei cavalli avrebbe potuto trascorre una vita migliore. Quando si ricordava di dover pagare delle bollette, cercava un lavoro che riusciva a seguire per solo una o massimo due giornate. E' piuttosto squallido vedere un cervello come il suo, calpestato dall'alcol e dal suo ostentato menefreghismo nei confronti della società. Ma devo dire che questo Bukowski aveva fantasia, cavolo!
Più volte ho detto: "basta, chiudo il libro e non ne parliamo più", ma più avevo voglia di smettere di leggere e più mi accanivo nella lettura. Ma come diavolo è possibile? Eppure odiavo il vecchio Hank.
Mi sono resa conto, però, di una cosa: Bukowski non lascia affatto indifferenti. Una sorta di "Odi et amo" catulliano persiste durante la lettura.
Poi penso che se lui non avesse seguito quello stile di vita, forse non ci sarebbe mai stato un Charles Bukowski.
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- no
No
Sarà anche un grande capolavoro, sarà che io sono ignorante e bigotto, ma non vedo cosa ci sia di buono in questo libro. Certo non è del tutto negativo (e ci mancherebbe altro ...), sono daccordo con quanti dicono che, immersi nella lettura, ci si ritova seduti sul divano a bere birra con Bukowski ... ma da qui al capolavoro c'è parecchia distanza.
La scrittura è forzatamente volgare, ostentatamente priva di morale, mi sembrano i ragionamenti di un adolescente che vuole a tutti i costi esagerare, che cerca l'eccesso e si compiace ... solo che a fare questi discorsi è un vecchio di 70 anni (la parola vecchio e non anziano è usata di proposito).
Il successo di questo libro ? Una conferma che l'eccesso e l'esagerazione pagano sempre, vince chi la spara più grossa.
Una brutta, volgare copia di Hamingway.
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- no
Follie di Bukowski
Se volete scoprire il padre di una nuova letteratura dovete leggere Bukowski.
Potreste riconoscervi in lui in ogni momento: odiarlo, amarlo, desiderare di strangolarlo (per una donna questo può essere facile), ma mai potrà lasciarvi indifferenti.
Mai e poi mai questo libro vi risulterà incomprensibile.
Vi sembrerà di prendere una bella sbornia insieme a lui e vi ritroverete sul divano a sorridere e riflettere su questo personaggio. Forse il personaggio più egocentrico e coerente che incontrerete in vita vostra!
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Unimitabile
Sono pienamente d'accordo! Se volete capirlo e ridere di gusto, leggete prima qualcos'altro del grande Charles! (partite magari con Panino al prosciutto!) Grande libro, unico, originale, ironico, sfacciato.
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uau!!!
Questo libro lo consiglio solo a chi conosce Bukowsky e ne ha magari già letto qualche romanzo. Solo in questo modo potrete apprezzare quasto grande libro e farvi delle belle sganassate. Altrimenti l'impatto sarebbe sbagliato. E' UN GRANDE LIBRO. E NON E' CERTO FAMOSO PER NIENTE! Io l'ho riletto 3 volte a distanza di anni!









