La pioggia deve cadere La pioggia deve cadere

La pioggia deve cadere

Letteratura straniera

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A vent’anni, Karl Ove decide di trasferirsi a Bergen per seguire i corsi di una prestigiosa accademia di scrittura. Come studente più giovane mai ammesso, è eccitato e pieno di aspirazioni. Presto però si sente defraudato delle sue illusioni giovanili. A disagio in compagnia e senza speranza con le donne, si dà al bere e alla musica rock. Poi, pian piano, le cose prendono una piega più luminosa. Si innamora, lascia perdere lo scrivere e si concentra sulla più gratificante critica letteraria, e il principio di una vita adulta prende forma. Questo, fino a quando i suoi demoni, le sbronze e l’irresistibile esca della battaglia dello scrittore lo richiamano all’ordine. Nel quinto volume del ciclo de La mia battaglia, Karl Ove Knausgård rivela la sua personale e spesso vergognosa lotta contro l’introversione, l’abuso di alcol, l’infedeltà e le ambizioni artistiche, e ci riporta tutto il dramma quotidiano dell’esistenza, in un romanzo mozzafiato in equilibrio tra il disperato desiderio di essere buono e il terribile potere della trasgressione.

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La pioggia deve cadere 2017-07-23 06:19:25 68
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68 Opinione inserita da 68    23 Luglio, 2017
Ultimo aggiornamento: 24 Luglio, 2017
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Desiderio letterario ed indefinitezza di vita

Il lento e costante incedere della pioggia imbratta oggetti e desideri, riconsegnando alla memoria luoghi ed affetti smarriti e scivolando sulle ombre dell' oggi.
... " Tutto è bagnato ed ha in se' una pellicola di acquosità "....
Karl Ove, allontanatosi da una tumultuosa adolescenza, nel vortice della giovinezza ed ancora lontano da una acclarata maturità, vive a Bergen un lungo periodo ( 1988-2002 ) determinante per il proprio divenire ( di uomo e scrittore ). In quei 14 anni ..." sapevo così poco, volevo così tanto, non riuscivo in niente "...
" La pioggia deve cadere", quinto volume de '" La mia battaglia " si pone cronologicamente tra " Ballando al buio" ( il quarto ) ed " Un uomo innamorato" ( il secondo).
Il nostro protagonista, reduce da un anno di insegnamento nel nord del paese, a soli diciannove anni è ammesso all' accademia di Scrittura di Bergen, entrando nello sconosciuto ed enigmatico universo letterario.
Partenze e ritorni segneranno vita e speranza in una alternanza di asprezza e disperazione, figlie di un irrinunciabile desiderio di scrivere e del timore di non possederne il talento, immerso e trasfigurato da alcool, sesso, musica e letteratura.
Tratti acerbi riapriranno relazioni famigliari irrisolte, il difficile rapporto con un padre alcolista ed egocentrico, il turbolento legame affettivo con Yngve, amato ed invidiato fratello maggiore. E poi la calma saggezza materna, la trascinata relazione sentimentale con Gunvar, il dolce e doloroso ricordo dei nonni.
Al centro sempre la scrittura, soffio vitale indisponente e respiro del proprio mondo...." io volevo solo scrivere, era l' unica cosa che bramavo, qualsiasi altra cosa era priva di senso"...
Attorno un reale radiografato ed osservato puntigliosamente, rigorosamente, addentrandosi in particolari intimi e scabrosi, allargandosi ad una dimensione privata vissuta perigliosamente, facendo i conti con la propria inadeguatezza e con il desiderio di altro ( ma di che cosa esattamente? ).
Su tutto una angosciosa presenza e quell' idea, rafforzata dagli altri, di valere e di sapere ben poco. A volte ..." e' posseduto dalla sensazione di essere in grado di compiere qualsiasi cosa... ", ma è un sogno destinato a svanire abbandonandolo ad atroci dubbi sulla reale conoscenza di se'. In fondo scrive in modo così insoddisfacente e senza fantasia, ne' possiede profondità ed originalità.
Il tempo scorre indifferente, gli amici ed i conoscenti per lo più hanno una vita soddisfacente e c' è persino chi, suo malgrado, inizierà una carriera letteraria.
Lui no, assoggettato al proprio balbettante rimuginino intellettivo, rifiutato dalle case editrici, ben voluto solo come critico letterario, ma rimane ..." una parete di vetro tra lui e la letteratura "...
Ed allora la sua vita si veste di indifferenza, intrappolato nel bere ed in un vuoto esistenziale onnipresente, una forza distruttiva ed autodistruttiva che non sa controllare e che lo terrorizza.
Poi, l' amore per Tonje, forse il vero amore, il pensiero di lei così semplice e leggero, e la sofferenza di una certa felicità raggiunta perché ... " lei era lì, tutto il tempo "...., un viaggio verso la convivenza, il matrimonio, una nuova casa, una vita stabile.
Ma trattasi di vero amore? La verità è che .... " ne e' innamorato ma non ne sente la mancanza "..., e ..." quando e' solo nessuno per lui ha reale importanza ".... perché ... " continua a convivere con un terribile gelo nel cuore "....
La creatività letteraria è un desiderio sfuocato, a 26 anni rimane un semplice aspirante scrittore fallito, intrappolato in se stesso.
Poi, dal nulla, tutto comincia ad intrecciarsi ai ricordi e si colora della propria anima e della propria mente ... "cominciai a scrivere, la sensazione che provavo era fantastica, e scrivevo cose di qualità "....
D' improvviso si susseguono ore di scrittura protratta, incredibilmente fluida, creativa, un talento sancito dalla pubblicazione del primo romanzo, quando tutto pareva perduto.
Ma quanto c'è del proprio essere e sentirsi uno scrittore da sempre, quanto l' incedere degli anni ha segnato la propria maturazione letteraria, e quanto invece la stabilità affettiva è stata importante? Quale il fine ultimo, un semplice desiderio narcisistico, l' essere riconosciuto e pubblicato, o la realizzazione del proprio se' e di una necessità imprescindibile, la scrittura?
Quando successo e fama paiono acclarati, presente e futuro mostreranno di nuovo la propria fragilità nella assenza protratta ( per 4 anni) di ispirazione letteraria riportando ad una dimensione già nota ( alcool ed instabilità affettiva ).
Bergen ha in parte forgiato, tra partenze e ritorni, il Karl Ove scrittore, l' uomo è ancora da farsi, oppresso da una specie di abisso impossibile da localizzare, eppure inconfondibile.
Ed allora, di nuovo in fuga da una vita insoddisfacente, abbandonando profondi affetti traditi ( Tonje ), concentrandosi sul non pensare, il nostro si allontana, solo e silente, leggendo, diretto a Stoccolma ed abbandonando Bergen per sempre....
L' ultimo Knausgard riabbraccia temi passati ed elementi sospesi. E' un rimuginino intellettivo a volte asfissiante, inserito in una contemporaneità ricostruita meticolosamente, una osservazione oggettiva e soggettivata ed una aperta critica ( oggi ) ad un se' così fragile ed impreparato agli eventi.
In una vita dove accade di tutto e nulla sembra accadere scorre un moto narrativo perpetuo, come la pioggia che continua a cadere, talvolta stucchevole e prolisso, con ripetizioni di eventi già noti, fagocitati dall' autore-protagonista e dai suoi eccessi " deliranti " ma anche da poetica profondità descrittiva ed indubbia capacità analitica e letteraria.
E' un testo che ho preferito ai precedenti per completezza d' insieme e vivacità, che si allontana definitivamente da alcune indefinite ombre del passato, da una certa monotematicita' ( il riconoscimento e l' affermazione di se' ) onnipresente e frustrante, con una armoniosa delicatezza d' insieme ed un amalgama ben riuscito, che alterna vivacità intellettiva a momenti di ascolto.
A chi oggi, per la prima volta, volesse accostarsi a questa enciclopedica opera, consiglio la lettura di " La pioggia deve cadere ", riuscirebbe a farsi una idea dell' autore e della sua poetica addentrandosi nel suo doloroso e tormentato cammino.

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