Memoria di ragazza Memoria di ragazza

Memoria di ragazza

Letteratura straniera

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Estate 1958. Per la prima volta lontana dalla famiglia, educatrice in una colonia di vacanze, una diciottenne scopre se stessa: l'amore, il sesso, il giudizio degli altri, la fatica di essere giovani, la sete di libertà. Tra la luce delle foto di quel tempo e il buio dei ricordi rifiutati, Annie Ernaux rivive l'età di passaggio che la trasformò in donna e in scrittrice, interrogandosi sui pensieri, le aspettative, le ritrosie (senza tralasciare i disturbi alimentari e le angosce della fertilità) della «ragazza del '58». In pagine piene di inquietudini e dolori segreti, traboccanti di slanci e di canzoni - l'«esperanto dell'amore» -, è la vergogna del passato a generare la memoria, rivelandosi inaspettato dono, irrinunciabile arma in quella «colluttazione con il reale» che è al cuore dell'impresa letteraria di Ernaux. "Memoria di ragazza", potentissima riflessione sulla scrittura e su un'epoca cruciale dell'esistenza, è il romanzo, proibito e inconfessabile, che l'autrice ha inseguito per tutta la vita.

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Memoria di ragazza 2017-07-07 07:21:05 Elena72
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Elena72 Opinione inserita da Elena72    07 Luglio, 2017
Ultimo aggiornamento: 07 Luglio, 2017
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La memoria come forma di conoscenza

“L'idea che potrei morire senza aver scritto di colei che presto ho preso a chiamare 'la ragazza del '58' mi ossessiona. Un giorno non ci sarà più nessuno per ricordarsene. Ciò che è stato vissuto da quella ragazza, e da nessun'altra, resterà inspiegato, vissuto invano.” (p. 22)

La ragazza del '58 è Annie alla vigilia dei suoi diciotto anni, poco appariscente, alta, con i fianchi larghi, molto miope; un'adolescente desiderosa di “ballare, ridere, fare baccano, cantare canzonacce goliardiche, flirtare” (p. 87) lontano dallo sguardo severo e giudicante di sua madre. Vuole staccarsi dalla famiglia, gustare la libertà, piacere agli uomini e diventare una donna.
L'estate del '58 è la sua occasione: fa l'assistente educatrice in una colonia estiva ed è libera di dare il suo corpo a H, un professore ventiduenne di ginnastica, il primo a rivolgerle qualche attenzione. Ma H è già fidanzato, non la ama, la usa e poi, come un oggetto, la sostituisce con una ragazza più attraente; Annie viene messa in disparte, derisa ed insultata con epiteti volgari. Da questa esperienza esce sconfitta, umiliata, piena di vergogna “la vergogna dell'orgoglio di essere stata un oggetto del desiderio. Di avere considerato la sua vita alla colonia come una conquista della libertà” (p. 152). La mentalità nel '58 è perbenista e maschilista e “nulla può far sì che che quanto è stato vissuto in quel mondo, quello prima del '68, un mondo che l'ha condannato con le sue regole, possa radicalmente cambiare di senso un altro mondo” (p. 152). L'esperienza dolorosa cambia per sempre Annie che prende le distanze da se stessa, dalla 'ragazza del '58'. Da quel momento i suoi obiettivi diventano lo studio, il lavoro, la ricerca di un senso di quanto le è accaduto; grazie alla lettura di Simone de Beauvoir, la Ernaux trova una risposta alle sue domande e decide che non sarà mai più un oggetto, ma un soggetto libero. Tutto questo non basta però a lenire la sua sofferenza, perché “avere ricevuto le chiavi per capire la vergogna non dà il potere di cancellarla” (p. 170) e la sofferenza di Annie si radica nel suo corpo, la induce ad abbuffate e a digiuni cui solo vent'anni dopo saprà dare il giusto nome: bulimia.
La colonia che nel '58 l'aveva assunta rifiuta, per l'estate successiva, la sua candidatura, Annie lavora per altri istituti, poi frequenta per cinque mesi la Scuola Normale di Magistero; è un altro fallimento: viene ritenuta non idonea a fare la maestra. Parte per l'Inghilterra come ragazza alla pari, alla ricerca di un nuovo equilibrio, di una nuova immagine di sé, quella della 'signorina a modo', dell'impeccabile educatrice. Tornata in Francia si iscrive a Lettere e lì, tra gli scaffali delle biblioteche e le aule universitarie si sente, finalmente, felice; studia con profitto e inizia ad abbozzare il suo primo romanzo: si fa strada in lei la consapevolezza di voler essere una scrittrice.
Nel '62, durante un viaggio verso la Spagna con un'amica, Annie si ferma davanti al sanatorio in cui aveva lavorato nell'estate del '58: “ero tornata per dimostrare quanto ero diversa e per affermare la mia nuova identità, quella di una brillante e rispettabile studentessa di Lettere, consacratasi alla letteratura e al superamento di tutti i concorsi per diventare una professoressa, per avere una misura dello scarto esistente tra chi ero stata e chi ero” (p. 232)

“Memoria di ragazza” è un libro molto sofferto: nasce dalla vergogna, dalla negazione di una parte di sé volutamente rimossa e in parte dimenticata. La Ernaux confessa di aver impiegato più di cinquant'anni prima di decidersi ad “esplorare il baratro” e scrivere di quegli eventi che tanto l'avevano segnata e che all'epoca non era stata in grado di comprendere. La memoria per lei è una forma di conoscenza e la scrittura assume una valenza terapeutica. L'autrice si guarda con distacco, si analizza e si osserva dall'esterno, “come uno storico di fronte a un personaggio del passato” (p. 150). Il linguaggio della Ernaux è asciutto, molto essenziale, senza enfasi, privo di sentimentalismi; eppure mi sono sentita molto coinvolta nella lettura di questo testo, l'ho trovato vicino alla mia sensibilità e mi ha trasmesso le emozioni di quella 'ragazza del '58' non così diversa dalle adolescenti di sempre, proiettate verso un futuro incerto, alla conquista della libertà e alla ricerca della felicità.

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Memoria di ragazza 2017-06-03 12:44:56 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    03 Giugno, 2017
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Lo sdoppiamento di annie ernaux

Annie Ernaux ne Memoria di ragazza è una voce che si sdoppia, divenendo narratrice adulta, la grande scrittrice e simultaneamente la ragazza di diciasette anni, bruttina, immatura ed insicura, che era Annie Duchesne nel 1958, l'anno evocato nella storia.
La scrittrice sin dall'esordio del libro non esita a porci nel contesto sociale e politico e culturale nel quale si situa la vicenda della giovane Annie, proveniente da un piccolo paesino, figlia di droghieri, bravissima a scuola, che ottiene di muoversi da casa per la prima volta: accompagnata dalla madre, vigile ed ossessionata dalla moralità, farà l'educatrice in una colonia estiva, sorvegliando bambini con altri giovani poco più adulti. L ragazza povera, con le lenti spesse, troppo alta, repressa ed incatenata ad una educazione troppo ossessiva, si abbandonerà immediatamente tra le braccia del primo uomo che le capita a tiro. Il professore di educazione fisica diventerà presto oggetto delle sue morbose fantasie: lei ne è innamorata, lui la ignora o ne parla con altri umiliandola, deridendola, dandole soprannomi violentemente sessisti. Alla fine degli anni '50 il comportamento delle ragazze doveva essere teso alla conservazione della verginità, a qualunque costo, non importava se il sesso si praticava ovunque e in tutti gli altri modi possibili.
Annie viene immediatamente esclusa, insultata, lasciata sola. Dopo questa bruttissima esperienza, un soggiorno come au pair a Londra presso una agiata famiglia ebrea non darà risultati migliori. cresce in lei, comunque, la voglia di emergere in ciò che le riesce meglio: lo studio, l'approfondimento, la lettura. Si iscriverà a Filosofia, per diventare professoressa, dopo aver scoperto i libri di Simone De Beauvoir, e finalmente incontrerà il marito di cui assumerà il cognome, quello con cui la conosciamo, nel tentativo nudo e crudo di cancellare per sempre la sua precedente identità.
Sono pagine dure e severe. Nel libro troviamo immagini di Brigitte Bardot, i libri di Francoise Segan e di Pamela Moore, e su tutti la presenza impalpabile di Proust, il vero maestro della memoria, una sorta di guida segreta che conduce la ormai ultrasettantenne scrittrice affermata a rivedere una ragazza impacciata alle prese con una educazione sessuale repressiva ed una discriminazione sociale fortissima, basata sul censo e sulla cultura, sulla lingua parlata e sulle origini familiari. Un libro intenso e profondo.

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Consigliato a chi ha letto i precedenti libri di Annie Ernaux, L'altra figlia e Gli anni.
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