Narrativa straniera Romanzi autobiografici Sopravvissuto alla bomba atomica
 

Sopravvissuto alla bomba atomica Sopravvissuto alla bomba atomica

Sopravvissuto alla bomba atomica

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Giappone, 6 agosto 1945. Una qualsiasi mattina a Hiroshima. Shinji Mikamo ha diciannove anni e sta aiutando il padre a preparare la loro casa che deve essere demolita, quando un lampo accecante li sorprende. Prima che Shinji possa comprendere ciò che sta accadendo, una palla di fuoco colossale divampa e poi spegne tutto. Una bomba atomica, a un chilometro circa di distanza, ha appena distrutto Hiroshima. Questo libro è la storia dell'uomo che sopravvisse miracolosamente alla prima bomba atomica. 70 anni dopo sua figlia Akiko ha dato voce alla sua tragedia personale in queste pagine di drammatica autenticità. Un racconto lucido e dettagliato della vicenda che ha causato migliaia di morti, determinato terribili conseguenze sulla salute e scosso le coscienze del mondo intero.

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Sopravvissuto alla bomba atomica 2015-12-14 19:21:50 cosimociraci
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cosimociraci Opinione inserita da cosimociraci    14 Dicembre, 2015
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Il Dio vivente

Con la deflagrazione delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki l'Imperatore Hirohito annunciò la resa incondizionata del Giappone, ponendo fine alla guerra.
Questo è quello che in breve era scritto nei test scolastici. Questo è quello che è accaduto ed è quello che ha concluso questo capitolo di storia. Nulla di più sbagliato. Il romanzo comincia proprio da qui, dove tutto finisce, dove la bomba ha dilaniato nel corpo e nell'anima un nobile popolo che, come spesso accade, è innocente e paga per le decisioni dei poteri forti.
Il romanzo racconta questo episodio che non solo ha lacerato il Giappone che già pativa per gli stenti della guerra e che già troppo aveva chiesto al proprio popolo, ma ha reso Hiroshima una landa che non appartiene più a questo mondo lasciando spazio a demoni e ad angeli.
Il romanzo è crudo e toccante, una pagina di storia mai piacevole specialmente dal punto di vista delle vittime. Lascia l'amaro in bocca se si considera che quella di Shinji Mikamo è solo la testimonianza di una delle centinaia di migliaia di persone coinvolte. Secondo me il romanzo rappresenta una delle migliori manifestazioni che il futuro non è qualcosa di lontano ma esso rappresenta il quotidiano e costante impegno in tutto ciò che facciamo.
Invidio il carattere liberale di Shinji e di suo padre. Quando dice alla figlia che la colpa non è dell'America ma della guerra in senso generale non posso fare a meno di pensare che, forse, questo atteggiamento è la risposta alla ferocia di quei tempi e dei nostri.

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Sopravvissuto alla bomba atomica 2015-09-03 07:25:36 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    03 Settembre, 2015
Ultimo aggiornamento: 03 Settembre, 2015
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Testimone di Hiroshima

Shinji Mikamo era un adolescente il 6 agosto 1945, afosa mattina  di lavoro nella  casetta di famiglia destinata allo smantellamento.
Hiroshima era una citta' ancora esclusa dai massicci bombardamenti aerei americani nell’ultimo strascico della Seconda Guerra Mondiale, in un Giappone ormai allo stremo delle forze.
L'ora scoccava le 8.15 . Mentre Shinji alzava il braccio per tergersi il sudore una palla di fuoco cambio’ la storia.
Dopo la luce acceccante venne un boato tremendo, dopo l’urlo di luce e di suono vennero il buio ed il silenzio. Venne l'oscurita’ di chi e’ sepolto sotto le macerie di una citta’ cancellata, di chi ha la gola serrata dalla cenere del panico e non sa capire se e’ vivo o morto. 
Poi l’umanita’ colpita dalla distruzione di massa si riaffaccio' tra le grida di dolore, tra i singhiozzi, tra le preghiere, tra le maledizioni, tra l'incredulita'.
Erano le 8.15 del 6 agosto 1945 e Shinji si trovava con suo padre  a circa un chilometro dal nucleo dell’esplosione della primo ordigno atomico, da cui si rialzo’ con il corpo completamente bruciato e privo di pelle, carne viva sotto il sole cocente d’Oriente. 
Oggi ha ottantasette anni e questa e’ la sua testimonianza, per mezzo della figlia Akiko.

Akiko Mikamo si trasferiri’ negli Stati Uniti per approfondire gli studi in psicologia, Paese dove tuttora vive, lavora e promuove la pace, in memoria anche di cio’ che avvenne a Hiroshima. Con questo suo libro diviene voce del padre, dallo scoppio della bomba fino ai giorni piu’ recenti, raccontando un’epoca  ed un dramma intimo e famigliare. La scrittura e’ accettabile anche se a tratti la ripetizione dei medesimi concetti invece che pathos crea ristagno. Ritengo che su argomentazioni cosi’ drammatiche non sia sufficiente riportare sulla carta gli eventi, ma sia indispensabile trasmetterli vivamente al lettore, costringendolo a un'agonia concreta, fenomeno purtroppo per nulla occorso tra me  la scrittrice. La penna della Mikamo non mi ha emozionata, da qui deriva il mio giudizio mediocre sulla piacevolezza.
Essendo molto interessata  alle vicende di Hiroshima e avendo letto altri libri in merito non posso astenermi dal confronto. Se molte sono le pagine dedicate alle ferite fisiche post scoppio, viene liquidata velocemente una delle orribili conseguenze di Little Boy : l’ignoranza. Essere colpiti da un’arma sconosciuta i cui effetti mortali si moltiplicano nei giorni e nei mesi successivi con fenomeni  tanto spaventosi quanto imprevedibili e’ parte integrante di un terrore crescente.
Quindi ottimo e lodevole l’intento divulgativo, ma confermo a malincuore che la forma non ha concesso al contenuto di accoltellarmi in profondita'.  Per vivere la tragedia della citta’ annientata dall’atomica io consiglierei  Ibuse Masuji ,  John Hersey oppure Hara Tamiki. Non mi basta leggere, ho bisogno di tremare, inorridire con l’autore, non puo' essere altrimenti quando mi volto e guardo indietro, verso le sponde del fiume Motoyasu.
Grazie comunque ai Mikamo per il messaggio di pace e di perdono che hanno trasmesso vividamente con la loro testimonianza di innegabile valore, che potrebbe in ogni caso essere d'impatto per chi si accosta all'argomento scevro da altre esperienze letterarie. Non e' proprio mia intenzione penalizzare il libro che altrove ho visto molto apprezzato, quindi buona lettura.
 

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