Narrativa straniera Romanzi storici Il giardino dei cosacchi
 

Il giardino dei cosacchi Il giardino dei cosacchi

Il giardino dei cosacchi

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San Pietroburgo 1849, Fédor Dostoevskij è davanti al plotone d'esecuzione, accusato di un complotto contro lo zar. Solo all'ultimo secondo viene risparmiato dalla morte e deportato in Siberia. Il ventenne Alexander von Wrangel, barone russo di origini baltiche, ricorda bene la scena quando qualche anno dopo è nominato procuratore della città kazaca dove Fèdor sta ancora scontando la pena, nella logorante attesa della grazia. Due spiriti affini, uniti dal fervore etico e intellettuale e innamorati perdutamente di due donne sposate: il giovane baltico della femme fatale Katja, e Dostoevskij della fragile ed eternamente infelice Marija. Confidenti, complici e compagni di sventura, Fédor e Alexander si aggrappano uno all'altro come a un'ancora di salvezza nella desolazione siberiana, riuscendo a ritagliarsi un rifugio nel «Giardino dei cosacchi», vecchia dacia in mezzo alla steppa che diventa un'oasi di pensiero e poesia nella corruzione dell'Impero. In un appassionante romanzo «russo» basato su documenti, memorie e lettere giunte fino a noi, Brokken racconta un'amicizia che si intreccia alla storia politica e letteraria di un paese e attraverso la voce del barone Von Wrangel ricompone un ritratto intimo del grande autore ottocentesco. Un uomo «esiliato, tormentato, umiliato e risorto con le sue ultime forze», che vive la scrittura come una necessità febbrile e un'ossessiva indagine sul lato oscuro dell'animo umano, in perenne lotta con i debiti, la malattia e una vita estrema in cui riecheggiano tanti motivi dei suoi capolavori letterari.

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Il giardino dei cosacchi 2017-01-10 15:14:04 topodibiblioteca
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topodibiblioteca Opinione inserita da topodibiblioteca    10 Gennaio, 2017
Ultimo aggiornamento: 10 Gennaio, 2017
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Dostoevskij: una vita sofferta ma intensa

Raccontare parte della vita di Dostoevskij sotto forma di romanzo piuttosto che come biografia, è un'idea piuttosto interessante ed originale che il giornalista-scrittore olandese Jan Brokken ha perseguito con un discreto successo a mio avviso. Più in particolare gli anni descritti sono poco più di dieci e corrispondono principalmente a quelli della deportazione in Siberia che Dostoevskij ha dovuto subire trattandosi della punizione comminatagli dallo Zar Nicola I, a seguito della sua attività di intellettuale sedizioso con idee rivoluzionarie e ostili all'ordine costituito. Peraltro lo Zar Nicola si dimostrò piuttosto crudele nei confronti del celebre scrittore russo e degli altri colpevoli in quanto fece credere loro, fino alla fine, che la punizione per il tradimento perpetrato sarebbe stata la fucilazione e solo all'ultimo secondo, quando ormai erano tutti schierati davanti al plotone di esecuzione convinti di dovere morire, vennero informati della "grazia" e della commutazione della pena con la deportazione in Siberia, nei campi di lavoro. Questo fatto ebbe notevoli ripercussioni sulla salute mentale di Dostoevskij considerato che costituì il presupposto di quegli attacchi di epilessia che lo accompagnarono per il resto dei suoi giorni, fino alla morte.
Le dure condizioni di vita nel campo di lavoro prima e l'ulteriore proseguimento della pena come servizio militare obbligatorio, rappresentarono una notevole sofferenza aggravata dal fatto che durante l'intero periodo a Dostoevskij venne proibito di pubblicare i suoi romanzi, anche se proprio in quegli anni disperati germogliarono le idee da cui nacquero capolavori, in parte autobiografici, come "Delitto e Castigo" o "L'idiota".

La vita in Siberia trascorre tra lavori forzati e giornate noiose successivamente durante il servizio di leva, sebbene alcuni eventi piuttosto importanti e assolutamente piacevoli capitarono nel decennio di confino. Il primo è rappresentato dall'intensa amicizia che legò lo scrittore al barone Alexander von Wrangel, operativo nel distretto siberiano in qualità di pubblico ufficiale, con il quale condivise intere giornate trascorse nel «Giardino dei cosacchi» che dà il titolo all'opera (una dacia in mezzo alla steppa siberiana, un rifugio di pace e serenità). Il secondo evento ugualmente importante è l'incontro con Marija, donna già sposata ma con la quale visse ugualmente un rapporto di amore tormentato e sofferto e che in seguito diventerà la sua prima moglie.

Brokken ha svolto una minuziosa attività di approfondimento della vita di Dostoevskij in quel periodo, raccogliendo parecchio materiale bibliografico rappresentato dai numerosissimi scambi epistolari intercorsi tra il barone von Wrangel e lo stesso scrittore. Ha quindi scelto di descrivere il tutto come se si trattasse di un romanzo raccontato dal punto di vista di von Wrangel, ed intervallando la narrazione con i pensieri e le riflessioni contenute proprio nelle lettere che i due si inviavano periodicamente. Indubbiamente il tema dell'amore difficile e tormentato tra D. e Marija copre buona parte dell'intera narrazione ma non mancano ulteriori aspetti degni di nota, come ad esempio il fatto che lo scrittore era perennemente in difficoltà economiche e chiedeva frequentemente denaro in prestito (poi mai restituito...) all'amico barone, principalmente con l'intento di aiutare economicamente la sua "pupilla" Marija. Oppure affreschi della società del tempo,non lesinando denunce nei confronti della classe dirigente russa ritenuta corrotta e corruttibile, i cui passatempi preferiti erano costituiti dai balli, le relazioni extra coniugali, il pettegolezzo e l'abuso di alcol.

Il libro credo abbia il merito di mostrare l'uomo Dostoevski a tutto tondo evidenziandone il talento ed allo stesso tempo le sue debolezze di uomo che dimostra di avere un rapporto di amore-odio con la patria, ma in fin dei conti come scrive von Wrangel, "Un russo vive in dissidio costante con la Russia, altrimenti non è un russo. Toglieteli però la Russia e morirà di morte lenta".

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