Il maestro del tè
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La trama e le recensioni di Il maestro del tè, romanzo di Carlos León Monteverde edito da Piemme. «Il giovane gesuita attaccò frontalmente. La spada era leggera e maneggevole. La alzò con forza e caricò una sferzata che avrebbe dovuto abbattersi sulla testa del principe. Sentì di essere preda, più che padrone, di una furia disperata. Poi cadde su un fianco, appoggiò una mano sul pavimento, disegnò un ridicolo arabesco nell’aria col pugno che ancora reggeva la spada, e cercò affannosamente di evitare la sconfitta rialzandosi in tutta fretta. Prima di capire quanto stava succedendo, il giapponese era su di lui e calava un colpo di taglio sul suo collo, velocissimo. Nicolò chiuse gli occhi, il suo respiro si arrestò in attesa dell’inevitabile. Il principe lo toccò appena, imitando con perfetto controllo l’esecuzione capitale.» È il 1593 quando Nicolò Mocenigo, giovane gesuita veneziano, approda avventurosamente alla corte di Hideyoshi Toyotomi. Per conto del superiore generale della Compagnia è incaricato di indagare la disponibilità del dittatore del Giappone a ritirare l’editto di proscrizione del cristianesimo nel paese del Sole Levante. Guidato dal Maestro del Tè, saggio monaco e cerimoniere, Nicolò diventerà in incognito consigliere personale del tiranno. Sarà chiamato a seguire il suo nuovo signore nell’invasione della Corea. Verrà coinvolto nella guerra intestina con le fazioni buddiste del nord. E scoprirà nella passione per una donna una forza superiore a qualsiasi vocazione. Violenza feroce e filosofia zen, samurai e geishe, sangue e sesso, si intrecciano in questo romanzo che fa rivivere le contraddizioni di un mondo affascinante e brutale. Un paese che trova un antidoto al caos della guerra nei gesti lenti e ordinati della cerimonia del tè. E cerca il senso profondo delle cose in un filo d’erba.
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