La donna che leggeva troppo La donna che leggeva troppo

La donna che leggeva troppo

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La presentazione e le recensioni di La donna che leggeva troppo, opera di Bahiyyih Nakhjavani edita da Rizzoli. Nella Persia del 1800 Tahirih Qurratu'l-Ayn è diversa da tutte: nata in una famiglia benestante, è cresciuta "come un uomo", libera di studiare e imparare. Bellissima, sensibile e curiosa, scrive poesie e discute di politica, proclama la dignità delle donne. La sua fama di poetessa e ribelle ("strega e puttana" per chi ne ha paura) è ormai diffusa in tutto il Paese quando, accusata di omicidio, fugge, tenendo in scacco la polizia dello Shah come se potesse prevederne le mosse. E quando infine viene catturata - dopo aver osato, nell'attimo che la consegna alla Storia, togliersi il velo in pubblico - il suo fascino e la sua saggezza confondono i persecutori, scatenando l'amore dello Shah e l'ira funesta di sua madre. Verità storica e leggenda si fondono in un romanzo emozionante e intenso, omaggio all'intelligenza, alla sensibilità e al coraggio di una donna libera e straordinaria.

Bahiyyih Nakhjavani, nata in Iran, ha studiato in Inghilterra e negli Stati Uniti. Con il romanzo La bisaccia, bestseller tradotto in dieci lingue, ha raggiunto il successo internazionale. Il suo ultimo libro è I viaggiatori dell’alba (Rizzoli 2008). Attualmente vive in Francia.

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La donna che leggeva troppo 2012-02-22 06:26:46 Marghe Cri
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Marghe Cri Opinione inserita da Marghe Cri    22 Febbraio, 2012
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Una donna coraggiosa

Dalla metà del 1800 fino alla fine del secolo regnò in Persia Nasiru’d-Din Shah.
I suoi cinquant’anni di regno sono l’oggetto di questo libro.
Mentre si legge è difficile rendersi conto che parliamo di eventi di poco più di un centinaio di anni fa: mentre Anita cavalcava accanto al suo Giuseppe, in Iran le donne non avevano ancora il diritto di imparare a leggere e scrivere.
Una donna, la Poetessa di Qazvin, nata in una famiglia di eruditi mullah osò “addirittura” studiare i testi sacri e discuterne in pubblico con competenza e coraggio.
Questo le valse l’accusa di eresia, l’imprigionamento e la morte.
La sua vita si intreccia per un periodo con quella dello Shah.
Il racconto è quasi esclusivamente al femminile: sono quattro donne a raccontare, in quattro capitoli separati, cinquanta anni di vita e di storia visti dall’interno della propria vita privata.
Le quattro narrazioni si intrecciano e sono nell’ordine: quella della madre dello Shah, della moglie del Primo Notabile del Regno, della sorella dello Shah ed infine, nell’ultimo capitolo, si vede come l’intera vicenda abbia inciso sulla vita della Poetessa.
Il libro è interessante per gli argomenti che affronta e per lo spaccato che offre su una società ed un modo di pensare che sono molto lontani dalla nostra cultura. È sostenuto da note cronologiche e bibliografiche che ne attestano l’aderenza ai fatti storici.
Nella prima parte la lettura è un po’ appesantita dalla necessità di crearsi una mappa mentale temporale dei fatti che vengono presentati con l’uso dei flash back, ma già dal secondo capitolo, che ripercorre – come gli altri - gli stessi eventi da un diverso punto di vista, la narrazione si presenta più chiara e ci accompagna a conoscere la condizione della donna in una cultura che non è cambiata negli ultimi secoli: sudditanza ed invisibilità sono il destino di una donna nata nell’Islam e per quelle che si ribellano, e dotate di capacità superiori primeggiano sugli uomini, il destino è la morte.
Il capitolo più bello è l’ultimo, quello che descrive gli eventi visti dall’occhio lucido e sereno della Poetessa: è estremamente coinvolgente e ci si ritrova a sperare che, nonostante l’epilogo sia già noto, qualcosa possa intervenire a cambiare il corso degli eventi.
Lo consiglio a chi ama i romanzi storici rispettosi dell’aderenza ai fatti realmente avvenuti.


[…]
Ci vuole così tanto a morire, pensò inebetita mentre le contrazioni aumentavano di intensità. I colpi nel cortile sembravano diventare sempre più forti; pareva che buttassero giù i cancelli, che abbattessero la casa intera. Forse è finalmente la levatrice, gemette la povera ragazza. Se non è la levatrice, allora sarà la morte per me, pensò. Ma forse è morto il bambino, urlò in preda al terrore. E se non ci sono segni di vita, se nasce morto? Eppure no, essere morta non era ancora la cosa peggiore, comprese, e i suoi occhi si spalancarono all’idea dell’altra possibilità. Oh, no! E se era una femmina?
Era più di quanto potesse sopportare. Mentre il suo corpo veniva stretto in una morsa e squarciato, la nuora strabica del primo notabile cominciò a urlare.
[…]

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