La regina scalza La regina scalza

La regina scalza

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Nel gennaio del 1748 una donna cammina da sola per le strade polverose di Siviglia. E' una ex schiava proveniente dai territori della colonia spagnola di Cuba. Caridad ora non ha più un padrone che decide della sua vita, ma neanche più una casa. Lungo il suo peregrinare incontra Milagros Carmona, una giovane gitana. Le due donne stringono un’amicizia sincera e incrollabile. Milagros confessa il suo amore per l’arrogante Pedro Garcìa. Dal canto suo Caridad si sforza di nascondere il sentimento che sta nascendo in lei nei confronti del nonno di Milagros, Melchor. Quando un editto regio bandisce i gitani come fuori legge, la vita di Milagros e Caridad ha una tragica svolta. Le loro strade si separano, ma il destino vorrà farle incontrare di nuovo a Madrid.

Recensione della Redazione QLibri

 
La regina scalza 2013-11-29 08:09:58 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    29 Novembre, 2013
Ultimo aggiornamento: 06 Ottobre, 2014
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Vacillante costrutto storico

E' stato dato alle stampe da pochissime settimane il terzo romanzo dello spagnolo Falcones, dopo le precedenti prove de “La cattedrale del mare” e “La mano di Fatima”.

Falcones continua a percorrere la strada del romanzo storico o meglio a sfondo storico, proponendo una ricostruzione delle vicissitudini del popolo Gitano insediatosi in Andalusia nel XVIII secolo.
La scelta del tema intorno al quale porre le fondamenta per una narrazione romanzata è valida, poiché la storia antropologica e culturale dell'etnia gitana è poco conosciuta o almeno lo è in maniera talvolta superficiale.
Falcones partorisce un'idea buona, aprendo il sipario sulla città di Siviglia, ospitante uno degli insediamenti gitani più popolosi del regno spagnolo verso la metà del Settecento.
Come spesso accade gli ingredienti di per sé sono solamente una base di partenza, ma senza la mano di un cuoco esperto, il composto rischia di perdere consistenza.

La penna di Falcones usa e abusa il dialogo, a scapito di descrizioni e parti narrate, perdendosi in vortici lunghissimi e ripetitivi; questa caratteristica produce un effetto deleterio sulla costruzione di uno spaccato storico.
La vera assente di questo romanzo è proprio lei, la ricostruzione storica; dopo averci stuzzicato l'appetito con le prime pagine, catapultandoci in un tempo lontano, a calpestare il suolo spagnolo, tra contrabbandieri di tabacco, lotte tra payos ( sedentari) e gitani, vicoli bui e affollati, donne avvolte in lunghe gonne colorate, uomini pronti a sfidarsi con le lame di affilati coltelli per difendere l'onore, ecco che tutto si intiepidisce, sfumando in un dialogare continuo tra i protagonisti.

L'attenzione peculiare sulle donne, sulla loro condizione all'epoca, siano esse gitane o meno, è encomiabile e si percepisce quanto l'autore abbia voluto dare priorità all'argomento, riportando usanze familiari e sociali, non risparmiandoci scene abiette e crude, vessazioni e violenze; nell'excursus dell'intero romanzo, il tema femminile è sicuramente il più presente ed il più sentito, sul quale la penna dell'autore si esprime passionale ed incisiva.

Rimane un vero peccato che all'interno delle settecento pagine che compongono il grande corpo di questo romanzo, non abbia trovato spazio qualche dissertazione sulle persecuzioni contro il popolo gitano durante il regno di Ferdinando VI di Spagna, qualche nozione specifica sulle tradizioni ataviche di un'etnia dalle origini lontane, qualche approfondimento sull'utilizzo della musica e dei balli di origine gitana all'interno dei salotti e delle corti dell'epoca.

“La regina scalza” è un lavoro dalla mole abbondante, tuttavia non sempre la ricchezza delle pagine corrisponde a quella del contenuto; qualche sforbiciata avrebbe sicuramente contribuito ad una lettura più agile per il pubblico, concentrando il filo conduttore della storia e dando risalto ad alcune belle immagini delle città spagnole e dei loro quartieri, brulicanti di antichi mestieri, di vita, di miseria, di suoni e di colori.

Il romanzo storico è un genere complicato, dove tante sono le componenti e le variabili per una buona riuscita; l'ultimo lavoro di Ildefonso Falcones è apprezzabile ma ancora vacillante il costrutto storico e poco adatto lo stile di scrittura al genere trattato.

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La regina scalza 2015-03-16 09:59:19 MATIK
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MATIK Opinione inserita da MATIK    16 Marzo, 2015
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La regina scalza.

"Tu sei una Vega, non te lo scordare mai."
Ho letto tutti e due i romanzi precedenti di questo bravissimo scrittore, quindi quando ho preso il libro in biblioteca sapevo già a cosa andavo incontro, tante pagine da leggere ed una storia nella quale i protagonisti affrontano tantissime difficoltà e mille dolori, in questo caso per raggiungere
la libertà e non perdere l'orgoglio di un popolo, quello gitano.
"Noi gitani siamo sempre stati liberi. Tutti i re e i principi in ogni angolo del mondo hanno tentato di piegarci, senza riuscirci. Niente e nessuno ci lega. Il rischio non ci fa paura, ce ne infischiamo delle leggi e dei decreti. E' questo che chiunque si consideri un vero gitano ha sempre sostenuto e difeso."
Partendo da un fatto storico, la grande retata dei gitani avvenuta nel 1749, ordinata dal re allo scopo di voler eliminare quel popolo dalle terre spagnole, ma che risultò un totale fallimento, con la sofferenza solo di alcuni, quelli che si erano stabilizzati in un luogo e svolgevano un'attività, chi viveva spostandosi in continuazione, continuaò a esercitare il contrabbando ed a vivere di furtarelli, nel puro stile zingaresco.
Ai gitani possiamo attribuire la creazione dell'arte del flamenco, grazie alle loro danze sensuali e affascinanti ed ai loro canti tristi e gioiosi allo stesso tempo, capaci di raccontare in maniera così eccezionale uno stato di vita, con il sapore della loro passione, libertà e orgoglio.
La storia, racconta la rivalità tra due famiglie gitane: quella dei Garcia che accetta le tradizioni e i compromessi con i payos (spagnoli cristiani) e quella dei Vega, con il loro capofamiglia Melchor, la figlia Ana e la bellissima nipote Milagros, che non si sottomettono a nessuno e che vogliono vivere secondo i principi del loro popolo: libertà e orgoglio. Un ruolo importante lo riveste anche Caridad, una ex-schiava delle piantagioni di tabacco a Cuba, diventata donna libera in territorio spagnolo, all'inizio terrorizzata e incapace di farsi valere, piano piano acquisterà sicurezza, coraggio e personalità.
Nel libro di Falcones, la figura della donna viene rappresentata come un essere che subisce tanto dolore e sofferenza, l'esser belle è una virtù che può causare lussuria negli uomini, che pensano di poter abusare del corpo con troppa facilità, essendo troppo deboli ed incapaci a difendersi dalle loro continue aggressioni, però, al termine del libro c'è la rivincita del sesso femminile, grazie ad Ana, forte e caparbia che in carcere lotta per ogni sua compagna, al momento del bisogno tutte accorreranno, da ogni angolo della Spagna, per aiutarla, nessuna si è dimenticata di ciò che lei ha fatto per loro, quanto ha combattuto e lottato per le ingiustizie subite.
"Fra Joaquin, noi donne siamo venute al mondo per partorire dolore, per lavorare e per subire le perversioni degli uomini. Voi reagite, lottate e combattete davanti a un'ingiustizia. Se vi va bene, diventate il maschio vincitore; se perdete, invece, ve la prendete con i più deboli, e così vi illudete di essere forti comunque, e fate della rivalsa il vostro unico obiettivo. Noi dobbiamo tacere e obbedire, è sempre stato così. Alla fine ho imparato la lezione, e il prezzo che ho pagato è stata la mia gioventù. Non mi sento più neanche in grado di lottare per mia figlia senza l'appoggio di un uomo. Si, ve ne sono grata, ma è la verità. Noi possiamo solo lottare per dimenticare i nostri dolori e le nostre sofferenze, per superarli, mai per vendicarli. Possiamo aggrapparci alla speranza, per piccola che sia, e nel frattempo, solo di tanto in tanto, provare a sentirci di nuovo donne."
Consiglio questo libro a chi vuol conoscere un popolo quello dei gitani, troppo spesso offeso e denigrato.

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La regina scalza 2014-10-06 15:29:26 Nadiezda
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Nadiezda Opinione inserita da Nadiezda    06 Ottobre, 2014
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La Reina descalza

Da molto tempo leggo i libri di Ildefonso Falcones perché sono storie che non annoiano e ci portano ad amare i protagonisti in un modo così maniacale che terminato il libro sentiamo la loro mancanza.
Come sempre si tratta di un romanzo storico, ed è ambientato principalmente in Spagna.
Tutto però ha inizio a Cuba dove conosciamo Caridad, una schiava nera che ha imparato a lavorare il tabacco per ricavarne dei pregiati sigari.
Caridad diventerà libera perché durante il lungo tragitto verso le coste spagnole il suo padrone muore, però non riesce a godere della sua libertà perché tutti gli uomini che incontra cercano di approfittare di lei e del suo corpo.
Un giorno però un gitano di nome Melchor Vega incrocia la sua strada. Lui è diverso dagli altri e non la tratta come una schiava, ma la fa sentire una donna.
Questo gitano appartiene ad una delle più importanti e fiere famiglie dei gitani, la sua gente non si è mai piegata al volere del re anche a costo di morire, mentre i Garcia pur di scampare alle terribili persecuzioni abbasseranno il capo al volere del monarca.
Melchor farà conoscere Caridad alla sua stupenda nipote Milagros ed alla figlia Ana.
Caridad e Milagros diventeranno grandi amiche, la giovane gitana inizierà a chiamarla Cachita, ma le tragiche vicende porteranno lontane le due donne.
Le vicende di questi gitani e della giovane morena, faranno penare persino il lettore che si ritroverà in ogni capitolo a dover affrontare una nuova disgrazia.
Nessun protagonista avrà vita facile, ma anche se la storia in molti tratti è tragica, le pagine voleranno via in un soffio.
Ci lascerà, come dicevo all'inizio, un vuoto dentro quando terminerà il libro perché questo autore ha il dono di farci innamorare dei protagonisti.
Milagros con il suo entusiasmo, la sua voglia di vivere, la sfrontatezza ed il suo coraggio convincerà il lettore a proseguire la storia fino alla fine.

Che altro voglio aggiungere?
Le storie narrate da questo scrittore non annoiano mai ed inoltre risultano sempre collegate ad un periodo storico ben collocabile nella linea del tempo.

Vi auguro una buona lettura!

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La regina scalza 2014-08-12 13:32:40 Skippy
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Skippy Opinione inserita da Skippy    12 Agosto, 2014
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Non è poi da buttare!

Ho adorato Falcones nei suoi primi due romanzi, in particolare con La Mano di Fatima mi ha stregato e mi ha aperto gli occhi su un mondo che non conoscevo facendomi appassionare alla storia musulmana.
Così ho aspettato trepidante di leggere il suo terzo romanzo.
Devo dire che in parte mi trovo in accordo con quanto già scritto in altre opinioni, ma non me la sento di essere così tagliente nel mio giudizio.
Certo, a differenza degli altri due romanzi, qui le vicende storiche sono messe un po' sullo sfondo, non sono trattate bene e le tematiche non sono ben approfondite come nelle precedenti opere, dove la storia era la padrona e si fondeva amabilmente con le vicessitudini dei protagonisti.
Qui Falcones prende la storia come spunto e centra tutto sui personaggi. Questo posso capire sia stato uno shock per molti e non ha reso questo romanzo un capolavoro indiscusso come gli altri due, ma alla fine è un bel romanzo, con personaggi che ti fanno affezionare al racconto e con il lieto fine alla Falcones.
Non mi sento di "sputarci" sopra. Non è quello che aspettavamo, ma pochi autori con il tempo si sono superati.
Il personaggio che più ho amato è stato quello di Caridad, la quale ha avuto una crescita interiore molto importante lungo il romanzo fino a diventare una donna non solo libera ma anche consapevole di esserlo. Ed è anche affascinante la cultura gitana, nella quale veniamo trasportati con la stessa abilità con cui Falcones ci ha fatto sentire musulmani ne la Mano di Fatima e trasportatori di pietre nella Cattedrale del Mare.
Quello che a mio avviso non è cambiato è la capacità dell'autore di farci immedesimare nei personaggi e di farci vivere quasi dal vivo le loro esperienze ed emozioni.
In poche parole, consiglio vivamente di leggerlo!

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La mano di Fatima e La cattedrale del Mare
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La regina scalza 2014-07-29 09:13:46 Zine
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Zine Opinione inserita da Zine    29 Luglio, 2014
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Il crollo a tre quarti

Reduce dalla lettura di “La cattedrale del mare”, in cui avevo trovato nella scrittura di Ildefonso Falcones dei lati positivi che speravo potessero evolversi nelle opere successive, mi sono accinta alla lettura degli altri due romanzi scritti da questo autore.
“La mano di Fatima” non mi ha favorevolmente colpita, anzi. Per quanto la prosa fosse scorrevole e l’argomento di sicuro interesse (la rivolta moresca in Spagna), non ho avvertito alcuna affezione per i personaggi. L’elefantiaca dimensione del romanzo non ha aggiunto nulla alla trama e il mio interesse è scemato sempre più col proseguire della lettura. Contrariata, in quanto ritengo che questo autore spagnolo sia capace di ben altro, mi sono intestardita e ho caricato a testa bassa il terzo romanzo, “La regina scalza”. Il rapporto con questa storia è stato più intenso, ed ecco quindi la recensione.
Il romanzo prende in esame due piaghe rimaste nella storia d’Europa come macchie indelebili, su cui però spesso si fa un colpevole silenzio. Ricordiamo senza fallo gli orrori dei lager e dei genocidi del XX secolo, ma ci siamo scordati che episodi analoghi si sono verificati a più riprese nell’arco dei secoli, nella civiltà occidentale.
“La regina scalza” tratta sia della schiavitù dei neri, deportati dall’Africa e mandati a lavorare nelle piantagioni coloniali americane, diventando meri oggetti di proprietà la cui unica possibilità di essere liberi – di norma – era la morte, sia le contraddizioni e l’emarginazione del popolo zingaro, giunto in Europa da qualche secolo e fin da subito perseguitato per il disordine sociale di cui si è sempre fatto promotore.
Falcones cerca di gettar luce su questi aspetti imbarazzanti della storia spagnola (e non solo) facendoci vivere la situazione dal di dentro, scegliendo come protagoniste una schiava liberata, la bella e insicura Caridad, e la sfrontata zingarella Milagros, cui la vita insegnerà che i capricci hanno breve vita e la dignità è molto difficile da conservare.
Attraverso l’arco di alcuni anni, si dipanano le vicende di queste due amiche. La prima, abituata a subire e ad eseguire gli ordini, riscoprirà la propria femminilità, la bellezza dei propri canti dolorosi, la capacità di scegliere da sé il proprio destino, e troverà un uomo da amare senza essere costretta a diventare un oggetto sessuale, una bambola muta e obbediente. La piccola Milagros, ballerina e cantante assisterà invece all’arresto e alla persecuzione della propria gente. Impuntandosi su un matrimonio sconveniente con una famiglia rivale, pagherà sulla propria pelle la scelta sbagliata, perdendo la libertà e la dignità.
Falcones tenta l’azzardo di scegliere due donne come protagoniste, e riesce nell’intento di renderle vere e profonde, capaci di attirare il lettore nelle loro vicende e far desiderare di saperne di più, di leggere ancora qualche pagina prima di posare il libro sul comodino. Le descrizioni storiche e geografiche sono inserite con maggiore naturalezza rispetto alla prima opera, a volte perfino con l’utilizzo di dialoghi, mai troppo didascalici.
Lungo la trama si muovono molteplici personaggi, tutti dotati di una personalità propria, ben definita. L’orgoglio gitano si respira in ogni riga che Falcones dedica loro, pur nella descrizione priva di tatto dei loro difetti e dei loro mille modi di aggirare la legge. La pena e la desolazione di Caridad rispecchia il vuoto della schiavitù. La musica è il legante delle loro storie, espressione del dolore come della gioia, arte meravigliosa che restituisce umanità anche ai reietti, agli ultimi della società.
Le note dolenti iniziano a un centinaio di pagine dalla fine. A parte il crescendo di violenza (le descrizioni molto grafiche di stupri e omicidi non mancano e, a mio avviso, sono spesso gratuite), sul finire ho ritrovato i difetti che mi avevano fatto storcere il naso con “La cattedrale del mare”. I personaggi mutano considerevolmente in funzione di ciò che l’autore ha deciso di fare accadere e psicologie così ben modellate pagine prima sfumano e si sfaldano ai bordi, facendo perdere il contatto con le vicende narrate.
Si chiude con un finale quasi poetico, un’immagine toccante ma appiccicata sopra una chiusura frettolosa e poco profonda, che quindi non fa dimenticare il pesante calo di qualità dell’ultima parte del romanzo. Un libro divorato solo al 75%.

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La regina scalza 2014-04-05 13:41:36 cinzia
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Opinione inserita da cinzia    05 Aprile, 2014

Deludente

Ho scoperto Falcones con "La cattedrale del mare" e me ne sono innamorata. Una lettura avvincente, coinvolgente; frasi che mi hanno immerso quasi fisicamente nel contesto letterario descritto. Ho quindi comperato senza indugio "La principessa scalza". Purtroppo.
Niente a che vedere con il precedente scritto; prolisso, molto spesso noioso, senza spina dorsale che lo sostenga. Pare, per certi versi, scritto da un'altra persona. Gli argomenti vengono trattati con superficialità, appena descritti e il lettore si perde nel meandro di eventi storici di cui da notizia e che non approfondisce.
Si arriva ad un finale frettoloso e scontato che mi ha lasciata la sensazione di aver solo sfogliato un libro senza leggerlo.

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La regina scalza 2013-12-09 08:55:25 Mephixto
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Mephixto Opinione inserita da Mephixto    09 Dicembre, 2013
Ultimo aggiornamento: 09 Dicembre, 2013
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Non si vive solo di rendita

Premetto che è stato difficile per me scrivere questa opinione cercando di mantenermi imparziale e obbiettivo. Fare in modo di non essere trasportato dall’ira e dalla delusione non è stato affato facile. Quanto segue è il risultato e non sono nemmeno tanto convinto di essere riuscito a mantenermi neutro da tali emozioni.
“La regina scalza”: ultima fatica di Ildefonso Falcones. Romanzo che si snoda nella spagna di metà XVIII secolo, dove le storie di un’ accozzaglia di protagonisti colorita e grottesca si sviluppano, tra questi : Il Galeote, Milagros, Ana Vega, Pedro, e tanti, tanti, tanti, zingari, tranne una; Caridad l’africana liberta, che trova conforto e umanità proprio tra di loro. Intere famiglie di Zingari che cercano di sopravvivere a tutte le disgrazie che i nobili di spagna e i Payos ( Payos sono i cittadini comuni, quei poveracci che tutte le mattine si alzano e vanno a lavorare; cioè noi, e che secondo la mentalità gitana devono mantenere anche loro) Gli riversano addosso. Si potrebbe dire che Falcones riesce a tratteggiare gli Zingari in chiave romantica, rendendoli vittime ideali e carnefici perfetti. Per quanto i protagonisti siano romanticamente affascinanti, non possiamo dirlo per tutte le persone che formano la comunità gitana di Triana (quartiere di Siviglia dove si svolge gran parte della storia) Il Romanzo è un susseguirsi di disgrazie e mezze gioie e il marchio di fabbrica di Falcones sta proprio nel dare respiro ai personaggi per poi buttarli in baratri ancor più profondi, utilizzando sempre elementi presi in prestito dalle minoranze etniche del periodo storico che affronta. ( Ma questa volta vuoi proprio perche la minoranza etnica non mi è congeniale mi ha lasciato l’amaro in bocca)
Durante la lettura, non priva di stop da noia, ho avuto sensazioni contrastanti, come se l’autore non sapesse cosa realmente raccontare. Infatti la storia inizia con Caridad (splendida creatura dalla pelle ebano che risveglia la lascivia degli uomini, anche i più integerrimi) che una volta liberata dalla schiavitù e sbarcata a Siviglia trova rifugio, senza che prima non la torturino un po’, tra le braccia del Galeote:un vecchio gitano coriaceo e caparbio, forte come un toro, pragmatico e sprezzante all’inverosimile, che vive di contrabbando ed espedienti, (che strano) . Qui conosce Milagros e diverranno amiche inseparabili fino a quando … be non dico nulla, ma l’indizio è in un vecchio detto.” Chi è causa del suo mal pianga se stesso”.
Da qui in poi Caridad diventa una figura a mio avviso marginale, nonostante lunghe pagine a dir poco inutili, spostando cosi sugli Zingari l’attenzione … Milagros, sembra essere la vera protagonista, (La Giulietta di Falcones)ma se tanto mi da tanto penso gli sia riuscito male. Appena abbozzata,pochi approfondimenti emotivi. Allora mi sono detto forse il protagonista è proprio il Galeote, ma anche qui nonostante sia il personaggio che mi è rimasto più a cuore, non ha restituito a questa immagine quel carisma e quel ascendente che mi hanno regalato altri personaggi dei suoi romanzi.
Non so come dirlo in altre parole: però questa volta Falcones si è dimostrato sotto tono, e a mio avviso si percepisce la spinta editoriale e le pressioni nel giungere alla svelta a una conclusione. Nonostante le quasi settecento pagine ci sono interi paragrafi inutili e ripetitivi che potevano essere sostituiti con passaggi di ben altro spessore. Un esempio su tutti sono gli anni di prigionia di Ana Vega, abbozzati, appena accennati. Oppure lo scontato epilogo della storia d’amore tra Milagros e Pedro Garcia, poteva inventarsi qualcosa di meno scontato … ma non voglio approfondire oltre in questa recensione, rischierei di anticipare o rovinare un eventuale lettura al prossimo.
Lo stile ne ha risentito, forse proprio per il motivo sopra citato, legato alla spinta del editore ma, i troppi punti di sospensione, le frasi a metà e le frettolose descrizioni condannano questo testo che anche in stile pecca, e non poco, di superficialità.
In conclusione Falcones mi ha deluso, nei temi trattati e nel modo di esporli . Non lo consiglio, e non lo condanno in assoluto, però se dovete leggere qualcosa di questo autore meglio “La cattedrale del mare” o “La mano di Fatima” questo libro a confronto sembra più una bozza ancora da correggere …

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