Possessione
Letteratura straniera
Editore
A. S. Byatt è nata a Sheffield e vive a Londra dove ha insegnato alla Central School of Art and Design e allo University College. Nel catalogo Einaudi: Possessione, Tre storie fantastiche («ET Scrittori», 1997 e «L'Arcipelago Einaudi», 2008); Angeli e insetti («Einaudi Tascabili» e «Supercoralli»); Il genio nell'occhio d'usignolo, La torre di Babele («Supercoralli» ed «Einaudi Tascabili»); Le storie di Matisse («I Coralli»); La vergine nel giardino («Supercoralli» ed «Einaudi Tascabili»), Natura morta («Supercoralli» ed «ET Scrittori»), Una donna che fischia («Supercoralli» ed «ET Scrittori»), La Cosa nella foresta («L'Arcipelago Einaudi») e Il libro dei bambini («Supercoralli» ). È sua l'introduzione al Cantico dei Cantici della Bibbia («Einaudi Tascabili»).
Recensione Utenti
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Romantico giallo letterario
Balzando continuamente dagli anni ottanta alla metà del diciannovesimo secolo Antonia Byatt ci guida in una sorta di giallo letterario sulle tracce di una insospettata love story tra due poeti dell'epoca vittoriana, seguendo una pista d'inchiostro fatta di lettere e poesie. Il protagonista è Roland Michell, giovane studioso di letteratura che scopre per puro caso la corrispondenza amorosa tra il famoso poeta Randolf Henry Ash, soggetto principale dei suoi studi, e Christabel La Motte, poetessa anche lei. Una scoperta sorprendente perché Lord Ash è sempre stato visto come un uomo poco passionale e diligentemente fedele alla propria consorte e Miss La Motte come una persona schiva e diffidente, nonché notoriamente omosessuale. Roland per districarsi nell'indagine chiede aiuto ad una profonda conoscitrice di Christabel e sua discendente, Maud Bailey. I due nel portare avanti la ricerca dovranno fare i conti con aristocratici sospettosi, amici impiccioni, imperialisti della cultura, fidanzate gelose e vecchie fiamme dure a rassegnarsi. Ma scopriranno verità sconcertanti e troveranno anch'essi l'amore. Romantica senza mai essere sdolcinata, questa storia è un mix tra moderno e antico, tra prosa e poesia, tra storia d’amore e giallo. Un’idea originale e una trama tutto sommato interessante, sorrette dall’ottimo stile dell’autrice e da personaggi di grande carisma e personalità come Ash e La Motte. Antonia Byatt non si limita a inventare le due figure ottocentesche ma si prodiga anche nel compilarne i versi in perfetto stile vittoriano e nel creare fonti, citazioni e commenti. Ma questo se da un lato è encomiabile e tende a rendere più veritiera la storia dall’altro appesantisce notevolmente la lettura di chi è poco avvezzo a quel genere artistico, rendendola meno piacevole e addirittura ostica nelle parti in cui ci si imbatte in spezzoni di critiche letterarie e di diari soporiferi. Soprattutto l’inizio può risultare lento e pesante, poi aumenta l’interesse e sale un po’ il ritmo per giungere però ad un finale un tantino scontato e forzatamente lieto.
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- no
Ultimo aggiornamento: 12 Settembre, 2012
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Perplessità
" Il libro era spesso e nero e coperto di polvere. La copertina era incurvata e grinzosa; doveva essere stato maltrattato, ai suoi tempi".
Con questo incipit ci si avventura nel particolarissimo romanzo della Byatt. Siamo nella London Library, sono le dieci di mattina di un giorno di settembre del 1986 e Roland Michell, un ricercatore universitario, trova casualmente delle minute di lettere del poeta vittoriano Randolph Henry Ash indirizzate ad una misteriosa donna. La storia parte da qui e subito ci troviamo immersi in un piccolo mistero che ci terrà legati fino all'ultima pagina. Mentre siamo impegnati a ricostruire passo dopo passo la storia d'amore clandestina tra il poeta Ash e la poetessa, che si scoprirà essere Christabel Lamotte, seguiamo in diretta quella del ricercatore e della sua bella collega Maud Bailey. Essi, infatti, ripercorrendo le tappe dell'amore segreto dei due poeti, vengono influenzati e attratti a loro volta tanto da innamorarsi l'uno dell'altra. Il romanzo sin qui potrebbe essere considerato una piccola perla ma in realtà si perde un pó a causa dello stile aulico della scrittrice. La Byatt che é una nota critica letteraria dalle numerose pubblicazioni, forse per deformazione professionale, si immerge totalmente in versi e elucubrazioni smontando e ricostruendo la trama quasi fosse un lavoro professionale da presentare. Tutto questo a mio avviso appesantisce di molto il romanzo e un lettore medio, senza abilità alcuna nel districarsi nei meandri della poesia vittoriana, rischia di non gustare piú l' intreccio narrativo originale e romantico. La nota positiva é che il cinema ha pensato bene di ricavarci un film dove tutto appare chiaro e gradevole ma...é pur sempre un film e non ha la magia di un libro. Diciamo che é il primo romanzo che mi ha lasciata perplessa e per questo ho pensato di inserirlo tra gli scaffali di qlibri sperando in altri commenti di lettori che mi chiariscano le idee. Aspetteró...chi vivrà...saprà!
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