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Yumiko e Shoichi sono due cugini, si ritrovano quando Shoichi, eseguendo le ultime volontà della madre, va a trovare Yumiko, rimasta orfana di entrambi i genitori, per prendersi cura di lei. La donna soffre di un grave problema di memoria che le impedisce di ricordare il proprio passato. La sua vita trascorre solitaria e senza scopo in una specie di limbo separato dalla realtà. Shoichi, con affetto e pazienza, riesce gradualmente a risvegliare la sua memoria, ma assieme ai ricordi riaffiorano rivelazioni drammatiche. Yumiko rivive un trauma terribile subito da bambina, fino a quel momento rimosso: un efferato omicidio compiuto dalla propria madre.

Recensione della Redazione QLibri

 
A proposito di lei 2013-12-06 09:56:14 antonelladimartino
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antonelladimartino Opinione inserita da antonelladimartino    06 Dicembre, 2013
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QUESTO MI SALVA

L’autrice usa la sua arte per attirarci in una tranquilla scampagnata nell’oscurità della memoria; tra giardini e cimiteri ridenti, tra fiori, alberi e bruchi entriamo insieme a lei nelle stanze in cui si è consumata una grande tragedia familiare.

Sono tre le generazioni di vittime, carnefici e sopravvissuti che incontreremo in questa breve vacanza. Attraverso la morte e la malvagità scopriremo che la forza di vivere deriva da piccole, semplici cose, che però vanno coltivate.
“L’essere stati abbracciati, coccolati. Il fatto di possedere tanti buoni ricordi di giornate belle. Essere stati nutriti bene, accolti con gioia quando si dicevano le prime parole venute in mente, sentirsi figli di qualcuno, aver dormito raggomitolati in un futon caldo, aver vissuto in questo mondo con la convinzione di essere accettati.”

“Spiriti”, “magia”, “possessione”, “fantasmi” sono parole che impregnano la storia dei protagonisti. Indicano qualcosa che esiste, qualcosa di terribile, qualcosa che però appartiene soltanto alle persone: la parte oscura di noi è troppo complicata per essere spiegata con parole quotidiane.
“Penso che siano parole che esistono per comodità, perché rendono più facile spiegare certi fenomeni.”

“Le persone sono molto più torpide di come pensi tu.”
La crudeltà è esplorata con garbo, insieme alle sue conseguenze. Il ritmo lento tende con eleganza la corda delle suspense, seminando indizi vaghi, svelando con grazia le dimensioni di quella tragedia, quel trauma che costituisce il fulcro della storia. Le descrizioni delle cose e degli ambienti suggeriscono e poi definiscono i personaggi con forza sconcertante. Poche pagine bastano per narrare la tragedia e la resurrezione di una famiglia, sciogliendo in poche mosse i nodi stratificati nel tempo da generazioni di errori e orrori.

La semplicità costituisce la forza di questo breve grande romanzo: una perla, dai colori caldi e sfumati. Non avevo mai letto nulla di Banana Yoshimoto; questo primo assaggio mi ha conquistata.

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di orrore e di salvezza, di vita e di morte, di malvagità ed eroismo della vita quotidiana.
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A proposito di lei 2015-08-03 20:05:14 Giovannino
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Giovannino Opinione inserita da Giovannino    03 Agosto, 2015
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Alla ricerca del passato.

Era la prima volta che leggevo un romanzo di Banana Yoshimoto e devo dire che onestamente sono rimasto abbastanza deluso. Da quello che avevo letto in giro il suo modo
di scrivere veniva spesso paragonato a quello di Murakami e invece devo dire che in comune hanno solo la nazionalità. La Yoshimoto non solo risulta più lenta di Murakami (cosa già di per sè non facile) ma soprattutto manca di quel pizzico di thriller/curiosità che riesce a mettere sempre Murakami nei suoi romanzi, quel pizzico di suspense che anche quando scrive 700 pagine riesce comunque a farti arrivare alla fine di corsa perché vuoi sapere assolutamente come andrà a finire. Banana Yoshimoto no.

La storia di questo romanzo è molto semplice, due cugini, una uomo e una donna, si ritrovano dopo tanto tempo perché l'uomo ha deciso di riavvicinarsi alla cugina, questo su richiesta della madre che prima di morire gli aveva detto "prenditi cura di tua cugina". Così più della metà del romanzo si svolge in maniera quasi statica, tra pensieri malinconici della protagonista, mezze avance del cugino e ricerche su chi aveva avuto rapporti con le rispettive madri. Verso la metà del racconto scopriamo poi che una delle due madri, cultrice dell'occulto, durante una seduta spiritica aveva commesso un'omicidio. La ricerca dei due si fa quindi più intensa, vogliono non solo ritrovare persone a cui la madre aveva fatto del male ma anche visitare i luoghi della loro infanzia. Finché, dopo una proposta di matrimonio buttata là dal cugino, non arriva l'imprevisto e (questo si) originale finale.

Un racconto di una lentezza eccessiva per essere un romanzo di sole 150 pagine in cui principalmente tutto si basa sulla malinconia pregressa della protagonista e nella voglia di riscatto del cugino (e forse anche di matrimonio). La storia sembra più che altro degna di un manga per ragazze, c'è l'amore, c'è la malinconia, c'è un pò di soprannaturale, però onestamente sebbene poi la fine mi abbia sorpreso non posso dire che il libro mi
abbia catturato, anzi a tratti l'ho trovato abbastanza lento. La scrittura era semplice, i periodi a tratti un pò troppo lunghi ed alcune descrizioni evitabili.
Onestamente non mi ha preso, credo di averlo finito solo perché era breve, 100 pagine in più e probabilmente lo avrei abbandonato (perdendomi anche un finale non scontato).

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A proposito di lei 2014-01-29 04:18:36 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    29 Gennaio, 2014
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Shintoismo letterario?

Dalla più frugifera (?) delle autrici che affollano il panorama letterario internazionale giunge una storia che a mio sommesso parere meglio si comprende se la si considera imbevuta di shintoismo, la “religione nativa del Giappone” che “prevede l'adorazione dei kami, un termine che si può tradurre come divinità, spiriti naturali o semplicemente presenze spirituali. Alcuni kami sono locali e possono essere considerati come gli spiriti guardiani di un luogo particolare, ma altri possono rappresentare uno specifico oggetto o un evento naturale…” Ma anche con questa sommaria e rudimentale infarinatura di cultura orientale, miseramente raccattata da wikipedia, non sono riuscito ad apprezzare fino in fondo una storia che ho trovato macchinosa nella costruzione, lenta nello svolgimento, non particolarmente sbalorditiva nello sbocco finale.

Yumiko (la mesta io narrante: “Il solo mio esistere fa sì che ogni luogo si tinga sottilmente di un’ombra di morte”) e Shoichi sono figli di due gemelle (“i nostri percorsi di vita erano stati completamente diversi”): hanno trascorso insieme l’infanzia, poi qualcosa si è inceppato nei rapporti tra le loro madri, che discendono da una famiglia economicamente affermata (“una grande azienda come il Konamiya”) ove la nonna era una strega (“Le nostre madri erano figlie della fondatrice di una particolare setta religiosa, vero?”) e praticava lo spiritismo (“è una casa in cui c’è stato un omicidio”). Caratterialmente le gemelle non sono due gocce d’acqua, anzi rappresentano due polarità antitetiche: la madre di Shoichi (polio +) è dolce e positiva, quella di Yumiko (polo -) malvagia ai limiti della follia. Quest’ultima, dedita all’occultismo (“Durante la seduta spiritica, mia madre uscì totalmente di senno e uccise mio padre con un coltello, dicendo che era posseduto da uno spirito maligno… poi anche mia madre si colpì alla gola con il coltello e morì”), durante una scellerata seduta commette una strage (“Quando sono ritornata nel mondo, tutto mi era stato rubato dalla famiglia Konami e dagli zii sopravvissuti a quella serata”). Yumiko (“Vivere così, dopo aver fallito in tante cose e senza alcuna capacità, in realtà è di una tristezza infinita”) è la vittima innocente di questo antefatto e il romanzo è la storia della ricongiunzione tra i due cugini, essendo stato Shoichi incaricato dalla madre morente (“Che ti aiutassi, è stata davvero l’ultima volontà di mia madre”) di rintracciare la sfortunata cugina (“Ma se desiderassi tornare a come eri da bambina, prima che tante cose accadessero, vorrei che ti lasciassi aiutare da Shoichi”) per aiutarla a riappropriarsi dei ricordi (“Io, sarà forse perché ho un rifiuto inconscio, non riesco a ricordare”). I due ragazzi insieme compiono un percorso a tappe attraverso le case natie, l’ospedale (“Forse le tante medicine che mi hanno dato hanno contribuito a cancellare i miei ricordi”) ove le madri furono ricoverate, le tombe dei defunti: è il faticoso cammino verso l’autocoscienza (“Nella mia mente balenò qualcosa. Sto per ricordare qualcosa, pensai”), la scoperta della verità (“Per quanto cerchi di chiuderli in una scatola, facendo finta che non esistano, questi buchi della memoria si aprono dentro di me come enormi trappole”) e l’emostasi psichica (“Anche questo viaggio si avvicina alla fine… però sono veramente felice di aver ritrovato i ricordi più importanti, i più preziosi…”).

Un consiglio agli scrittori esordienti: non prendete esempio dal finale di Banana (!), verreste tacciati di grossolano errore nel pdv. Ma questa è pura accademia, che personalmente non condivido, un cliché sicuramente non applicabile a una scrittrice del calibro della Yoshimoto (perché preferisco chiamarla per cognome?), che può concedersi (come tutti noi possiamo, evvivaddio!) ogni licenza poetica…

Bruno Elpis

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...a proposito di gemelli, "La caduta della casa Usher" di Poe.
...a proposito di sedute spiritiche, "Piccolo mondo antico" di Fogazzaro.
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A proposito di lei 2014-01-27 11:01:52 Cristina72
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Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    27 Gennaio, 2014
Ultimo aggiornamento: 27 Gennaio, 2014
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“Perché sono tutti così gentili con me?”

“Il processo di rinascita dopo una sbornia terribile era di una bellezza paradisiaca. Non c'è niente di più bello che superare il picco del malessere”.
Hanno spesso un senso nascosto ed ambiguo le frasi di questo romanzo, “fantasia dolorosa” che la Yoshimoto ha messo nero su bianco prendendo spunto dal film “Trauma” dell'amico Dario Argento.
Lo stile è un po' adolescenziale, forse perché voce narrante è Yumiko, ragazza dall'infanzia irrisolta che conduce un'esistenza stramba e appartata.
Commercio e affari, magia e stregoneria si intrecciano in una storia che possiede una certa grazia naïf, permeata di dolcezza e gioia di vivere:
“Guardando il cielo, si ha la sensazione che il semplice fatto di esistere sia felicità pura”.
Rimasta sola al mondo dopo la tragica morte dei genitori (un caso di omicidio-suicidio durante una seduta spiritica), Yumiko si libererà con l'aiuto del cugino Shoichi, vecchio compagno di giochi, di quel “grumo di fango” che le impedisce di ricordare episodi dolorosi della sua vita. Una vita dai molti punti oscuri, dove qualcosa decisamente non quadra.
Proprio per questo colpisce l'indole positiva della giovane donna, la sua purezza interiore, e quasi impietosisce il suo continuo e immotivato bisogno di chiedere scusa.
La realtà è che Yumiko è sola di una solitudine profonda, e ne acquisterà consapevolezza dopo aver reso Shoichi partecipe dei suoi pensieri, condividendo con lui le piccole gioie della quotidianità.
A quel punto si sentirà sollevata, amata, capita:
“...osservavo con serenità, nella luce del mattino, il processo con cui le cose semplici ritornano a essere semplici”.
Non mancano nella narrazione ripetizioni e frasi superflue, ma bisogna riconoscere alla scrittrice l'abilità di usare parole che solo dopo la clamorosa rivelazione finale acquisteranno il loro reale significato.
“Perché sono tutti così gentili con me?”, si chiede Yumiko nel corso del viaggio che intraprenderà sulle tracce del suo passato.
Lo scoprirà con doloroso stupore, nostalgia e gratitudine, accettando la sua sorte senza rimpianti:
“Probabilmente amare qualcuno significa questo. Poter pensare all'altro escludendo se stessi”.



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